LÉOPOLD SENGHOR


di Ferdinando Leonzio

Il socialismo, per noi, è prima di tutto un cammino verso la liberazione e la dignità.

(Léopold Senghor)

La secolare rivalità fra le potenze coloniali per contendersi le coste dell'attuale Senegal, dove fioriva il lucroso commercio degli schiavi, dell'oro e dell'avorio, si concluse nell'Ottocento con la prevalenza dei francesi, intanto penetrati nell'interno, dove imposero la coltivazione estensiva delle arachidi.

L'insediamento francese venne riconosciuto ufficialmente dalla „Conferenza di Berlino“ (1884-85) e qualche tempo dopo il territorio dell'attuale Senegal entrò a far parte dell'Africa Occidentale Francese (AOF), creata il 16 giugno 1895. Essa era in sostanza una federazione di colonie francesi, amministrata da un governatore che risiedeva a Dakar, nel Senegal [1], e aveva, dal 1904, per capitale Dakar. Fu attribuito agli abitanti di quattro città [2] senegalesi la cittadinanza francese e il diritto di eleggere un rappresentante nel parlamento francese [3].

Il primo nero ad essere eletto, nel 1914, fu Blaise Diagne (1872-1934), che rimase in carica fino alla morte e fu anche sindaco di Dakar (1920). Dopo la seconda guerra mondiale, a cui avevano partecipato anche truppe coloniali e i fucilieri del Senegal in particolare, molti giovani senegalesi decisero di continuare gli studi in Francia. Fra questi Léopold Sédar Senghor.

Léopold Senghor nacque a Joal, un villaggio di pescatori a oltre 100 km dalla capitale del Senegal Dakar, il 9 ottobre 1906, in una famiglia di religione cattolica, dal padre Basile Jogoy Senghor, ricco commerciante di arachidi nonché proprietario di terreni e di bestiame, e dalla madre Gnilane.

Léopold era stato allevato nella cultura serere [4], ma dal 1913 cominciò gli studi di base nella missione cattolica di Joal e l'anno dopo in quella del vicino villaggio di Ngasobil, sulla costa, dove rimase 8 anni e imparò la lingua e la letteratura francesi, che finirà per padroneggiare.
Nel 1922, a 16 anni, forse sentendosi ispirato da una vocazione religiosa, entrò nel seminario cattolico di Dakar, dove rimase 5 anni. Quando però si accorse di non essere veramente portato alla vita religiosa, passò al liceo laico della città.

Nel 1928, per intraprendere gli studi universitari, si recò a Parigi, dove nel 1931 si laureò in Lettere alla Sorbona. In questo periodo, assieme ad altri intellettuali neri francofoni, egli scoprì e rivalutò il grande contributo africano alla poesia, alla musica, alla pittura; e, sulla base di questa presa di coscienza, elaborò il concetto di negritudine, sostanzialmente una valorizzazione della cultura africana, degna di reggere il confronto con quella europea.

Nel 1935 furono consolidate le basi del nuovo movimento politico-culturale della negritudine con la uscita della rivista Lo Studente Nero, da lui fondata, assieme ai poeti Aimé Cesaire [5] e Léon Damas [6].

L'azione di Senghor fu sempre ispirata ad un intreccio indissolubile di poesia e di politica, che si tradusse in un impegno costante per il riscatto dell'uomo africano tramite la riscoperta e la riappropriazione della sua cultura, dei suoi valori e del suo spirito solidaristico e perciò socialista. Una cultura, quella africana, per nulla inferiore a quella che i colonizzatori avevano imposto, dai leader neri più coscienti considerata “pericolosa”, perché utilizzata per sottomettere culturalmente all'ideologia imperialista e neocolonialista i gruppi emergenti di intellettuali africani.

La mia negritudine non è sonno della razza ma sole dell'anima,
La mia negritudine è visione e vita
La mia negritudine è cazzuola nella mano, è lancia in pugno.


Durante il servizio militare (1934-35) Senghor riuscì anche a prepararsi per ottenere l'abilitazione all'insegnamento sia nei licei che nelle università e dall'ottobre 1935 – primo nero africano - cominciò a insegnare francese, latino e greco, per tre anni in un liceo di Tours e poi a Parigi.

