ELEZIONI USA DI MID-TERM, COSA CAMBIERANNO?


di Salvatore Rondello


Le elezioni negli Stati Uniti d'America che si terranno a novembre prossimo, in questo particolare momento storico, assumono un significato di grande importanza. Sarà un giudizio degli elettori statunitensi sulla politica estera di Trump, sulla sua palese inaffidabilità e incoerenza sugli scenari internazionali scompigliati dalle sue imprevedibili e dissennate mosse che mettono a dura prova anche il futuro degli USA e dei suoi cittadini.

A meno di tre settimane dalle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, un nuovo sondaggio NewsNation-Decision Desk HQ, realizzato dalla piattaforma di ricerca TrueDot.ai, viene indicato un vantaggio di 7 punti percentuali per i Democratici nel cosiddetto generic congressional ballot, la domanda con cui agli elettori viene chiesto quale partito voterebbero per il Congresso.
Secondo la rilevazione, i Democratici raccolgono il 49% delle preferenze, contro il 42% dei Repubblicani, mentre l'8% degli intervistati resta indeciso. Il sondaggio è stato condotto tra il 5 e il 9 ottobre su 974 probabili elettori nazionali, con un margine di errore di ± 3,2 punti percentuali.

La rilevazione ha chiesto agli intervistati anche quale partito, indipendentemente dalla loro intenzione di voto immediata, avesse fatto di più per meritare il loro sostegno. In questo caso il 46% ha indicato il Partito Democratico, contro il 40% che ha scelto il Partito Repubblicano. Circa il 7% ha indicato candidati indipendenti e l'8% ha risposto “nessuno dei precedenti”.
Il dato suggerisce quindi un vantaggio democratico non soltanto nella preferenza elettorale dichiarata, ma anche nella valutazione più generale dei due principali partiti. Il risultato della singola rilevazione è coerente con il quadro più ampio mostrato dal tracker nazionale di The Hill e Decision Desk HQ.

Al 13 ottobre, la media aggregata del voto generico assegnava ai Democratici circa il 49%, contro il 41,3% dei Repubblicani. Alcuni dei sondaggi più recenti inclusi nel tracker mostravano vantaggi democratici compresi tra 7 e 9 punti.
Il voto generico, però, non determina direttamente quanti seggi ciascun partito conquisterà: le elezioni per Camera e Senato si decidono collegio per collegio e Stato per Stato.

La stessa rilevazione NewsNation-DDHQ ha misurato anche l'immagine del presidente Donald Trump. Il 38% degli intervistati ha espresso un giudizio favorevole, mentre il 60% ne ha dato uno sfavorevole.
Il dato è molto vicino alla media nazionale raccolta da Decision Desk HQ, che il 12 ottobre indicava un'approvazione presidenziale intorno al 38,5% e una disapprovazione del 59,4%. Nel sondaggio, il tema indicato più frequentemente come urgente è l'inflazione, scelta dal 28% degli intervistati. Seguono lavoro ed economia, con il 20%, e immigrazione e sicurezza del confine, con il 12%.
Il costo della vita emerge come un tema centrale anche in altre rilevazioni recenti. Un sondaggio AP-NORC condotto tra il 24 e il 28 settembre ha rilevato che soltanto il 17% degli americani approvava la gestione del costo della vita da parte di Trump, mentre il 26% approvava complessivamente la gestione dell'economia. Circa il 65% attribuiva alle politiche dell'amministrazione almeno parte della responsabilità per i prezzi elevati.

Un'altra indagine AP-NORC pubblicata nello stesso periodo ha mostrato un miglioramento della posizione democratica sui principali temi economici.
Sul costo della vita, il 38% degli elettori registrati indicava i Democratici come il partito di cui si fidava maggiormente, contro il 27% che preferiva i Repubblicani. La stessa ricerca evidenziava però una forte insoddisfazione nei confronti di entrambi i partiti e una diffusa sfiducia sulla loro capacità di risolvere i problemi del Paese.
Il quadro suggerisce quindi che il vantaggio democratico non coincide necessariamente con un entusiasmo generalizzato verso il partito, ma può riflettere anche una maggiore insoddisfazione verso l'amministrazione e il GOP sui temi economici.

