19 Maggio 2024

"TRANSIZIONE ENERGETICA DAI FOSSILI AL LITIO"

La transizione energetica, dai fossili al litio, ossia come ridurre una forma di inquinamento passando ad un'altro tipo di inquinamento. In parole povere, si potrebbe dire volgarmente che, con le scelte in atto, si passa dalla padella alla brace?

Comprensibilmente e gravemente “distratti” prima dalla pandemia e poi dall'invasione russa dell'Ucraina, non ci siamo accorti che qualcosa di molto importante, stava e sta ancora succedendo nel mondo. Questo concetto, non esplicitato, ma sottinteso, sta alla base di un interessante ragionamento sulla transizione energetica contenuto in un articolo a firma di Harry Benham sul sito di “Carbon Tracker”.

Ormai è evidente a tutti che nel settore della produzione e del consumo di energia siano accadute delle cose eccezionali. Analizzando i numeri, l'autore ha buon gioco nell'elencarli. Vent'anni dopo, da quando è emerso il problema, le principali fonti rinnovabili e le tecnologie sostenibili collegate: energia eolica, solare, veicoli elettrici, batterie e tecnologie ausiliarie, sono diventate il “sistema energetico” per eccellenza. Possiamo anche aggiungere la ricerca sulla fusione nucleare, l'idrogeno, la geotermia e la produzione di energia elettrica dal moto ondoso.

Finora il comparto sopra citato è stato etichettato soprattutto con il termine green technology. Una descrizione che, con facile ironia, si può definire colorita e che, soprattutto, l'opinione pubblica percepisce come indicazione di qualcosa di particolare e in qualche modo subalterno al tradizionale sistema energetico dominante. Ma se prima ciò poteva essere corretto, secondo la tesi dell'articolo di Harry Benham, adesso non lo è più.

Con l'aggettivo green non si indica più un sistema energetico particolare, ma semplicemente il sistema energetico migliore, e la tesi, appunto, è suffragata dai numeri. Siamo infatti di fronte ad un'evoluzione impressionante, se è vero che ognuno degli elementi della transizione energetica sopra esposti è cresciuto di ben oltre dieci volte dal Duemila a oggi.

Una spinta tutt'altro che esaurita se è vero che il comparto di quella che non andrebbe più chiamata green technology continua a crescere a tassi del 15-20% all'anno, e questo significa che potrebbero raggiungere dimensioni fino a tre o quattro volte maggiori entro il 2030. In particolare, l'eolico e il solare rappresentano già il 12% dell'industria energetica globale, mentre i veicoli elettrici hanno già raggiunto il 15% nelle vendite globali di auto nuove.

Si tratta di aumenti percentuali a cui inevitabilmente corrispondono altrettanti incrementi finanziari. Un dato su tutti cattura l'attenzione: il valore annuale relativo agli investimenti nel comparto basato sulle fonti rinnovabili e sulle tecnologie ad esse collegate ha superato per la prima volta quota mille miliardi di dollari.

Una crescita economica enorme che può stupire il grande pubblico ma non certo gli addetti ai lavori che inquadrano questa accelerazione della generazione di valore nell'ambito di un cambiamento epocale della società industriale. Stiamo infatti assistendo alla mutazione su larga scala della produzione energetica, con un rapido passaggio dall'estrazione (dei combustibili fossili) alla generazione (fonti rinnovabili).

A fotografare questa transizione ci sono naturalmente altri numeri, come la grandissima crescita della diffusione dei veicoli elettrici (ormai al 50% annuale), a sua volta dovuta agli investimenti enormi sulla mobilità non inquinante, che poi rappresentano circa la metà degli oltre mille miliardi annuali sopra menzionati. Il tutto mentre, a monte del comparto produttivo “pulito”, energia eolica e solare registrano incrementi annui del 20%.

A proposito di vento e sole, nell'articolo su “Carbon Tracker” viene sottolineato un ulteriore dato molto recente. Nel 2022 l'energia eolica e quella solare hanno aggiunto tra 600 e 700 terawattora di nuova generazione. Si tratta di un risultato notevole, equivalente a quanto grandi nazioni come il Brasile e il Canada riescono a generare in un anno.

Azeem Azhar, un noto opinionista esperto su energia e tecnologia, Spiega: “Questa è una generazione incrementale maggiore di quella che il gas naturale ha mai raggiunto in un anno. Si tratta di un valore doppio rispetto a quello raggiunto dal nucleare nel suo momento di picco, a metà degli anni '80. Ed è anche un risultato maggiore di qualsiasi anno di crescita incrementale dell'energia a carbone negli ultimi tre decenni, con l'eccezione del 2021, quando la generazione è aumentata come parte del rimbalzo dell'attività economica e del consumo di energia dopo lo shock del COVID”.