Scoppiata la seconda guerra mondiale [7] fu richiamato alle armi per prestare servizio nella Fanteria Coloniale francese come soldato semplice, nonostante i suoi titoli di studio. Nel maggio 1940 fu catturato dai tedeschi e internato in vari campi di concentramento. Rilasciato nel 1942, riprese a insegnare e partecipò alla Resistenza.

Nel 1945 pubblicò la sua prima raccolta di poesie, intitolata Canti d'ombra [8], che liricamente esaltava la negritudine. Lo stesso anno Senghor, intanto divenuto Preside del Dipartimento di Linguistica presso la Scuola nazionale della Francia d'Oltremare, fu invitato dal leader socialista senegalese Amadou Lamine-Guèye (SFIO)[9] a candidarsi all'Assemblea Costituente che sarebbe stata eletta il 21 ottobre 1945, in cui per la prima volta potettero votare le donne. Senghor fu dunque eletto nella lista della SFIO[10] e partecipò attivamente ai dibattiti, particolarmente a quelli concernenti la questione dell'autonomia delle colonie e le condizioni delle masse di sfruttati.

Popoli del Sud nei cantieri,
nei porti, nelle miniere,
nelle manifatture e la sera
segregati nei recinti della miseria,
le braccia appassite,
il ventre cavo occhi e labbra immensi
invocanti un Dio impossibile.
Potevo rimanere sordo
a tante sofferenze derise?

Comunque, i crimini del colonialismo, del razzismo e dello sfruttamento non suscitarono mai in Senghor sentimenti di odio o di vendetta, poiché per il poeta-politico doveva essere costruito un mondo nuovo, basato sulla tolleranza e sulla riconciliazione, sul rispetto reciproco fra le razze, perseguendo quella che egli chiamava la Civiltà dell'Universale.
Il 12 settembre 1946 sposò Ginette Eboé (1923-92) di origini caraibiche e aderente alla Resistenza durante la guerra [11]. I due, tuttavia, divorzieranno nel 1955.

Il 10 novembre 1946 fu eletto all'Assemblea Nazionale francese, ancora nella lista della SFIO[12], in rappresentanza del Senegal, ma successivamente lasciò il partito socialista, per fondare, il 18 ottobre 1948, un suo partito, il Blocco Democratico Senegalese (BDS)[13], il cui scopo principale era promuovere gli interessi del Senegal e la lotta per l'indipendenza.
Con tale partito Senghor il 17 giugno 1951 fu rieletto nell'Assemblea Nazionale francese[14]. Nel 1956 sarà riconfermato e sarà eletto anche sindaco di Thies, importante snodo ferroviario del Senegal[15]. Intanto i popoli africani che avevano combattuto per la Francia durante la guerra, premevano per ottenere l'indipendenza.
Senghor avrebbe preferito un'integrazione all'interno del francofono impero coloniale francese, per evitare la formazione di piccoli stati, i cui confini in realtà erano stati arbitrariamente delineati dai colonialisti, e che divisi sarebbero stati facile preda di un'ulteriore volontà di sfruttamento. Ma nel 1956 il Parlamento francese approvò una legge che conferiva un ampio grado di autogoverno ai Territori d'Oltremare e introduceva il suffragio universale in tutte le colonie. Tali territori però continuavano a essere collegati con la Francia all'interno dell'Unione Francese.

In un congresso costitutivo (Dakar, 23-25/2/1957) il BDS di Senghor si fuse con altri movimenti senegalesi[16], per dar vita al Blocco Popolare Senegalese (BPS). Il quale BPS, adottando un progetto socialista-nazionalista, attirò molti consensi fra i sindacalisti e stravinse le elezioni del 31 marzo 1957 per l'Assemblea territoriale senegalese, ottenendo il 78,25 % e 47 seggi su 60. Al Partito Senegalese di Azione Socialista (PSAS)[17] andarono 12 seggi.

Nello stesso anno 1957 Senghor si risposò con Colette Hubert (1925 - 2019), una francese di origini normanne che rimarrà la sua compagna per tutta la vita.
Nel 1958 il Blocco Popolare Senegalese (Senghor) e il Partito Senegalese d'Azione Socialista (Lamine-Guéye) si fusero, per formare l'Unione Progressista Senegalese (UPS) .

