07 Luglio 2022

"LIMITI DELLE NAZIONI UNITE"

20-06-2022 - UNO SGUARDO SUL MONDO di Salvatore Rondello
Le Nazioni Unite, dopo 77 anni dalla loro realizzazione, possono essere definite una grande illusione. L'organizzazione mondiale nata per perseguire la pace e per perseguitare i crimini di guerra, non riesce ad assolvere ai propri compiti. Il fallito tentativo di mediazione di Guterres è l'ennesima dimostrazione di una storia fatta da proclamazioni di buone intenzioni che rimangono disattesi.
Il viaggio di pace in Turchia, Russia e Ucraina appena concluso dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, come prevedibile, si è concluso con un nulla di fatto. Il capo delle Nazioni Unite ha il dovere di impegnarsi nei tentativi per cercare di pacificare le guerre in atto. Purtroppo, la situazione in Ucraina sembra aver superato ogni limite di ragionevolezza.
L'organizzazione nacque dopo le Guerre Mondiali come rete transnazionale con strumenti che avrebbero dovuto preservare e garantire la pace. Tuttavia, dalla fine della seconda Guerra mondiale ad oggi, le guerre nel mondo si sono susseguite incessantemente: Corea, Vietnam, Palestina, Congo, Libia, Siria, Afghanistan, Sudan, Ruanda, Yemen, Iraq, Indonesia, Balcani, Cipro e tante altre in Africa, in America latina e nel Sud Est asiatico.
I diritti umani sono violati ripetutamente e numerosi crimini di guerra sono rimasti impuniti. Ora abbiamo davanti agli occhi i disastri in Ucraina, con l'aggressione della Russia che è uno dei 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza ONU.
L'ONU fu creata subito dopo la fine della II Guerra Mondiale in un momento storico molto preciso. L'idea di mantenere il mondo in pace era già stata tentata in precedenza negli Stati Uniti con la Società delle Nazioni messa in piedi da Roosevelt. Un'iniziativa che però venne bloccata dal Congresso americano che non volle sottoscrivere un impegno multilaterale che limitasse l'azione degli USA. La politica estera degli Stati Uniti ha sempre avuto due anime contrapposte: da una parte quella autarchica del sentirsi un grande paese che non ha bisogno di nessuno, dall'altra quella per cui si sente di essere il simbolo di principi e ideali democratici, valori che si trovano nella sua Costituzione, che dovrebbero essere universalmente condivisi e seguiti per mantenere il mondo in pace. L'una escluderebbe i coinvolgimenti internazionali, l'altra li caldeggerebbe. In realtà entrambi finiscono per trovare punti di interesse in comune che interagiscono dando un ruolo geopolitico di potenza dominante.
Quando nacquero le Nazioni Unite, furono i vincitori della II Guerra Mondiale a farsi da garanti della pace, ad assicurare al mondo che non ci sarebbero state più guerre come quella che avevano appena vinto. Naturalmente entrarono l'allora Unione Sovietica e gli Stati Uniti che avevano sconfitto il nazismo, nemico comune; entrò la Cina che era una grande potenza e aveva partecipato al conflitto contro il Giappone alleato con i nazi-fascisti; entrarono anche l'Inghilterra, alleata degli Usa, e la Francia che aveva perso la guerra ma che si era riscattata con De Gaulle mettendosi dalla parte dei vincitori. Questi sono i 5 paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza e ognuno ha diritto di veto. Una cosa che salta all'occhio di un comune cittadino del 2022 è che tra i 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza ci sia solo la Francia e non l'intera Unione Europea di cui fa parte anche la Francia. Il Consiglio di Sicurezza è l'unico organo che può ratificare decisioni e renderle esecutive, a differenza dell'Assemblea Generale. I suoi membri totali sono 15, di cui 5 permanenti e 10 eletti a rotazione, ma basta che solo uno dei 5 membri permanenti ponga il veto durante una votazione per bloccare qualsiasi proposta.
Quindi l'intervento delle Nazioni Unite, così come sarebbe previsto negli articoli della Carta in caso di violazione del Diritto Internazionale, è un'illusione perché basta un solo voto contro, come è successo in Siria con il veto posto dalla Russia.
Oggi, bisogna avere presente che le guerre sono completamente diverse da quelle fatte prima degli ani '80. Sono guerre non solo delle forze locali in combattimento ma teatri in cui intervengono le potenze che vogliono avere peso. In Siria c'erano 12 potenze e venne definita da Papa Francesco una terza guerra mondiale frammentata. In realtà, come ricordava Antonio Landolfi, la terza guerra mondiale fu la Guerra fredda e la quarta guerra mondiale, iniziata con la globalizzazione, è stata una guerra economico finanziaria non conclusa ma che sta degenerando. Infatti, il conflitto in Ucraina, può essere considerato una conseguenza che coinvolge il mondo intero bloccando alcune importanti fonti di approvvigionamento alimentare, di materie prime e di combustibili fossili. Uno scenario che si aggiunge con la sua gravità alla questione ambientale che già da sola implica una rivoluzione socio economica senza precedenti.
