TRANSIZIONE ENERGETICA ITALIANA

di Salvatore Rondello

Nel continuo cambiamento sociale, economico e politico, oggi l'energia è fondamentale per la produzione, per i trasporti, per la vita familiare e per qualsiasi esigenza personale di realizzazione. Bisogna avere la consapevolezza che la sostenibilità passa anche per l'efficienza, la competitività e la sicurezza energetica.

Il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha affrontato il tema della transizione in diversi incontri e convegni dove ha affermato: “Il nostro è un Paese che è cresciuto producendo il meglio, siamo il quarto esportatore mondiale perché abbiamo costruito un sistema produttivo che compete sulla qualità, non sul prezzo. Essere i migliori nella tecnologia significa mantenere livelli alti e quindi il benessere del Paese”. Però, senza la presenza di Enrico Mattei e dell'Eni, sarebbe stata un'altra storia.

Dietro il lessico pragmatico del ministro c'è una linea chiara: l'Italia vuole difendere la propria manifattura da un percorso europeo che, nel nome del Green Deal, rischia di appiattire la transizione su un'unica strada, quella dell'elettrificazione.

Secondo Pichetto Fratin: “L'Unione Europea ha disegnato un percorso ambizioso, forse con meno realismo. Noi sosteniamo la neutralità tecnologica, perché la transizione non può essere solo un sogno, ma deve misurarsi con la realtà dei sistemi energetici e industriali nazionali”.

Nel dibattito sulla transizione, la “neutralità tecnologica” è diventata la parola d'ordine italiana a Bruxelles con un linguaggio ambiguo ed essenzialmente vuoto. Per Pichetto Fratin non è uno slogan, ma una condizione di sopravvivenza industriale. Significa aprire il campo alle diverse tecnologie in grado di ridurre le emissioni (biocarburanti, idrogeno, nucleare di nuova generazione, gas a basse emissioni, efficienza industriale) invece di imporre un'unica via. Il ministro ricorda: “Abbiamo sostenuto la neutralità tecnologica rispetto alla battaglia che abbiamo portato avanti e stiamo portando avanti in Europa e su cui ho discusso anche con la ministra brasiliana Marina Silva, che guida il fronte dei biocarburanti”.

Dopo anni di obiettivi ambientali fissati “a monte”, l'Italia chiede che l'Unione tenga conto delle differenze territoriali, infrastrutturali e produttive. Il ministro esemplifica: “L'idroelettrico, ad esempio, non è un problema nel Nord Europa, ma lo è in alcune regioni italiane dove mancano dighe e centrali. C'è una differenza tra sogno e realtà, e noi dobbiamo partire dalla realtà”.

Nel linguaggio del ministro, il termine “realismo” viene usato a Bruxelles per evitare che l'Europa scarichi il costo della transizione su cittadini e imprese. Un approccio che trova eco anche nei dossier industriali aperti con Germania e Francia, dove la spinta verso un nuovo equilibrio tra clima e competitività è ormai un tema politico centrale. La neutralità tecnologica, non è sbandierata solo in Europa: è anche un principio operativo interno. Il ministro lo traduce nel decreto energia, atteso in Consiglio dei ministri.

Il provvedimento tocca nodi concreti: dalla rete elettrica “intasata ma non occupata”, perché molte connessioni sono prenotate ma non operative, alla regolazione dei grandi consumatori di energia come i data center, che il Mase vuole inserire per la prima volta nel perimetro di pianificazione energetica. Poi spiega: “La nostra rete è virtualmente occupata e dobbiamo dare spazio a chi ha davvero energia da immettere”. Ma dimentica di analizzare le cause. Ad esempio un impianto eolico impegna una rete senza immettere energia per l'assenza di vento.

Un altro fronte riguarda i costi in bolletta. Il ministro ha annunciato una norma per eliminare il cosiddetto “sistema perverso di Passo Gries”, che pesa fino a 2-3 euro per megawattora sul gas importato e si ribalta, a cascata, sul termoelettrico e sull'elettricità. Per il Ministro: “Può sembrare poco ma vale una riduzione del 3% del prezzo attuale: è un primo passo”.