Nello stesso anno, il gen. Charles De Gaulle, tornato al potere in Francia, il 27 settembre 1958 volle sottoporre a referendum il progetto di una nuova Costituzione e con essa dell'istituzione di una “Comunità Francese”. Mediante apposito referendum si offriva ai territori africani francesi la possibilità di diventare repubbliche autonome nell'ambito della Comunità o di optare per la completa indipendenza.
Tutti i territori, compreso il Senegal (97,55 %) approvarono il progetto, tranne la Guinea di Sékou Touré (1922-84) che scelse l'indipendenza. Il Senegal divenne dunque uno Stato con larga autonomia, ma con alcune materie (Esteri, Difesa, Commercio estero) delegate alla Comunità.

Rimasto fedele alla sua idea iniziale di riunire gli Stati dell'Africa nera in grandi federazioni, Senghor promosse la Federazione del Mali, che inizialmente doveva comprendere anche l'Alto Volta e il Dahomey, ma che alla fine si ridusse all'unione col solo Sudan francese, governato da Modibo Keita (1915 - 77).

Le discussioni fra i due Paesi iniziarono nel gennaio 1959 e subirono un'accelerazione nel marzo dello stesso anno, quando si svolsero le elezioni per le rispettive Assemblee legislative, nelle quali i partiti più decisamente federalisti trionfarono nettamente.
In Senegal l'Unione Progressista Senegalese di Senghor ottenne l'82,99 % e tutti gli 80 seggi in palio[18]. Anche nella Repubblica Sudanese il partito di Keita ebbe una consistente affermazione[19], per cui i due protagonisti furono incoraggiati a proseguire sulla strada intrapresa.

Il 4 aprile le due assemblee riunite proclamarono la Federazione del Mali, con Primo Ministro Modibo Keita e suo vice, nonché Ministro della Difesa, il senegalese Mamadou Dia (1910-2009). Fu anche creato un partito unificato fra i due dominanti in Senegal e nella Repubblica Sudanese, denominato Partito della Federazione Africana (PFA) con presidente Léopold Senghor e segretario generale Modibo Keita. A partire dal dicembre 1959 furono intavolate trattative con la Francia affinché la Federazione ottenesse l'indipendenza, con l'impegno a rimanere all'interno della Comunità e della zona del franco. Il riconoscimento francese fu infine ottenuto il 20 giugno 1960, giorno della piena indipendenza della Federazione.

Tuttavia la Federazione del Mali si rivelò una costruzione effimera, a causa delle diverse visioni politiche e culturali dei loro leader, a parte i singoli episodi di dissenso. Entrambi illustri esponenti del socialismo africano, ne davano però un'interpretazione alquanto diversa.
Keita si ispirava al marxismo e a una politica di nazionalizzazioni, al fine di accumulare rapidamente risorse da investire in servizi essenziali e urgenti, come la sanità e l'istruzione, onde sollevare la popolazione dalle drammatiche condizioni di vita in cui l'aveva lasciata il colonialismo; Senghor, influenzato dal socialismo europeo e francese in particolare, era invece fautore di un modello di sviluppo in cui confluissero elementi di socialismo, rivisitato da valori cristiani e fosse adattato all'identità culturale africana:

[…] Noi siamo socialisti, non escludiamo dalle nostre fonti Marx ed Engels, in quanto che il socialismo è piuttosto un metodo, il metodo della dialettica applicato non solo ai pensieri ma alla materia, alla storia; ma partiamo dalle opere marxiste allo stesso modo che da quelle dei socialisti utopisti e vi aggiungiamo le opere dei loro discepoli e commentatori non esclusi i pensatori cattolici.

La crisi di convivenza esplose il 20 agosto 1960, quando il Senegal decise di staccarsi dalla Federazione. Da allora la strada dei due Paesi fondatori si divise ed essi diventarono indipendenti tra loro, nei confronti della Francia e di ogni altra nazione[20]: la Repubblica Sudanese si trasformò in Repubblica del Mali con leader Modibo Keita (22-9-1960), mentre il Senegal divenne una Repubblica semi-presidenziale.
In base alla Costituzione approvata il 25 agosto 1960, il successivo 5 settembre l'Assemblea Legislativa del Senegal elesse Léopold Senghor Presidente della Repubblica, con primo ministro Mamadou Dia, un economista di tendenze marxiste. Il compito principale che si presentava davanti a Senghor era quello di promuovere una coscienza nazionale, attraverso il dialogo fra le diverse realtà etniche, culturali, linguistiche e religiose e un dialogo fra le nazioni, attraverso numerose visite all'estero.

