18 Maggio 2022

"SOVRANITÀ E UNIONE EUROPEA"

22-03-2022 - DIARIO POLITICO di Giuseppe Butta'
Sotto la pressione degli avvenimenti in Ucraina, dello show-down delle intenzioni aggressive e imperialistiche della Russia, pare che in tutti gli stati dell’Unione Europea si sia presa coscienza della necessità di una politica estera e di difesa comuni. C’è da temere però che questa sia non soltanto una pulsione effimera ma anche che questa politica comune venga intesa nel modo distorto che abbiamo visto in passato. Per costruire una tale politica estera e di difesa comune bisogna però prendere coscienza delle debolezze della politica degli stati UE che l’hanno fino ad oggi impedita e di ciò che occorre per costruire una ‘più perfetta Unione’. Come ancora non vediamo una politica comune nei rapporti euro-americani che richiederebbero la fine di quelle fratture che li hanno segnati a partire dai tentativi velleitari di Francia e Germania di perseguire propri interessi temporanei e non strategici, spesso in contrasto con gli Stati Uniti; tentativi che hanno rotto il fronte comune dell’Occidente, nella illusione che esse, egemoni nell’UE, possano contare qualcosa.
Questo è stato un errore che, se può essere giustificato da quelli della leadership americana, certo non lo è sul piano politico-strategico soprattutto perché, purtroppo, ci ha portato a dipendere dalla Russia nella fornitura di materie prime e ha aperto alla Cina spazi strategici. Forse ora, dopo l’aggressione russa all’Ucraina, Francia e Germania saranno costrette a ripensare la propria politica: ma non c’è da esserne sicuri.
Per esempio, alle sanzioni contro la Russia deliberate da tutti i paesi UE come risposta comune all’aggressione dovrebbe corrispondere una politica economica comune per farvi fronte ma finora non se ne è parlato.
Negli ultimi anni, la benzina rovesciata a bidoni ha infuocato la polemica contro il sovranismo. Da ultimo, a commento degli avvenimenti ucraini, abbiamo letto su un importante quotidiano l’atto di accusa secondo il quale i sovranisti avrebbero «eroso la base di consenso delle democrazie occidentali» ostacolando, se non impedendo, l’evoluzione del processo unitario europeo: si rimprovera ai ‘sovranisti’ di aver minato lo stato di diritto cercando di riservare al proprio stato – stando al trattato di adesione all’UE – il potere di regolare, per esempio, la materia dell’aborto o quella dell’immigrazione.
Questa sembra però una polemica mossa più da ragioni di politica interna, di lotta tra i partiti nei vari stati dell’UE, e meno da una reale e onesta riflessione sullo stato dell’Unione. Durante questa crisi, i sedicenti europeisti – che prima si erano scatenati a delegittimare interi paesi, come la Polonia e l’Ungheria, o partiti e movimenti politici accusandoli di sovranismo, autoritarismo, antieuropeismo, populismo e financo di fascismo – hanno riconosciuto che questi stessi paesi e partiti avevano fatto finalmente atto di contrizione e compreso il valore dell’Unione. Infatti questi paesi, di cui qualcuno aveva ipotizzato l’espulsione dall’UE, hanno fatto il loro dovere e, anche, sono stati i primi a indicare la strada della resistenza alla Russia perché ne conoscono bene propositi e violenza. Occorre dunque prendere atto che i limiti attuali incontrati dalla UE non dipendono dalle pulsioni sovraniste – di cui peraltro sarebbe bene intendere il significato – bensì proprio da un complesso di fattori che coinvolgono tutti gli stati membri.
Se vogliamo uscire da questo terreno sterile e contribuire all’avanzamento del processo unitario dovremmo, a mio parere, avviare una discussione meno condizionata da posizioni ‘ideologiche pregiudiziali’, se non dall’odio politico, e mettere a fuoco i temi europei, le visioni diverse del processo di unificazione: un tale mutamento di metodo, specialmente in questi tempi di crisi, sarebbe più proficuo per tutti.
Ai tempi di De Gaulle, nessuno pensava che la cosiddetta Europa delle patrie fosse populista o ‘fascista’ o definiva De Gaulle un autocrate come ora capita ai poveri Orban e Morawieski o a Kaczynski al quale, come indice del suo ‘sovranismo autocratico’, viene imputato pure il delitto di avere reso omaggio alla tomba del fratello Lech – il presidente della Polonia morto dodici anni fa in un misterioso disastro aereo in Russia – mentre i cimiteri polacchi erano chiusi a causa della pandemia.