Invece, più complessa è la questione degli oneri di sistema. Oggi, su circa 70 miliardi di euro di energia elettrica pagati ogni anno in Italia, quasi 9 miliardi sono legati alle rinnovabili e al conto energia. Il ministro ha ricordato che negli oneri di sistema il conto energia pesa per 5–6 miliardi, in riduzione graduale fino al 2031. Secondo Pichetto Fratin: “Si tratta di spostare parte di questi oneri, ma dobbiamo farlo in modo compatibile con il bilancio dello Stato. La Germania ha potuto mettere 26 miliardi sul sistema, noi dobbiamo trovare soluzioni proporzionate”.
Il tema, per Pichetto Fratin, è sempre lo stesso: mantenere sostenibilità e competitività insieme, senza promettere ciò che i conti pubblici non permettono.

Se la transizione deve essere realistica, non esclude il nucleare. È su questo punto che il ministro ha insistito con maggiore chiarezza, confermando che la legge delega sul nucleare è in dirittura d'arrivo: “In questa legislatura dobbiamo dare il quadro giuridico. Pertanto, la legge delega, spero nel giro di tre, quattro, cinque mesi, e poi nei 12 mesi successivi le norme di attuazione, che devono vedere le procedure di permitting, la valutazione sulle tecnologie, l'agenzia di controllo, una grande formazione e istruzione”.

Non un ritorno al passato, ma un ingresso nel futuro dei reattori modulari di nuova generazione e delle tecnologie “advanced”, fino alla fusione, quando sarà disponibile. L'obiettivo è creare il contesto normativo e tecnico che permetta a chi verrà dopo di scegliere con consapevolezza.

Il ministro riconosce che la Francia gode di un vantaggio competitivo strutturale grazie al nucleare, che le consente di non pagare ETS sulla produzione elettrica. Sul termoelettrico italiano, invece, gli ETS valgono circa 12 euro per megawattora, che si riflettono in bolletta fino a 24 €/MWh: un'asimmetria che pesa sulle imprese energivore e sul costo finale per i cittadini. Ma in Francia la scelta del nucleare esiste da circa settanta anni.

C'è poi un nodo che non può più essere rinviato: il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi che per il ministro: “È da risolvere in questa legislatura la responsabilità la sento tutta e non ho intenzione di rinviare la questione”.

Parlando della prossima Cop30, il ministro ha riconosciuto le difficoltà di un contesto internazionale frammentato: “La Cop 30 purtroppo avrà tutta una serie di difficoltà, non neghiamole: il venire meno degli Stati Uniti con delle scelte di un grande Paese, la situazione ancora di guerre nel mondo devono portarci a fare una verifica rispetto agli obiettivi che ci eravamo dati”. Tante energie spese su promesse non mantenute.

L'Italia, spiega, spingerà affinché l'Europa mantenga il suo ruolo di guida ma con maggiore coerenza interna. Gli Ndc europei, i contributi determinati a livello nazionale per la riduzione delle emissioni, saranno definiti dai leader Ue a fine ottobre e dai ministri dell'Ambiente a inizio novembre. Dobbiamo mantenere l'obiettivo finale e trovare un punto di equilibrio tra i 200 Paesi del mondo.

Il concetto di equilibrio, ancora una volta, ritorna. Per Pichetto Fratin, la sostenibilità non è solo una sfida ecologica, ma un test di maturità politica e industriale. Poi afferma: “L'Italia non deve “correre più degli altri” né restare indietro, ma consolidare un modello energetico misto: geotermico, idroelettrico, fotovoltaico, gas e nucleare. Un sistema integrato, non sostitutivo, che guardi al 2040 con realismo e con un'industria ancora in grado di produrre valore.

La transizione, per il ministro, non è una corsa ideologica ma una costruzione di equilibrio tra energia, territorio e lavoro: “Non possiamo tappezzare il più bel Paese del mondo di pale e fotovoltaico. Ci vuole razionalità, perché sostenibilità significa anche rispetto del paesaggio e della nostra identità”. Però, la scelta del nucleare non è coerente con questi principi.