Nei giorni 2-3 ottobre 1962 Senghor, accompagnato dalla moglie Colette, effettuò una visita in Italia, nel corso della quale il presidente Antonio Segni lo insignì dell'alta onorificenza di Cavaliere di Gran Croce con Collare dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana. Fu in quell'occasione che avvenne lo storico incontro a Palazzo Vecchio tra lui e il sindaco di Firenze Giorgio La Pira[21]. I due si erano già conosciuti in passato a Parigi e avevano scoperto di avere molte affinità: erano uniti non solo dalla loro comune fede cattolica, ma anche dalla loro salda credenza nel dialogo tra i popoli e in un mondo unito nella pace e nella prosperità[22].
Nonostante i suoi impegni di governo, Senghor non abbandonò mai la denuncia contro ogni forma di razzismo, battendosi sempre per l'uguaglianza delle razze e per i diritti dei meno fortunati.

Caro fratello bianco,
quando sono nato, ero nero,
quando sono cresciuto, ero nero,
quando sto al sole, sono nero,
quando sono malato, sono nero,
quando io morirò, sarò nero.


Mentre tu, uomo bianco,
quando sei nato, eri rosa,
quando sei cresciuto, eri bianco,
quando vai al sole, sei rosso,
quando hai freddo, sei blu,
quando hai paura, sei verde,
quando sei malato, sei giallo,
quando morirai, sarai grigio.


Allora, di noi due,
chi è l'uomo di colore?


Il 18 dicembre 1962, il primo ministro Mamadou Dia, fu sospettato di ordire un colpo di stato e fu perciò arrestato[23]. L'episodio ebbe delle conseguenze: il 3 marzo 1963 si tenne in Senegal un referendum, approvato dal 99,45 % degli elettori, con cui si chiedeva l'abolizione della carica di Primo Ministro e il passaggio del potere esecutivo al Presidente della Repubblica, passando così a un regime del tutto presidenziale, con il Presidente della Repubblica sia Capo dello Stato che Capo del Governo. Il 1° dicembre 1963 si tennero contestualmente le elezioni presidenziali e quelle per il rinnovo dell'Assemblea legislativa. Alle elezioni presidenziali, indicato dal congresso del suo partito, l'UPS, Senghor fu l'unico candidato[24] in lizza e fu perciò eletto Presidente col 100 % dei voti validi.
Alle elezioni legislative si confrontarono due liste: quella dell'Unione Progressista Senegalese, di cui Senghor era segretario generale, la quale ottenne il 94,20 % e tutti gli 80 seggi in palio e quella di “Democrazia e Unità Senegalese”, che si fermò al 5,80 %, senza ottenere alcun seggio. Furono la ultime elezioni a regime pluripartitico. Da allora il Senegal divenne un regime a partito unico: l'UPS.

In quella occasione, per la prima volta nella storia del Senegal, una donna, la professoressa Caroline Faye Diop (1923-92), entrò in parlamento. Sarà anche la prima donna a diventare ministro. In seguito una parte dell'opposizione confluì nell'UPS, ottenendo tre ministri e rafforzando così il regime. Ovviamente alle nuove elezioni, tenute il 25 febbraio 1967, sia il Presidente che l'UPS furono riconfermati. Nel 1970 una nuova modifica costituzionale ripristinò la carica di Primo Ministro[25], per la quale fu nominato il giovane Abdou Diouf. Il potere del presidente e quello dell'UPS rimasero immutati in seguito alle elezioni, ancora a regime monopartitico, del 25 gennaio 1973, quando l'Assemblea fu portata a 100 seggi. Ma una certa insofferenza, sparsasi via via tra la popolazione in seguito al concorso di vari elementi, quali la contrazione delle esportazioni di arachidi, un periodo di siccità, disordini nell'università di Dakar, la formazione nel luglio 1974 di un nuovo partito d'opposizione, il Partito Democratico Senegalese (PDS), le critiche alla troppa dipendenza dagli aiuti francesi, indussero il regime ad adottare nel 1976 un'ulteriore modifica costituzionale, che stabiliva il ritorno al regime pluripartitico. Nello stesso anno 1976 l'Unione Progressista Senegalese (UPS) prese il nome di Partito Socialista del Senegal (PSS), aderente all'Internazionale Socialista. Alle elezioni del 26 febbraio 1978, Senghor fu comunque rieletto senza problemi, avendo ottenuto l'82,20 % dei voti[26]. Il suo partito, il PSS, conseguì l'81,74 % e 83 seggi su 100[27].