***

In realtà, ciascuno è ‘sovranista’ a suo modo. E dobbiamo dire che ciascuno ha ragione nel sostenere la propria sovranità sia in rapporto all’UE sia, più in generale, rispetto alla cosiddetta globalizzazione di cui è bene prendere le misure prima che sia troppo tardi.
Per esempio, come già abbiamo ricordato in un precedente intervento su queste stesse pagine, il celebrato europeista Emmanuel Macron è un teorizzatore e sostenitore della sovranità ‘westfaliana’ alla quale è fedele perché «Ogni volta che abbiamo cercato di sostituirla, si sono creati squilibri … non credo affatto a una crisi della sovranità westfaliana. Ci tengo davvero ... tengo profondamente a questo principio. Profondamente».
Non è necessario ricordare che il sistema ‘westfaliano’ è quello che, per tre secoli, ha fatto da miccia alle guerre tra i ‘sovrani’ europei.
Sedicente multilateralista, il Presidente francese – come del resto i suoi predecessori in preda all’idea di una ‘Francia sovrana’, di una nuova grandeur, di un ‘impero neo-carolingio’ da interporre tra Est e Ovest – mostra una visione del rafforzamento dell’Unione europea che si può riassumere nel suo slogan elettorale: «Cambiare l’Europa per far avanzare la Francia». La politica da lui perseguita fino allo scoppio della guerra ucraina era stata sostanzialmente quella dell’intiepidimento del rapporto ‘atlantico’ e della rottura dei legami dell’Europa con i paesi anglosassoni, con la Gran Bretagna in particolare, come dimostra la protervia con la quale il negoziatore dell’UE per la ‘brexit’, il francese Barnier, ha cercato di mettere in difficoltà i britannici soprattutto riguardo ai delicati dossier dell’Irlanda e di Gibilterra.
A poche ore dalla conclusione delle trattative sull’uscita della Gran Bretagna dall’UE, Ursula von der Leyen, ha detto baldanzosamente: «Per me, la sovranità consiste nella possibilità di lavorare, viaggiare e studiare in ognuno dei 27 Stati membri dell’Ue. Consiste nel mettere insieme le nostre forze e parlare con una sola voce in un mondo di grandi potenze. E, in tempi di crisi, consiste nell’aiutarci l’un l’altro».
Diciamo la verità, in mancanza del federalizing process queste non sono che sante e belle parole! Infatti, nelle stesse ore, Boris Johnson ha invece detto:« Finalmente abbiamo ripreso il controllo sulle nostre leggi e il nostro destino, possiamo ora definire i nostri standard, innovare come vogliamo noi. D'ora in poi, le leggi britanniche saranno fatte dal Parlamento britannico, interpretate dai giudici britannici che siederanno in corti britanniche». Non avrebbe potuto esserci una presentazione più plastica del contrasto che ha portato alla ‘brexit’, provocata in gran parte dall’egemonismo ‘continentale’ di Francia e Germania. È chiaro che, fino a quel momento, un membro autorevole e importante dell’Unione come la Gran Bretagna aveva sofferto le forche caudine imposte dall’Unione. E potremmo fare altri esempi.
Alcuni pensano che, per far fonte al potenziale immobilismo dei 27, sia necessario ripensare il progetto di integrazione, liberandolo dall'idea irrealistica di un'Europa a misura unica dal momento che essa è differenziata nei fatti; ciò, a loro avviso, richiederebbe una differenziazione delle fasi dell’integrazione tale da consentire ad un nucleo di Paesi di andare avanti verso un’unione politica sempre più stretta anche attraverso il meccanismo delle «cooperazioni rafforzate» e lasciarne fuori gli altri. Insomma, un’unione a ‘due velocità’ o a ‘cerchi concentrici’, come già proponeva Jaques Delors che dovrebbe essere temporanea ma che, a mio avviso, sarebbe la via più diretta verso la ‘riproduzione’ delle criticità e dei contrasti che hanno caratterizzato la storia dell’Unione.
Anche Romano Prodi invoca un nuovo ‘asse Roma-Berlino’ come corollario necessario di quello con la Francia e l’eurodeputato Giuliano Pisapia fantastica di ‘due velocità’, quasi futuristiche, come volano per il rilancio europeo
Temo fortemente che l’introduzione di queste ulteriori diseguaglianze e di questi accordi interstatali rappresenterebbe un ostacolo molto grande per il vero europeismo al quale non serve affatto la frantumazione dell'Unione in aree separate e potenzialmente in conflitto. E qui è da richiamare la limpida formula del X Emendamento della Costituzione del Stati Uniti e l’altra sua disposizione che vieta accordi tra gli Stati (che invece in Europa abbondano: asse franco-tedesco; Trattato del Quirinale, ancora poco noto nei suoi contenuti; Patto di Visegrad). Se non si pone riparo ai difetti attuali dell’UE e delle sue istituzioni, che spesso prendono iniziative fuori della loro sfera di competenza, questo potrebbe essere il primo passo verso la disgregazione dell’UE: alla ‘’brexit’ vogliamo aggiungere altre ‘exit’?

