ZORAN MAMDANI
E LA RISCOSSA DEL PARTITO DEMOCRATICO
di Giulietta Rovera

Grazie alle vittorie ottenute a New York, in Virginia, nel New Jersey e in California, il 4 novembre 2025 sarà ricordato negli USA come il giorno della riscossa del Partito Democratico..

A New York, la città più popolosa degli Stati Uniti, uno dei principali centri finanziari del mondo, ha conquistato la carica di sindaco un personaggio sconosciuto fino a sei mesi fa: Zoran Mamdani. Fino a sei mesi fa, infatti, nessuno avrebbe scommesso un dollaro su di lui. Che chances poteva avere questo anonimo deputato dello Stato di New York 34enne? Tutto era contro di lui. E’ di origine indiana, nato in Uganda, di religione musulmana, di esperienza praticamente pari allo zero e si definisce socialista democratico. Il suo nome comincia a emergere a giugno, quando si aggiudica la nomination democratica a sindaco, sconfiggendo a sorpresa l’ex governatore dello Stato di New York Andrew Cuomo.

Sconosciuto ma tutt’altro che ingenuo, Mamdani si rende conto che, per avere una possibilità, deve farsi conoscere. La sua presenza sui social media mentre batte allegramente le strade di New York diventa quotidiana. I newyorkesi scoprono che lo sconosciuto Zoran Mamdani è figlio del noto docente di storia postcoloniale alla Columbia University Mahmood Mamdani e della famosa regista Mira Nair. Che è laureato in studi africani, è stato rapper, ha lavorato nel Queens come consulente per la prevenzione dei pignoramenti e ha partecipato alle campagne di Bernie Sanders. Con il crescere della sua popolarità, cresce l’allarme nelle file repubblicane, soprattutto quando vengono a conoscenza del suo programma che include il blocco degli affitti per gli appartamenti a canone stabilizzato, la costruzione di alloggi a prezzi accessibili, un servizio di autobus e asili nido gratuiti. Ha inizio così una campagna di insulti e ricatti. Lo attaccano per la giovane età, l’inesperienza, le sue critiche al governo israeliano e il suo sostegno ai diritti dei palestinesi. Lui continua imperterrito a parlare e stringere mani, mescolandosi a quella folla cosmopolita che costituisce il popolo di New York. La sua popolarità cresce come crescono gli attacchi islamofobi: lo raffigurano armato di falce e martello, gli danno del bolscevico e del comunista, lo definiscono "noto terrorista jihadista" che vuole "bruciare le chiese". Lui, per tutta risposta, nell’ultimo comizio a sostegno della sua campagna, fa salire sul palco un rabbino, un reverendo e un imam.

Non sapendo più a che santo votarsi, Trump gioca le ultime carte: non solo minaccia di trattenere i fondi federali all’amministrazione se il giovane candidato sarà eletto, ma solleva la possibilità di revocargli la cittadinanza - Mamdani si è trasferito a New York con la sua famiglia nel 1998 ed è diventato cittadino statunitense nel 2018. E, insieme con Elon Musk, incita i newyorkesi a votare per Cuomo, candidatosi come indipendente.

Ma è tutto inutile. L’abile campagna sui social media del carismatico Mamdani, incentrata sul miglioramento dell'accessibilità economica, ha conquistato l'elettorato cittadino. E il 4 novembre, dopo aver ottenuto oltre il 50% dei voti e sconfitto Andrew Cuomo, indipendente, e Curtis Sliwa, repubblicano, Zoran Mamdani diventa il 111° sindaco di New York: il più giovane sindaco di New York da oltre un secolo, nonché il primo musulmano a guidare la città più popolosa del paese.

Ma le batoste non arrivano mai sole. La storica vittoria di Mamdani è stata infatti annunciata in concomitanza con una serie di vittorie democratiche in tutto il Paese. In New Jersey e in Virginia vincono le elezioni governatoriali con alti margini rispettivamente Abigail Spanberger, ex membro del Congresso ed ex analista CIA, e Mikie Sherrill, ex deputata e pilota di elicotteri della Marina statunitense. In California, è votata a larga maggioranza la Proposta 50, che consente al governatore democratico Gavin Newsom e ai suoi colleghi di ridisegnare la mappa dei distretti elettorali dello Stato, il che porterà al partito cinque seggi in più alla Camera dei Rappresentanti. La mossa fa da contrappeso a una simile riorganizzazione dei distretti in Texas, a forte maggioranza repubblicana. Il 4 novembre i Democratici ottengono vittorie anche in Pennsylvania e Georgia, sia pure in elezioni statali di minore rilevanza.

Nonostante l’elezione di Zoran Mamdani abbia attratto l’attenzione internazionale e quelle in New Jersey, in Virginia e in California siano passate sotto silenzio, sono soprattutto queste ultime a preoccupare i repubblicani. New York, infatti, è una roccaforte democratica tradizionale e non è in alcun modo un indicatore nazionale. Ma le ottime prestazioni dei Democratici negli altri Stati suggeriscono che il partito potrebbe riconquistare la Camera nelle elezioni di medio termine nel prossimo anno. I Democratici sembrano avere ritrovato una voce comune nel messaggio unificante incentrato su tasse, alloggi, scuole e sicurezza pubblica, mentre gli indici di gradimento di Trump sono crollati in tutto il Paese a causa delle continue preoccupazioni per il costo della vita, l'elevata inflazione, le false promesse di migliorare gli standard di vita del ceto medio. Per non parlare dell’aggressiva repressione dell’immigrazione – intollerabile lo spettacolo di agenti mascherati che radunano persone dalla pelle scura, chiedendo di mostrare i loro documenti - e l’impiego di truppe federali nelle città americane. A voltargli le spalle sono stati proprio quegli elettori che hanno contribuito maggiormente alla sua vittoria: i giovani e i latinoamericani.

E’ ancora presto per cantare vittoria. Ma la straordinaria serata di martedì 4 novembre ha risollevato il Partito Democratico dalla stagnazione, mostrando che il trumpismo può essere battuto.





Fonte: di Giulietta Rovera