Geoffrey Skelley, responsabile dell'analisi elettorale di Decision Desk HQ, ha sottolineato che nelle ultime settimane di campagna una delle questioni decisive sarà la capacità dei partiti di mobilitare i propri elettori.
Secondo Skelley, resta da vedere se il vantaggio democratico crescerà ulteriormente o se i Repubblicani riusciranno a recuperare attraverso una maggiore mobilitazione della propria base e degli elettori che in passato hanno votato GOP.
Anche tra i Repubblicani il tema dell'entusiasmo della base viene considerato centrale. Fox News ha rilevato che il partito sta concentrando la campagna finale soprattutto su costo della vita, inflazione ed energia, mentre alcuni osservatori segnalano un possibile divario di entusiasmo rispetto ai Democratici.
Il sondaggio offre dunque una fotografia favorevole ai Democratici sul piano nazionale, ma non può essere trasformato direttamente in una previsione sulla composizione futura del Congresso.
La Camera viene eletta attraverso centinaia di collegi separati, mentre il Senato dipende dalle singole competizioni statali. Inoltre, il campione di 974 elettori e il margine di errore di ±3,2 punti ricordano che si tratta di una stima su un campione molto ristretto, non di un risultato elettorale.
A tre settimane dal voto, però, il quadro dei sondaggi nazionali mostra chiaramente una fase in cui i Democratici stanno registrando un vantaggio nel voto generico, mentre inflazione, costo della vita ed economia rimangono tra le principali questioni in grado di orientare l'ultima parte della campagna.

Elezioni di midterm, Trump punta sugli attacchi agli avversari. I sondaggi favoriscono i democratici alla Camera, ma il Senato è incerto.
Con l'avvicinarsi delle elezioni di midterm, pur di spostare i consensi, si arriva anche ai colpi bassi. Come quelli che i democratici temono nei confronti dei loro rappresentanti. Così è successo per la deputata del Minnesota Ilhan Omar, finita in un'inchiesta sull'immigrazione, anche se, in teoria, nei due mesi che precedono il voto non si potrebbe indagare sui politici.

Trump, spiega Andrew Spannaus, giornalista e analista della politica americana, autore del podcast That's America, accusa i suoi avversari di essere comunisti, anche se la fronda socialista che sta crescendo nel Partito Democratico finisce per incontrare spesso i favori di un elettorato che vuole vedere politiche sociali più attente ai bisogni della gente. I sondaggi, che solitamente alle elezioni di midterm fotografano in modo corretto le intenzioni dell'elettorato, dicono che i democratici non dovrebbero avere problemi, a meno di clamorosi capovolgimenti di fronte, a conquistare la Camera. Quanto al Senato, sono in vantaggio, ma con scarti minimi, che rientrano nel margine di errore di questi rilevamenti.

L'amministrazione Trump, sin dall'inizio, ha utilizzato l'arma giudiziaria contro gli avversari. L'azione contro Ilhan Omar, deputata del Minnesota nata in Somalia, è sicuramente guidata dalla politica, perché è un'esponente di sinistra e, soprattutto, è molto diretta su questioni di politica estera, come Gaza, per esempio. Se riescono a trovare la scusa dell'immigrazione per colpirla, non hanno problemi a prenderla di mira. Poi non so se lei o il padre abbiano sbagliato la data di nascita su qualche documento, però è senza dubbio un segnale dei tentativi da parte dell'amministrazione di colpire gli avversari anche nelle ultime settimane prima del voto.

La sorpresa è che l'indagine arrivi proprio in questo momento, perché in realtà c'è una regola secondo la quale non è possibile prendere iniziative giudiziarie nei confronti dei politici negli ultimi 60 giorni prima del voto. Lo si può vedere come un segnale della disperazione di Trump e dei repubblicani, che sanno di andare incontro a una sconfitta elettorale. Per questo è legittimo pensare che ci possano essere altre sorprese in questi giorni.