***

Finora è rimasta inevasa la domanda che Alcide De Gasperi e Luigi Einaudi ponevano settanta anni fa, cioè se, per dare sostanza al federalismo funzionale, non fosse prima necessario dare vita al federalismo politico per poter risolvere un complesso di questioni, per stabilire la cooperazione e un processo di pacificazione tra stati che si erano combattuti fino all’ultimo sangue non soltanto nella guerra appena conclusa ma per secoli. Invece, il gradualismo o ‘funzionalismo’ della costruzione dell’unità europea attraverso integrazioni settoriali successive si è dimostrato fino ad ora l’unico avanzamento possibile.
Nonostante i progressi e la svolta di Maastricht, il processo di integrazione europea non ha ancora dato vita all’unità politica che vagheggiamo. Nessuno oggi mira realmente a fare il ‘grande passo federalista’ e, anche se il processo incrementale di integrazione dei mercati e di formazione di una comunità di diritto e il funzionalismo contengano “in nuce” il federalismo, non si può dire che questo seme si sia sviluppato molto.
Lo stesso meritorio Piano di aiuti che l’UE ha varato per venire in soccorso degli stati membri, colpiti furiosamente dalla pandemia nella loro economia oltre che nella salute e nelle vite dei cittadini, ha solo in minima parte quel carattere che si vorrebbe come passo del processo di federalizzazione, cioè l’assunzione del debito a carico dell’Unione: infatti, il piano, che porta il marchio Macron-Merkel, è una partita di giro che non rappresenta un nuovo modello di Unione. Meglio di niente.
La ragione per la quale non riusciamo a superare questo limite – che, come è stato detto su queste pagine, può essere considerato il ‘peccato originale’ del processo inaugurato nella Conferenza di Messina e con il trattato di Roma istitutivo della CEE – sta nel fatto che non siamo stati fin qui capaci di riconoscere le modalità necessarie a promuovere un processo di una vera e propria integrazione politica: il processo federativo non si può fare calando dall’alto una camicia di Nesso sugli stati dell’Unione o invocando la supremazia dell’ordinamento giuridico europeo sopra quelli degli stati membri senza prima avere stabilito i limiti di una tale supremazia.
Un’idea di questa logica centralista è quella di Macron che, in occasione dell’inizio del semestre della presidenza francese, dell’UE ha detto al Parlamento europeo: «Bisogna aggiornare la carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea per introdurre il diritto all’aborto». Macron ha impiccato lo stato di diritto europeo al feticcio del diritto all’aborto intendendo così privare gli ordinamenti giuridici statuali di ogni autonomia.

***

Come diceva Walter Lippmann, «nessun gruppo di oligarchi insediati nella capitale può dirigere un sistema che abbisogna di una quantità di decisioni che debbono essere prese quotidianamente. Supporre che tutto ciò possa essere amministrato o anche semplicemente diretto da un punto centrale, da un cervello umano, da un gabinetto di ministri o da una cabala di rivoluzionari, significa soltanto che non si è capita la situazione».
Invece di pensare a stabilire una chiara ‘commerce cluase’ che distingua il commercio interstatale da quello intrastatale e quindi a limitare le competenze dell’Unione solo al primo; invece di distinguere i progetti economici di interesse comunitario da quelli di interesse locale, si continua a perseguire un ottuso dirigismo. Un esempio recente si è avuto con le «Guidelines for Inclusive Communication», di cui ci siamo occupati nell’ultimo numero di questa rivista; a queste si è aggiunta un’altra direttiva della Commissione Europea, indicativa di un trend assai preoccupante dell’estremismo ‘verde’, quella sull’efficientamento energetico degli edifici. In teoria, essa punterebbe a favorire la transizione ecologica ma, in realtà, penalizza case e appartamenti che, ad avviso degli illustri eurotecnocrati, "sprecano" troppo: la sanzione minacciata sarebbe il divieto di vendita e di affitto di questi edifici in caso di mancato adeguamento – a partire dal 2027 ed entro il 2033 – a standard piuttosto pazzeschi (che fanno il paio con la misura delle banane). Pare che solo in Italia siano milioni gli edifici, la maggior parte dei quali risalenti a qualche secolo fa, a dovere esser adeguati: con quali costi, con quali conseguenze per il mercato immobiliare, per l’esercizio del diritto di proprietà e per la stessa transizione ecologica, visto che milioni di immobili dovranno essere necessariamente abbandonati? Faremo degli italiani o degli spagnoli un popolo di senzatetto? A tale sanzione si potrebbe aggiungere anche una tassazione punitiva, oltre a quella già annunziata derivante dalla revisione del catasto imposta da una direttiva europea. E, visto che dal 2035 non si potranno più costruire motori a scoppio, chiuderemo tutte le nostre fabbriche e lasceremo a piedi milioni di italiani che non potranno permettersi le costosissime auto elettriche?
Da ultimo, pare che la Commissione abbia stabilito nuovi standard di emissione di CO2 per le centrali elettriche tali da escludere dal finanziamento quelle già in costruzione in Italia secondo gli standard precedentemente stabiliti dalla stessa Commissione: un esempio luminoso di retroattività delle leggi nonché di estremismo ideologico e di claudicante bilanciamento degl’interessi degli stati membri.

