27 Novembre 2022

"LA QUESTIONE SOCIALISTA" di Paolo Bagnoli

23-11-2022 - EDITORIALE
La crisi del socialismo si manifesta in Italia con la sua totale assenza da quando il PSI è stato travolto dal personalismo del suo segretario. Oggi il problema non si pone ripartendo dal giudizio da dare sull’esperienza di Craxi e sull’efficacia della iniziativa giudiziaria che si scatenò contro il Partito non perché le malversazioni non dovessero essere perseguite e punite, ma per le modalità di natura punitiva che, esulando dal giudiziario ,avevano una quasi esclusiva valenza politica; per come, intorno a tale iniziativa, si venne componendo tutta un’opinio politico-mediatica tesa a rappresentare il socialismo italiano per quello che non era, finendo per identificare in Craxi addirittura l’intera storia del socialismo italiano che ha rappresentato, pur nella varietà delle sue stagioni, la vera forza della democrazia italiana.

Il problema del socialismo in Italia si pone gravato da una questione generale che riguarda il livello internazionale e da quella nazionale. E’ evidente a tutti che lo scioglimento della sinistra quale soggetto politico operato dagli eredi del PCI i quali, essendosi trovato ancora in piedi un pezzo del loro partito potevano – e a un certo punto, con la segreteria di Massimo D’Alema del PDS, sembrava che le cose andassero in questa direzione – rappresentare un polo ricostruttivo della sinistra dopo la fine del PSI e lo scioglimento del PCI. Potevano, cioè, impostare una politica in tale direzione a condizione di riconoscere l’errore del 1921 e, pure, come l’aver perso il treno passato nel 1956, avesse determinato una situazione che aveva oggettivamente impedito al socialismo di divenire quel grande soggetto di trasformazione profonda della realtà italiana quale forza centrale del nostro sistema democratico. Prevalsero altre logiche, altri indirizzi; in Italia i post-comunisti mai accettarono una scelta chiaramente socialista – anche nominalmente – pur facendo parte, grazie al PSI, sia dell’Internazionale Socialista che del Partito del Socialismo Europeo. Il risultato è stata la nascita del PD che non è riuscito a essere di sinistra - cosa impossibile peraltro se non si accettano i presupposti socialisti – né di vero centrosinistra nonostante le roboanti dichiarazioni di rappresentarsi come un partito a vocazione maggioritaria. La ragione è semplice e complessa al contempo, ma considerato che il PD non è mai riuscito a essere veramente un partito e funzionare come tale, ogni scelta si è risolta a una corsa sul posto, sempre più a passo populista, fino alla sconfitta che ha permesso alla destra estranea alla natura costituzionale della Repubblica di avere un governo guidato dagli eredi contemporanei del fascismo italiano. La fine del PSI e l’ostracismo della memoria sulla sua storia – un fenomeno non ancora passato – cui abbiamo assistito per oltre un trentennio non hanno, tuttavia, cancellato la questione socialista dallo scenario del Paese. Non tanto perché la sigla è rimasta in vivo per operazioni di natura strettamente personale e, quindi, con un uso strumentale per fini del tutto diversi da quelli che essa avrebbe comportato, ma in quanto centri di presenza e di resistenza potremmo dire, socialista nel Paese non hanno cessato di essere come pure non sono mancati, nei decenni trascorsi, tentativi che hanno cercato sul piano organizzativo di rimettere in piedi forme di soggettualità proponentesi di portare avanti il discorso per rimettere in piedi un qualcosa che cominciasse a colmare il vuoto verificatosi. Parimenti dobbiamo registrare come tanti centri culturali di ispirazione socialista abbiano meritatamente operato per tenere in vita non solo il ricordo di uomini e cose , ma il significato di una presenza politico-culturale. E, ancora, va registrato, sempre positivamente, come si siano intensificate le iniziative di natura pubblicistica con la riproposizione di testate di notevole valenza storica caratterizzanti la vita del socialismo italiano e pure si è assai cospicuamente intensificata la produzione libraria di storici, di compagni che hanno avuto funzioni dirigenziali nel PSI caratterizzando un mosaico di tessere senza che sia nata una rete che sarebbe stata di grande utilità per cercare di mettere sui binari della storia presente il socialismo italiano.

