SALVATORE LAURICELLA di Ferdinando Leonzio
25-02-2026 - GALLERIA SOCIALISTA di Ferdinando Leonzio
... la pace non è solo assenza di guerra; è fondamentalmente capacità di proposta e di iniziativa costruttiva di rapporti permanenti di cooperazione tra gli uomini e fra le comunità...
Fonte: di Ferdinando Leonzio
(Salvatore Lauricella)
Dopo l'esaurimento di ogni funzione storica sia delle ipotesi di stampo anarchico che delle società di mutuo soccorso di ispirazione mazziniana, per il riscatto della condizione operaia rimase in piedi solo la lotta del socialismo organizzato così come sarà teorizzata dal congresso di Genova del 1892, conclusosi con la creazione del Partito dei Lavoratori Italiani (iniziale denominazione del partito socialista). A gettare le prime sementi del socialismo in Sicilia furono i Fasci dei Lavoratori, organizzazioni politico-sindacali sviluppatesi tra il 1891 e il 1893.
Furono uomini come Rosario Garibaldi Bosco (Palermo), Bernardino Verro (Corleone), Giuseppe De Felice Giuffrida (Catania), Nicola Barbato (Piana dei Greci), Giacomo Montalto (Trapani), Luigi Leone (Siracusa) a gettare quel seme da cui nascerà un albero dalle radici profonde. Nell'agrigentino particolarmente incisiva fu l'opera dell'avv. Francesco De Luca (1858-1923)[1]. Il movimento dei Fasci fu però soffocato dal governo Crispi, sotto cui fu proclamato (3 gennaio 1994) lo stato d'assedio e decretato lo scioglimento dei Fasci, i cui capi saranno arrestati e processati. Ma il movimento socialista siciliano comincerà a risorgere agli inizi del '900.
A Ravanusa, piccolo ma carico di storia centro dell'agrigentino, nacque uno dei principali diffusori dell'idea socialista in Sicilia, l'avv. Giuseppe Lauricella che fu sindaco della cittadina dal 1914 al 1923, costretto a dimettersi dai fascisti, rimesso al suo posto dagli Alleati nel 1943, dopo il loro sbarco in Sicilia. Alle prime elezioni democratiche del dopoguerra fu il figlio Salvatore a candidarsi, nelle file del PSIUP.
Salvatore (familiarmente Totò) Lauricella nacque a Ravanusa il 18 maggio 1922. Dopo essersi diplomato al liceo "Pitagora" di Crotone, si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza dell'Università di Palermo. Chiamato alle armi nel gennaio 1943, dopo l'8 settembre dello stesso anno e lo sgretolamento dell'esercito italiano, riuscì a sfuggire ai tedeschi, tornò a piedi in Sicilia e, nel 1944, seguendo le orme del padre, si iscrisse al PSIUP[2]. Diventerà in seguito segretario della Federazione di Agrigento.
Si dedicò quindi all'attività sindacale e in particolare al movimento delle terre incolte, finalizzato ad assegnare i terreni non coltivati ai braccianti senza terra; divenne poi segretario della Camera del Lavoro della sua città e componente della segreteria confederale della CGIL di Agrigento, nonché presidente della Lega Provinciale delle Cooperative.
Nel 1945 si laureò in giurisprudenza all'Università di Palermo e l'anno dopo si candidò alle elezioni comunali del 7 aprile 1946.
I risultati premiarono la lista di sinistra (PSIUP-PCI), che prevalse con 5039 voti sulla lista moderata, in cui erano confluiti democristiani, demolaburisti e qualunquisti, che ottenne circa 3000 voti.
La vittoria della sinistra fu celebrata il 9 aprile successivo con una grande manifestazione e il 12 aprile con un comizio tenuto dal giovane Lauricella per il PSIUP e da Domenico Cuffaro per il PCI.
Il 18 settembre 1946, a soli 24 anni, Salvatore fu eletto sindaco della sua città alla quale sarà per sempre unito da un autentico rapporto d'amore reciproco. Nessuno avrebbe potuto immaginare che nel corso della sua vita avrebbe ricoperto, a più riprese, quella carica fino al 1990, per ben 14 volte!
Lauricella, che aveva appena iniziato l'attività forense, pian piano divenne un politico a tempo pieno, dedicandosi sempre più ai bisogni della collettività e dei lavoratori in particolare.
Iniziò dunque, da quella poltrona di sindaco, a scalare i gradini di quella che sarà una brillante carriera politica, sempre al servizio di una sola bandiera: quella rossa del socialismo.
Nel 1951 sposò l'allora diciottenne Lina Portelli, che gli darà due figli[3].
Nel 1954 entrò a far parte del comitato regionale del PSI siciliano e nel gennaio 1959, in occasione del XXXIII congresso di Napoli, entrò a far parte del Comitato Centrale del PSI, nelle file della corrente autonomista, vincitrice del congresso[4]. Vi sarà sempre riconfermato.
Nell'ottobre 1958 si verificò, in seno all'Assemblea Regionale Siciliana (ARS), un fatto insolito nella politica italiana: con la convergenza di alcuni deputati regionali della Democrazia Cristiana, di quelli delle sinistre (PSI e PCI ) e di quelli delle destre (PNM e MSI) venne eletto Presidente della Regione il segretario regionale della DC e deputato all'ARS Silvio Milazzo (1903-1982), alla testa di un governo composto dalle forze politiche che l'avevano sostenuto.
L'elezione di Milazzo (23-10-1958) fu osteggiata dagli organi nazionali del suo partito, i quali in risposta al suo rifiuto di dimettersi, lo espulsero. Milazzo reagì promuovendo un scissione e formando un nuovo partito: l'Unione Siciliana Cristiano Sociale (USCS). Alle successive elezioni regionali del 7 giugno 1959 l'USCS ottenne il 10,6 % dei voti e 10/90 deputati, cosicché Milazzo poté formare un nuovo governo.
L'anomala esperienza dei governi Milazzo, che tuttavia aveva avuto un suo momento di popolarità, essendo stata considerata come una sorta di rivolta autonomistica siciliana contro il centralismo della DC e il suo monopolio del potere, non poteva durare a lungo, anche in seguito agli sviluppi della politica nazionale. Tale esperienza lascerà comunque un segno nel linguaggio politico col termine milazzismo.
Al governo Milazzo seguirono il governo di centro-destra di Benedetto Majorana della Nicchiara e quello di transizione di centro-sinistra, presieduto dal socialista Salvatore Corallo.
Lauricella, divenuto segretario regionale del PSI siciliano (1959-1970), ebbe modo di seguire da vicino l'eclisse del milazzismo e fu uno dei protagonisti dell'elezione (9-9-1961) del dc Giuseppe D'angelo a Presidente della Regione Sicilia, alla testa di un governo di centro-sinistra, considerato il laboratorio della formula che due anni dopo si sarebbe imposta a livello nazionale.