***

Agl’inizi di questo secolo, fu fatto un tentativo di dare una costituzione all’Unione Europea sotto forma di trattato; la convenzione costituzionale, coordinata da un Presidium di cui faceva parte Giuliano Amato, partorì, sotto forma di trattato, una ‘costituzione’ europea farraginosa , contraddittoria e ingestibile.
Per fortuna, essa venne respinta da referendum popolari indetti in alcuni paesi democratici. In Italia, invece, non si fece ricorso al popolo, non vi furono referendum, sarebbe bastata la ratifica del Parlamento; noi non fummo chiamati al voto in virtù dell’art. 75 della Costituzione il quale proibisce il referendum sulle leggi di autorizzazione a ratifica dei trattati internazionali. Il che significa che il popolo italiano non potrà mai dire la sua su una eventuale, futura Costituzione europea. Non potrebbe essere questa una delle ragioni della tiepidezza con cui in Italia si guarda all’Unione? Ma una costituzione può essere considerata alla stregua di un trattato internazionale? Ricordiamo a tutti che le costituzioni, per essere efficaci, devono essere conosciute, approvate e amate. E, in particolare, lo devono essere quelle che mettono sotto lo stesso scettro popoli diversi come quelli che fanno parte dell’UE: infatti dobbiamo evitare che si lasci in incubazione il tarlo del conflitto tra le varie minoranze che devono essere messe insieme.
Ancora non si è usciti dalla logica politica del dirigismo dall’alto secondo il prevalere di determinati interessi e non ci si è avviati verso quella di un equilibrio di poteri costituzionali con la preservazione dei ‘liberi Stati’ in una ‘libera Unione’: a tal fine servirebbe una distribuzione del potere in forma non gerarchica ma contrattuale e paritaria: un sistema duale in cui due autorità governano lo stesso territorio e il medesimo popolo, ciascuna suprema nella propria sfera e nessuna delle due suprema nella sfera dell’altra.
Non temiamo di usare la parola sovranità in un’epoca in cui è stata messa al bando; non lo temiamo perché, se la sovranità degli stati può rappresentare un freno nel cammino verso forme di unioni sovranazionali, è pure vero che una ‘unione’ può essere stabilita saldamente solo garantendo a ciascun membro sicurezza dentro la propria sfera di poteri.
Un concetto antico, che Alexander Hamilton – considerato come un centralizzatore radicale e che invece era pienamente consapevole della necessità di un equilibrio tra il governo federale e i suoi costituenti – espose con grande chiarezza: «La Costituzione che viene proposta, lungi dall’implicare una abolizione dei governi statali, li rende parti costituenti di una nazione sovrana [...] lasciando ad essi una buona parte della sovranità».
Era la soluzione del problema del governo dei grandi territori, posto da Montesquieu.
La forma federale dello stato deve essere pensata, compatibilmente con la sua complessità, in termini di massima semplicità ed efficienza per non correre il rischio di inventare una «gioiosa macchina da guerra» o un federalismo di carta come quello dell’URSS. Il problema del federalismo è di come dividere la sovranità, che certamente va vista in una nuova ottica, forse quella suggerita da Otto Bauer e Karl Renner, quella di uno «Stato federativo delle nazionalità», in cui la sovranità è divisa ai diversi livelli politici, o quella delle “piccole patrie” di Jacques Maritain.
Questo vale per la nostra Unione Europea – Habermas dice che la via per superare la tecnocrazia europea e incamminarsi verso la democrazia sovranazionale è quella della ‘sovranità condivisa’ – ma vale soprattutto per il processo di universalizzazione dei diritti. Il federalizing process che ha avuto successo in America con una precisa, specifica, definitiva distinzione e attribuzione delle competenze e dei poteri ai due ordini di governo, in Europa non è tenuto al palo dal ‘sovranismo’ bensì dalla volontà egemonica di alcuni paesi; esso non potrà partire fino a quando non si comprenderà che una più perfetta unione può essere costruita soltanto sul principio della sovranità ‘divisa’.
Fino a quando non ci sarà una costituzione che definisca in modo certo i poteri del governo federale europeo rispetto a quelli riservati agli stati membri non sarà possibile che «l’Unione Europea sia – come una volta disse Mario Draghi – «la costruzione istituzionale che in molte aree permette agli Stati membri di essere sovrani», cioè rafforzandoli nell’unità.





Fonte: di GIUSEPPE BUTTA'
Link
[]
L'AVVENIRE DEI LAVORATORI
Periodico socialista fondato 1897.
[]
IL PONTE RIVISTA
Rivista di politica economica e cultura
fondata da Calamandrei
[]
BIBLION EDITORE
Biblion Edizioni, storica casa editrice.
[]
CRITICA LIBERALE - NON MOLLARE
"NON MOLLARE"
Quindicinale on line di Critica Liberale,
la voce del liberalismo progressista in Italia.





Nuova Serie
"La Rivoluzione Democratica"
1, MARZO 2017
Associazione Alleanza Giellista
[]

Realizzazione siti web www.sitoper.it
invia a un amico
icona per chiudere
Attenzione!
Non puoi effettuare più di 10 invii al giorno.
Privacy Policy per www.rivoluzionedemocratica.it
Il sito web www.rivoluzionedemocratica.it raccoglie alcuni dati personali degli utenti che navigano sul sito web.

