23 Aprile 2024

MONDO PROTESO NEL RIARMO MILITARE


La Seconda Guerra Mondiale si è conclusa nel 1945 e da allora il mondo non ha visto un altro conflitto di pari portata. Da allora i conflitti non sono mai cessati sul nostro pianeta ed hanno sempre visto protagonisti almeno un Paese membro effettivo del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, l'organismo che avrebbe dovuto garantire la Pace nel mondo dopo la seconda guerra mondiale. Ora, le cose stanno precipitando nella perdizione più velocemente di quanto si pensi.
Questo mese, tra gli affreschi dell'aula della Conciliazione, nel palazzo Lateranense, i missionari, i religiosi, la Diocesi di Roma e il direttore di 'Limes', Lucio Caracciolo, hanno tentato di prevedere il futuro di ogni angolo del pianeta. Mondi diversi hanno dato vita a un botta e risposta serrato, conclusosi con la recita del 'Padre nostro', invocata dal vescovo di Roma est Riccardo Lamba per il futuro dell'umanità. Caracciolo ha ascoltato in silenzio ma non si è unito a voce alta alla preghiera. La benedizione finale ha riguardato tutti i presenti e le loro famiglie.
In quasi tre ore di discussione nell'incontro organizzato da padre Giulio Albanese, Direttore dell'Ufficio comunicazioni sociali e della cooperazione missionaria della Diocesi di Roma, la Chiesa ha espresso l'intento di “aprirsi all'agorà, al mondo, perché la Chiesa, se non è missionaria, non è Chiesa”. Tuttavia, la convinzione è che l'Ucraina finirà distrutta e in Medio oriente i due Stati non arriveranno mai.
Caracciolo ha svolto un'analisi a 360 gradi. Sul Medio Oriente ha detto: “La soluzione dei due Stati non esiste. Dove si farebbe lo Stato palestinese? L'attuale maggioranza di Governo in Israele con Smotrich e Ben Gvir favorisce sempre più la colonizzazione della Cisgiordania. Non credo che Israele darà vita a una guerra civile contro i coloni, che sono 500mila uomini, spesso armati, allo scopo di creare uno Stato palestinese. Israele ha aiutato Hamas a nascere e crescere in un'ottica anti Arafat. Questa impresa machiavellica si è ritorta contro i suoi ideatori. Il 7 ottobre non sono stati uccisi gli ebrei, ma gli israeliani, arabi e beduini compresi”.
Sulla guerra in Ucraina, il direttore di Limes ha pronosticato: “Il tutto finirà con la distruzione dell'Ucraina più che con la vittoria della Russia. Avremo una diaspora degli ucraini e questo avrà ripercussioni anche in Italia. La Russia vorrebbe conquistare tutto il territorio sul mar Nero fino a Odessa. Questo potrebbe avvenire in più fasi. L'Ucraina, quando ebbe l'indipendenza, contava 51 milioni di abitanti, oggi ne ha 28. Sarà già tanto se l'Ucraina potrà rimanere un Paese candidato a entrare nella Ue”.
Secondo Caracciolo: “La Russia ha il nucleare, fa la guerra in Ucraina e si espande a sud in Africa con la Wagner nazionalizzata e a nord nell'Artico. La Russia comunque non è la Cina, è una minaccia relativa”.
Anche il direttore di Limes ammette: “C'è una connessione tra le due guerre, ma si tratta di una connessione fattuale, non predeterminata. Ci sono rapporti più che fraterni tra Usa e Israele. Questo non vuol dire abbandonare l'Ucraina a se stessa, ma qualcosa di simile”.
Poi ha spiegato una ipotesi sconcertante: “Sono stati gli Usa a far saltare il North Stream. Non ho le prove esatte di come siano andate le cose, ma Biden voleva che andassero proprio così. Il 7 febbraio 2022, prima dell'invasione russa, Biden disse pubblicamente: ‘Se la Russia invaderà l'Ucraina, il gasdotto salterà. Prometto che non ci sarà più il North Stream 2'. Non so se gli Usa lo abbiano fatto saltare, ma hanno pubblicamente goduto. Gli Stati Uniti non hanno mai avuto simpatia per una Germania forte. Con la guerra in Ucraina, la Germania ha perso molto. Non hanno più un rapporto diretto con Mosca e non hanno più l'energia russa, con prezzi e flussi garantiti. La Germania in recessione è comunque un problema anche per l'Italia”.
