"SI SONO VOLUTI CONTARE" di Paolo Bagnoli
24-03-2026 - EDITORIALE
Dopo il referendum sul divorzio del 12-13 maggio 1974 nel quale il NO all'abrogazione vinse con il 59,3%, Pietro Nenni disse: “Si sono voluti contare…”. L'Italia codina, fideistica, antimoderna e reazionaria perse prevalendo l'Italia laica; un'Italia nella modernità anche se la politica corrente di allora era dentro altri vortici.
Questa volta ha vinto l'Italia repubblicana – votanti il 58,9%: NO 53,2%,SI 46,8% - intesa nel senso più pieno del termine, quella che crede nella Costituzione che, con la vittoria del SI, avrebbe corso grossi rischi. Così, rispetto alle pulsioni autoritative, di democrazia illiberale di questo governo, tiriamo un sospiro di sollievo: il popolo italiano è andato a votare in grande numero dicendo NO a una modifica della Carta che, se si fosse avverata, sarebbe stata prodromo di altri cambiamenti i quali, come il premierato, avrebbero ferito a morte, non solo nella lettera, ma nella cultura che la sottende, lo spirito concreto della democrazia a base parlamentare. Crediamo che adesso di premierato non si parlerà più e che, anche sulla legge elettorale, i toni saranno diversi. Inoltre, a vedere l'andamento dei voti al Sud, anche sull'autonomia differenziata saggezza politica richiederebbe una seria riconsiderazione. Una parola c'è da aggiungere a proposito del Sud e riguarda la Calabria, la più sofferente del nostro Meridione, ove il NO ha raccolto il 57,3% e il NO il 42,7% . Lo rileviamo poiché riteniamo che le dichiarazioni del procuratore Nicola Gratteri, che avevano suscitato scandalo per la destra, abbiano, invece, rappresentato una molla positiva visti i risultati del voto.
I perdenti non si stancano di dichiarare che rispetteranno il responso popolare – se non lo facessero vorrebbe dire che pensano al colpo di Stato- e, quindi, poiché il governo non si dimetterà, tutto procederà come se niente fosse. Onore, allora, a Matteo Renzi: quando perse il suo referendum, ebbe la dignità di rimettere il mandato; per una volta lo stile fu salvo. Anche Nordio si è affrettato a dire che non si dimetterà; infatti, vista la ragione, se lo facesse tutto il governo dovrebbe andare poiché le responsabilità del governo sono “collegiali”.
Il governo, quindi, non si dimette e sarà ancora una navigazione nell'ambiguità e nella menzogna, visto il comportamento rispetto alla crisi internazionale e alle bugie messe in campo per convincere che, con la vittoria del referendum sulla legge Nordio, la giurisdizione sarebbe cambiata in meglio e tutti i mali che l'affliggono risolti, tirando pure dentro il delitto di Garlasco, la casa nel bosco, gli spacciatori e anche i pedofili.
La verità è che, al governo, della giustizia importa ben poco. Il problema è che, basandosi su censurabili comportamenti di alcuni magistrati, si è cercato di suonare la carica – altrimenti non si spiega perché, nei passaggi parlamentari previsti, il testo è stato ritenuto inemendabile - per cercare di avere un'investitura di popolo in modo diretto cosicché da poter scorrazzare nell'assetto dello Stato per cambiarne la struttura e la radice democratica. La prima cosa sarebbe stata la legge elettorale con l'intento da parte di FdI di avere la maggioranza da sola alle Camere; poi, sarebbe venuto tutto il resto, Allora addio Costituzione e addio all'antifascismo che la motiva e la informa; l'idea gentiliana di nazione si sarebbe affermata: un'idea nella quale, se andiamo ben a vedere, i germi del sovranismo nazionalistico sono a portata di mano.
Già, “si sono voluti contare…” e sperando di dire non solo no a quanto Giorgia Meloni dichiara a sostegno giustificativo del suo comportamento: ossia, che i cittadini quattro anni fa li hanno votati proprio perché facessero ciò che stanno facendo; vale a dire, che il popolo ha dato a Fratelli d'Italia e ai suoi alleati governativi, un'investitura praticamente diretta. Il passaggio della riforma Nordio avrebbe permesso anche di coprire il vuoto degli anni al governo nei quali non è stato realizzato praticamente niente né sul piano interno né su quello internazionale, se non cercare di non urtare Trump sul bisognerebbe finalmente esprimersi sulla sua capacità di ragionare.