In accordo con l'impegno e l'attenzione che poniamo ai dati personali e in accordo agli artt. 13 e 14 del EU GDPR, www.rivoluzionedemocratica.it fornisce informazioni su modalità, finalità, ambito di comunicazione e diffusione dei dati personali e diritti degli utenti.

Titolare del trattamento dei dati personali
La Rivoluzione Democratica
Via Circondaria, 56
55045 - Firenze Italia


Email: info @rivoluzionedemocratica.it
Telefono: 3934324237

Tipi di dati acquisiti
www.rivoluzionedemocratica.it raccoglie dati degli utenti direttamente o tramite terze parti. Le tipologie di dati raccolti sono: dati tecnici di navigazione, dati di utilizzo, email, nome, cognome, numero di telefono, provincia, nazione, cap, città, indirizzo, ragione sociale, stato, cookie e altre varie tipologie di dati. Maggiori dettagli sui dati raccolti vengono forniti nelle sezioni successive di questa stessa informativa.
I dati personali sono forniti deliberatamente dall'utente tramite la compilazione di form, oppure, nel caso di dati di utilizzo, come ad esempio i dati relativi alle statistiche di navigazione, sono raccolti automaticamente navigando sulle pagine di www.rivoluzionedemocratica.it.

I dati richiesti dai form sono divisi tra obbligatori e facoltativi; su ciascun form saranno indicate distintamente le due tipologie. Nel caso in cui l'utente preferisca non comunicare dati obbligatori, www.rivoluzionedemocratica.it si riserva il diritto di non fornire il servizio. Nel caso in cui l'utente preferisca non comunicare dati facoltativi, il servizio sarà fornito ugualmente da www.rivoluzionedemocratica.it .

www.rivoluzionedemocratica.it utilizza strumenti di statistica per il tracciamento della navigazione degli utenti, l'analisi avviene tramite log. Non utilizza direttamente cookie ma può utilizzare cookie includendo servizi di terzi.

Ciascun utilizzo di cookie viene dettagliato nella Cookie Policy (https://www.rivoluzionedemocratica.it/Informativa-sui-cookies.htm) e successivamente in questa stessa informativa.
L'utente che comunichi, pubblichi, diffonda, condivida o ottenga dati personali di terzi tramite www.rivoluzionedemocratica.it si assume la completa responsabilità degli stessi. L'utente libera il titolare del sito web da qualsiasi responsabilità diretta e verso terzi, garantendo di avere il diritto alla comunicazione, pubblicazione, diffusione degli stessi. www.rivoluzionedemocratica.it non fornisce servizi a minori di 18 anni. In caso di richieste effettuate per minori deve essere il genitore, o chi detiene la patria potestà, a compilare le richieste dati.

Modalità, luoghi e tempi del trattamento dei dati acquisiti
Modalità di trattamento dei dati acquisiti
Il titolare ha progettato un sistema informatico opportuno a garantire misure di sicurezza ritenute adatte ad impedire l'accesso, la divulgazione, la modifica o la cancellazione non autorizzata di dati personali. Lo stesso sistema effettua copie giornaliere, ritenute sufficientemente adeguate in base alla importanza dei dati contenuti.

L'utente ha diritto a ottenere informazioni in merito alle misure di sicurezza adottate dal titolare per proteggere i dati.

Accessi ai dati oltre al titolare
Hanno accesso ai dati personali raccolti da www.rivoluzionedemocratica.it il personale interno (quale ad esempio amministrativo, commerciale, marketing, legale, amministratori di sistema) e/o soggetti esterni (quali ad esempio fornitori di servizi informatici terzi, webfarm, agenzie di comunicazione, fornitori di servizi complementari). Se necessario tali strutture sono nominate dal titolare responsabili del trattamento.

L'utente può richiedere in qualsiasi momento al titolare del trattamento, l'elenco aggiornato dei responsabili del trattamento.

Comunicazione di eventuali accessi indesiderati al Garante della Privacy
Il suddetto sistema informatico è monitorato e controllato giornalmente da tecnici e sistemisti. Ciò non toglie che, anche se ritenuta possibilità remota, ci possa essere un accesso indesiderato. Nel caso in cui questo si verifichi il titolare si impegna, come da GDPR ad effettuarne comunicazione al Garante della Privacy entro i termini previsti dalla legge.

Luoghi di mantenimento dei dati acquisiti
I dati personali sono mantenuti e trattati nelle sedi operative e amministrative del titolare, nonché nelle webfarm dove risiedono i server che ospitano il sito web www.rivoluzionedemocratica.it, o sui server che ne effettuano le copie di sicurezza. I dati personali dell'utente possono risiedere in Italia, Germania e Olanda, comunque in nazioni della Comunità Europea. I dati personali dell'utente non vengono mai portati o copiati fuori dal territorio europeo.

Tempi di mantenimento dei dati acquisiti
Nel caso di dati acquisiti per fornire un servizio all'utente, (sia per un servizio acquistato che in prova) i dati vengono conservati per 24 mesi successivi al completamento del servizio. Oppure fino a quando non ne venga revocato il consenso.