Alla fine del 1980, a 74 anni, – unico tra i leader africani – Senghor lasciò volontariamente il potere e rassegnò le dimissioni da Presidente, dicendosi troppo anziano per quel ruolo. Gli successe, secondo la Costituzione, il primo Ministro Abdou Diouf[28].

Nel corso della sua ventennale leadership Senghor aveva cercato di modernizzare l'agricoltura, di instillare sentimenti di unità nazionale fra i cittadini, di mantenere buoni rapporti coi paesi vicini, di cooperare con la Francia. Il tutto all'insegna di un socialismo democratico e umanista. Non si fermarono neanche la produzione poetica di Senghor, né la sua attività per la tutela della francofonia nel mondo. Il 2 giugno 1983 fu eletto, primo africano in assoluto, all'Accademia di Francia e alla cerimonia di insediamento (29-3-1984) fu presente anche il presidente socialista della Francia François Mitterrand.

Gli ultimi anni della sua vita li passò, assieme alla moglie, nella cittadina di Verson, in Normandia, dove morì il 20 dicembre 2001. Il presidente francese Jacques Chirac così la commentò: La poesia ha perso uno dei suoi maestri, il Senegal uno statista, l'Africa un visionario e la Francia un amico.
Il 29 dicembre 2001, secondo la sua volontà, fu sepolto a Dakar. Nel corso della sua vita aveva ottenuto un numero elevatissimo di premi, riconoscimenti, decorazioni e lauree honoris causae, di cui una in Lettere dall'Università di Padova, conferitagli il 10-1-1977.

Con lui spariva un grande poeta, uno statista che aveva saputo guidare la sua nazione all'indipendenza senza spargimento di sangue; un uomo straordinario che, da cattolico, aveva saputo governare un Paese musulmano e, da grande esperto della lingua francese, aveva riscoperto e valorizzato l'arte e la cultura africana; un sognatore che aspirava a una civiltà dell'universale che superasse differenze culturali e religiose e mettesse al bando guerre e oppressioni, in nome di un socialismo cristiano immerso nell'umanesimo africano.


