ISRAELE E USA ALLE URNE FRA PAURA E RABBIA
26-10-2026 - IL SOCIALISMO NEL MONDO
di Giulietta Rovera
Razzismo, odio, rabbia per i prezzi degli alimentari schizzati alle stelle, ma soprattutto paura. Israele, dopo il 7 ottobre 2023, ha perduto quel senso di sicurezza che la faceva sentire invulnerabile. La facilità con cui Hamas ha condotto il suo attacco terroristico, uccidendo 1.200 israeliani, ha distrutto quella convinzione e provocato una crisi di fiducia nello stesso Stato. Da allora, il popolo israeliano vive intrappolato in una guerra apparentemente infinita su tre fronti. E poiché negli ultimi vent'anni la classe dirigente di centrosinistra ha evitato di affrontare le questioni legate alla sicurezza, la destra ha avuto campo libero. Sono infatti di destra o di estrema destra i leader dei due partiti che si affrontano nelle elezioni del 27 ottobre. Pertanto, che venga confermata la coalizione guidata dal primo ministro Benjamin Netanyahu o vinca il suo principale avversario, Gadi Eisenkot – ex capo di stato maggiore delle Forze di Difesa Israeliane –, saranno ancora le destre a governare il Paese. In poche parole: a prescindere da chi diventerà primo ministro, cambierà ben poco. Netanyahu è in calo nei consensi, ma è riuscito a rimanere la figura politica dominante del Paese da tre decenni e può contare su una solida base di sostenitori fedeli e sull'aiuto di Donald Trump. Nel suo programma non mostra alcuna intenzione di cedere sulle questioni chiave: occupazione militare di Gaza, insediamenti in Cisgiordania, futuro della cosiddetta soluzione a due Stati. La sua intransigenza gli garantisce l'appoggio dello Shas – un partito religioso ultra-ortodosso di estrema destra – e dei partiti nazionalisti. Quanto a Gadi Eisenkot, il principale leader dell'opposizione alle elezioni, agli occhi degli israeliani appare come una persona “perbene”: non a caso il nome del suo partito “Yashar” significa onesto. Non è una colomba: la sua linea intransigente sulla sicurezza gli ha garantito il sostegno di quella parte del centro-destra che non vuole più Netanyahu al potere. Non è un progressista, ma ha chiesto parità di diritti per i cittadini israeliani, inclusa la minoranza araba, il che gli è valso l'appoggio dei partiti di centro. Su temi fondamentali, come la soluzione a due Stati e gli insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata, ha però mantenuto una posizione ambigua. Sa perfettamente che non è proponibile ai comuni cittadini, segnati da anni di paura, una soluzione che favorisca l'indipendenza palestinese.
Il 3 novembre, al di là dell'Atlantico, si svolge un'altra sfida elettorale: le votazioni di midterm negli USA, che decideranno chi avrà il controllo del Congresso, attualmente dominato dal partito repubblicano. L'atmosfera che vi si respira non è di paura, ma di delusione, rabbia, frustrazione. Da mesi i sondaggi danno in vantaggio il partito democratico. Le ragioni? Il popolo americano si sente tradito. Coloro che hanno consegnato un travolgente successo a Donald Trump alle presidenziali del 2024, si chiedono che fine abbia fatto il benessere economico che era stato promesso. L'impegno a ridurre il costo della spesa alimentare non è stato mantenuto. Il prezzo della benzina, anziché diminuire, è più che raddoppiato a causa del disastroso conflitto contro l'Iran. I dazi non hanno dato i risultati sperati. Il debito pubblico USA ha superato per la prima volta la soglia dei 40mila miliardi di dollari. L'inflazione continua a salire, come la percezione della corruzione governativa: non è un mistero che Donald Trump, grazie alla carica governativa, si stia arricchendo - 2,2 miliardi di dollari nel 2025.
Non solo. Le politiche intransigenti dell'amministrazione Trump contro gli immigrati e la revoca di permessi di lavoro legali a migliaia di lavoratori stanno causando gravi disagi nel settore dell'allevamento bovino, in agricoltura, nella ristorazione, nell'edilizia, nell'assistenza sanitaria. Gli elettori di origine latina – che nel 2024 avevano contribuito in modo determinante alla vittoria di Trump - stanno cambiando idea a causa degli eccessi dell'agenzia per l'immigrazione (ICE), e il 3 novembre voteranno per i democratici. Perfino fra i repubblicani, che corrono per la rielezione, serpeggia l'inquietudine, al punto che non sono pochi coloro che preferiscono non intervenga nella loro campagna elettorale. Che vantaggio potrebbero ricavare da un Presidente il cui tasso di gradimento è al 29%?
