06 Ottobre 2022

"LE «NOMINE DI MEZZANOTTE»"

27-10-2020 - DIARIO POLITICO di Giuseppe Butta'
Nella infuocata campaign presidenziale, il povero Presidente Trump ha fornito molte nuove frecce per essere colpito dall''opinione progressista', rappresentata dai maggiori ‘media' in America, e in Italia: per esempio, il ‘Corriere della Sera', con grande accuratezza storica, ha addirittura definito Trump un epigono di Mussolini e, però, ha declassato quest'ultimo a «archetipo della leadership populista».
‘Populista'! epiteto che, per delegittimare l'avversario, ha ormai soppiantato quello di ‘fascista'.
Ma torniamo alle frecce: la prima è stata quella del dibattito, ricco di battute feroci dall'una parte e dall'altra, tra Trump e l'avversario democratico: Biden, è arrivato a dare del ‘clown' al Presidente (se si fosse trovato in Italia si sarebbe beccata una denuncia d'ufficio per vilipendio del Presidente ) ma se l'è cavata con qualche sorrisetto di qualche ‘anchor man' televisivo nostrano; invece Trump– che si è limitato a dare del ‘poco intelligente' al suo avversario – è stato messo alla gogna in tutto il mondo per avere molte volte interrotto il suo contraddittore.
Poi, il ‘tycoon' – come, per denigrarlo, si dilettano a chiamarlo certe TV – ha voluto regalare ai suoi avversari una freccia avvelenata ammalandosi di covid: non sono infatti mancate le congetture circa una supposta messa in scena allestita per recuperare qualche voto in più, né le ironie – che nascondevano appena la soddisfazione per la malattia del Presidente – sulla mascherina che finalmente egli era stato costretto a indossare, né la ‘pelosa' premura per la salute del Presidente dimostrata dalla Speaker della House of Representatives la quale, per garantirgli una guarigione più completa, lo vorrebbe fare deporre dalla carica.
Infine, Trump ha offerto una freccia ancora più avvelenata, al curaro, con la nomina del nuovo giudice della Corte Suprema in sostituzione di Ruth Bader Ginsburg, la giudice ‘progressista', femminista, abortista, etc., etc., nominata da Bill Clinton nel 1993 proprio per queste sue ‘qualità' politiche.
Nonostante le polemiche – favorite anche dal testamento spirituale della Ginsburg la quale, in punto di morte, ha espresso il desiderio di non venire «sostituita fino a quando non sarà insediato un nuovo presidente» – Trump ha proceduto alla nomina del nuovo giudice e, verosimilmente, il Senato potrà confermarla prima delle elezioni di novembre.
Apriti cielo! Molti che, specialmente in Italia, ignorano le modalità, la logica, le articolazioni e la prassi del potere costituzionale negli Stati Uniti, hanno dato fondo al loro arsenale seppellendo Trump sotto l'accusa infamante di volere profittare degli sgoccioli del suo potere per condizionare, con la nomina di Amy Coney Barrett, la Supreme Court nei prossimi decenni.
Il tentativo di bloccarne la nomina è una delle scomposte reazioni contro la Coney Barrett – che ha 48 anni, 7 figli ed è cattolica e antiabortista ed è in atto un importante giudice della Corte d'appello federale della Settima Circoscrizione – accusata di essere una ‘omofoba' e qualificata spregiativamente dai suoi detrattori come una piccola seguace dell'originalism di Antonin Scalia, il grande giudice della Supreme Court di William Rehnquist che ha segnato importanti tendenze interpretative della costituzione riguardo alla questione dei ‘nuovi diritti' e dei rapporti federali.
In realtà, di queste nomine di mezzanotte – come è stata definita nel 1800 la nomina di John Marshall a Chief justice della Supreme Court fatta dal Presidente John Adams quasi allo scadere del suo mandato – se ne sono viste sempre proprio perché il delicato sistema di checks and balances della costituzione americana dà all'Esecutivo anche il potere di indirizzo politico sul giudiziario con la nomina dei giudici nelle corti federali: ma si tratta di un indirizzo politico che sfugge a un controllo diretto poiché i giudici vengono nominati a vita.