I motivi per cui ciò non è avvenuto sono molteplici. La ragione prima del perché ciò non sia avvenuto è squisitamente politica e pure storica. In primo luogo, perché si trattava di fare seriamente i conti con una lunga storia che, a nostro avviso, hanno un segno largamente positivo; in secondo luogo, ed è il problema sovrastante tutti gli altri, per risolvere la questione socialista, non solo a livello italiano, ciò da cui parte tutto e che motiva le ragioni del socialismo: vale a dire, che il partito che lo esprime ha un senso se si propone di superare il sistema del capitalismo, di operare quella rivoluzione nella libertà che permetta alla democrazia, oggi in ostaggio del mercato e del mercatismo, di liberarsi con cultura libertaristica, di affermarsi e di espandersi per l’affermazione dei diritti e della giustizia sociale.

Solo così il socialismo ha un senso; se così non è non si vede perché si ritenga necessario un partito socialista. E’ evidente che ogni forza politica, per essere tale e stare nella lotta politica quale soggetto attivo, abbisogna non di ragioni fideistiche o, peggio ancora, sentimentali, ma di una salda cultura politica; di un’ideologia, cioè, che dal piano delle idee sappia tradursi in azione e organizzazione, elemento di rappresentanza sociale, capacità di interpretare e rappresentare un blocco sociale quale piattaforma di riferimento primario, sapere che la lotta di classe prima che socialista è un’idea liberale se si considera il liberalismo non tanto un dato che riguarda le istituzioni quanto una concezione della civiltà che discende direttamente dall’idea fondante di libertà. E che, pur dentro un quadro dominato da trasformazioni profonde e da fenomeni nuovi che investono tutto il pianeta, la lotta di classe non solo non è un concetto superato, ma esso è ancora lo strumento primario poiché, quelle che una volta si definivano le classi subalterne, oggi sono alla mercé di un capitalismo finanziario mosso dalla prevalente logica dei profitti internazionalmente organizzati; dallo sfruttamento progressivo delle categorie più deboli quale metodo e sistema; insomma da un insieme intersecantesi di problemi che investono il mondo intero determinando una vera e propria crisi di civiltà. Tale realtà mette a rischio le democrazie che ancora resistono e sono sotto attacco dai nazionalismi e dei sovranismi. Il prezzo più alto lo pagano coloro che si vedono impedita la possibilità di andare avanti per riscattare la propria posizione.

Un partito che si definisce socialista ha la funzione di mettersi alla testa di quest’opera di riscatto forte di una cultura valoriale per affermare una civiltà fondata sull’umanesimo; una civiltà che è a rischio di travolgimento venendo progressivamente meno gli argini della democrazia per quanto concerne i diritti e la stessa concezione della socialità che la giustifica senza una esclusiva valenza economica, poiché la civiltà salva se stessa se pone al centro l’uomo, la sua capacità di essere autonomo, libero di associarsi per combattere non solo per le fondamentali esigenze pratiche, ma anche spirituali: in altri termini. avere livelli che progressivamente si succedono affermandosi e strutturalmente rappresentanti la dimensione concreta della libertà:

Il refrain stanco del “riformismo” è un’espressione di impotenza e di povertà culturale; con metodo liberale che equivale a democratico occorre innestare gli atti i quali ,con prassi libertaristica e, nella libertà, portino alla costruzione di una società sempre più giusta, a una vita della comunità ispirata alla socialità, a una concezione del potere che appartiene a tutti e a una organizzazione economica anch’essa fondata sulla libertà – non dimentichiamoci che tutte le libertà sono solidali – e, quindi, non di tipo collettivistico, bensì socializzato restando fermo quanto deve spettare, in quest’ottica, a chi intraprende e a chi svolge lavoro salariato; a uno Stato che garantisca in nome delle proprie ragioni la fondamentale funzione pubblica – è quasi un ossimoro affermarlo – per la primaria funzione di salvaguardia e di servizio ai cittadini a fronte di un avanzato processo che sempre più li considera solo dei consumatori. Inoltre, se si considerano le disfunzioni ataviche e le zone di confusione amministrativa proprie dello Stato italiano. Esso, paradossalmente, più che essere alleato degli italiani nella soluzione dei propri problemi si configura, e non poco, come un soggetto che si muove nella direzione opposta.

