MALA TEMPORA CURRUNT
20-07-2026 - EDITORIALE
di Paolo Bagnoli
Mala tempora currunt: la gente sembra quasi rassegnata, giorno dopo giorno, a un mondo di guerra, di devastazione, di violenze, di prepotenze di morte, di violazione di ogni legge internazionale, di resa alla pazzia di governanti che, invece di operare per la convivenza, puntano, con comportamenti psicotici, ad affermare la propria potenza.
Siamo tutti nella spirale di un mondo malato. La prevalenza acquisita dalla società di mercato segna il tramonto della politica; dell'idea che vi possa essere una esistenza degli uomini basata sul rispetto civile e che, nei limiti di una realtà che da sempre non bandisce la guerra, si possa vivere non solo in pace, ma cercando di non distruggersi a vicenda; sforzandosi di ricercare la pace, sia essa basata sulla deterrenza oppure no.
La pace, infatti, vuol dire ovviamente mancanza di guerra; ma significa anche altro. E', infatti, un principio della politica implicante i valori della giustizia , della cooperazione, della democrazia, del bene comune, della coesione sociale, del rispetto e del riconoscimento della dignità; nonché di una modalità razionale di risolvere i conflitti esterni e interni secondo ragione; il più possibile secondo ragione.
Tutto ciò, naturalmente, presuppone lo sforzo laico di dare senso alle cose; nel complesso, un insieme totalmente diverso rispetto a quello attuale. Presuppone governare i processi che la processualità della civiltà mette in modo giorno dopo giorno; presuppone la consapevolezza morale, storica e politica del senso stesso dell'uomo singolo e dell'uomo associato; ossia, dell'umanità concepita secondo il principio dell'umanesimo.
E' il fondamento di ciò che si definisce Occidente quale luogo di valori culturali basati sulla libertà non astrattamente concepita, ma concretamente vissuta e perseguita come tale. E' un dato morale, prima ancora che politico nonché storico. E' un dato valoriale che oggi si coniuga, impropriamente, con alleanze militari; ma in un mondo nel quale l'esercizio del potere politico non significa esercizio responsabile di democrazia, bensì strumento per fare soldi, dominare e sfruttare chi è più povero, i dati morali vengono travolti. La massa di chi sta in basso sperando in un mondo migliore permettendo loro di conquistare la propria dignità, ossia di una vita meritevole di essere vissuta, ne è la prima e costante vittima. Che la questione non sia capita o non la si voglia capire, l'esito, alla fine, è lo stesso. Lo testimonia il fenomeno epocale dell'emigrazione; di coloro che rischiano la vita attraversando tribolazioni, violenze, sopraffazioni, dalle zone più povere del mondo per ricostruirsi una vita altrove.
E' un dramma che coinvolge tutti e che la classe politica cerca di arginare con metodi vergognosi che lasciano alla mercé della violenza dei Paesi oltre Mediterraneo questi poveracci nelle mani di bande senza scrupoli finanziando – vedi cosa succede tra l'Italia e la Libia – strumenti di contenzione purché non partano in cerca di un nuovo mondo. Inoltre, il fenomeno viene sfruttato per ritorni elettorali accendendo la paura per il diverso, per l'inquinamento sociale e la malversazione violenta che sarebbe insita in ogni essere umano che non ha lo stesso colore della nostra pelle, non curandosi di organizzare la questione per cui i delinquenti non vanno accettati, ma quelli che non lo sono non possono essere impediti a venire e devono essere governati secondo le regole dell'accoglienza.
Non si è capito che quando i popoli si mettono in movimento non c'è norma giuridica o amministrativa che li fermi; tanto meno la Bossi-Fini che ha fatto più danni che portare una qualche positiva soluzione.
L'impostazione della questione prescinde da motivi pietistici o religiosi; occorre la politica; occorre una consapevolezza politica basata sul ricordato “dare senso alle cose”. Quando si arriva a piangere morti per tragedie che avrebbero potuto essere evitate e dovevano essere evitate allora, metterci l'animo in pace con preghiere collettive, fiaccolate e altro assimilabile, certifica solo la sconfitta dell'uomo e la sua colpevole indifferenza. E' l'uomo stesso che colpisce l'umanità; altro che lamentele o invocazioni dell'Occidente; l'uomo si rende colpevole verso l'umanità: un concetto che raccoglie il senso della vita collettiva di tutti gli esseri umani. Assistere al pacifismo e al dolore ex-post ci dice dell'ipocrisia, nei fatti, di quanto espresso dalle parole.