Una maggiore chiarezza normativa e una revisione del sistema Ets sulle emissioni di CO2 per non compromettere l'afflusso di risorse, col rischio di una delocalizzazione degli impianti extra Ue, di una frenata del Pil e di una maggiore dipendenza dalle importazioni. Delle 114 raffinerie che esistevano in Europa nel 2009, oggi ce ne sono 79. È uno dei temi emersi dal convegno 'Il contesto mondiale e il ruolo di Saras per la sicurezza energetica del Paese e della Sardegna' che Saras ha organizzato a Cagliari alla presenza del ministro dell'Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, e della presidente della Regione Autonoma della Sardegna, Alessandra Todde. Il ministro Fratin ha detto: “Il sistema di raffinazione europeo rappresenta un'infrastruttura industriale strategica, essenziale per la sicurezza energetica, la resilienza economica e l'autonomia dei Paesi dell'Unione, Saras ha saputo contribuire alla sicurezza energetica del Paese in una fase di grande instabilità sui mercati internazionali dell'energia. Si tratta di una realtà di dimensioni internazionali che ha costantemente alimentato il suo stretto rapporto con il territorio. La raffineria di Sarroch, insieme all'impianto Igcc costituiscono un asset di rilevanza fondamentale, sia per la sicurezza energetica nazionale sia per l'approvvigionamento della Sardegna, non solo di prodotti petroliferi, ma anche di energia elettrica".

Anche per l'isola l'impianto industriale di Sarroch è una realtà importante. La presidente della Regione Autonoma, Alessandra Todde, ha detto: “La Sardegna è pronta a fare la propria parte per contribuire alla sicurezza energetica del Paese, ma vuole essere protagonista delle scelte che la riguardano. La transizione energetica non può essere costruita sacrificando il lavoro, né può prescindere dal rispetto del territorio e delle nostre prerogative autonomistiche. Chiediamo investimenti, tempi certi sulle infrastrutture strategiche, in particolar modo nella distribuzione, perché senza distribuzione adeguata qualsiasi politica energetica è destinata al fallimento, e garanzie occupazionali, perché il futuro energetico dell'Isola deve tradursi in opportunità concrete per le comunità sarde. La Sardegna vuole realizzare una politica energetica che le consenta di abbattere la bolletta dei sardi e di avere una leva di competitività per le aziende. Vuole essere un nodo centrale del Mediterraneo, capace di coniugare sicurezza energetica, sostenibilità ambientale e sviluppo industriale”.

Il ministro Gilberto Pichetto Fratin a Cagliari in un convegno dedicato ai nuovi scenari sulla sicurezza energetica in Italia e nell'isola e in particolare al ruolo della Saras di Sarroch, la più grande raffineria del Mediterraneo, oggi in mano al colosso olandese Vitol, ha sostenuto che la transizione verde non può prescindere dal nucleare.

Transizione che non potrà in ogni caso essere immediata: non basta un decreto per risolvere tutto, servono modernizzazione e tecnologie. Un contesto in cui il ruolo del petrolio resta strategico, come ponte tra presente e futuro.

Il presidente della Saras, Clive Christison, ha detto: “Quanto alla situazione geopolitica, se gli accordi tra Stati Uniti e Iran e la graduale riapertura di Hormuz lasciano intravedere una diminuzione dei prezzi di greggio e prodotti petroliferi, l'incognita restano i tempi”.

La presidente della Regione, Alessandra Todde, ha messo in guardia: “Sulla sicurezza energetica la Sardegna vuole essere protagonista delle scelte che la riguardano. Le leggi regionali vanno applicate finché non sono giudicate illegittime dalla Corte costituzionale”. Il riferimento non è casuale ma si riferisce alla sentenza con la quale la Consulta ha dato ragione alla Sardegna in uno dei tanti conflitti aperti con il governo Meloni in materia di energia.

I giudici hanno annullato i decreti con i quali il ministero dell'Ambiente aveva autorizzato alcuni impianti agrivoltaici da realizzare nelle province di Oristano e Sassari. Il via libera, sostiene la Corte, era stato dato senza tenere conto dei contenuti della legge sarda numero 20 del 2024, la stessa che il governo ha impugnato e la Consulta ha di fatto riscritto con sentenza pubblicata alla fine del 2025.