Proprio per il fatto che i Democratici godono di un netto vantaggio nei sondaggi, Donald Trump sta ricorrendo ad ogni mezzo pur di non perdere la maggioranza repubblicana al Congresso. Ha promesso assegni di 5.000 dollari a ogni adulto americano se i Repubblicani manterranno il controllo della Camera e del Senato. Ha tentato di escludere alcune delle principali testate giornalistiche dalla Casa Bianca. Ha cercato di imporre restrizioni al voto per posta. Lancia accuse di brogli elettorali quando ancora gli elettori non si sono espressi. Come già accaduto nel 2020, è probabile che tenterà di manipolare l'esito delle elezioni, se il margine di vittoria dei Democratici si rivelerà ristretto. Nel tentativo di ridurre il prezzo del diesel, aumentato di quasi il 70% dall'inizio della guerra contro l'Iran, ha concluso un accordo per importare carburante dalla Russia, in palese violazione delle sanzioni internazionali.
Donald Trump è consapevole del fatto che rischia di perdere quell'aura di autorità della quale ha goduto fino ad ora. E più si indebolisce, più diventa pericoloso. Non c'è dubbio che userà qualsiasi mezzo, lecito o illecito, pur di conservare il potere. E non c'è dubbio che disponga di un potere enorme, che è disposto a esercitare senza freni. Proprio per queste ragioni, l'esito del voto di queste elezioni sarà determinante per la difesa – o per la continua erosione – della democrazia americana.
Il 3 novembre, al di là dell'Atlantico, si svolge un'altra sfida elettorale: le votazioni di midterm negli USA, che decideranno chi avrà il controllo del Congresso, attualmente dominato dal partito repubblicano. L'atmosfera che vi si respira non è di paura, ma di delusione, rabbia, frustrazione. Da mesi i sondaggi danno in vantaggio il partito democratico. Le ragioni? Il popolo americano si sente tradito. Coloro che hanno consegnato un travolgente successo a Donald Trump alle presidenziali del 2024, si chiedono che fine abbia fatto il benessere economico che era stato promesso. L'impegno a ridurre il costo della spesa alimentare non è stato mantenuto. Il prezzo della benzina, anziché diminuire, è più che raddoppiato a causa del disastroso conflitto contro l'Iran. I dazi non hanno dato i risultati sperati. Il debito pubblico USA ha superato per la prima volta la soglia dei 40mila miliardi di dollari. L'inflazione continua a salire, come la percezione della corruzione governativa: non è un mistero che Donald Trump, grazie alla carica governativa, si stia arricchendo - 2,2 miliardi di dollari nel 2025.
Non solo. Le politiche intransigenti dell'amministrazione Trump contro gli immigrati e la revoca di permessi di lavoro legali a migliaia di lavoratori stanno causando gravi disagi nel settore dell'allevamento bovino, in agricoltura, nella ristorazione, nell'edilizia, nell'assistenza sanitaria. Gli elettori di origine latina – che nel 2024 avevano contribuito in modo determinante alla vittoria di Trump - stanno cambiando idea a causa degli eccessi dell'agenzia per l'immigrazione (ICE), e il 3 novembre voteranno per i democratici. Perfino fra i repubblicani, che corrono per la rielezione, serpeggia l'inquietudine, al punto che non sono pochi coloro che preferiscono non intervenga nella loro campagna elettorale. Che vantaggio potrebbero ricavare da un Presidente il cui tasso di gradimento è al 29%?
Proprio per il fatto che i Democratici godono di un netto vantaggio nei sondaggi, Donald Trump sta ricorrendo ad ogni mezzo pur di non perdere la maggioranza repubblicana al Congresso. Ha promesso assegni di 5.000 dollari a ogni adulto americano se i Repubblicani manterranno il controllo della Camera e del Senato. Ha tentato di escludere alcune delle principali testate giornalistiche dalla Casa Bianca. Ha cercato di imporre restrizioni al voto per posta. Lancia accuse di brogli elettorali quando ancora gli elettori non si sono espressi. Come già accaduto nel 2020, è probabile che tenterà di manipolare l'esito delle elezioni, se il margine di vittoria dei Democratici si rivelerà ristretto. Nel tentativo di ridurre il prezzo del diesel, aumentato di quasi il 70% dall'inizio della guerra contro l'Iran, ha concluso un accordo per importare carburante dalla Russia, in palese violazione delle sanzioni internazionali.
Donald Trump è consapevole del fatto che rischia di perdere quell'aura di autorità della quale ha goduto fino ad ora. E più si indebolisce, più diventa pericoloso. Non c'è dubbio che userà qualsiasi mezzo, lecito o illecito, pur di conservare il potere. E non c'è dubbio che disponga di un potere enorme, che è disposto a esercitare senza freni. Proprio per queste ragioni, l'esito del voto di queste elezioni sarà determinante per la difesa – o per la continua erosione – della democrazia americana.
Fonte: di Giulietta Rovera