Il senso concreto dell'umanità, di quanto a esso si lega e si collega, non ha una provenienza prevalente; essa si origina da idee e concezioni di matrice laica, religiosa o da altre matrici tutte convergenti verso l'ideologia dell'umanità, ricordando, ancora una volta, che ideologia è una parola composta proveniente dal greco significante ragionamento sulla rappresentazione. Allora, se il mondo è “volontà e rappresentazione” come – siamo nel 1818 – argomenta il filosofo tedesco Arthur Schopenhauer (1788-1860), quale volontà ci vuole per rappresentare il positivo che tanti di noi affermano di volere?
Le idee giuste lo sono indipendentemente da chi le professa. Papa Leone, il 1 luglio scorso, ha lanciato da Lampedusa un messaggio forte, politicamente e moralmente giusto, ma quanti governanti, non ci riferiamo solo a quelli italiani, vi hanno riflettuto come si deve.? E non perché è il Papa; la religione non c'entra niente poiché il vero ne prescinde. A Lampedusa, Leone ha detto cose importanti e pesanti per tutti coloro che hanno il senso concreto dell'umanità e dei suoi problemi.
Sono parole sulle quali la riflessione dovrebbe mordere la coscienza di ognuno di noi:” I morti in questo mare – ha detto Leone - sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate. Il disinteresse per il bene comune e la corruzione nei luoghi di provenienza, un sistema economico mondiale che genera povertà ed esclusione, la paura che alimenta pregiudizi e disprezzo, l'idea che tali problemi con ci riguardano, i calcoli criminali di chi lucra sul dramma altrui, il lento e difficile passaggio da una mera gestione delle emergenze all'elaborazione di politiche organiche e condivise; tutto questo riproduce oggi, del racconto evangelico, la fretta di ‘passare oltre'.”
Altro che campi di detenzione in Albania, altro che remigrazione, altro che rifiuto dello jus soli ; Leone ha denunciato la realtà di una crisi epocale, ha chiamato l'Europa a muoversi, ha gridato al mondo le responsabilità mancate della politica democratica la quale smarrisce se stessa, quando perde la materialità della storia. E quando ciò avviene, ecco che spuntano e si affermano i potentati dell'antidemocrazia, del populismo degenerante il consesso civile, la ragione stessa dello stare insieme. Si afferma la decadenza della civiltà e l'Occidente, tanto invocato , rischia di tramontare a se stesso.
Siamo tutti nella spirale di un mondo malato. La prevalenza acquisita dalla società di mercato segna il tramonto della politica; dell'idea che vi possa essere una esistenza degli uomini basata sul rispetto civile e che, nei limiti di una realtà che da sempre non bandisce la guerra, si possa vivere non solo in pace, ma cercando di non distruggersi a vicenda; sforzandosi di ricercare la pace, sia essa basata sulla deterrenza oppure no.
La pace, infatti, vuol dire ovviamente mancanza di guerra; ma significa anche altro. E', infatti, un principio della politica implicante i valori della giustizia , della cooperazione, della democrazia, del bene comune, della coesione sociale, del rispetto e del riconoscimento della dignità; nonché di una modalità razionale di risolvere i conflitti esterni e interni secondo ragione; il più possibile secondo ragione.
Tutto ciò, naturalmente, presuppone lo sforzo laico di dare senso alle cose; nel complesso, un insieme totalmente diverso rispetto a quello attuale. Presuppone governare i processi che la processualità della civiltà mette in modo giorno dopo giorno; presuppone la consapevolezza morale, storica e politica del senso stesso dell'uomo singolo e dell'uomo associato; ossia, dell'umanità concepita secondo il principio dell'umanesimo.
E' il fondamento di ciò che si definisce Occidente quale luogo di valori culturali basati sulla libertà non astrattamente concepita, ma concretamente vissuta e perseguita come tale. E' un dato morale, prima ancora che politico nonché storico. E' un dato valoriale che oggi si coniuga, impropriamente, con alleanze militari; ma in un mondo nel quale l'esercizio del potere politico non significa esercizio responsabile di democrazia, bensì strumento per fare soldi, dominare e sfruttare chi è più povero, i dati morali vengono travolti. La massa di chi sta in basso sperando in un mondo migliore permettendo loro di conquistare la propria dignità, ossia di una vita meritevole di essere vissuta, ne è la prima e costante vittima. Che la questione non sia capita o non la si voglia capire, l'esito, alla fine, è lo stesso. Lo testimonia il fenomeno epocale dell'emigrazione; di coloro che rischiano la vita attraversando tribolazioni, violenze, sopraffazioni, dalle zone più povere del mondo per ricostruirsi una vita altrove.
