MARINE LE PEN E ALTERNATIVE FÜR DEUTSCHLAND
DEMOCRAZIA IN PERICOLO


di Giulietta Rovera

Il 7 luglio, con la sorpresa generale, la Corte d'Appello di Parigi ha dato a Marine Le Pen il via libera per candidarsi alle elezioni il prossimo aprile, nonostante abbia confermato la sua condanna per appropriazione indebita di 2,8 milioni di euro di fondi del Parlamento europeo. I giudici hanno in tal modo stabilito che spetta agli elettori, non ai tribunali, decidere chi sarà il presidente, anche se si tratta di un criminale condannato.

Il caso non ha precedenti nella storia politica francese.

Poche ore dopo la sentenza, la leader del partito di estrema destra Rassemblement National lanciava la sua campagna, candidandosi così per la quarta volta alle presidenziali. Le precedenti candidature si sono concluse con un fallimento a causa delle deboli performance sui temi economici e la sua posizione euroscettica, che porterebbero al caos nell'eurozona e aggraverebbero i già gravi problemi economici della Francia. Al momento, è in testa ai sondaggi con il 36%. E, a sei mesi dalle elezioni più importanti nella storia della Quinta Repubblica, non c'è un candidato credibile che possa contrastarla. Non Édouard Philippe, sindaco di Le Havre, ex primo ministro di centro-destra, al 19%: giocano contro di lui i suoi legami con l'impopolare Macron. Non Jean-Luc Mélenchon, 75 anni, leader del partito di estrema sinistra France Insoumise, dato al 15%. Oltre ad essere una figura polarizzante, propone politiche così radicali che molti economisti le ritengono incompatibili con il libero mercato. Grazie al suo programma che contempla un'economia pianificata, tasse più alte per le imprese e i ricchi e la cancellazione del debito francese detenuto dalla Banca Centrale Europea, è riuscito a diventare la bestia nera del mondo degli affari. Gode tuttavia di una solida base elettorale, composta da giovani, precariato urbano e minoranze etniche, il che gli conferisce una concreta possibilità di accedere al ballottaggio. Stando ai sondaggi, un'eventualità del genere provocherebbe la disintegrazione del cosiddetto "fronte repubblicano" contro l'estrema destra, con il risultato di consegnare a Le Pen la vittoria. Stretto fra Philippe e Mélenchon, l'intellettuale parigino Raphaël Glucksmann, leader di Place Publique, un piccolo movimento affine al PS, cui i sondaggi attribuiscono circa il 10% dei voti al primo turno. La sua ambizione è "ricostruire la sinistra". Se dovesse diventare il candidato presidenziale, si troverebbe ad affrontare problemi tutt'altro che facili: riconquistare le città operaie che ora votano per Le Pen; corteggiare i radicali urbani di Mélenchon; rassicurare gli elettori della classe media che hanno votato per Macron. I Verdi sono incerti se sostenere Mélenchon, oppure appoggiare Glucksmann.

Con un vantaggio di 20 punti nei sondaggi, Le Pen è quasi certa di accedere al secondo turno nelle elezioni. Proprio a causa della difficoltà di individuare un personaggio in grado di raccogliere un sostegno sufficiente da tutto lo spettro politico per impedirle di diventare presidente, questa volta Marine Le Pen ha ottime possibilità di conquistare l'Eliseo. A spianarle la strada, una sinistra al cui interno regnano confusione e rivalità.

Il 6 settembre si sono tenute le elezioni statali nella Sassonia-Anhalt, stato federato della Germania con poco più di due milioni di abitanti. Il risultato ha visto la devastazione dei cristiano-democratici (CDU) di centro-conservatori e la schiacciante vittoria del partito di estrema destra Alternative für Deutschland (AfD). Un esito analogo si è verificato il 20 settembre in un altro stato federato: il Meclemburgo-Pomerania Anteriore - un milione e seicentomila abitanti. Il fatto che l'avanzata dell'estrema destra si sia arrestata nella città-stato di Berlino a favore del partito della sinistra radicale Die Linke non è altro che la conferma di un ulteriore, rapido declino della CDU.

Poiché le politiche dell'AFD contemplano un programma etnonazionalista, scuole separate e deportazioni, uscita dall'UE e dall'eurozona e fine all'accordo di Schengen, i politici di centro di tutta Europa sono entrati nel panico. Se la vittoria dell'estrema destra in due minuscole regioni è in grado di suscitare allarme nell'intera Europa democratica, cosa accadrebbe nel caso di vittoria di Marine Le Pen? Gran parte di ciò che la leader di Rassemblement National intende fare una volta insediata all'Eliseo – in materia di economia, politiche sociali e immigrazione – implica la violazione delle regole dell'UE, il che creerebbe una situazione di caos politico, dato il ruolo indispensabile della Francia all'interno del blocco. In parole povere, comporterebbe enormi implicazioni per l'Europa e l'alleanza occidentale.

Non solo. Il prossimo anno si terranno elezioni parlamentari anche in Italia, Spagna e Polonia. Una Francia guidata da Le Pen darebbe un ulteriore slancio ai governi nazional-conservatori, che da tempo contestano il primato del diritto comunitario e sono in aperto conflitto con Bruxelles.

Il panorama politico sta cambiando. Da un decennio, i partiti di estrema destra stanno guadagnando terreno ovunque a causa del fatto che i vecchi partiti democratici non riescono più né a entrare in sintonia con gli elettori, né a dare la sensazione di riconoscere e affrontare i bisogni e gli interessi delle persone. I partiti di estrema destra, AFD in testa, hanno saputo alimentare e incanalare questo senso di insicurezza, di esasperazione nei confronti di una classe dirigente apparentemente impotente.

Se i partiti moderati non sapranno affrontare le preoccupazioni economiche e i timori di un cambiamento sociale e non elaboreranno programmi elettorali convincenti, quanto accaduto in Sassonia-Anhalt e nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore è destinato a ripetersi, con grave pericolo per la democrazia.




Fonte: di Giulietta Rovera