Ormai riconosciuto come uno dei più autorevoli esponenti del socialismo siciliano, alle elezioni legislative del 28-29 aprile del 1963, si candidò nel collegio della Sicilia occidentale e fu eletto deputato con 29.180 voti di preferenza[5]. Manterrà il seggio fino al 1981, quando deciderà di candidarsi all'ARS. La svolta autonomista nel PSI raggiunse un traguardo importante con la costituzione del 1° governo di centro-sinistra (DC-PSI-PSDI-PRI) Moro-Nenni (4-12-1963/22-7-1964), cui vari altri ne seguiranno. Di conseguenza Nenni, vicepresidente del Consiglio, lasciò la segreteria del partito e al suo posto, il 10 dicembre 1963, venne eletto Francesco De Martino[6], cui Lauricella sarà per lungo tempo molto vicino.
Inoltre i membri della Direzione entrati nel governo, come ministri o sottosegretari, vennero sostituiti da altri componenti del Comitato Centrale, fra cui Lauricella, che così entrò nel vertice del partito[7].
Per l'occasione il PSI dovette subire una dolorosa scissione a sinistra[8], ma in compenso la comune presenza di PSI e PSDI nel governo e l'elezione del leader socialdemocratico Giuseppe Saragat a Presidente della Repubblica (28-12-1964) accorciarono le distanze fra i due partiti fino a mettere sul tappeto la questione della loro fusione. In occasione del XXXVI congresso del PSI (Roma, 10-14/11/1965) Lauricella, confermato nella Direzione Nazionale del partito, parlando anche di tale argomento, così concluse il suo intervento[9]:
[…] Il processo unitario socialista deve essere concepito dal partito come un fatto attuale e solido con la convinzione che oggi il compito nostro è quello di fare acquisire alle masse lavoratrici ed a tutto il movimento dei lavoratori questa autonomia tanto nei confronti di ogni ragione di Stato quanto rispetto al sistema capitalistico, perché si giunga a comporre una forza capace di porre la sua alternativa direzionale e di potere e perché l'aumentato potere politico dei lavoratori sia sempre più integrato da uno spostamento di potere economico e sociale a vantaggio di essi.
Il processo unitario giunse a compimento con la Costituente Socialista del 30 giugno 1966, da cui sorse il PSI-PSDI Unificati, dalla stampa più opportunamente rinominato Partito Socialista Unificato (PSU), con presidente Pietro Nenni e co-segretari Francesco De Martino e Mario Tanassi. I risultati delle elezioni del 19-20 maggio 1968, unica competizione a cui il PSU partecipò, furono da esso considerati deludenti, avendo il partito unificato conseguito solo il 14,5 % rispetto al 18,63 che i due partiti avevano ottenuto separatamente nel 1963[10].
Lauricella, in tale occasione capolista nel collegio della Sicilia occidentale, comunque fu rieletto, con ben 40.582 preferenze. La presunta sconfitta elettorale provocò uno sbandamento nel PSU, il suo disimpegno dal governo e un frastagliamento interno fra gruppi e correnti in vista del XXXVIII (Roma, 23-28/10/1968), che elesse segretario unico Mauro Ferri[11]. La corrente di De Martino, “Riscossa Socialista”, nella cui lista Lauricella rientrò nel CC, ottenne il 32,2 % dei voti congressuali. Successivamente fu decisa la partecipazione al 1° governo Rumor e Lauricella vi entrò come Ministro per le Partecipazioni Statali. Tale governo durò circa un anno, poiché si dimise nel luglio 1969, subito dopo la scissione degli ex socialdemocratici, guidati da Mario Tanassi, che fondarono un loro partito (5-7-1969) denominato Partito Socialista Unitario e ritirarono i loro ministri dal governo[12].
Nel 1970 il PSI, guidato da De Martino, decise di entrare nel 3°governo Rumor e poi anche nel governo Colombo (28-3-1970/17-2-1972), nei quali Salvatore Lauricella fu nominato titolare del Ministero dei Lavori Pubblici[13].
Caduto il governo Colombo, dopo un breve monocolore DC di Andreotti, furono sciolte le Camere e indette nuove elezioni che ebbero luogo il 7-8 maggio 1972. Lauricella fu ancora confermato deputato con 72.803 voti di preferenza, ma il PSI rimase fuori del governo centrista di Andreotti. Contro il ritorno centrista e per l'unità interna del PSI si pronunciò il Nostro al XXXIX congresso del partito (Genova, 9-12/11/1972)[14]:
[…] Ma per un efficace rilancio del PSI, per la conduzione di un'incisiva e autonoma iniziativa socialista nella società italiana è necessario anche rivalutare, attualizzare e inserire operativamente nella strategia politica del partito alcuni valori propri e insostituibili del socialismo italiano delle origini; quei valori umanitari, libertari ed egualitari che costituiscono ancora oggi l'essenza dì un Partito che voglia svolgere in Italia una funzione socialista, democratica e riformatrice. Su queste linee di fondo che noi proponiamo per una nuova iniziativa politica del PSI è possibile realizzare l' unità del partito e un tipo di gestione che senza ricorrere a compromessi paralizzanti, sia in grado di coinvolgere attivamente tutte le componenti.
Un tipo di gestione nello stesso tempo unitario e articolato che non mortifichi e renda inefficace o poco credibile l'iniziativa politica socialista e che ponga le premesse per un superamento effettivo delle antiche e spesso arcaiche divisioni in correnti.[15]
Lauricella rientrò nel Comitato Centrale e nella Direzione, dalla quale in precedenza era uscito in quanto ministro. Oltre alla Direzione fu creato un Ufficio di Segreteria di sette componenti, di cui pure Lauricella entrò a far parte[16]. Il che dimostra di quanto era cresciuta la sua autorevolezza non solo nel partito siciliano, ma anche a livello nazionale. Il congresso si concluse con un invito alla ripresa del dialogo fra tutte le forze democratiche.
Nel febbraio 1973 riprese il dialogo DC-PSI, che dopo alcuni mesi si concluse con la caduta del governo centrista e la formazione del 4° e 5° governo Rumor di centro-sinistra (2-7-1973/3-10-1974), sostenuti da DC, PSI, PSDI[17], PRI[18]. Di entrambi fece parte Lauricella, ancora una volta come titolare dei LLPP[19].