E' un dramma che coinvolge tutti e che la classe politica cerca di arginare con metodi vergognosi che lasciano alla mercé della violenza dei Paesi oltre Mediterraneo questi poveracci nelle mani di bande senza scrupoli finanziando – vedi cosa succede tra l'Italia e la Libia – strumenti di contenzione purché non partano in cerca di un nuovo mondo. Inoltre, il fenomeno viene sfruttato per ritorni elettorali accendendo la paura per il diverso, per l'inquinamento sociale e la malversazione violenta che sarebbe insita in ogni essere umano che non ha lo stesso colore della nostra pelle, non curandosi di organizzare la questione per cui i delinquenti non vanno accettati, ma quelli che non lo sono non possono essere impediti a venire e devono essere governati secondo le regole dell'accoglienza.
Non si è capito che quando i popoli si mettono in movimento non c'è norma giuridica o amministrativa che li fermi; tanto meno la Bossi-Fini che ha fatto più danni che portare una qualche positiva soluzione.
L'impostazione della questione prescinde da motivi pietistici o religiosi; occorre la politica; occorre una consapevolezza politica basata sul ricordato “dare senso alle cose”. Quando si arriva a piangere morti per tragedie che avrebbero potuto essere evitate e dovevano essere evitate allora, metterci l'animo in pace con preghiere collettive, fiaccolate e altro assimilabile, certifica solo la sconfitta dell'uomo e la sua colpevole indifferenza. E' l'uomo stesso che colpisce l'umanità; altro che lamentele o invocazioni dell'Occidente; l'uomo si rende colpevole verso l'umanità: un concetto che raccoglie il senso della vita collettiva di tutti gli esseri umani. Assistere al pacifismo e al dolore ex-post ci dice dell'ipocrisia, nei fatti, di quanto espresso dalle parole.
Il senso concreto dell'umanità, di quanto a esso si lega e si collega, non ha una provenienza prevalente; essa si origina da idee e concezioni di matrice laica, religiosa o da altre matrici tutte convergenti verso l'ideologia dell'umanità, ricordando, ancora una volta, che ideologia è una parola composta proveniente dal greco significante ragionamento sulla rappresentazione. Allora, se il mondo è “volontà e rappresentazione” come – siamo nel 1818 – argomenta il filosofo tedesco Arthur Schopenhauer (1788-1860), quale volontà ci vuole per rappresentare il positivo che tanti di noi affermano di volere?
Le idee giuste lo sono indipendentemente da chi le professa. Papa Leone, il 1 luglio scorso, ha lanciato da Lampedusa un messaggio forte, politicamente e moralmente giusto, ma quanti governanti, non ci riferiamo solo a quelli italiani, vi hanno riflettuto come si deve.? E non perché è il Papa; la religione non c'entra niente poiché il vero ne prescinde. A Lampedusa, Leone ha detto cose importanti e pesanti per tutti coloro che hanno il senso concreto dell'umanità e dei suoi problemi.
Sono parole sulle quali la riflessione dovrebbe mordere la coscienza di ognuno di noi:” I morti in questo mare – ha detto Leone - sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate. Il disinteresse per il bene comune e la corruzione nei luoghi di provenienza, un sistema economico mondiale che genera povertà ed esclusione, la paura che alimenta pregiudizi e disprezzo, l'idea che tali problemi con ci riguardano, i calcoli criminali di chi lucra sul dramma altrui, il lento e difficile passaggio da una mera gestione delle emergenze all'elaborazione di politiche organiche e condivise; tutto questo riproduce oggi, del racconto evangelico, la fretta di ‘passare oltre'.”
Altro che campi di detenzione in Albania, altro che remigrazione, altro che rifiuto dello jus soli ; Leone ha denunciato la realtà di una crisi epocale, ha chiamato l'Europa a muoversi, ha gridato al mondo le responsabilità mancate della politica democratica la quale smarrisce se stessa, quando perde la materialità della storia. E quando ciò avviene, ecco che spuntano e si affermano i potentati dell'antidemocrazia, del populismo degenerante il consesso civile, la ragione stessa dello stare insieme. Si afferma la decadenza della civiltà e l'Occidente, tanto invocato , rischia di tramontare a se stesso.