Marshall – il vero fondatore della giurisprudenza costituzionale americana con decisioni che hanno influito profondamente sulla storia politica degli Stati Uniti ma che non avevano nessuna dipendenza dagli orientamenti dell'esecutivo – è durato in carica ben 34 anni e fu nominato da Adams, poco prima di passare la carica al suo successore, proprio per la sua nota adesione al principio di revisione costituzionale delle leggi come necessario complemento di una costituzione scritta che, pur innovando profondamente il sistema di common law, era quasi connaturata a tale sistema, caratterizzato dal potere del giudice di dichiarare la legge.
Ma si deve dire che Adams lo nominò soprattutto con il chiaro intento di evitare che a fare questa nomina fosse il suo successore, Thomas Jefferson, il quale invece considerava la ‘judicial review' come un'arma contro la democrazia nelle mani di un «ingegnoso corpo di zappatori e minatori che lavora costantemente per minare le fondamenta della nostra confederazione ... un corpo irresponsabile che avanza con passo silenzioso, come un ladro ... ponendosi in contrasto con il senso comune della nazione ... usurpando poteri legislativi ... operando sulla Costituzione con inferenze e sofismi ... lanciando sfide all'intera nazione ... facendo della Costituzione un mero oggetto di cera da modellare in qualsiasi forma a esso piaccia».
Non c'è dunque da menare scandalo per la decisione di Trump di nominare ora il suo giudice: nessuno gli può chiedere di rinunciare ad esercitare un potere di cui egli dispone legittimamente almeno fino al 31 gennaio prossimo e, se verrà rieletto, anche oltre. E, infatti, questo potere, che si vorrebbe negare a Trump, lo si darebbe al suo eventuale successore che, soddisfacendo il ‘desiderio' della Ginsburg, potrebbe nominare un giudice che ne continui l'indirizzo.
Una tale contestazione contro Trump è dunque infondata dal punto di vista sostanziale e della prassi e trova la sua ragione piuttosto nel clima di odio aggressivo – scatenato contro di lui per le sue politiche, estera, economica e sull'immigrazione, e incendiato dalle molte ‘gaffe' che, a torto o a ragione, gli si attribuiscono – oltre che nell'intransigente radicalizzazione dell'opinione abortista, sedicente progressista, che, sempre insoddisfatta dei risultati ottenuti e nevroticamente disposta a spostare l'asticella sempre più in alto, non vuole porsi alcuna domanda sui limiti del cosiddetto diritto di aborto.
Per esempio, ai tempi di Obama e della Clinton, il Senate Judiciary Committee, a maggioranza democratica – insofferente delle dissenting opinions di quei giudici che, come Clarence Thomas, erano orientati verso una revisione della sentenza nel caso Roe v. Wade, con la quale, nel 1973, la Supreme Court stabilì il precedente sulla base del quale si avviò la liberalizzazione dell'aborto, ormai senza limiti – si spinse fino a minacciare ritorsioni di natura non specificata nei riguardi della Supreme Court: probabilmente un nuovo Court Packing, cioè l'aggiunta di nuovi giudici alla sua composizione per neutralizzare una eventuale maggioranza antiabortista.
Ancora oggi, i democrats minacciano, se avranno la maggioranza nel ‘Congresso', di ricorrere a questa misura, la stessa che, senza riuscirci, tentò di imporre Franklin D. Roosevelt, il quale voleva aggregare un giudice ‘giovane' per ognuno degli ‘old nine man' che componevano la Supreme Court negli anni '30, in modo da modificarne l'orientamento in merito alle questioni allora in discussione.
Come notò allora Walter Lippmann, «un tale precedente sarebbe un male. Se si accettasse che il signor Roosevelt possa rimaneggiare la Corte cambiandone la composizione, ogni Presidente, con la maggioranza congressuale dietro di lui, potrà fare qualunque cosa voglia. Io non dico che Roosevelt sia un dittatore, o che voglia diventarlo, ma dico che la sua proposta stabilisce il precedente necessario e la struttura politica per distruggere le salvaguardie contro un dittatore: se egli avrà rivoluzionato la prassi del governo costituzionale, un dittatore non avrà bisogno d'altro che di una effimera e isterica maggioranza. Una volta al potere egli potrà rimodellare la Costituzione secondo il suo volere».
Infatti, il ‘rimaneggiamento' della Corte, minacciato dai ‘democrats', è cosa ben diversa dalla ‘nomina' di un giudice per coprire un posto vacante: è una cosa più pericolosa.



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