Il XL congresso socialista (Roma, 3-7/3/1976) si svolse in modo sostanzialmente unitario attorno a una sola mozione approvata all'unanimità, sulla base della politica di alternativa socialista, volta alla trasformazione del sistema capitalistico, mediante un processo di graduale transizione al socialismo, da attuarsi nel rispetto della democrazia e della libertà. Era una linea che probabilmente teneva conto di quanto accaduto in Cile tre anni prima, dove il legittimo governo del socialista Salvador Allende era stato rovesciato con la violenza[20]; in seguito a quella tragica vicenda il PCI aveva adottato la linea del compromesso storico, che Lauricella, fautore invece della linea dell'alternativa, nel suo intervento al congresso, definì compromesso vischioso. Tuttavia, secondo il politico siciliano, non c'erano ancora le condizioni per un'alternativa immediata alle forze moderate:
Occorre pertanto una proposta più articolata e complessa che sappia contenere insieme, senza divaricarle in modo contraddittorio, una politica per il tempo lungo fondata sulla linea dell'alternativa e una politica per il tempo medio che preveda una collaborazione tra le grandi forze popolari DC, PCI, PSI. Questa aggregazione democratica e riformatrice è possibile soltanto se la DC, prendendo definitivamente atto della caduta della sua egemonia, si porta su una linea di rinnovamento democratica e riformatrice e se sarà possibile operare fino alla collaborazione programmatica dei comunisti.
E' un disegno chiaramente finalizzato a far maturare le condizioni essenziali per un'alternativa di potere tra forze moderate e forze progressiste.
Si intravvedeva già sullo sfondo il superamento del centro-sinistra e l'emergere della linea degli equilibri più avanzati che sarà impersonata principalmente da Francesco De Martino, riconfermato segretario, con Bettino Craxi e Giovanni Mosca suoi vice[21]. Lauricella fu riconfermato nel Comitato centrale e nella Direzione del PSI.
Furono uomini come Rosario Garibaldi Bosco (Palermo), Bernardino Verro (Corleone), Giuseppe De Felice Giuffrida (Catania), Nicola Barbato (Piana dei Greci), Giacomo Montalto (Trapani), Luigi Leone (Siracusa) a gettare quel seme da cui nascerà un albero dalle radici profonde. Nell'agrigentino particolarmente incisiva fu l'opera dell'avv. Francesco De Luca (1858-1923)[1]. Il movimento dei Fasci fu però soffocato dal governo Crispi, sotto cui fu proclamato (3 gennaio 1994) lo stato d'assedio e decretato lo scioglimento dei Fasci, i cui capi saranno arrestati e processati. Ma il movimento socialista siciliano comincerà a risorgere agli inizi del '900.
A Ravanusa, piccolo ma carico di storia centro dell'agrigentino, nacque uno dei principali diffusori dell'idea socialista in Sicilia, l'avv. Giuseppe Lauricella che fu sindaco della cittadina dal 1914 al 1923, costretto a dimettersi dai fascisti, rimesso al suo posto dagli Alleati nel 1943, dopo il loro sbarco in Sicilia. Alle prime elezioni democratiche del dopoguerra fu il figlio Salvatore a candidarsi, nelle file del PSIUP.
Salvatore (familiarmente Totò) Lauricella nacque a Ravanusa il 18 maggio 1922. Dopo essersi diplomato al liceo "Pitagora" di Crotone, si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza dell'Università di Palermo. Chiamato alle armi nel gennaio 1943, dopo l'8 settembre dello stesso anno e lo sgretolamento dell'esercito italiano, riuscì a sfuggire ai tedeschi, tornò a piedi in Sicilia e, nel 1944, seguendo le orme del padre, si iscrisse al PSIUP[2]. Diventerà in seguito segretario della Federazione di Agrigento.
Si dedicò quindi all'attività sindacale e in particolare al movimento delle terre incolte, finalizzato ad assegnare i terreni non coltivati ai braccianti senza terra; divenne poi segretario della Camera del Lavoro della sua città e componente della segreteria confederale della CGIL di Agrigento, nonché presidente della Lega Provinciale delle Cooperative.
Nel 1945 si laureò in giurisprudenza all'Università di Palermo e l'anno dopo si candidò alle elezioni comunali del 7 aprile 1946.
I risultati premiarono la lista di sinistra (PSIUP-PCI), che prevalse con 5039 voti sulla lista moderata, in cui erano confluiti democristiani, demolaburisti e qualunquisti, che ottenne circa 3000 voti.
La vittoria della sinistra fu celebrata il 9 aprile successivo con una grande manifestazione e il 12 aprile con un comizio tenuto dal giovane Lauricella per il PSIUP e da Domenico Cuffaro per il PCI.
Il 18 settembre 1946, a soli 24 anni, Salvatore fu eletto sindaco della sua città alla quale sarà per sempre unito da un autentico rapporto d'amore reciproco. Nessuno avrebbe potuto immaginare che nel corso della sua vita avrebbe ricoperto, a più riprese, quella carica fino al 1990, per ben 14 volte!
Lauricella, che aveva appena iniziato l'attività forense, pian piano divenne un politico a tempo pieno, dedicandosi sempre più ai bisogni della collettività e dei lavoratori in particolare.
Iniziò dunque, da quella poltrona di sindaco, a scalare i gradini di quella che sarà una brillante carriera politica, sempre al servizio di una sola bandiera: quella rossa del socialismo.
Nel 1951 sposò l'allora diciottenne Lina Portelli, che gli darà due figli[3].
Nel 1954 entrò a far parte del comitato regionale del PSI siciliano e nel gennaio 1959, in occasione del XXXIII congresso di Napoli, entrò a far parte del Comitato Centrale del PSI, nelle file della corrente autonomista, vincitrice del congresso[4]. Vi sarà sempre riconfermato.
Nell'ottobre 1958 si verificò, in seno all'Assemblea Regionale Siciliana (ARS), un fatto insolito nella politica italiana: con la convergenza di alcuni deputati regionali della Democrazia Cristiana, di quelli delle sinistre (PSI e PCI ) e di quelli delle destre (PNM e MSI) venne eletto Presidente della Regione il segretario regionale della DC e deputato all'ARS Silvio Milazzo (1903-1982), alla testa di un governo composto dalle forze politiche che l'avevano sostenuto.
L'elezione di Milazzo (23-10-1958) fu osteggiata dagli organi nazionali del suo partito, i quali in risposta al suo rifiuto di dimettersi, lo espulsero. Milazzo reagì promuovendo un scissione e formando un nuovo partito: l'Unione Siciliana Cristiano Sociale (USCS). Alle successive elezioni regionali del 7 giugno 1959 l'USCS ottenne il 10,6 % dei voti e 10/90 deputati, cosicché Milazzo poté formare un nuovo governo.