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  1. Con la nuova Costituzione francese del 1946 gli Stati dell'AOF saranno denominati "Territori d'Oltremare".
  2. Nel 1914 gli africani residenti nelle cittá di Dakar, Gorée, Rufisque e Saint-Louis ebbero riconosciuta la cittadinanza francese e poterono eleggere loro deputati alla Camera francese.
  3. Una legge, proposta dal socialista francese (SFIO) Gaston Defferre (1910-86) del 23-6-1956 introdurrá il suffragio universale in tutte le colonie francesi.
  4. Etnia africana della famiglia.
  5. Aimé Cesaire (1913-2008), poeta e politico francofono della Martinica (Antille) fu uno dei fondatori del movimento della negritudine e deputato all'Assemblea Nazionale francese dal 1945 al 1993. Fu anche il fondatore del Partito Progressista Martiricano (socialista).
  6. Léon Damas (1912-78), originario della Guyana francese, fu membro dell'Assemblea Nazionale francese (1948-51).
  7. Il 1°-9-1939 la Germania invase al Polonia. Il 3-9.1939 Gran Bretagna e Francia dichiararono guerra alla Germania.
  8. Ne seguiranno varie altre, fra cui qui ricordiamo La nazione e la terra africana del socialismo (1961).
  9. Amadou Lamine-Guèye (1891-1968) nel 1957 sará il leader del Partito Senegalese d'Azione Socialista (PSAS), sezione senegalese del Movimento Socialista Africano (MSA), nato da una costola della SFIO (il partito socialista francese di allora). Nel 1958 il PSAS, assieme al Blocco Popolare Senegalese di Senghor, confluí nell'Unione Progressista Senegalese (UPS), che nel 1976 divenne Partito Socialista del Senegal. Guéye sarà membro dell'Assemblea Nazionale (1946-51) e del Senato (1958-59) francesi e poi Presidente dell'Assemblea Nazionale del Senegal (1960-68).
  10. La SFIO (partito socialista francese) ottenne il 23,4 % e 146 deputati su 586. La SFIO (Sezione Francese dell'Internazionale Operaia) era stata fondata nel congresso dell'unitá, svoltosi a Parigi dal 23 al 25 aprile 1905, in cui i due maggiori partiti socialisti di allora, il riformista Partito Socialista Francese e il rivoluzionario Partito Socialista di Francia si fusero, anche seguendo le indicazioni dell'Internazionale, dando vita appunto alla SFIO, di cui erano principali esponenti Jules Guesde, Edouard Vaillant, Paul Lafargue (genero di Marx) e Jean Jaurés.
  11. Da lei Senghor avrá due figli: Francis e Wali, morto in seguito a un incidente nel 1983.
  12. La SFIO ottenne il 17,8 % e 102 deputati su 620. In quell'occasione fu eletto anche Amadou Lamine-Guèye.
  13. Il BDS nacque dunque da una scissione dalla SFIO.
  14. Il BDS ottenne in Senegal il 67 % ed elesse due deputati all'Assemblea Nazionale francese: Senghor e il sindacalista Abbas Gueye (1913-99). Il BDS, divenuto predominante in Senegal, nel 1956 vincerá le elezioni municipali in diversi comuni, fra cui Thiés, di cui diverrá sindaco Senghor.
  15. Nel 1955-56 fu anche sottosegretario alla presidenza del governo Faure.
  16. Essi erano: l'Unione Democratica Senegalese (UDS), il Movimento Autonomo Casamanciano (MAC) e un'ala del Movimento Popolare Senegalese (MPS).
  17. Tale partito era stato fondato nello stesso anno 1957 da Amadou Lamine-Guéye (1891-1968).
  18. Il Partito Senegalese della Solidarietá raccolse il 12,07 %, il Partito del Raggruppamento Africano del Senegal il 4,89 % e un indipendente lo 0,04% senza ottenere alcun seggio, a causa del sistema elettorale di tipo maggioritario.
  19. L'US-RDA di Keita, col 75,84 % dei voti ottenne tutti gli 80 seggi in palio, mentre l'unica altra lista concorrente, presentata dal Partito di Riorganizzazione Sudanese (PRS), col suo 24,16%, non ottenne alcun seggio.
  20. Esse furono entrambe ammesse all'ONU il 28-9-1960. Il PFA evaporò.
  21. Giorgio La Pira (1904 - 1977), illustre esponente della Democrazia Cristiana e del cristianesimo sociale in particolare, fu più volte deputato e sindaco di Firenze nel 1951-1957 e nel 1961-1965. Promosse sempre il dialogo politico e la pace tra i popoli, pur operando nel periodo della “guerra fredda”.
  22. Senghor tornerà in Italia il 22 luglio 1964 e il 28 marzo 1973, quando gli sarà conferita la cittadinanza onoraria di Roma.
  23. Mamadou Dia fu condannato all'ergastolo, ma nel 1974 fu graziato.
  24. Per potersi candidatare alle elezioni presidenziali occorreva avere l'appoggio di almeno 10 deputati. I deputati uscenti erano tutti dell'UPS e quindi non ci potè essere alcun candidato dell'opposizione. La cosa suscitò proteste popolari, che però furono duramente represse.
  25. Con diritto di succedere al Presidente della Repubblica per ogni eventualità.
  26. Il suo unico antagonista Abdoulaye Wadw (1926-2012) del PDS ottenne il 17,80%.
  27. Il Partito Democratico Senegalese (17,88%) ottenne 17 seggi e il Partito Africano dell'Indipendenza (0,75%) nessuno.
  28. Abdou Diouf, iscritto dal 1961 all'UPS, poi diventata PSS, laureato in giurisprudenza, era stato Primo Ministro dal 1970 al 1980. Governò il Senegal dal 1981 al 2000, sempre in regime pluripartitico. Fu anche segretario del Partito Socialista del Senegal dal 1981 al 1996, quando ne divenne presidente.


Fonte: di Ferdinando Leonzio