Trump insulta tutti quelli che lo contrastano, quindi non ci si dovrebbe limitare a questo caso. Certamente i candidati musulmani diventano un bersaglio, perché spesso sono molto critici con Israele. Il presidente USA, su questo punto, adotta la posizione tradizionale repubblicana, soprattutto in questi ultimi anni, di considerare terrorista chiunque critichi Israele. È più facile, ovviamente, farlo con chi si chiama El-Sayed o Ilhan Omar, però non significa che non critichi tutti quelli che sono considerati socialisti di sinistra, sia sui temi di politica estera sia su quelli interni.

È uno dei punti forti della campagna elettorale di Trump e dei repubblicani in questo momento: parlano di comunisti perché devono tutelare l'aspetto culturale, ma questo approccio non sta avendo l'effetto sperato e risulta poco credibile visto i rapporti di conciliazione di Trump con la Russia di Putin.

Bisogna dare un giudizio in termini pragmatici. Sicuramente c'è l'esigenza di una maggiore efficacia dello Stato in alcuni settori, tra cui la sanità, proprio perché ci sono sacche della popolazione americana per le quali queste spese non sono coperte e che, quindi, devono sborsare tanti soldi per le cure. L'aspetto finanziario della sanità negli Stati Uniti è comunque un problema e la gente è favorevole all'idea di espandere la sanità pubblica come sostiene da tempo Sanders prendendo a modello la sanità italiana. Quanto al socialismo, l'idea di sostenere i socialisti democratici in America nasce dalla loro enfasi sui programmi sociali e sulla necessità di uno Stato che sia più vicino ai cittadini e più efficace. Per questo ora ci sono meno reazioni negative all'uso di questo termine, ma anche a queste proposte.

Finora i democratici hanno evitato gli scontri culturali: non si focalizzano sul tema del gender e sugli aspetti storici e culturali, ma si concentrano sul costo della vita e sugli abusi di Trump. Il voto popolare nelle elezioni suppletive e alle primarie sta premiando persone con posizioni aggressive in questo senso. Ritornare a battere sui temi woke non sarebbe d'aiuto. Ormai negli Stati Uniti criticare Colombo non è controverso come chiedere l'insegnamento del gender nelle scuole elementari.

Molti Stati hanno cambiato nome al Columbus Day: pur essendo una festa nazionale, la definiscono festa dei popoli indigeni. A New York, un anno fa, perfino un'associazione di italo-americani aveva detto che non era molto intelligente difendere Colombo a spada tratta.

Trump ha stretto il patto del diesel per dimostrare al suo elettorato che sta cercando di ridurre il prezzo del carburante, che è a livelli record. Nessuno degli americani voterà contro di lui perché ha fatto un accordo con Putin. Però questo è un tema molto importante in termini di establishment, a livello di istituzioni politiche sia americane sia internazionali. Il presidente USA persegue una politica di cooperazione con la Russia, vuole reintegrarla nell'economia mondiale per evitare di spingerla verso la Cina. Questo piace poco all'Europa e a molti nelle istituzioni americane. Per questo Trump vuole archiviare la guerra in Ucraina e si è stancato di Zelensky e di chi lo spinge a bombardare sempre più in profondità in Russia.

I sondaggi delle ultime elezioni di midterm sono stati precisi, anzi avevano sottostimato leggermente i democratici. Negli ultimi anni hanno sbagliato in riferimento al voto presidenziale, perché Donald Trump è riuscito a portare alle urne persone che in passato non avevano partecipato alle elezioni così assiduamente. Lui spera di farlo anche stavolta, ma è improbabile, proprio perché manca entusiasmo a causa di tutti i suoi errori.

Dicono che i democratici possono riprendere il Senato, anche se in alcuni Stati si basano su vantaggi di uno o due punti, come in Texas. Insomma, se i repubblicani mantengono il Senato, non sarà una sorpresa, perché i vantaggi sono all'interno del margine di errore dei sondaggi. Sarebbe una grande sorpresa, invece, se i democratici non conquistassero la Camera. In questo caso potrebbe succedere che abbia successo il gioco sporco di Trump. Di certo c'è molta incertezza. In ogni caso, l'elettorato americano può ipotecare un futuro che appartiene all'intera umanità, dove attualmente ci sono più ombre che luci.





Fonte: di Salvatore Rondello