L'anomala esperienza dei governi Milazzo, che tuttavia aveva avuto un suo momento di popolarità, essendo stata considerata come una sorta di rivolta autonomistica siciliana contro il centralismo della DC e il suo monopolio del potere, non poteva durare a lungo, anche in seguito agli sviluppi della politica nazionale. Tale esperienza lascerà comunque un segno nel linguaggio politico col termine milazzismo.
Al governo Milazzo seguirono il governo di centro-destra di Benedetto Majorana della Nicchiara e quello di transizione di centro-sinistra, presieduto dal socialista Salvatore Corallo.
Lauricella, divenuto segretario regionale del PSI siciliano (1959-1970), ebbe modo di seguire da vicino l'eclisse del milazzismo e fu uno dei protagonisti dell'elezione (9-9-1961) del dc Giuseppe D'angelo a Presidente della Regione Sicilia, alla testa di un governo di centro-sinistra, considerato il laboratorio della formula che due anni dopo si sarebbe imposta a livello nazionale.
Ormai riconosciuto come uno dei più autorevoli esponenti del socialismo siciliano, alle elezioni legislative del 28-29 aprile del 1963, si candidò nel collegio della Sicilia occidentale e fu eletto deputato con 29.180 voti di preferenza[5]. Manterrà il seggio fino al 1981, quando deciderà di candidarsi all'ARS. La svolta autonomista nel PSI raggiunse un traguardo importante con la costituzione del 1° governo di centro-sinistra (DC-PSI-PSDI-PRI) Moro-Nenni (4-12-1963/22-7-1964), cui vari altri ne seguiranno. Di conseguenza Nenni, vicepresidente del Consiglio, lasciò la segreteria del partito e al suo posto, il 10 dicembre 1963, venne eletto Francesco De Martino[6], cui Lauricella sarà per lungo tempo molto vicino.
Inoltre i membri della Direzione entrati nel governo, come ministri o sottosegretari, vennero sostituiti da altri componenti del Comitato Centrale, fra cui Lauricella, che così entrò nel vertice del partito[7].
Per l'occasione il PSI dovette subire una dolorosa scissione a sinistra[8], ma in compenso la comune presenza di PSI e PSDI nel governo e l'elezione del leader socialdemocratico Giuseppe Saragat a Presidente della Repubblica (28-12-1964) accorciarono le distanze fra i due partiti fino a mettere sul tappeto la questione della loro fusione. In occasione del XXXVI congresso del PSI (Roma, 10-14/11/1965) Lauricella, confermato nella Direzione Nazionale del partito, parlando anche di tale argomento, così concluse il suo intervento[9]:
[…] Il processo unitario socialista deve essere concepito dal partito come un fatto attuale e solido con la convinzione che oggi il compito nostro è quello di fare acquisire alle masse lavoratrici ed a tutto il movimento dei lavoratori questa autonomia tanto nei confronti di ogni ragione di Stato quanto rispetto al sistema capitalistico, perché si giunga a comporre una forza capace di porre la sua alternativa direzionale e di potere e perché l'aumentato potere politico dei lavoratori sia sempre più integrato da uno spostamento di potere economico e sociale a vantaggio di essi.
Il processo unitario giunse a compimento con la Costituente Socialista del 30 giugno 1966, da cui sorse il PSI-PSDI Unificati, dalla stampa più opportunamente rinominato Partito Socialista Unificato (PSU), con presidente Pietro Nenni e co-segretari Francesco De Martino e Mario Tanassi. I risultati delle elezioni del 19-20 maggio 1968, unica competizione a cui il PSU partecipò, furono da esso considerati deludenti, avendo il partito unificato conseguito solo il 14,5 % rispetto al 18,63 che i due partiti avevano ottenuto separatamente nel 1963[10].
Lauricella, in tale occasione capolista nel collegio della Sicilia occidentale, comunque fu rieletto, con ben 40.582 preferenze. La presunta sconfitta elettorale provocò uno sbandamento nel PSU, il suo disimpegno dal governo e un frastagliamento interno fra gruppi e correnti in vista del XXXVIII (Roma, 23-28/10/1968), che elesse segretario unico Mauro Ferri[11]. La corrente di De Martino, “Riscossa Socialista”, nella cui lista Lauricella rientrò nel CC, ottenne il 32,2 % dei voti congressuali. Successivamente fu decisa la partecipazione al 1° governo Rumor e Lauricella vi entrò come Ministro per le Partecipazioni Statali. Tale governo durò circa un anno, poiché si dimise nel luglio 1969, subito dopo la scissione degli ex socialdemocratici, guidati da Mario Tanassi, che fondarono un loro partito (5-7-1969) denominato Partito Socialista Unitario e ritirarono i loro ministri dal governo[12].
Nel 1970 il PSI, guidato da De Martino, decise di entrare nel 3°governo Rumor e poi anche nel governo Colombo (28-3-1970/17-2-1972), nei quali Salvatore Lauricella fu nominato titolare del Ministero dei Lavori Pubblici[13].
Caduto il governo Colombo, dopo un breve monocolore DC di Andreotti, furono sciolte le Camere e indette nuove elezioni che ebbero luogo il 7-8 maggio 1972. Lauricella fu ancora confermato deputato con 72.803 voti di preferenza, ma il PSI rimase fuori del governo centrista di Andreotti. Contro il ritorno centrista e per l'unità interna del PSI si pronunciò il Nostro al XXXIX congresso del partito (Genova, 9-12/11/1972)[14]:
[…] Ma per un efficace rilancio del PSI, per la conduzione di un'incisiva e autonoma iniziativa socialista nella società italiana è necessario anche rivalutare, attualizzare e inserire operativamente nella strategia politica del partito alcuni valori propri e insostituibili del socialismo italiano delle origini; quei valori umanitari, libertari ed egualitari che costituiscono ancora oggi l'essenza dì un Partito che voglia svolgere in Italia una funzione socialista, democratica e riformatrice. Su queste linee di fondo che noi proponiamo per una nuova iniziativa politica del PSI è possibile realizzare l' unità del partito e un tipo di gestione che senza ricorrere a compromessi paralizzanti, sia in grado di coinvolgere attivamente tutte le componenti.
Un tipo di gestione nello stesso tempo unitario e articolato che non mortifichi e renda inefficace o poco credibile l'iniziativa politica socialista e che ponga le premesse per un superamento effettivo delle antiche e spesso arcaiche divisioni in correnti.[15]
Lauricella rientrò nel Comitato Centrale e nella Direzione, dalla quale in precedenza era uscito in quanto ministro. Oltre alla Direzione fu creato un Ufficio di Segreteria di sette componenti, di cui pure Lauricella entrò a far parte[16]. Il che dimostra di quanto era cresciuta la sua autorevolezza non solo nel partito siciliano, ma anche a livello nazionale. Il congresso si concluse con un invito alla ripresa del dialogo fra tutte le forze democratiche.