In tutti questi anni si è cercato di modificare in tanti modi la regola del veto che impedisce alle Nazioni Unite di assolvere alle sue funzioni. Poi uno dei paesi mette il veto anche alle modifiche e non si va avanti. Il veto è definitivo, non si può far nulla. Bisognerebbe che i 5 paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza rinunciassero al diritto di veto. Una delle tante proposte in corso è quella di far sì che siano almeno due i paesi a porre il veto per bloccare una delibera. È stata presentata dal Liechtenstein con l'appoggio degli Stati Uniti per riaprire un discorso il più multilaterale possibile, invertendo il bilateralismo della gestione Trump. In ogni caso questo processo di cambiamento delle regole non va da nessuna parte perché basta il veto della Cina o della Russia per fermare tutto. L'unanimità dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza è indispensabile per cambiare le regole dell'Onu.
Le Nazioni Unite hanno diversi organi: L'Assemblea Generale, il Consiglio Economico e Sociale, il Consiglio di Sicurezza che come abbiamo detto è quello che dovrebbe garantire la pace. Il Segretario generale che inizialmente non aveva compiti chiari, è andato formandosi nel tempo. Poi, c'era l'organismo che si occupava della decolonizzazione e infine si crearono i vari fondi che dipendono dal Segretariato (come l'UNICEF), e le varie agenzie che invece sono organismi autonomi (come la FAO). Una volta l'anno si fa una assemblea di tutte le agenzie e i fondi presieduta dal Segretario Generale per garantire una certa unità di visione. Nel tempo, il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha acquistato più potere perché la sua è diventata una figura rappresentativa dell'intero sistema e delle sue responsabilità, ma non sufficiente a risolvere i conflitti ed a fare giustizia per i crimini di guerra.
Nel 1981, il neo presidente americano Donald Reagan ha cambiato il destino dell'ONU, una struttura democratica in cui ogni paese aveva un voto. Reagan si chiese perché un grande paese come gli USA, il più potente e importante di tutti, avesse lo stesso peso di un paese molto più piccolo e meno influente. Il bilancio degli USA a quel tempo era uguale a quello di oltre 50 paesi delle Nazioni Unite messi insieme. Reagan non accettò questa equità di peso nelle decisioni da parte di tutti i paesi membri e quella fu la fine delle Nazioni Unite come strumento di partecipazione globale. Dal 1981 infatti gli Stati uniti non hanno firmato più nessun accordo internazionale, nessun trattato. Non hanno firmato la Convenzione sui diritti dell'infanzia, non hanno firmato la Convenzione sul diritto del mare, non riconoscono che la comunità internazionale possa decidere per il loro paese. Usa, Russia e Cina non hanno mai ratificato la Corte Penale Internazionale, e quindi, in caso di crimini di guerra, loro non partecipano al processo. La cosa bizzarra è che Biden ha accusato Putin di genocidio e crimini di guerra ma non ha strumenti per procedere penalmente. La situazione dell'Onu è peggiorata con l'arrivo di Putin che si è così definito: “Io valgo quello che sono e non mi assoggetto a delle decisioni globali”.
Il lento declino delle Nazioni Unite è iniziato quando le grandi potenze hanno cominciato a togliere tutto il potere all'organizzazione. Sono stati messi in piedi diversi meccanismi che hanno reso le Nazioni Unite marginali.
Prima è stato creato il G7, poi il G8. Nel frattempo, ogni anno a DAVOS si tiene il Forum Economico Mondiale. Ma, il colpo di grazia è arrivato quando è stato tolto il commercio dall'ONU.
La globalizzazione, iniziata dopo la caduta del muro di Berlino, ha viaggiato con due motori: la finanza e il commercio. La finanza non ha mai fatto parte delle Nazioni Unite perché nasce con un processo differente, quello di Bretton Wood, che creava gli organismi finanziari multilaterali (Il Fondo Monetario, la Banca Mondiale, ecc,) fuori delle Nazioni Unite. Il commercio invece era tutelato inizialmente dalla UNCTAD (United Nations Conference on Trade and Developement) che secondo la filosofia ONU aveva la funzione di proteggere i cittadini. In seguito però fu soppiantata dalla WTO (World Trade Organization) che non è delle Nazioni Unite e protegge solo il capitale e le imprese.
All'ONU restano solo le attività sociali (bambini, salute, diritti umani), cose ritenute inutili dal punto di vista della logica del consenso di Washington, che è quello che ha portato con Reagan e Margaret Thatcher allo sviluppo della globalizzazione. Per Reagan: “Tutto ciò che non produce reddito non è utile” e quindi, uscì dall'UNESCO. Aveva una visione molto precisa di un mondo basato sul mercato e voleva abolire i ministeri della Sanità e della Istruzione. Questo modo di pensare c'è ancora oggi ed anche l'Unione europea è nata e si è sviluppata sui principi del consenso di Washington: la cosiddetta Direttiva Bolkestein per cui ci deve essere libera competizione. Finora l'Unione europea è stata attivissima sul piano dei mercati ma debolissima sul piano sociale.
