MINIMA EUROPAEA

21-09-2026 - CRONACHE SOCIALISTE

di Andrea Becherucci

Dopo la pausa estiva sono molti gli argomenti che meriterebbero di essere discussi: dal recente discorso sullo Stato dell'Unione (SOU) tenuto da Ursula von der Leyen davanti al PE il 16 settembre ai risultati delle recenti elezioni regionali tedesche nel Land della Sassonia-Anhalt, dall'invasione di migranti che ha colpito l'exclave spagnola di Ceuta fino alla scomparsa di Emma Bonino, una figura politica dall'apparenza dimessa ma portatrice di convinzioni così forti che ne hanno fatta una figura di primo piano nella storia dell'Italia repubblicana e dell'Europa.

Partiamo dal discorso della von der Leyen. Un bollettino quotidiano che si occupa di attualità europea l'ha definita la ‘regina delle promesse vuote' sottolineando come la presidente della Commissione navighi ormai a vista, riciclando come novità o impegni vincolanti programmi di collaborazione nati e sviluppati in ambiti extra-UE. Tra frasi a effetto ("In questo mondo, l'Europa ha scelto di tracciare la propria strada. E sta emergendo un'Europa più forte e indipendente") e dichiarazioni che lasciano sorpresi (la proposta di associare all'Unione europea il Canada invocando, al contempo, una più stretta collaborazione in ambito tecnologico, energetico e militare) il risultato non è stato dei più brillanti. Sul secondo punto, non ha chiarito in cosa esattamente consisterebbe questa ‘closer membership' col Canada e attraverso quali strumenti giuridici essa si concretizzerebbe. Altro punto toccato dal SOU 2026 è stata la risposta agli attacchi ibridi di cui ormai l'Europa è costantemente bersaglio. Anche in questo caso, l'abbondante fervore nell'esposizione non è stato, però, seguito da indicazioni operative ma dal lancio di ipotesi suggestive come l'attivazione di un ‘alert' a livello UE simile a quello presente all'articolo 4 dal trattato NATO (la convocazione di una riunione di coordinamento dei paesi membri prodromica all'attivazione dell'articolo 5). L'attenzione si è poi spostata sulla sicurezza delle infrastrutture digitali e sulle politiche nei riguardi dell'immigrazione. Sull'ultimo punto ha richiamato la necessaria compatibilità fra il nuovo patto europeo sulla migrazione e il rispetto dei valori fondamentali dell'UE. Von der Leyen somiglia sempre più a una donna solo asserragliata a difesa di un fortino assediato. Alle sue spalle, l'ombra di Kaja Kallas, una collega con cui non è mai scattata l'intesa a tutto svantaggio dell'avanzamento di reali politiche europee integrate.

Passiamo ora a una veloce disamina di ciò che è accaduto nelle recenti elezioni regionali tedesche in Sassonia-Anhalt in cui il partito della destra radicale Alternative für Deutschland (AfD) ha ottenuto il 43,8% dei voti. Di AfD si sa già molto e si conoscevano bene le tendenze al rialzo dei suoi consensi. E' perfettamente legittimo nutrire serie preoccupazioni sul carattere antidemocratico e manifestamente razzista di alcuni posizioni presenti nel programma del partito (per la verità, per certi aspetti esso è sovrapponibile a quello di Futuro nazionale, il partito di Roberto Vannacci, commentando il quale ho avuto l'occasione di paragonarlo al programma dei congiurati del film di Mario Monicelli, ‘Vogliamo i colonnelli' e aggiungendo che mancava solo la riapertura dei casini perché i due programmi fossero completamente in linea l'uno con l'altro). Non mi pare, però il caso di esagerare sul rischio ‘nazismo', non tanto perché in taluni dirigenti di AfD questa suggestione non esista ma perché l'elettorato che l'ha votata è molto più differenziato di quanto lo siano i vertici del partito. Sarei piuttosto tentato di scrivere che più che l'ombra di Hitler alle spalle di AfD si scorge piuttosto la sagoma di Putin. Non si considera poi il crollo verticale della CDU che raschia ormai il fondo del barile; è un partito i cui consensi sono in caduta libera da anni, aggravati nell'ultimo periodo, dalla pallida leadership del cancelliere Merz.

Da Ceuta e dall'invasione di migranti di cui è stata fatta oggetto, si può trarre una conclusione che finalmente è stata fatta propria dalla maggioranza delle forze politiche che hanno preso posizione: si può pacificamente convenire sul fatto che questi eventi sono, oltre che una manifestazione di debolezza della governance globale anche una delle tante espressioni di guerra ibrida che ormai ci colpiscono di frequente. Non c'è certezza assoluta sul fatto che il Marocco abbia agito contro la Spagna in questa forma ma non lo si può certo escludere. Masse di disperati sono manovrate da entità governative (ma non solo) per destabilizzare gli equilibri interni di un paese. Ne abbiamo avuto una prova ed è probabile che tali eventi si possano ripetere.

Non è possibile, però, chiudere queste note senza un ricordo di Emma Bonino, una donna di grande valore che ha attraversato cinquant'anni di storia italiana i cui ultimi venti sono stati dedicati all'Europa, al PE, al governo, al lavoro nella Commissione europea sempre in posizioni di responsabilità e sempre con un'apertura mentale e un'attitudine al dialogo che ci mancherà. Che la terra le sia lieve.





Fonte: di Andrea Becherucci