Nel febbraio 1973 riprese il dialogo DC-PSI, che dopo alcuni mesi si concluse con la caduta del governo centrista e la formazione del 4° e 5° governo Rumor di centro-sinistra (2-7-1973/3-10-1974), sostenuti da DC, PSI, PSDI[17], PRI[18]. Di entrambi fece parte Lauricella, ancora una volta come titolare dei LLPP[19].
Il XL congresso socialista (Roma, 3-7/3/1976) si svolse in modo sostanzialmente unitario attorno a una sola mozione approvata all'unanimità, sulla base della politica di alternativa socialista, volta alla trasformazione del sistema capitalistico, mediante un processo di graduale transizione al socialismo, da attuarsi nel rispetto della democrazia e della libertà. Era una linea che probabilmente teneva conto di quanto accaduto in Cile tre anni prima, dove il legittimo governo del socialista Salvador Allende era stato rovesciato con la violenza[20]; in seguito a quella tragica vicenda il PCI aveva adottato la linea del compromesso storico, che Lauricella, fautore invece della linea dell'alternativa, nel suo intervento al congresso, definì compromesso vischioso. Tuttavia, secondo il politico siciliano, non c'erano ancora le condizioni per un'alternativa immediata alle forze moderate:
Occorre pertanto una proposta più articolata e complessa che sappia contenere insieme, senza divaricarle in modo contraddittorio, una politica per il tempo lungo fondata sulla linea dell'alternativa e una politica per il tempo medio che preveda una collaborazione tra le grandi forze popolari DC, PCI, PSI. Questa aggregazione democratica e riformatrice è possibile soltanto se la DC, prendendo definitivamente atto della caduta della sua egemonia, si porta su una linea di rinnovamento democratica e riformatrice e se sarà possibile operare fino alla collaborazione programmatica dei comunisti.
E' un disegno chiaramente finalizzato a far maturare le condizioni essenziali per un'alternativa di potere tra forze moderate e forze progressiste.
Si intravvedeva già sullo sfondo il superamento del centro-sinistra e l'emergere della linea degli equilibri più avanzati che sarà impersonata principalmente da Francesco De Martino, riconfermato segretario, con Bettino Craxi e Giovanni Mosca suoi vice[21]. Lauricella fu riconfermato nel Comitato centrale e nella Direzione del PSI.
I risultati delle elezioni politiche del 20-21 giugno 1976, contraddicendo le previsioni di tutti i leader socialisti, furono però alquanto deludenti[22]. Ciò comportò uno sbandamento nei ranghi del PSI e un diffuso desiderio di rinnovamento, anche generazionale, nella gestione del partito e nella sua linea politica[23].
E infatti, nel corso del Comitato Centrale del luglio 1976, riunito a Roma all'hotel Midas, la cosiddetta rivolta dei quarantenni costrinse De Martino a lasciare la segreteria. Al suo posto la nuova Direzione[24] elesse Bettino Craxi, affiancato da una segreteria, di cui Salvatore Lauricella entrò a far parte[25]. Il periodo successivo fu contrassegnato da un intenso attivismo del vertice socialista: si ebbe la pubblicazione del Progetto socialista, l'elezione del socialista Giorgio Benvenuto a segretario generale dell'UIL, l'intensificazione dei rapporti con l'Internazionale Socialista (IS) di cui presidente era divenuto il prestigioso Willy Brandt, il sostegno ai socialisti spagnoli, portoghesi, greci e cileni, oppressi nei loro paesi. Ma nello stesso tempo insorsero divergenze tra il segretario e alcune componenti del Partito, allarmate dall'accentramento di potere che Craxi andava accumulando.
Accantonato dunque l'unanimismo appena raggiunto, al XLI congresso del PSI (Torino, 29 marzo/2 aprile 1978) furono presentate ben quattro mozioni. Vincitrice (63,5 %) risultò quella presentata da Craxi e Signorile, che divennero segretario e vicesegretario del partito; con la mozione De Martino-Manca (25,9 %) si schierò Lauricella, ancora una volta eletto nel CC[26] e successivamente nella Direzione Nazionale. Per acclamazione, Pietro Nenni fu eletto alla presidenza. Un segno dei mutamenti in corso fu il cambiamento del simbolo.
I primi frutti dell'intraprendenza del segretario Craxi e della sua politica innovativa, il PSI li colse in occasione[27] delle elezioni anticipate del 3-4/6/1979, in cui esso registrò un piccolo incremento in voti e in seggi. Salvatore Lauricella fu eletto per la quinta volta alla Camera, con 55.385 voti di preferenza, ancora nel tradizionale collegio di Palermo.
Il 1980 si aprì con una grave perdita per il PSI: la morte di Pietro Nenni, leader storico del socialismo italiano, e non solo, e in quel momento presidente del CC. In questa carica al suo posto il CC del 16-18 gennaio 1980, svoltosi in un ritrovato clima unitario attorno alla nuova linea della solidarietà nazionale, che di fatto avrebbe comportato il ritorno del PSI al governo, elesse uno degli esponenti più prestigiosi del PSI: Riccardo Lombardi, leader della “Sinistra” del partito.
Tale clima disteso tuttavia ebbe poca durata perché Lombardi, sentendosi emarginato da ogni effettivo potere politico dal decisionismo di Craxi, il 13 marzo 1980 rassegnò le dimissioni da Presidente. Inoltre nel CC si ebbe un cambio di maggioranza, relegando la sinistra al ruolo di minoranza interna.
Accantonato dunque l'unanimismo appena raggiunto, al XLI congresso del PSI (Torino, 29 marzo/2 aprile 1978) furono presentate ben quattro mozioni. Vincitrice (63,5 %) risultò quella presentata da Craxi e Signorile, che divennero segretario e vicesegretario del partito; con la mozione De Martino-Manca (25,9 %) si schierò Lauricella, ancora una volta eletto nel CC[26] e successivamente nella Direzione Nazionale. Per acclamazione, Pietro Nenni fu eletto alla presidenza. Un segno dei mutamenti in corso fu il cambiamento del simbolo.
I primi frutti dell'intraprendenza del segretario Craxi e della sua politica innovativa, il PSI li colse in occasione[27] delle elezioni anticipate del 3-4/6/1979, in cui esso registrò un piccolo incremento in voti e in seggi. Salvatore Lauricella fu eletto per la quinta volta alla Camera, con 55.385 voti di preferenza, ancora nel tradizionale collegio di Palermo.