Nel caso in cui il titolare fosse obbligato a conservare i dati personali in ottemperanza di un obbligo di legge o per ordine di autorità, il titolare può conservare i dati per un tempo maggiore, necessario agli obblighi.

Al termine del periodo di conservazione i dati personali saranno cancellati. Dopo il termine, non sarà più possibile accedere ai propri dati, richiederne la cancellazione e la portabilità.

Base giuridica del trattamento dei dati acquisiti
Il titolare acquisisce dati personali degli utenti nei casi sotto descritti.
Il trattamento si rende necessario:
- se l'utente ha deliberatamente accettato il trattamento per una o più finalità;
- per fornire un preventivo all'utente;
- per fornire un contratto all'utente;
- per fornire un servizio all'utente;
- perché il titolare possa adempiere ad un obbligo di legge;
- perché il titolare possa adempiere ad un compito di interesse pubblico;
- perché il titolare possa adempiere ad un esercizio di pubblici poteri;
- perché il titolare o terzi possano perseguire i propri legittimi interessi.

L'utente può richiedere in qualsiasi momento al titolare del trattamento, chiarimenti sulla base giuridica di ciascun trattamento.

Finalità del trattamento dei dati acquisiti
I dati dell'utente sono raccolti dal titolare per le seguenti finalità:

- richiesta informazione da parte dell'utente
- richiesta informazione per servizi
- invio di aggiornamenti
- invio informazioni generiche
- richiesta di contatto da parte dei clienti, per ricevere informazioni

Eventualmente i dati possono essere trattati anche per:
contattare l'utente, statistiche, analisi dei comportamenti degli utenti e registrazione sessioni, visualizzazione contenuti e interazione di applicazioni esterne, protezione dallo spam, gestione dei pagamenti, interazione con social network, pubblicità.

L'utente può richiedere in qualsiasi momento al titolare del trattamento, chiarimenti sulle finalità di ciascun trattamento.

Dettagli specifici sull'acquisizione e uso dei dati personali
Per contattare l'utente
Moduli di contatto
L'utente può compilare il/i moduli di contatto/richiesta informazioni, inserendo i propri dati e acconsentendo al loro uso per rispondere alle richieste di natura indicata nella intestazione del modulo.
Dati personali che potrebbero essere raccolti: CAP, città, cognome, email, indirizzo, nazione, nome, numero di telefono, provincia, ragione sociale.

Per interazione con applicazioni esterne (anche social network)
www.rivoluzionedemocratica.it include nelle sue pagine plugin e/o pulsanti per interagire con i social network e/o applicazioni esterne.
Per quanto riguarda i social network, anche se l'utente non utilizza il servizio presente sulla pagina web, è possibile che il servizio acquisisca dati di traffico.

I dati acquisiti e l'utilizzo degli stessi da parte di servizi terzi sono regolamentati dalle rispettive Privacy Policy alle quali si prega di fare riferimento.

Facebook: Pulsante "Mi piace" e widget sociali
Fornitore del servizio: Facebook, Inc.
Finalità del servizio: interazione con il social network Facebook
Dati personali raccolti: cookie, dati di utilizzo
Luogo del trattamento: Stati Uniti
Privacy Policy (https://www.facebook.com/about/privacy/update)
Cookie utilizzati (https://www.facebook.com/about/privacy/cookies)
Aderente al Privacy Shield

Twitter: Pulsante "Tweet" e widget sociali
Fornitore del servizio: Twitter, Inc.
Finalità del servizio: interazione con il social network Twitter
Dati personali raccolti: cookie, dati di utilizzo
Luogo del trattamento: Stati Uniti
Privacy Policy (https://twitter.com/privacy)
Cookie utilizzati (https://help.twitter.com/it/rules-and-policies/twitter-cookies)
Aderente al Privacy Shield

Whatsapp: Pulsante Whatsapp e widget sociali di Whatsapp
Fornitore del servizio: se l'utente risiede nella Regione Europea, WhatsApp Ireland Limited, se l'utente risiede al di fuori della Regione Europea, i Servizi vengono forniti da WhatsApp LLC.
Finalità del servizio: servizi di interazione con Whatsapp.
Dati personali raccolti: cookie, dati di utilizzo
Luogo del trattamento: Irlanda, le informazioni potrebbero essere trasferite o trasmesse o archiviate e trattate negli Stati Uniti o in altri Paesi terzi al di fuori di quello in cui l'utente risiede.
Privacy Policy (https://www.whatsapp.com/legal/privacy-policy-eea)
Aderente al Privacy Shield

Per protezione da spam
Questi servizi acquisiscono dati dagli utenti e tramite varie logiche distinguono il traffico di utenti reali da quello di potenziali minacce di spam.

I dati acquisiti e l'utilizzo degli stessi da parte di servizi terzi sono regolamentati dalle rispettive Privacy Policy alle quali si prega di fare riferimento.