L'impegno del presidente Usa in carica, Joe Biden, potrebbe diventare una delle scommesse nella prossima campagna presidenziale: potrebbe portare voti a favore, o, inversamente, produrre un'emorragia di consensi. Infatti, la "turbo sfida" ecologica rischia di essere bloccata da due principale ostacoli: i Repubblicani e la maggioranza degli americani. Recentemente, la Environmental Protection Agency ha annunciato un piano senza precedenti per accelerare la transizione ecologica degli Stati Uniti. L'obiettivo è garantire il passaggio all'elettrico di due terzi del parco veicoli Usa entro il 2032.

Finora, come ricorda The Hill in una lunga analisi sulla "scommessa verde" della Casa Bianca, meno del 6 per cento dei nuovi veicoli venduti l'anno scorso lo erano. Cercare di imporre una svolta così radicale nelle abitudini degli americani è una scelta che di rado ha premiato dal punto di vista politico.

Basta ricordare quello che è successo con l'imposizione a livello federale del vaccino anti Covid, un provvedimento che ha provocato la protesta di milioni di americani e il ricorso alla Corte Suprema. In un momento in cui i Repubblicani si trovano in difficoltà nel sostenere la battaglia contro l'aborto e nel difendere Donald Trump, Biden potrebbe aver offerto loro una sponda per guadagnare due preziosi posti al Senato: quelli di Joe Manchin, in West Virginia, e di Jon Tester, in Montana, cioè i due democratici a favore delle trivellazioni, i due moderati che sono sostenuti dalle lobby petrolifere e che si troveranno a dover far campagna elettorale in Stati a guida Repubblicana ma la cui base democratica è a favore della transizione elettrica. Gli elettori conservatori contrari alla svolta 'green' voteranno per i loro candidati, i democratici favorevoli alle auto elettriche potrebbero punire i due senatori.

Ma, all'incertezza di Manchin e Tester, considerati due senatori a rischio per il Partito democratico, se ne aggiunge un'altra: nei prossimi nove anni, con l'aumento delle stazioni di ricarica elettrica, si ridurranno le pompe di benzina e i servizi per le auto tradizionali. Milioni di persone saranno costrette, anche non volendo, ad acquistare un veicolo 'green', i cui prezzi si manterranno ancora alti per qualche anno. In più ci saranno problemi tecnici e di logistica: attualmente le auto elettriche che circolano negli Stati Uniti dipendono per microchip e tecnologia dalla manifattura cinese e dalle compagnie tech. E non ci sono abbastanza stazioni di ricarica elettrica per soddisfare un possibile incremento della domanda. Tra la legge bipartisan sulle infrastrutture del 2021 e l'Inflation Reduction Act del 2022, per promuovere la produzione interna, Biden ha messo in campo molte risorse per rendere più accessibile agli americani la transizione verde. Cinque miliardi di dollari sono stati stanziati per la realizzazione di 500mila stazioni di ricarica elettrica da impiantare lungo le strade a grande circolazione e altri 2,5 miliardi per quelle da realizzare all'interno delle aree urbane.

Ma, al momento, i sondaggi dicono che gli americani non sono entusiasti: secondo il rilevamento di Gallup solo il 4 per cento degli intervistati dice di avere un'auto elettrica, e solo il 12 sostiene di pensare seriamente ad acquistarne una. Il 41 per cento, invece, dice che non la comprerà mai. Inoltre, solo il 12 per cento ritiene che le auto elettriche avranno un "grande ruolo" nel contrastare il cambiamento climatico. In totale, il 71 per cento degli elettori repubblicani afferma che non lascerà mai il modello tradizionale, una posizione condivisa da più di metà americani: in un sondaggio dell'estate scorsa a cura di Pew Research è emerso che il 55 per cento degli intervistati era contrario all'idea di rinunciare ai veicoli a carburante entro il 2035. Biden è, però, convinto che nella campagna presidenziale del 2024 presentarsi come campione del cambiamento ecologico gli garantirà il voto delle giovani generazioni, ma al momento l'America a cui il presidente punta sembra divisa tra una parte conservatrice che sceglierà l'auto tradizionale, e una piccola parte progressista che andrà con i veicoli ecologici.

Ma, al di la delle ragioni economiche, politiche e geopolitiche, bisogna fare qualche riflessione sul nuovo inquinamento prodotto nel pianeta per l'estrazione e la lavorazione del litio che occorre per fabbricare le batterie. A questo va aggiunto l'aumento dell'inquinamento elettromagnetico che non sappiamo quali nuovi danni produrrà nell'ecosistema del pianeta. Sarebbe opportuno verificare e calcolare prima il grado di tollerabilità degli equilibri planetari dell'ecosistema a seguito della diffusione e commercializzazione di nuovi prodotti.

Inoltre, non va nemmeno dimenticato che l'umanità ha sempre fatto i conti con quei fenomeni naturali che non sono evitabili dall'uomo, ma che sono sempre presenti sul pianeta (eruzioni vulcaniche, variazioni dell'attività solare, terremoti, alluvioni, siccità, etc.).

Le scelte del progresso tecnologico vanno controllate ed indirizzate per il bene dell'umanità. E' inaccettabile quando gli interessi economici prevalgono sul diritto della salute e sulla salvaguardia dell'ambiente.






Fonte: di Salvatore Rondello
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