Il 1980 si aprì con una grave perdita per il PSI: la morte di Pietro Nenni, leader storico del socialismo italiano, e non solo, e in quel momento presidente del CC. In questa carica al suo posto il CC del 16-18 gennaio 1980, svoltosi in un ritrovato clima unitario attorno alla nuova linea della solidarietà nazionale, che di fatto avrebbe comportato il ritorno del PSI al governo, elesse uno degli esponenti più prestigiosi del PSI: Riccardo Lombardi, leader della “Sinistra” del partito.
Tale clima disteso tuttavia ebbe poca durata perché Lombardi, sentendosi emarginato da ogni effettivo potere politico dal decisionismo di Craxi, il 13 marzo 1980 rassegnò le dimissioni da Presidente. Inoltre nel CC si ebbe un cambio di maggioranza, relegando la sinistra al ruolo di minoranza interna.
In nome della governabilità il Psi entrò nel 2° governo Cossiga e nel governo Forlani, di cui Lauricella non fece parte.
Essendosi formata una diversa maggioranza[28] nel CC, fu necessario eleggere una nuova Direzione, che comprendeva tutti quelli della precedente – e dunque anche Lauricella – più altri 11 nuovi elementi.
Il 25 marzo 1981 l'ormai noto Totó Lauricella si dimise da deputato nazionale[29], avendo modificato il suo personale progetto di impegno politico[30]. Lauricella comunque conservò il suo seggio nel CC eletto dal XLII congresso (Palermo, 22-26/4/1981), che introdusse l'elezione diretta del segretario del partito. Egli questa volta figurava nel correntone dei “Riformisti” coagulatosi attorno a Craxi, che raccolse il 70 % dei voti congressuali.[31]
L'11 maggio 1981 Lauricella fu eletto nuovamente segretario regionale del PSI siciliano e, il 21 giugno successivo, deputato all'Assemblea Regionale Siciliana (IX legislatura). Egli si era presentato sia nel collegio di Palermo, che in quello di Agrigento ed in entrambi fu eletto. Optò per quello di Palermo, dove aveva ottenuto 23.771 voti di preferenza su 76.294 di lista[32].
Il 4 agosto successivo venne eletto presidente dell'ARS. Nel suo discorso di insediamento, pronunciò queste parole:
Dobbiamo tendere con il nostro impegno di coerenza e con il nostro comportamento di rettitudine, a ridurre la divaricazione tra la classe politica e la gente, fra la cultura e le strutture politiche da una parte e tensioni della società civile dell'altra. Dobbiamo, con animo fermo e dedizione costante, dare corpo e voce alle esigenze represse, alle speranze deluse, alle gravi questioni dell'emarginazione, del bisogno e della paura; dobbiamo portare le istituzioni autonomistiche, l'Assemblea e la sua opera fra la gente.[33]
Lauricella si candidò anche nelle successive elezioni regionali siciliane del 22 giugno 1986 (X legislatura) ancora nei due collegi di Palermo e di Agrigento e in entrambi fu rieletto. Optò di nuovo per quello di Palermo, in cui aveva ottenuto 37.754 preferenze su 89251 di lista[34].
Dopo il decennio (1981-1991) di presidenza dell'ARS, decise di ritornare alla politica nazionale e di presentarsi alle elezioni politiche del 5-6 aprile 1992. Il quadro politico che gli si presentava davanti era alquanto mutato sia nel partito che sulla scena politica nazionale[35] e internazionale[36].
Le cose comunque andarono abbastanza bene per il PSI, che ottenne 92 deputati e 49 senatori. Lauricella fu eletto, nel suo vecchio collegio di Palermo, con 29.392 preferenze.
Per quanto robusta fosse l'esperienza politica accumulata in tanti anni di attività e di successi dal politico siciliano, difficilmente egli avrebbe potuto prevedere il terremoto politico che si stava avvicinando.
L'XI legislatura repubblicana risulterà infatti essere molto agitata, sia dal punto di vista istituzionale, sia da quello politico generale, sia per i rivolgimenti interni nel PSI, a cui accenniamo assai sommariamente: il dilagare dell'inchiesta detta Mani pulite, che investì vari partiti, compreso il PSI, la fine dell'unanimismo nel partito, le dimissioni di Bettino Craxi da segretario (11-2-1993) e la sua sostituzione prima con Giorgio Benvenuto (12-2-1993)[37] poi con Ottaviano Del Turco (28-5-1993), l'inizio della lunga diaspora socialista[38], lo scioglimento del Parlamento (16-1-1994). Dopo il quale Lauricella decise di ritirarsi a vita privata. Lo fece senza schiamazzi, con dignità e rispetto per le istituzioni. Morí a Palermo il 7 novembre 1996.
Il presidente della Camera Luciano Violante inviò alla famiglia il seguente telegramma:
Apprendo con commozione la notizia della scomparsa di Salvatore Lauricella, più volte deputato del Partito socialista italiano, Ministro della ricerca scientifica e dei lavori pubblici nella V e nella VI legislatura e dal 1981 per due legislature Presidente dell'Assemblea regionale siciliana. Avvocato, dirigente sindacale, aveva aderito al Partito socialista sin dal momento della sua ricostruzione dopo la fine del fascismo. Promotore della corrente guidata da Francesco De Martino, nel 1962 fu uno dei protagonisti della svolta di centro-sinistra in Sicilia. Esprimo, anche a nome dell'Assemblea che presiedo, i sensi della mia partecipazione al dolore che accompagna la sua scomparsa.
L'ARS gli dedicò una seduta per commemorarne la figura, alla quale parteciparono tutti i gruppi parlamentari[39]. Il presidente la introdusse con queste parole:
Onorevoli colleghi, la Sicilia ha perduto con la morte di Salvatore Lauricella un protagonista della sua storia politica e sociale. Chiunque volesse ripercorrere la vicenda travagliata e difficile di questi cinquant'anni delle istituzioni autonomistiche, della politica e della società siciliana, non potrebbe fare a meno di imbattersi nella storia personale e nell'azione politica di questo socialista della prima ora. Una vicenda umana e politica straordinariamente ricca ed intensa; sempre ispirata a valori elevati e supportata da un raro acume politico, che lo hanno portato a scrivere pagine importanti della politica regionale, cosi come di quella nazionale.
Il museo archeologico di Ravanusa è stato intitolato (2007) a Salvatore Lauricella. Il 28 settembre 2012 è stato pubblicato, col patrocinio dell'ARS, il prezioso “Quaderno” Salvatore Lauricella – L'archivio politico e personale – Discorsi al Parlamento siciliano.[40]
Il 7 aprile 2018 è stata inaugurata a Ravanusa una statua in bronzo a Salvatore Lauricella, finanziata dal Comune e opera dello scultore ravanusano Rocco Carlisi.
Il 22 maggio 2022 è stato tenuto a Ravanusa un convegno su Lauricella, in occasione del centenario della sua nascita.