Questa è la tematica primaria che va affrontata se si vuole veramente cercare non di far rinascere il PSI ma di dar vita a un soggetto che, rispetto alla stessa storia del PSI, sia un socialismo nuovo; in tal senso quanto ci viene dalla lezione rosselliana è veramente ancora di stringente attualità poiché il socialismo nuovo non può che essere un socialismo liberale. Esso ha una configurazione ideologica diversa sia dal laburismo, esperienza tipica del socialismo inglese ove è il sindacato, ove sono le forze del lavoro che motivano un partito socialista sia da quanto si è venuto condensando nell’idea di socialdemocrazia che esprime un socialismo che nasce dalla classe e si risolve, a ben vedere, nella ricerca di un compromesso sociale con il capitale. Non è il nostro un giudizio negativo perché i meriti della socialdemocrazia europea, pensiamo all’esperienza svedese e a quella tedesca, sono alti; la conquista del welfare ha rappresentato una grande affermazione di civiltà e di coesione, ma non certo avendo come obbiettivo il superamento del sistema, bensì la sua correzione. Ciò non esprime poco, ma non risolve strutturalmente la grande questione di fondo. La specificità, poi, della storia italiana, a partire da come è nato il nostro Stato unitario e da quanto ne è derivato, rappresenta un terreno che richiede una diversa sostanza ideologica dell’essenza del socialismo fedele al presupposto che esso è, e non può che essere, turatianamente, una “rivoluzione sociale”. Il socialismo liberale la esprime quale ideologia ove, essendo un socialismo nella libertà, rivoluzione liberale e rivoluzione democratica ne costituiscono gli assi portanti. Non si tratta di tematiche novecentesche – basta, infatti, usare il termine ideologia per essere collocati, da taluni storici o commentatori, in una Storia superata da guardarsi con il retrovisore – ma di capisaldi di un pensiero che esprime un metodo e un fine. Ora, poiché metodo e fine si riferiscono al presente guardando al futuro nella consapevolezza necessaria di cosa ha espresso il passato sia l’uno che l’altro non hanno la rigidità di un meccanismo scientifico, ma, nella fedeltà all’ispirazione libertaristica, vivono e si applicano al presente e ai problemi che questo pone con il volontarismo della libertà; non esistono leggi che portino al socialismo, ma intenzioni e rappresentazioni della realtà che determinano le forme della lotta e i fini da raggiungere. Il socialismo richiede una “cultura politica” per una politica che giustifichi il soggetto che deve perseguirla affermandosi nella lotta consentita dagli ambiti della democrazia.

Il problema ha una valenza internazionale, ma in Italia è gravato da un fatto che non costituisce un fattore secondario, vale a dire la crisi della politica e la perdita, quasi, del significato del concetto che la parola significa; un concetto di fatto travolto dalla sequenza sfarinatoria della concezione democratica cominciata con Silvio Berlusconi, non corretta dagli intervalli prodiani, dalle stagioni del centrosinistra – vedi riforma dell’art.5 della Costituzione, legge elettorale, governo di Matteo Renzi – di quelle grillin-salviniane e di quelle grillin-democratiche che hanno progressivamente contribuito, accelerandone il processo, alla decoazione del senso stesso di politica non più concepita come il campo di tutto ciò che riguarda la vita dello Stato e della società – Aristotele docet – ma un’affermazione saldante leadership e popolo a fini di mietere consensi che permettano il prevalere di una certa forza e garantirle il potere.

In questi trent’anni abbiamo assistito a un sempre più crescente sfarinamento della democrazia italiana, delle sue istituzioni nonché alla crisi della legge determinando un divaricante cuneo tra legittimità e legalità che ha, di fatto, resa traballante la certezza dello Stato e saldamente politica l’opzione della giurisdizione. Uno sfarinamento che, tralasciando qui comportamenti, atteggiamenti e decisioni del fenomeno grillino espressione di un reazionario sentimento plebeo, di un tragico folklore del quart’ordine dell’italico sentire frutto della rabbia di un comico che non faceva più ridere e di un visionario fuori dalla dimensione liberale della realtà politica e sociale si è ben evidenziata. Soprattutto con la proposta, prima respinta per tre volte e poi accettata alla quarta da parte del PD, di quella che può ritenersi come la più grave delle ferite inferte alla Costituzione, vale a dire la diminuzione dei parlamentari per apparire virtuosi nel nome del risparmio. Pagato con l’entrata nel governo Conte II – Giuseppe Conte ritenuto da alcuni democratici un rappresentante di un fantomatico e inespresso fronte progressista potrebbe essere pirandellianamente definito come “uno, nessuno e centomila” riuscendo a essere tutto e il contrario di tutto: oggi, perfino, di ostacolare il ripristino dei decreti Salvini contro l’immigrazione che il suo primo governo aveva varato – il PD ha cambiato faccia, fatto muro con i 5Stelle avallando in pieno la teoria grillina del Parlamento come “una scatoletta di tonno” che si doveva aprire. Vergogna e tradimento si potrebbe dire; fenomeno della disgregazione del senso politico basata sull’infantile ragione del risparmio di denaro; una bugia nella bugia poiché dal bilancio della Camera, l’ultimo sotto la presidenza di Roberto Fico – che si definisce un ortodosso, di cosa non sappiamo, ma del nulla siamo certi – si prevedono spese come se i parlamentari non fossero stati tagliati.