Google reCAPTCHA
Fornitore del servizio: Google, Inc.
Finalità del servizio: servizio di protezione da spam
Dati personali raccolti: cookie, dati di utilizzo
Luogo del trattamento: Stati Uniti
Privacy Policy (https://policies.google.com/privacy?hl=it)
Cookie utilizzati (https://policies.google.com/technologies/types?hl=it)
Aderente al Privacy Shield

Per statistiche
Questi servizi sono utilizzati dal titolare del trattamento per analizzare il traffico effettuato dagli utenti sul sito web www.rivoluzionedemocratica.it.

I dati acquisiti e l'utilizzo degli stessi da parte di servizi terzi sono regolamentati dalle rispettive Privacy Policy alle quali si prega di fare riferimento.

Google Analytics
Fornitore del servizio: Google, Inc.
Finalità del servizio: servizio di analisi web fornito. Questo servizio raccoglie i dati personali dell'utente per monitorare e analizzare l'utilizzo del sito web www.rivoluzionedemocratica.it, generare report e utilizzarli anche per gli altri servizi di Google. Google può usare i dati raccolti per personalizzare i propri annunci pubblicitari.
Dati personali raccolti: cookie, dati di utilizzo
Luogo del trattamento: Stati Uniti
Privacy Policy (https://policies.google.com/privacy?hl=it)
Opt-Out (https://tools.google.com/dlpage/gaoptout?hl=it)
Aderente al Privacy Shield

Per visualizzare contenuti da siti web esterni
Questi servizi sono utilizzati per visualizzare sulle pagine del sito web contenuti esterni al sito web, con possibilità di interazione.
Anche se l'utente non utilizza il servizio presente sulla pagina web, è possibile che il servizio acquisisca dati di traffico.

I dati acquisiti e l'utilizzo degli stessi da parte di servizi terzi sono regolamentati dalle rispettive Privacy Policy alle quali si prega di fare riferimento.

Google Fonts
Fornitore del servizio: Google, Inc.
Finalità del servizio: servizio per visualizzare caratteri (fonts) esterni sul proprio sito web
Dati personali raccolti: tipologie di dati secondo quanto specificato dalla privacy policy del servizio
Luogo del trattamento: Stati Uniti
Privacy Policy (https://policies.google.com/privacy?hl=it)
Aderente al Privacy Shield

Diritti dell'interessato
L'utente possiede tutti i diritti previsti dall'art. 12 del EU GDPR, il diritto di controllare, modificare e integrare (rettificare), cancellare i propri dati personali accedendo alla propria area riservata. Una volta cancellati tutti i dati, viene chiuso l'account di accesso all'area riservata.

Nello specifico ha il diritto di:
- sapere se il titolare detiene dati personali relativi all'utente (art. 15 Diritto all'accesso);
- modificare o integrare (rettificare) i dati personali inesatti o incompleti (Art. 16 Diritto di rettifica);
- richiedere la cancellazione di uno o parte dei dati personali mantenuti se sussiste uno dei motivi previsti dal GDPR (Diritto alla Cancellazione, 17);
- limitare il trattamento solo a parte dei dati personali, o revocarne completamente il consenso al trattamento, se sussiste uno dei motivi previsti dal Regolamento (Art. 18 Diritto alla limitazione del trattamento);
- ricevere copia di tutti i dati personali in possesso del titolare, in formato di uso comune organizzato, e leggibili anche da dispositivo automatico (Art. 20, Diritto alla Portabilità);
- opporsi in tutto o in parte al trattamento dei dati per finalità di marketing, ad esempio opporsi e ricevere offerte pubblicitarie (art. 21 Diritto di opposizione). Si fa presente agli utenti che possono opporsi al trattamento dei dati utilizzati per scopo pubblicitario, senza fornire alcuna motivazione;
- opporsi al trattamento dei dati in modalità automatica o meno per finalità di profilazione (c.d. Consenso).

Come un utente può esercitare i propri diritti
L'utente può esercitare i propri diritti sopra esposti comunicandone richiesta al titolare del trattamento La Rivoluzione Democratica ai seguenti recapiti: info@rivoluzionedemocratica.it; tel. 3312300680.

La richiesta di esercitare un proprio diritto non ha nessun costo. Il titolare si impegna ad evadere le richieste nel minor tempo possibile, e comunque entro un mese.

L'utente ha il diritto di proporre reclamo all'Autorità Garante per la Protezione dei dati Personali. Recapiti: garante@gpdp.it, http://www.gpdp.it (http://www.gpdp.it).

Cookie Policy
Informazioni aggiuntive sul trattamento dei dati
Difesa in giudizio
Nel caso di ricorso al tribunale per abuso da parte dell'utente nell'utilizzo di www.rivoluzionedemocratica.it o dei servizi a esso collegati, il titolare ha la facoltà di rivelare i dati personali dell'utente. È inoltre obbligato a fornire i suddetti dati su richiesta delle autorità pubbliche.

Richiesta di informative specifiche
L'utente ha diritto di richiedere a www.rivoluzionedemocratica.it informative specifiche sui servizi presenti sul sito web e/o la raccolta e l'utilizzo dei dati personali.