Il governo accelera sul ritorno dell'energia nucleare in Italia e punta a chiudere entro pochi mesi il quadro normativo necessario per avviare il percorso verso gli impianti di nuova generazione: in un'intervista a La Verità, il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha difeso con forza la strategia dell'esecutivo, sostenendo che il nucleare è una scelta decisiva non solo per la transizione energetica ma anche per la sicurezza nazionale e per la riduzione delle bollette.

Secondo il ministro, l'obiettivo è completare entro l'estate l'iter parlamentare della normativa dedicata al nuovo nucleare e arrivare entro la fine dell'anno all'approvazione dei decreti attuativi. Nelle intenzioni del governo, questo passaggio dovrebbe fornire alle imprese e agli operatori del settore un quadro di regole stabile e definito, favorendo investimenti, formazione e sviluppo industriale. Per quanto riguarda l'andamento dei prezzi energetici, il ministro lo collega alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Con la scadenza, del prossimo 3 luglio, degli sconti sulle accise dei carburanti, il ministro ha spiegato che la principale speranza per evitare ulteriori rincari non risiede in nuovi interventi pubblici, ma nella stabilizzazione dello scenario internazionale, e in tal senso segnali importanti sono arrivati con l'accordo tra Usa e Iran.

Tra i settori che potrebbero beneficiare di eventuali misure di sostegno ci sono agricoltura e trasporto merci. Pichetto Fratin ha ricordato come la conformazione geografica italiana renda il trasporto su gomma essenziale per la distribuzione di materie prime e prodotti finiti. Per il ministro, sostenere logisticamente il sistema dei trasporti significa contribuire indirettamente anche al contenimento dei prezzi al consumo, alleggerendo i costi che finiscono per riflettersi sul carrello della spesa delle famiglie.

Uno degli argomenti usati dal ministro per sostenere il rilancio dell'atomo riguarda il patrimonio industriale e professionale italiano. Nonostante quasi quarant'anni di assenza dalla produzione nucleare, il Paese mantiene infatti un ruolo di primo piano nella filiera europea. Nell'intervista, Pichetto Fratin ha ricordato che l'Italia è ancora il secondo Paese europeo per capacità manifatturiera nel settore nucleare e dispone di aziende e professionalità attive in numerosi progetti internazionali. Ha inoltre citato il contributo di Enel nella realizzazione dell'ultima grande centrale costruita in Europa come esempio delle competenze ancora presenti nel sistema industriale nazionale.

Per il ministro il vero tema è quello dell'autonomia energetica. L'Italia continua a dipendere in larga misura dalle importazioni: circa l'80% del fabbisogno energetico nazionale proviene dall'estero e il gas continua a coprire circa il 40% della produzione elettrica. Per questo il ministro critica chi osteggia il ritorno del nucleare. Pichetto Fratin sostiene infatti che rinunciare all'atomo significhi accettare una condizione di dipendenza da altri Stati, limitando la capacità del Paese di garantire la propria sicurezza economica ed energetica. Il ministro riconosce inoltre l'esistenza di interessi geopolitici contrapposti all'interno del dibattito energetico, citando l'influenza di differenti correnti favorevoli a tecnologie francesi o cinesi e ricordando come, attorno al settore, si muovano inevitabilmente interessi industriali e strategici. Pichetto Fratin si è lanciato anche nelle previsioni, spiegando che ritiene probabile che il percorso verso il ritorno del nucleare passi da un nuovo referendum: se ne aspetta uno tra il 2028 e il 2029. Per il ministro è un passaggio naturale in una democrazia, ma insiste sulla necessità di accompagnarlo con un'informazione completa e trasparente. A suo giudizio, solo una conoscenza approfondita delle tecnologie e dei sistemi di sicurezza potrà consentire ai cittadini di esprimere una scelta consapevole.

Tra le ricadute più importanti citate dal ministro c'è l'impatto economico sulle famiglie: ha parlato di una una possibile riduzione delle bollette compresa tra il 15 e il 20%. Pur precisando che una stima esatta oggi non è possibile, il ministro ha spiegato che il vantaggio deriverebbe dalla capacità del nucleare di garantire una produzione continua e stabile, riducendo l'esposizione del sistema alle oscillazioni dei mercati energetici e contribuendo così a contenere i prezzi finali.