Oltre a tutto quanto abbiamo sopra accennato una ripresa del socialismo in Italia non può prescindere da un reinventing the policy poiché un soggetto pubblico non è un astronauta e non può librare nel vuoto. Questa è una questione quanto mai complessa poiché non è sufficiente dar vita a un partito se non esiste il campo di gioco adatto; nello specifico quello della politica che abbisogna, per essere, di molteplici fattori culturali, educativi, istituzionali che ne costituiscono imprescindibili dati costitutivi e oggi appaiono in un declino preoccupante di cui non si vede l’arresto. Basti pensare, solo per citare un solo caso, alla scuola e all’Università; a due istituzioni veramente centrali della Repubblica.

Bisogna avere, cioè, la coscienza che il socialismo è un “pensiero compiuto” e i tanti piccoli volenterosi e significati8vi segmenti cui abbiamo accennato presenti in Italia fanno testimonianza – ripetiamo che la cosa è importante - ma da questa all’innescare un processo politico reale c’è una bella differenza.,

Inoltre occorre allargare lo sguardo allo scenario del mondo. Dicevamo che la democrazia è ostaggio del mercato o dei mercati che dir si voglia. Tanto per non andare molto lontano la svolta neoliberista parte dalla Gran Bretagna di Margareth Thatcher e dall’America di Ronald Reagan. Essa si diffuse come un’onda in tutto il mondo non trovando ostacoli veri sul suo cammino tanto da imporre il mercato quale l’unico spazio della democrazia, a cui non c’erano alternative. Il tracollo dell’Unione Sovietica ne favorì l’affermazione soprattutto per quanto di negativo assunse ll portato della statizzazione della vita economica e sociale che finì per fare un tutt’uno con l’idea stessa del ruolo dello Stato dimenticando, non sappiamo se per ignoranza o per volontà, che i sistemi dittatoriali quali sono i comunisti sono tutti collettivisti e statalisti.

Il risultato fu che non esistevano alternative al capitalismo e alla sua evoluzione barbarica, dimostrando per altro, proprio nel momento in cui gli Stati Uniti e l’Occidente avevano vinto il braccio di ferro storico, gli Stati Uniti che si ergevano a grandi vincitori della disfida in quanto capitalisti, il capitalismo metteva in evidenza tutte le proprie debolezze. Ci fu chi, come Francis Fukuyama, si affrettò a sancire l’indissolubilità del matrimonio tra capitalismo e democrazia poiché, dal momento che l’Unione Sovietica era crollata il modello proprio dell’Occidente non avrebbe avuto più rivali e avrebbe trionfato. Tesi affrettata e ingenua come hanno confermato le controrepliche della realtà. Non solo ma, secondo il politologo americano da questo connubio sarebbe nata un’era di pace e senza più conflitti; la Storia di questi nostri tempi ci dice, drammaticamente, che non è così; le conflittualità latenti sono diventate guerra.

Nonostante ciò non si può dire che la globalizzazione non abbia avuto anche effetti positivi; sicuramente ha evidenziato profonde lacerazioni e diseguaglianze all’interno dei Paesi dell’Occidente. Lo dimostra in modo inequivocabile la situazione che vivono gli Stati Uniti che, dopo il 1945 hanno rappresentato il modello vincente cui guardare, in preda a una crisi profonda e aspra sul limite di una potenziale guerra civile sul piano ideologico e politico: vedi l’assalto a Capitol Hill istigato da Donald Trump.

Si diceva, poco sopra, quanto la Thatcher e Reagan abbiano contribuito ad affermare un processo cui hanno piegato l’Occidente e le sue democrazie; con questo non vogliamo dire che il mercato vada abolito, ma certo se gli si lascia campo libero fino, addirittura, ad identificarlo come il riscontro della democrazia, esso costituisce un pericolo politico. Ciò ha indebolito le democrazie che si definiscono, per la loro struttura, liberaldemocratiche, ma esse non appaiono nelle condizioni di essere all’altezza del proprio compito che è quello di governare problemi prendendo decisioni che siano per il bene della collettività’ in nome del bene comune e della coesione sociale. Su tale debolezza prendono forza le esperienze di Paesi quali la Cina e la Turchia guidati da uomini forti; l’Europa implosa in una dimensione comunitaria che non è né confederale né federale, evidenzia tutta la sua debolezza e incapacità di assumere decisioni su questioni rilevanti quali l’economia, la pace e l’ambiente. Ecco perché anche in Italia abbiamo ammiratori – se pur si tengono a mascherarsi - del presidente russo e di quello ungherese.

