IL BAROMETRO DEL FESTIVAL DI SANREMO di Loredana Nuzzolese
23-02-2026 - AGORA'
“Tutti cantano Sanremo” è la campagna ideata dalla Direzione Comunicazione Rai per portare lo spirito del Festival nelle principali piazze italiane. D’altronde come recita il celebre e storico claim “Perché Sanremo è Sanremo”, il Festival, giunto quest’anno alla sua 76esima edizione, si configura come qualcosa di più di un mero Festival Canoro Nazionale della musica “leggera”, che è a pieno titolo parte del patrimonio culturale italiano. I sui promotori, nel 1951, lo idearono secondo un’ottica di “marketing aziendale” ma la kermesse è divenuta, già a partire dal 1953, un evento culturale che ha incontrato il favore popolare ed è stata capace di calamitare a sé le attenzioni del Belpaese. A riguardo, come ben ricorda Leonardo Campus, “La Stampa” notava come durante i tre giorni della manifestazione “l’interesse, le speculazioni degli italiani intorno a chi sarebbe stato eletto premier della canzone superarono di gran lunga quelli intorno alla crisi di governo”.
Sanremo dunque si configura come un evento mediatico, un evento in cui la politica non ha un ruolo di spettatore ed entra a pieno diritto sul palco.
Nelle varie edizioni del Festival sono stati presentati brani specchio della realtà storica o sua rappresentazione che hanno contribuito alla formazione di una identità nazionale e di un immaginario collettivo. Come non pensare a “Nel Blu, dipinto di blu” canzone simbolo dapprima della rinascita dell’Italia che lasciava dietro di sé il dopoguerra e in seguito scelta nella delicata fase di ripresa post emergenza pandemica Covid-19. La canzone, fuori dai canoni dell’epoca e conosciuta ed apprezzata internazionalmente, tanto da essere tradotta in tutte le lingue comprese il russo e l’arabo, fu presentata dal trentenne pugliese non ancoro noto al pubblico, Domenico Modugno, che vinse Sanremo nel 1958.
Va ricordato poi il repertorio di Rino Gaetano, che si dedicherà alla satira politica focalizzandosi, ad esempio, sul compromesso storico da poco raggiunto e sul “politichese”.
Oggi, come allora, il Festival può divenire terreno di scontro politico non solo per le tematiche socio-politiche dei brani. Monologhi, interventi degli ospiti, scelte editoriali diventano oggetto di discussione, generando dibattito sui media tradizionali e sulle piattaforme, finendo per ridefinire l’agenda setting. Sanremo si configura come un moltiplicatore di esposizione. Gli stessi esponenti di governo e di opposizione intervengono in tale dibattito, garantendosi visibilità e intercettando un target di pubblico differenziato. Ciò che accade in diretta televisiva si trasforma in una dichiarazione o presa di posizione sui social in tempo reale.
Frattanto l’edizione di quest’anno ha già fatto parlare di sé a con la rinuncia del comico milanese Pucci alla sua co-conduzione dopo gli insulti ricevuti. Cosa aspettarsi quando il sipario dell’Ariston si alzerà ufficialmente?
Sanremo dunque si configura come un evento mediatico, un evento in cui la politica non ha un ruolo di spettatore ed entra a pieno diritto sul palco.
Nelle varie edizioni del Festival sono stati presentati brani specchio della realtà storica o sua rappresentazione che hanno contribuito alla formazione di una identità nazionale e di un immaginario collettivo. Come non pensare a “Nel Blu, dipinto di blu” canzone simbolo dapprima della rinascita dell’Italia che lasciava dietro di sé il dopoguerra e in seguito scelta nella delicata fase di ripresa post emergenza pandemica Covid-19. La canzone, fuori dai canoni dell’epoca e conosciuta ed apprezzata internazionalmente, tanto da essere tradotta in tutte le lingue comprese il russo e l’arabo, fu presentata dal trentenne pugliese non ancoro noto al pubblico, Domenico Modugno, che vinse Sanremo nel 1958.
Va ricordato poi il repertorio di Rino Gaetano, che si dedicherà alla satira politica focalizzandosi, ad esempio, sul compromesso storico da poco raggiunto e sul “politichese”.
Oggi, come allora, il Festival può divenire terreno di scontro politico non solo per le tematiche socio-politiche dei brani. Monologhi, interventi degli ospiti, scelte editoriali diventano oggetto di discussione, generando dibattito sui media tradizionali e sulle piattaforme, finendo per ridefinire l’agenda setting. Sanremo si configura come un moltiplicatore di esposizione. Gli stessi esponenti di governo e di opposizione intervengono in tale dibattito, garantendosi visibilità e intercettando un target di pubblico differenziato. Ciò che accade in diretta televisiva si trasforma in una dichiarazione o presa di posizione sui social in tempo reale.
Frattanto l’edizione di quest’anno ha già fatto parlare di sé a con la rinuncia del comico milanese Pucci alla sua co-conduzione dopo gli insulti ricevuti. Cosa aspettarsi quando il sipario dell’Ariston si alzerà ufficialmente?
Fonte: di Loredana Nuzzolese