Raccolta dati per log di sistema e manutenzione
www.rivoluzionedemocratica.it e/o i servizi di terze parti (se presenti) possono raccogliere i dati personali dell'utente, come ad esempio l'indirizzo IP, sotto forma di log di sistema. La raccolta di questi dati è legata al funzionamento e alla manutenzione del sito web.

Informazioni non contenute in questa policy
L'utente ha diritto di richiedere in ogni momento al titolare del trattamento dei dati le informazioni aggiuntive non presenti in questa Policy riguardanti il trattamento dei dati personali. Il titolare potrà essere contattato tramite gli estremi di contatto.

Supporto per le richieste "Do Not Track"
Le richieste  "Do Not Track" non sono supportate da www.rivoluzionedemocratica.it.
L'utente è invitato a consultare le Privacy Policy dei servizi terzi sopra elencati per scoprire quali supportano questo tipo di richieste.

Modifiche a questa Privacy Policy
Il titolare ha il diritto di modificare questo documento avvisando gli utenti su questa stessa pagina oppure, se previsto, tramite i contatti di cui è in possesso. L'utente è quindi invitato a consultare periodicamente questa pagina. Per conferma sull'effettiva modifica consultare la data di ultima modifica indicata in fondo alla pagina.
Il titolare si occuperà di raccogliere nuovamente il consenso degli utenti nel caso in cui le modifiche a questo documento riguardino trattamenti di dati per i quali è necessario il consenso.

Definizioni e riferimenti legali
Dati personali (o dati, o dati dell'utente)
Sono dati personali le informazioni che identificano o rendono identificabile, direttamente o indirettamente, una persona fisica e che possono fornire informazioni sulle sue caratteristiche, le sue abitudini, il suo stile di vita, le sue relazioni personali, il suo stato di salute, la sua situazione economica, ecc.

Fonte: sito web del Garante della Privacy (http://www.garanteprivacy.it).

Dati di utilizzo
Sono dati di utilizzo le informazioni che vengono raccolte in automatico durante la navigazione di www.rivoluzionedemocratica.it, sia da sito web stesso che dalle applicazioni di terzi incluse nel sito. Sono esempi di dati di utilizzo l'indirizzo IP e i dettagli del dispositivo e del browser (compresi la localizzazione geografica) che l'utente utilizza per navigare sul sito, le pagine visualizzate e la durata della permanenza dell'utente sulle singole pagine.

Utente
Il soggetto che fa uso del sito web www.rivoluzionedemocratica.it.
Coincide con l'interessato, salvo dove diversamente specificato.

Interessato
Interessato è la persona fisica al quale si riferiscono i dati personali. Quindi, se un trattamento riguarda, ad esempio, l'indirizzo, il codice fiscale, ecc. di Mario Rossi, questa persona è l'interessato (articolo 4, paragrafo 1, punto 1), del Regolamento UE 2016/679 (http://www.garanteprivacy.it/regolamentoue).

Fonte: sito web del Garante della Privacy (http://www.garanteprivacy.it).

Responsabile del trattamento (o responsabile)
Responsabile è la persona fisica o giuridica al quale il titolare affida, anche all'esterno della sua struttura organizzativa, specifici e definiti compiti di gestione e controllo per suo conto del trattamento dei dati (articolo 4, paragrafo 1, punto 8), del Regolamento UE 2016/679 (http://www.garanteprivacy.it/regolamentoue). Il Regolamento medesimo ha introdotto la possibilità che un responsabile possa, a sua volta e secondo determinate condizioni, designare un altro soggetto c.d. "sub-responsabile" (articolo 28, paragrafo 2).

Fonte: sito web del Garante della Privacy (http://www.garanteprivacy.it).

Titolare del trattamento (o titolare)
Titolare è la persona fisica, l'autorità pubblica, l'impresa, l'ente pubblico o privato, l'associazione, ecc., che adotta le decisioni sugli scopi e sulle modalità del trattamento (articolo 4, paragrafo 1, punto 7), del Regolamento UE 2016/679 (http://www.garanteprivacy.it/regolamentoue).

Fonte: sito web del Garante della Privacy (http://www.garanteprivacy.it).

www.rivoluzionedemocratica.it (o sito web)  
Il sito web mediante il quale sono raccolti e trattati i dati personali degli utenti.

Servizio
Il servizio offerto dal sito web www.rivoluzionedemocratica.it come indicato nei relativi termini.

Comunità Europea (o UE)
Ogni riferimento relativo alla Comunità Europea si estende a tutti gli attuali stati membri dell'Unione Europea e dello Spazio Economico Europeo, salvo dove diversamente specificato.

Cookie
Dati conservati all'interno del dispositivo dell'utente.

Riferimenti legali
La presente informativa è redatta sulla base di molteplici ordinamenti legislativi, inclusi gli artt. 13 e 14 del Regolamento (UE) 2016/679. Questa informativa riguarda esclusivamente www.rivoluzionedemocratica.it, dove non diversamente specificato.

Informativa privacy aggiornata il 14/12/2021 12:28
torna indietro leggi Privacy Policy per www.rivoluzionedemocratica.it  obbligatorio