Sull'ambiguità dell'Ungheria, Caracciolo ha detto: “L'Ungheria di Orban ha una dipendenza dalla Russia e una somiglianza ideologica. In questa fase, essere un Paese ambiguo aiuta”.
Sul Mediterraneo Caracciolo ha detto: “L'Italia non può continuare a non preoccuparsi delle sue frontiere, affidandosi totalmente agli altri. I russi sono in Cirenaica. I turchi in Libia e Tunisia. Cosa faremo, se la Russia costruirà una sua base a Tobruk, come ha già fatto in Siria? Il punto di contatto tra l'Africa e l'Europa è il canale di Sicilia. Nel 2050, con l'attuale andamento demografico, non reggerà più il nostro sistema sociale e previdenziale. A quel punto le scelte sono due: o fai più figli oppure i figli li importi già fatti. A noi servono canali regolari di migrazione. Ci servono poteri di riferimento, numeri da chiamare. È sbagliato accordarsi con il dittatorello tunisino, dargli una mancia, chiedendogli di impedire l'arrivo dei neri”.
Sul piano Mattei, Lucio Caracciolo taglia corto: “Il piano Mattei non esiste. Quindi non posso avere un'opinione. L'Italia è un'entità trascurabile”.
Nonostante l'ospitalità lateranense, Caracciolo non è andato leggero nemmeno sul Vaticano: “La funzione della Santa Sede è purtroppo limitata. Il magistero papale ha fatto alcune cose, come lo scambio di prigionieri tra Russia e Ucraina, ma oggi le parole del Papa non contano nella geopolitica internazionale”.
Sull'UE, Caracciolo osserva: “Non è un soggetto geopolitico, l'Europarlamento non conta niente e si voterà sui temi nazionali, non sui temi europei. Un finlandese non potrà scegliere un italiano e viceversa”.
L'esperto di geopolitica prosegue: “L'Onu e l'Europa sono non entità. L'Assemblea generale delle Nazioni Unite, durante l'anno, affitta i suoi spazi per le feste di matrimonio”.
Sull'Iran, Caracciolo ammette: “Non ho simpatia per la classe dirigente persiana e questo è un mio limite. L'Iran sta per avere la bomba atomica, se non l'ha già. Gli Hezbollah sono i più legati all'Iran. Hamas e Houthi meno. È sbagliato immaginare che tutte queste pedine si muovano direttamente su input di Teheran. Quel che è certo è che la classe dirigente persiana ritiene essere la parte eletta del mondo musulmano. Il loro pensiero va dall'Afghanistan fino al Mediterraneo e al mar Rosso. Si tratta di un regime repressivo soprattutto contro le donne, ma nelle grandi città gli iraniani mantengono forti legami anche con l'Europa”.
L'esperto di Limes ricorda le basi del Mar Rosso: “A Gibuti ci sono molte basi militari. La più grande è quella cinese. C'è anche una base italiana e ci sono basi di Usa e Francia”.
Poi, sul terrorismo Jihadista afferma: “Spesso non hanno una particolare fede in Allah, ma devono pur campare”.
Sul pericolo della Cina, il direttore di Limes sintetizza: “Gli Usa vedono la Cina come il vero sfidante per l'egemonia mondiale. Pechino, che non è una democrazia, vuole diventare una potenza oceanica, conquistare Taiwan e arrivare alle isole del Pacifico. Taiwan è l'ombelico del mondo e l'eventuale guerra coinvolgerebbe Usa e Giappone”.
Sull'India osserva: “Dubito che l'India sia la più grande democrazia del mondo. Una democrazia può essere castale? In India le caste persistono. Modi punta sui nazionalisti indù, escludendo centinaia di milioni di persone”.