Essendosi formata una diversa maggioranza[28] nel CC, fu necessario eleggere una nuova Direzione, che comprendeva tutti quelli della precedente – e dunque anche Lauricella – più altri 11 nuovi elementi.
Il 25 marzo 1981 l'ormai noto Totó Lauricella si dimise da deputato nazionale[29], avendo modificato il suo personale progetto di impegno politico[30]. Lauricella comunque conservò il suo seggio nel CC eletto dal XLII congresso (Palermo, 22-26/4/1981), che introdusse l'elezione diretta del segretario del partito. Egli questa volta figurava nel correntone dei “Riformisti” coagulatosi attorno a Craxi, che raccolse il 70 % dei voti congressuali.[31]
L'11 maggio 1981 Lauricella fu eletto nuovamente segretario regionale del PSI siciliano e, il 21 giugno successivo, deputato all'Assemblea Regionale Siciliana (IX legislatura). Egli si era presentato sia nel collegio di Palermo, che in quello di Agrigento ed in entrambi fu eletto. Optò per quello di Palermo, dove aveva ottenuto 23.771 voti di preferenza su 76.294 di lista[32].
Il 4 agosto successivo venne eletto presidente dell'ARS. Nel suo discorso di insediamento, pronunciò queste parole:
Dobbiamo tendere con il nostro impegno di coerenza e con il nostro comportamento di rettitudine, a ridurre la divaricazione tra la classe politica e la gente, fra la cultura e le strutture politiche da una parte e tensioni della società civile dell'altra. Dobbiamo, con animo fermo e dedizione costante, dare corpo e voce alle esigenze represse, alle speranze deluse, alle gravi questioni dell'emarginazione, del bisogno e della paura; dobbiamo portare le istituzioni autonomistiche, l'Assemblea e la sua opera fra la gente.[33]
Lauricella si candidò anche nelle successive elezioni regionali siciliane del 22 giugno 1986 (X legislatura) ancora nei due collegi di Palermo e di Agrigento e in entrambi fu rieletto. Optò di nuovo per quello di Palermo, in cui aveva ottenuto 37.754 preferenze su 89251 di lista[34].
Dopo il decennio (1981-1991) di presidenza dell'ARS, decise di ritornare alla politica nazionale e di presentarsi alle elezioni politiche del 5-6 aprile 1992. Il quadro politico che gli si presentava davanti era alquanto mutato sia nel partito che sulla scena politica nazionale[35] e internazionale[36].
Le cose comunque andarono abbastanza bene per il PSI, che ottenne 92 deputati e 49 senatori. Lauricella fu eletto, nel suo vecchio collegio di Palermo, con 29.392 preferenze.
Per quanto robusta fosse l'esperienza politica accumulata in tanti anni di attività e di successi dal politico siciliano, difficilmente egli avrebbe potuto prevedere il terremoto politico che si stava avvicinando.
L'XI legislatura repubblicana risulterà infatti essere molto agitata, sia dal punto di vista istituzionale, sia da quello politico generale, sia per i rivolgimenti interni nel PSI, a cui accenniamo assai sommariamente: il dilagare dell'inchiesta detta Mani pulite, che investì vari partiti, compreso il PSI, la fine dell'unanimismo nel partito, le dimissioni di Bettino Craxi da segretario (11-2-1993) e la sua sostituzione prima con Giorgio Benvenuto (12-2-1993)[37] poi con Ottaviano Del Turco (28-5-1993), l'inizio della lunga diaspora socialista[38], lo scioglimento del Parlamento (16-1-1994). Dopo il quale Lauricella decise di ritirarsi a vita privata. Lo fece senza schiamazzi, con dignità e rispetto per le istituzioni. Morí a Palermo il 7 novembre 1996.
Il presidente della Camera Luciano Violante inviò alla famiglia il seguente telegramma:
Apprendo con commozione la notizia della scomparsa di Salvatore Lauricella, più volte deputato del Partito socialista italiano, Ministro della ricerca scientifica e dei lavori pubblici nella V e nella VI legislatura e dal 1981 per due legislature Presidente dell'Assemblea regionale siciliana. Avvocato, dirigente sindacale, aveva aderito al Partito socialista sin dal momento della sua ricostruzione dopo la fine del fascismo. Promotore della corrente guidata da Francesco De Martino, nel 1962 fu uno dei protagonisti della svolta di centro-sinistra in Sicilia. Esprimo, anche a nome dell'Assemblea che presiedo, i sensi della mia partecipazione al dolore che accompagna la sua scomparsa.
L'ARS gli dedicò una seduta per commemorarne la figura, alla quale parteciparono tutti i gruppi parlamentari[39]. Il presidente la introdusse con queste parole:
Onorevoli colleghi, la Sicilia ha perduto con la morte di Salvatore Lauricella un protagonista della sua storia politica e sociale. Chiunque volesse ripercorrere la vicenda travagliata e difficile di questi cinquant'anni delle istituzioni autonomistiche, della politica e della società siciliana, non potrebbe fare a meno di imbattersi nella storia personale e nell'azione politica di questo socialista della prima ora. Una vicenda umana e politica straordinariamente ricca ed intensa; sempre ispirata a valori elevati e supportata da un raro acume politico, che lo hanno portato a scrivere pagine importanti della politica regionale, cosi come di quella nazionale.
Il museo archeologico di Ravanusa è stato intitolato (2007) a Salvatore Lauricella. Il 28 settembre 2012 è stato pubblicato, col patrocinio dell'ARS, il prezioso “Quaderno” Salvatore Lauricella – L'archivio politico e personale – Discorsi al Parlamento siciliano.[40]
Il 7 aprile 2018 è stata inaugurata a Ravanusa una statua in bronzo a Salvatore Lauricella, finanziata dal Comune e opera dello scultore ravanusano Rocco Carlisi.
Il 22 maggio 2022 è stato tenuto a Ravanusa un convegno su Lauricella, in occasione del centenario della sua nascita.
- Il Fascio dei Lavoratori di Agrigento (allora Girgenti) fu fondato il 30-10-1892. Fu chiuso, in seguito alla repressione crispina, il 14-1-1994.
- Il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP) era sorto a Roma il 23-8-1943 dalla fusione tra il PSI di Giuseppe Romita e Oreste Lizzadri, il Movimento di Unità Proletaria per la repubblica socialista (MUP) di Lelio Basso e Corrado Bonfantini e Unità Proletaria (UP) di Giuliano Vassalli e Mario Zagari. Suo primo segretario fu Pietro Nenni, appena tornato dal confino.
- Lucia, nata il 16-8-1953, laureata in pedagogia e specializzata in psicologia, psicoterapeuta presso l'ASL di Palermo e Giuseppe, nato il 9-7-1960, avvocato e docente universitario di Diritto Pubblico. Sarà deputato nazionale nella XVII legislatura (2013-2018) per il Partito Democratico (PD).