Il voto ha messo in crisi la figura di leader forte di Giorgia Meloni. Per recuperare e, da un lato far vedere che è sempre, nonostante tutto, lei a comandare e, dall'altro, scaricare altrove la sconfitta, ha cacciato Del Mastro da sottosegretario e, pure, la capogabinetto da via Arenula. Un allontanamento che sarebbe spettato al ministro Nordio quando la Bartolozzi è scesa in campagna elettorale poiché non si è mai visto che un capo gabinetto vi partecipi. Tradotto in politica Del Mastro, Bartolozzi e Santanchè - invitata rubemente ad andarsene, ha eseguito - sono stati additati come la causa del fallimento referendario della destra.
Lasciamo agli analisti, ai sociologi della politica, ai politologici di sbizzarrirsi nell'interpretazione dei voti e, in un certo senso, tanto per capirsi, sul significato che hanno in relazione ai territori nei quali sono stati espressi, analizzando bene il quadro del Nord e quello del Sud che – lo ripetiamo - merita una particolare attenzione.
Ora, l'opposizione, invece di irretirsi solo sul problema dello schieramento adopri la ragione politica ed elabori una cultura politica dell'Italia che ha detto NO e ai voti in più che esso ha avuto rispetto a quelli dei partiti del “campo largo”, del “pensiero lungo” e amenità formulistiche connesse. Ci dica, finalmente, cosa è l'Italia non di sinistra, beninteso, ma di quella che si oppone alla destra; certo, ci fosse anche la sinistra, quella vera, in campo l'elaborazione sarebbe sicuramente più ricca. Prima va costituito il movimento e successivamente compattato lo schieramento delle forze dell'opposizione democratica contro il blocco nazionalistico-sovranista che vuole smantellare la Costituzione.
Ora siamo all'onere della prova. Attenti a non vendere la pelle dell'orso prima di averlo preso. Sedersi sugli allori sarebbe uno sbaglio che potrebbe costare caro visto che i cittadini italiani a favore del “no” sono il 46,8% esiste un campo, questo sì, veramente largo da costituzionalizzare per manutentare la nostra democrazia. Lo richiede la Costituzione della Repubblica a cui ben il 53,2% di italiani ha detto SI votando NO.
Questa volta ha vinto l'Italia repubblicana – votanti il 58,9%: NO 53,2%,SI 46,8% - intesa nel senso più pieno del termine, quella che crede nella Costituzione che, con la vittoria del SI, avrebbe corso grossi rischi. Così, rispetto alle pulsioni autoritative, di democrazia illiberale di questo governo, tiriamo un sospiro di sollievo: il popolo italiano è andato a votare in grande numero dicendo NO a una modifica della Carta che, se si fosse avverata, sarebbe stata prodromo di altri cambiamenti i quali, come il premierato, avrebbero ferito a morte, non solo nella lettera, ma nella cultura che la sottende, lo spirito concreto della democrazia a base parlamentare. Crediamo che adesso di premierato non si parlerà più e che, anche sulla legge elettorale, i toni saranno diversi. Inoltre, a vedere l'andamento dei voti al Sud, anche sull'autonomia differenziata saggezza politica richiederebbe una seria riconsiderazione. Una parola c'è da aggiungere a proposito del Sud e riguarda la Calabria, la più sofferente del nostro Meridione, ove il NO ha raccolto il 57,3% e il NO il 42,7% . Lo rileviamo poiché riteniamo che le dichiarazioni del procuratore Nicola Gratteri, che avevano suscitato scandalo per la destra, abbiano, invece, rappresentato una molla positiva visti i risultati del voto.
I perdenti non si stancano di dichiarare che rispetteranno il responso popolare – se non lo facessero vorrebbe dire che pensano al colpo di Stato- e, quindi, poiché il governo non si dimetterà, tutto procederà come se niente fosse. Onore, allora, a Matteo Renzi: quando perse il suo referendum, ebbe la dignità di rimettere il mandato; per una volta lo stile fu salvo. Anche Nordio si è affrettato a dire che non si dimetterà; infatti, vista la ragione, se lo facesse tutto il governo dovrebbe andare poiché le responsabilità del governo sono “collegiali”.