Ma l'India aderisce al BRICS che Caracciolo giudica così: “È un cartello, non è un blocco. Cina e India sono nemici in Himalaya. L'omogeneità è modesta. In comune hanno la diffidenza verso gli Usa. Si sentono sfruttati dall'Europa e dall'Occidente: questo li unisce”.
Il direttore di Limes esamina anche il potentato economico di Elon Musk: “Ha i satelliti, ma non è lui a dettare la linea alla casa Bianca. Musk è parte del sistema Usa, ma non rappresenta gli Stati Uniti”.
Il tema degli aiuti all'Ucraina è entrato nei dibattiti nazionali sia in Europa che negli Stati Uniti. La controffensiva ucraina che avrebbe dovuto cambiare le sorti della guerra non ha portato i risultati attesi e il timore che Putin possa vincere il conflitto è crescente. In tal senso non è casuale la mossa degli Stati Uniti che sta pianificando di posizionare armi nucleari nel Regno Unito, per la prima volta in 15 anni. Allo stesso tempo gli allarmi lanciati dalle intelligence europee, in particolare dagli 007 tedeschi, sulle possibili minacce russe alla Nato, si fanno sempre più insistenti. Cosa succederebbe quindi se la Russia dovesse realmente vincere la guerra contro Kiev?
Secondo il Segretario del Consiglio Nazionale di sicurezza e Difesa dell'Ucraina, Oleksandr Danylink, intervistato dal Daily Mail: “Una vittoria per la Russia non significherebbe solo la distruzione dell'Ucraina e del suo popolo: sarebbe catastrofica per tutto l'Occidente e capovolgerebbe l'ordine mondiale globale. Il punto cruciale di tutto ciò è il fatto che la Russia e il Sud del mondo vedrebbero una sconfitta ucraina come una perdita militare per l'Occidente: dimostrerebbe al mondo che la Nato guidata dagli Stati Uniti è capace di sacrificare una nazione europea per evitare un conflitto nucleare. E una volta che gli autocrati si renderanno conto che gli Stati Uniti e l'Occidente sono battibili, la guerra nucleare sarebbe inevitabile e il mondo sarebbe consumato in uno spargimento di sangue”.
A Danyliuk si aggiunge la voce del generale americano in pensione Ben Hodges che descrive scenari da incubo: “Il successo di Putin comporterebbe senza dubbio la caduta della Nato, una carneficenza economica per l'Occidente e l'ascesa di nemici tra cui Cina, Iran e Corea del Nord”.
Il generale Hodges, ex comandante generale dell'esercito americano in Europa, afferma che una vittoria russa vedrebbe l'ascesa degli alleati del Cremlino. Iran e Corea del Nord potrebbero riuscire a sviluppare armi nucleari efficaci nei prossimi anni, il che rappresenterà una minaccia diretta per l'Occidente e potrebbe portare a una guerra nucleare che vedrebbe decine di migliaia di morti.
Secondo Hodges: “Ecco perché ora è così importante disporre di un deterrente nucleare. Se permettiamo all'Iran e alla Corea del Nord di sviluppare capacità nucleari, ce ne pentiremo per sempre. Un successo di Putin significherebbe anche che gli stati nucleari, Pakistan, India, Corea del Nord, Iran, diventerebbero instabili e potrebbero portare i terroristi a mettere le mani sulle armi nucleari e a lanciare attacchi nelle strade d'Europa”.
Secondo Hodges, inoltre: “Il ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump aprirebbe ancora di più la porta a Putin per lanciare il suo attacco all'Europa a causa del mancato sostegno dei repubblicani alla Nato. Se il tycoon venisse rieletto a novembre l'Alleanza Atlantica si andrebbe a indebolire lasciando l'Europa come un'anatra seduta per Putin e per le sue forze senza alcuna protezione”. Il generale afferma che se Putin credesse che la Nato si stesse “disgregando” a causa della presidenza Trump, approfitterebbe per un attacco diretto”.