- In occasione del congresso di Napoli, dopo 10 anni di unanimismo, riemersero le correnti. La corrente di Autonomia (Nenni) ottenne il 58,30 %, quella di Sinistra (Vecchietti) il 32,65 e quella di Alternativa Democratica (Basso) l'8,73. La nuova Direzione sarà interamente autonomista, con Pietro Nenni segretario del partito e Francesco De Martino vicesegretario.
- In quelle elezioni il PSI ottenne il 13,84 % e 87/630 deputati.
- Nuovo vicesegretario, al posto di De Martino, fu eletto Giacomo Brodolini.
- I membri del CC del PSI, entrati nella Direzione in sostituzione di quelli entrati nel Governo furono: Tristano Codignola, Renato Colombo, Salvatore Lauricella, Pietro Lezzi, Matteo Matteotti e Giusto Tolloy.
- Il 10-1-1964 le sinistre del PSI lasciarono il partito e costituirono il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP, da non confondere con quello omonimo del 1943-47) con segretario Tullio Vecchietti e presidente Lelio Basso. Alla scissione aderì anche l'on. Vito Raia (1927-1991), concittadino di Lauricella, essendo nato anch'egli a Ravanusa.
- L'intervento, scritto e consegnato alla presidenza del congresso, fu pubblicato sull'Avanti! del 14-11-1965.
- In tale conteggio non si teneva conto del fatto che il PSIUP, partito socialista di sinistra, che nel 1963 ancora non esisteva, nel 1968 aveva ottenuto un buon 4,5 %.
- Per l'occasione fu deciso di rinominare il partito in PSI/ Sezione dell'Internazionale Socialista.
- In seguito alla scissione Nenni si dimise da Presidente del CC. .
- Alla segreteria del PSI De Martino, divenuto ministro, venne sostituito da Giacomo Mancini. Il 13-3-1971 De Martino fu eletto presidente del CC.
- Nel corso del congresso ci furono due confluenze nel PSI: A) il PSIUP, non avendo ottenuto alcun seggio alla Camera, il 13-7-1972 decise di sciogliersi. Una sua minoranza (9 %), guidata da Vincenzo Gatto e Giuseppe Avolio, decise di rientrare nel PSI e al congresso ottenne 7/141 seggi nel CC. B) Per motivi analoghi la maggioranza del Movimento Politico dei Lavoratori (MPL), con in testa il fondatore Livio Labor, Gennaro Acquaviva e Luigi Covatta, decise di confluire nel PSI e al congresso ottenne 4 seggi nel CC.
- In Avanti! dell'11-11-1972.
- I sette componenti della segreteria unitaria erano: Francesco De Martino (segretario), Giovanni Mosca, Bettino Craxi, Enrico Manca, Antonio Landolfi, Salvatore Lauricella, Claudio Signorile.
- Il socialdemocratico PSU, nel suo 1° congresso (Roma, 6-9/2/1971) aveva ripreso la sua tradizionale denominazione di PSDI.
- Il PRI non era presente nel 5° governo Rumor.
- Al 5° governo Rumor seguirà una serie di monocolori della DC.
- Al congresso era presente Carlos Altamirano, segretario del Partito Socialista Cileno, che nel portare il suo saluto ai socialisti italiani, parlò del colpo di stato dell'11-9-1973 e della violenta repressione fascista che ne seguì.
- Pietro Nenni, acclamato dal congresso, tornò alla presidenza del CC.
- Il PSI ottenne il 10,20 % e 29/315 seggi al Senato e il 9,64 % e 57/630 seggi alla Camera. Lauricella fu comunque rieletto alla Camera per la quarta volta, sempre nel collegio di Palermo, con 47.032 preferenze.
- Un primo sintomo del malessere interno furono le dimissioni del vicesegretario Giovanni Mosca.
- La precedente si era dimessa subito dopo le dimissioni di De Martino, il quale rifiutò di entrare nella nuova.
- La segreteria era composta, oltre che dal segretario Craxi, da Antonio Landolfi, Salvatore Lauricella, Enrico Manca e Claudio Signorile.
- Le altre due mozioni erano quelle presentate da Mancini-Balzamo (7,1 %) e da Achilli (3,9 %).
- Un precedente successo, in parte ascrivibile a Craxi si era avuto l'8-7-1978 con l'elezione di Sandro Pertini alla Presidenza della Repubblica.
- La maggioranza Craxi-Signorile venne sostituita da quella Craxi-Manca-De Michelis, per cui la Direzione si dimise (3-10-1980) e ne venne eletta una nuova.
- Il giorno dopo gli subentrò Vito Cusumano.
- Probabilmente esso era inserito in un quadro più generale di ristrutturazione del gruppo dirigente del PSI, come fanno pensare anche gli sviluppi successivi.
- Il gruppo di De Martino si era dissolto, essendosi l'ala di Enrico Manca alleata con la corrente craxiana. All'opposizione interna rimasero le tre sinistre: quella di Giacomo Mancini (2,3 %), quella di Riccardo Lombardi (20 %) e quella di Michele Achilli (7,7 %).
- Nel collegio di Agrigento, dove aveva ottenuto 13.776 preferenze su 25.886 voti di lista, gli subentrò Vincenzo Di Caro.
- Parole citate dal deputato Ricevuto nella seduta di commemorazione di Salvatore Lauricella e riportate nel resoconto parlamentare dell'ARS del 14-15/11/1996.
- Nel collegio di Agrigento aveva raccolto 20.485 preferenze su 31.308 di lista. Gli subentrò Giovanni Palillo.
- Ad esempio c'erano stati la nomina del governo Craxi, primo governo guidato da un socialista; il sorgere di nuovi partiti, come il Partito Democratico della Sinistra (PDS), il Partito della Rifondazione Comunista (PRC), la Lega Nord (LN), La Rete, la Federazione dei Verdi (FdV).
- Ad esempio la caduta del Muro di Berlino, la disgregazione dell'URSS, l'unificazione tedesca, l'istituzione dell'Unione Europea (UE).
- Il 15-3-1993 fu eletto presidente del PSI Gino Giugni, intellettuale di grande prestigio.
- Sull'argomento si può vedere il libro di Ferdinando Leonzio La diaspora del socialismo italiano ZeroBook, 2017.
- Tutti gli interventi sono riportati nel Resoconto stenografico dell'ARS della seduta del 14-15 novembre 1996.
- L'Archivio Lauricella é stato dichiarato dal Ministero dei Beni Culturali di interesse storico particolarmente importante.
Fonte: di Ferdinando Leonzio