La pandemia ha obbligato un pò a rivedere l'impostazione globalista.
Tuttavia, le Nazioni Unite sono andate progressivamente svuotandosi di forza e di potere. Di fatto, il Segretario Generale viene nominato con l'influenza degli USA, in quanto hanno più peso fornendo all'Onu il 25% del bilancio e la sede di New York.
Gli Stati Uniti non vogliono un Segretario generale forte che possa diventare un'alternativa di potere che possa intralciare i loro piani.
Attualmente, Guterres, paralizzato da un Consiglio di Sicurezza diviso e spaccato fra Cina, Russia e USA, all'inizio ha fatto delle dichiarazioni contro la guerra, poi è stato due mesi fermo, dopo è andato a incontrare Putin passando da Erdogan che in questo momento è colui che vanta più capacità di mediazione con la Russia. Erdogan non riesce a fare nulla e Putin ha trattato male Guterres. Così continua la marginalizzazione del sistema multilaterale, un sistema nato sull'idea della cooperazione, come base delle relazioni internazionali su cui si spende anche Mario Draghi, poiché dalla cooperazione nascono lo sviluppo e la pace: se non c'è cooperazione non ci può essere né sviluppo né pace. Oggi, vediamo un mondo dove oramai tutti i Paesi vogliono avere un ruolo nel gioco di potenza. Turchia, Cina, India, Ungheria, Brasile, oltre che Russia e USA. Il risultato è che il mondo è estremamente frammentato con alleanze variabili a seconda di quello che succede e conviene. Il rischio è quello di arrivare ad un conflitto Mondiale e in quel momento forse si parlerà di ricostituire le Nazioni Unite. Ma la storia insegna che i vincitori non si sentono obbligati a nulla perché hanno vinto la guerra e quindi è difficile che facciano un discorso che sia per il bene di tutti. Si tratta sempre di una pace imposta dai vincitori.
Si può discutere se le Nazioni Unite servano o meno ma nessuno può mettere in dubbio il fatto che l'UNICEF o la FAO, UNHCR, UNESCO siano importantissime. Queste agenzie tecniche, come le chiamano, in realtà hanno un'attività politica importantissima, sono utilissime. Tutto il dibattito è sul Segretariato che è vittima del Consiglio di Sicurezza. Il vero problema delle Nazioni Unite è il Consiglio di Sicurezza, che è nato in un preciso contesto storico e che fino a oggi è stato il principale problema.
Non è assurdo che proprio i paesi fondatori dell'ONU per garantire la pace al mondo si continuano a fronteggiare e ad alimentare guerre?
C'è stata la Guerra Fredda tra Russia e USA, si è creato il movimento dei “non allineati”, cioè di quelli che non volevano stare con nessuno dei due blocchi. Si è creata una situazione per cui il momentum del 1945 è cambiato, è nato un nuovo mondo non basato sul multilateralismo ma sui propri interessi. Sono nati i movimenti populisti, i sovranisti, gli autarchici, si sono rinforzati i nazionalismi.
Nell'indebolimento delle Nazioni unite, l'industria degli armamenti, una lobby potentissima, ha un suo tornaconto economico. Roosevelt quando fece il suo discorso di chiusura denunciò che negli Stati Uniti comandava una lobby industriale militare. Gli USA oggi sono i primi esportatori del mondo di armi, i russi sono i secondi. Adesso di 350 miliardi che dobbiamo spendere per arrivare al 2% delle spese militari in Europa, più quello che sinora si è speso in armamenti in Ucraina, che è di fatto un banco di prova per nuove armi, parliamo di 350 miliardi, il 72% dei profitti va agli americani. Ed ora il Giappone ha deciso di aumentare le sue spese militari al 2% del PIL. Si tratta di almeno 100 miliardi. E le spese totali per armamenti nel 2021 hanno superato, per la prima volta , i 2 trilioni di dollari. I 5 paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza ONU sono i responsabili della produzione e della vendita dell'80% degli armamenti mondiali. I 5 membri del Consiglio di Sicurezza, che devono assicurare la pace, sono i produttori delle armi con cui si fa la guerra.
Abbiamo perso le capacità di un mondo multilaterale, siamo in un mondo multipolare completamente disgregato dove in qualsiasi momento può nascere una scintilla per una guerra mondiale. Dovremmo ribellarci pensando a quanti problemi dell'umanità si sarebbero risolti con due trilioni di dollari. Il fatto che invece queste risorse vadano in strumenti per distruggerci, dimostra che siamo in una fase della nostra storia che si potrebbe definire il suicidio della ragione. Invece, l'umanità ha bisogno di andare avanti, di avere una Patria, di progredire con l'attuazione della democrazia economica, della solidarietà umana, della distribuzione della ricchezza, del socialismo liberale che riesca a conciliare capitale e lavoro, ma anche produzione e territorio.






Fonte: di Salvatore Rondello
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