In merito, Danylyuk dice: “E senza la protezione delle truppe americane, in particolare dell'ombrello nucleare, i paesi europei non sarebbero in grado di difendersi in caso di una guerra su vasta scala con uno stato nucleare come la Russia”.
Il generale Hodges sostiene che sarebbe folle presumere che Putin non possa invadere un paese baltico come la Lituania, la Polonia o l'Estonia e provocare il caos tra i civili in tutta Europa. Mosca come primo obiettivo avrebbe il corridoio di Suwalki, una striscia di terra tra Polonia, Lituania e l'enclave russa di Kaliningrad. Anche un piccolo attacco a questo punto debole, l'unico confine terrestre tra l'Europa continentale e gli Stati baltici, potrebbe causare enormi problemi alla Nato. Se Putin riuscisse a bloccare il divario di Suwalki, le forze russe utilizzerebbero quella striscia di terra e la Bielorussia come trampolino di lancio per la seconda fase della loro offensiva che comporterebbe l'invio di migliaia di soldati, carri armati e forze speciali russe per attaccare uno degli stati baltici sul fianco orientale della Nato, molto probabilmente Lituania, Polonia o Estonia”.
La guerra in Ucraina è ben lontana dalla breve operazione militare che Putin aveva promesso ai suoi uomini. I soldati russi sono amareggiati e stanchi e non hanno voglia di combattere, il che ha portato a un aumento dei soldati che disertano le loro unità militari in Ucraina.
L'Amministrazione Biden sta definendo una nuova strategia che non si concentrerà sulla riconquista dei territori ma bensì sull'aiutare l'Ucraina a respingere nuove avanzate russe con il conflitto nel Paese che va avanti da quasi due anni. Tutto verso un obiettivo più a lungo termine, il rafforzamento della forza miliare e dell'economia. Lo scrive il Washington Post che sottolinea come il piano che emerge costituisca un cambiamento netto rispetto allo scorso anno. Il Washington Post riporta l'osservazione di un alto funzionario dell'Amministrazione che dice: “È abbastanza chiaro che sarà difficile per loro cercare di mettere in campo lo stesso genere di spinta forte su tutti i fronti come hanno tentato di fare lo scorso anno. L'idea, nonostante le difficoltà al Congresso sui finanziamenti, è di mettere l'Ucraina nelle condizioni di mantenere per ora la sua posizione sul campo di battaglia, di metterla su una traiettoria diversa in modo da essere molto più forte entro la fine del 2024 e portarla su un percorso più sostenibile”. Il Post scrive di una pianificazione che è parte di un impegno di circa 30 Paesi che sostengono l'Ucraina per garantire al Paese supporto a lungo termine a livello di sicurezza e in campo economico dopo i risultati deludenti della controffensiva dello scorso anno.
Il mondo è nuovamente diviso in due. Non c'è più la linea di demarcazione degli accordi di Yalta. Dopo la caduta del muro di Berlino si sono spezzati gli equilibri precedenti basati sul terrore di una guerra nucleare. La globalizzazione è servita a far concentrare la ricchezza nelle mani di un sempre più limitato numero di persone, ma la povertà è aumentata enormemente. L'equilibrio fondato sull'autogoverno delle leggi economiche è una mera illusione. Le logiche egemoniche e gli egoismi del potere sono scesi in campo mostrando prima i muscoli e poi si sta passando alle vie di fatto con un'escalation militare senza nessun limite. Che ne sarà dell'umanità e di questo mondo in cui gli uomini non hanno mai voluto dare una Patria all'Umanità, ma hanno solo pensato a riempire gli arsenali militari di armi sempre più potenti? Eppure, sono più gli argomenti che uniscono l'umanità che quelli che la dividono. Riuscirà la luce della forza della ragione a svegliare gli uomini di buona volontà per salvare il mondo e l'umanità? Le coscienze di ognuno di noi hanno il dovere di tenere accesi i lumi della Ragione e di evitare che la dabbenaggine umana abbia il sopravvento nel mondo.





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