In merito ai timori legati alla gestione dei materiali radioattivi, ha annunciato che uno dei decreti attuativi disciplinerà le modalità di stoccaggio temporaneo sia delle scorie sia dei rifiuti radioattivi, riaprendo anche alla possibilità di autocandidature da parte dei territori interessati. Il ministro ha inoltre cercato di ridimensionare le preoccupazioni legate alle scorie ad alta attività, spiegando che l'intera produzione nazionale occuperebbe uno spazio limitato, pari a circa 150 metri quadrati. Quanto ai rifiuti radioattivi, ha ricordato che una parte importante deriva già oggi da attività civili e sanitarie: ospedali e strutture mediche producono quotidianamente materiali che necessitano di gestione dedicata e che vengono conservati in circa cento siti distribuiti sul territorio nazionale. Indubbiamente, però poi il problema sarà quello del dimensionamento dei siti.

Pichetto Fratin respinge anche le accuse di chi considera il nucleare incompatibile con la transizione ecologica. Secondo il ministro, l'energia atomica deve essere ritenuta a tutti gli effetti una fonte “green” perché non produce emissioni climalteranti durante la generazione elettrica e contribuisce quindi agli obiettivi di decarbonizzazione. La crescita delle rinnovabili, rivendicata dal governo Meloni con il superamento dei 22 gigawatt di nuove installazioni, viene giudicata positiva ma non sufficiente: un sistema energetico fondato solo su eolico e fotovoltaico avrebbe costi molto più elevati e richiederebbe un impatto territoriale difficilmente sostenibile.

Per spiegare la propria posizione, Pichetto Fratin ha usato un paragone relativo all'occupazione del suolo: un piccolo reattore nucleare da 300 megawatt richiederebbe uno spazio pari a pochi campi da calcio, invece per ottenere una produzione equivalente tramite impianti fotovoltaici sarebbero necessari migliaia di campi. Il ministro ha inoltre evidenziato la differenza di continuità produttiva tra le due tecnologie, ricordando che il nucleare può operare per circa 8mila ore l'anno, contro le circa 1.200-1.300 ore garantite mediamente dal fotovoltaico.

Infine, è tornato anche sulle polemiche suscitate dalle sue dichiarazioni sulle forniture di gas russo, facendo notare che, una volta immesso sul mercato europeo, il gas viene comunque valorizzato secondo i prezzi della Borsa olandese e che quindi la provenienza della materia prima incide soprattutto sui margini degli operatori e non sui prezzi finali di mercato.

Così, come Italo Balbo ignorò la presenza del petrolio in Libia guardando soltanto la sabbia del deserto in superficie, il ministro Pichetto Fratin ed il governo vedono solo il nucleare senza accorgersi delle risorse energetiche dell'Italia che si trovano nel sottosuolo per produrre energia elettrica con la geotermia. Costi in assoluto più bassi e competitivi rispetto a tutte le altre forme di produzione di energia elettrica. Impianti realizzabili in poco tempo senza nessuna dipendenza dai combustibili da importare, senza nessuna forma di inquinamento, con occupazione di spazi molto limitati contrariamente al fotovoltaico e senza dipendenza dagli agenti atmosferici come per l'eolico. L'impianto geotermico di Larderello è quello più antico ed importante esistente in Italia da oltre 120 anni. La geotermia in Toscana soddisfa il 30% del fabbisogno di energia elettrica della Regione.

Il Partito d'Azione porta avanti da sempre, nel suo programma politico, lo sviluppo della geotermia in tutto il Paese auspicando la realizzazione al più presto possibile per ridurre la dipendenza dall'estero nella produzione di energia elettrica, abbassare i costi delle bollette e avere un'energia pulita senza nessun impatto con l'ambiente. Invece, il governo va in altre direzioni meno competitive e lontane nei tempi di realizzazione creando solo illusioni con il nucleare.




Fonte: di Salvatore Rondello