LA TRAGEDIA DI UN UOMO RIDICOLO

di Andrea Becherucci

Dare una definizione della personalità di Donald Trump non è operazione possibile, è inutile. Gli eventi recenti che lo hanno visto protagonista ci devono convincere dell'inutilità di questo sforzo di comprensione. Se durante il suo primo mandato alti funzionari appartenenti alle istituzioni (membri del Gabinetto presidenziale, agenzie federali, servizi segreti, vertici delle forze armate, banca centrale) erano riusciti a contenerne gli eccessi, ora Trump sembra legibus solutus. L'incontinenza verbale, i modi tracotanti, i meme irridenti, tutto sembra tradire un decadimento cognitivo unito, però, a una personalità profondamente disturbata fin dagli anni della preadolescenza come testimoniato anche dalla nipote Mary nel libro Sempre troppo e mai abbastanza.

Il caso che ha visto coinvolta la presidente del consiglio italiana Giorgia Meloni non fa che confermare le difficoltà che si incontrano nel gestire relazioni con un soggetto palesemente non equilibrato e refrattario alle regole della buona creanza e della diplomazia. Gli attacchi scomposti a Zelensky, Sanchez, Macron e Meloni sono altrettante testimonianze di rapporti che Trump vorrebbe non tra alleati considerati suoi pari ma tra un dominus e i suoi vassalli pronti ad obbedire a ogni ordine del padrone. Partendo da un assunto condivisibile, quello di chiedere un aumento agli Stati europei membri della NATO di aumentare l'aliquota dedicata alle spese militari, Trump approfitta anche del recente vertice di Ankara per sbertucciare i paesi europei attaccandoli per il mancato appoggio agli USA nella crisi del Golfo. Dall'altra parte, riempie di complimenti il tiranno turco Erdogan che probabilmente acquisterà dagli Stati Uniti i caccia F35 dopo che avrà cancellato le sanzioni che finora lo avevano impedito legate all'acquisto da parte della Turchia di sistemi missilistici russi. Trump farà questo ben sapendo di provocare una frattura all'interno dell'Alleanza atlantica.

Tutto questo va considerato all'interno di uno scenario che ha visto, prima del vertice di Ankara, una lunghissima telefonata del presidente USA a Putin in cui il primo ha rinnovato la promessa di porsi come mediatore tra la Russia e l'Ucraina e le minacce del Cremlino alla Polonia accusata di avere posto sul proprio territorio fabbriche in cui si mettono a punto i droni utilizzati dagli ucraini. C'è la sensazione che Trump voglia far apparire il fronte degli europei più diviso di quanto non lo sia nella realtà. Dall'altra parte c'è la volontà di Trump, già esplicitata molte volte, di ridurre progressivamente l'impegno delle forze armate americane in Europa.

Se da questa situazione si può trarre una lezione è che gli europei dovranno pensare a riarmarsi mettendo in comune know-how e risorse finanziarie per fare fronte alle nubi che si addensano all'orizzonte.




Fonte: di Andrea Becherucci