Il governo, quindi, non si dimette e sarà ancora una navigazione nell'ambiguità e nella menzogna, visto il comportamento rispetto alla crisi internazionale e alle bugie messe in campo per convincere che, con la vittoria del referendum sulla legge Nordio, la giurisdizione sarebbe cambiata in meglio e tutti i mali che l'affliggono risolti, tirando pure dentro il delitto di Garlasco, la casa nel bosco, gli spacciatori e anche i pedofili.
La verità è che, al governo, della giustizia importa ben poco. Il problema è che, basandosi su censurabili comportamenti di alcuni magistrati, si è cercato di suonare la carica – altrimenti non si spiega perché, nei passaggi parlamentari previsti, il testo è stato ritenuto inemendabile - per cercare di avere un'investitura di popolo in modo diretto cosicché da poter scorrazzare nell'assetto dello Stato per cambiarne la struttura e la radice democratica. La prima cosa sarebbe stata la legge elettorale con l'intento da parte di FdI di avere la maggioranza da sola alle Camere; poi, sarebbe venuto tutto il resto, Allora addio Costituzione e addio all'antifascismo che la motiva e la informa; l'idea gentiliana di nazione si sarebbe affermata: un'idea nella quale, se andiamo ben a vedere, i germi del sovranismo nazionalistico sono a portata di mano.
Già, “si sono voluti contare…” e sperando di dire non solo no a quanto Giorgia Meloni dichiara a sostegno giustificativo del suo comportamento: ossia, che i cittadini quattro anni fa li hanno votati proprio perché facessero ciò che stanno facendo; vale a dire, che il popolo ha dato a Fratelli d'Italia e ai suoi alleati governativi, un'investitura praticamente diretta. Il passaggio della riforma Nordio avrebbe permesso anche di coprire il vuoto degli anni al governo nei quali non è stato realizzato praticamente niente né sul piano interno né su quello internazionale, se non cercare di non urtare Trump sul bisognerebbe finalmente esprimersi sulla sua capacità di ragionare.
Il voto ha messo in crisi la figura di leader forte di Giorgia Meloni. Per recuperare e, da un lato far vedere che è sempre, nonostante tutto, lei a comandare e, dall'altro, scaricare altrove la sconfitta, ha cacciato Del Mastro da sottosegretario e, pure, la capogabinetto da via Arenula. Un allontanamento che sarebbe spettato al ministro Nordio quando la Bartolozzi è scesa in campagna elettorale poiché non si è mai visto che un capo gabinetto vi partecipi. Tradotto in politica Del Mastro, Bartolozzi e Santanchè - invitata rubemente ad andarsene, ha eseguito - sono stati additati come la causa del fallimento referendario della destra.
Lasciamo agli analisti, ai sociologi della politica, ai politologici di sbizzarrirsi nell'interpretazione dei voti e, in un certo senso, tanto per capirsi, sul significato che hanno in relazione ai territori nei quali sono stati espressi, analizzando bene il quadro del Nord e quello del Sud che – lo ripetiamo - merita una particolare attenzione.
Ora, l'opposizione, invece di irretirsi solo sul problema dello schieramento adopri la ragione politica ed elabori una cultura politica dell'Italia che ha detto NO e ai voti in più che esso ha avuto rispetto a quelli dei partiti del “campo largo”, del “pensiero lungo” e amenità formulistiche connesse. Ci dica, finalmente, cosa è l'Italia non di sinistra, beninteso, ma di quella che si oppone alla destra; certo, ci fosse anche la sinistra, quella vera, in campo l'elaborazione sarebbe sicuramente più ricca. Prima va costituito il movimento e successivamente compattato lo schieramento delle forze dell'opposizione democratica contro il blocco nazionalistico-sovranista che vuole smantellare la Costituzione.
Ora siamo all'onere della prova. Attenti a non vendere la pelle dell'orso prima di averlo preso. Sedersi sugli allori sarebbe uno sbaglio che potrebbe costare caro visto che i cittadini italiani a favore del “no” sono il 46,8% esiste un campo, questo sì, veramente largo da costituzionalizzare per manutentare la nostra democrazia. Lo richiede la Costituzione della Repubblica a cui ben il 53,2% di italiani ha detto SI votando NO.
Fonte: di Paolo Bagnoli