Parlare della rinascita del socialismo in Italia prescindendo da tutto ciò diviene pura accademia. Alla sua funzione si collega pure quella dell’educazione alla democrazia: ossia dotare l’opinione pubblica degli strumenti per capire i vari contesti. Ecco perché la funzione del soggetto partito e l’essere della democrazia sono strettamente correlati per permettere ai cittadini di essere informati per giudicare criticamente.

Oggi si tende a ritenere i partiti del Novecento come esperienze da consegnare agli armadi della storia. E’ un errore di quelli capitali perché, così facendo, si dimentica, colpevoli verso il presente e anche il futuro, che i partiti erano vere e proprie scuole di educazione civile nonché, naturalmente, di partecipazione politica. Erano il tramite per il quale la gente stava nella politica laddove il populismo è affermazione di ceto politico basato su un concetto astratto di popolo, ma senza vera gente. Era tramite i partiti, e non tramite i social o le primarie, che si proponevano i leader politici che erano espressione del progetto che il partito aveva elaborato. Per lungo tempo un politologo illustre quale Giovanni Sartori aveva denunciato i pericoli della videocrazia; l’informazione che avviene attraverso i vociari televisivi, la bulimia delle chiacchiere che finiscono per lo più in risse verbali con toni tronituanti; un insieme incomprensibile fatto di nulla sostanza, testimonianza di una caduta generale di cui, peraltro, è riflesso anche la composizione parlamentare.

Abbiamo cercato di elencare le tante intrecciate questioni che pone la questione socialista; proclamarsi riformisti è un non senso logico prima che politico; per la rinascita del socialismo occorre, in primo luogo – è quasi lapalissiano – dirsi socialisti, guardare al problema di tutta la sinistra e impegnarsi sul piano dell’elaborazione culturale per avere coscienza di cosa implica; senza l’impegno nella concretezza della lotta. Ma già elaborare una cultura politica è un aspetto dello stare nella lotta. Nell’impegno ricostruttivo per costruire il socialismo nella libertà bisogna tener conto che è il partito il luogo del progetto politico per cui esso deve essere non solo una forza che rappresenta il lavoro, ma anche il sapere; che recupera la tradizione internazionalista della tradizione socialista tanto più necessaria a fronte dei nazionalismi fascistoidi che albergano nel continente comprese le democrazie occidentali. Di fronte a un mondo che sembra aver programmato la propria estinzione e con ciò pure quella della specie che lo abita, alzare come bandiera identitaria proprio la salvezza della specie modificando gli indirizzi economici e la rapacità dei profitti che arricchiscono i pochi e impoveriscono i tanti; significa lottare per la salute del genere umano. Rispetto al principio della democrazia quale partecipazione al potere non si può deflettere e ciò comporta lo sviluppo dell’autonomia degli individui e la pluralità delle forme sociali di aggregazione.

Affrontare seriamente la questione socialista vuol dire cominciare, dal presente, a costruire la storia del futuro coscienti che la sinistra ha una storia che ne costituisce la radice nel tempo. Occorre, quindi, avere coscienza piena di quanto ciò comporta e dell’alto livello di serietà e di consapevolezza che ne consegue; se così sarà si può alimentare la speranza.

Chiudiamo con le parole di Carlo Rosselli: “il socialismo è, ma potrebbe anche non essere”. Aveva ragione. Se vogliamo che il socialismo sia, tocca a noi; a tutti coloro che credono nel socialismo quale civiltà di libertà, di democrazia e di giustizia sociale.




Link
[]
L'AVVENIRE DEI LAVORATORI
Periodico socialista fondato 1897.
[]
IL PONTE RIVISTA
Rivista di politica economica e cultura
fondata da Calamandrei
[]
BIBLION EDITORE
Biblion Edizioni, storica casa editrice.
[]
CRITICA LIBERALE - NON MOLLARE
"NON MOLLARE"
Quindicinale on line di Critica Liberale,
la voce del liberalismo progressista in Italia.





Nuova Serie
"La Rivoluzione Democratica"
1, MARZO 2017
Associazione Alleanza Giellista
[]

Realizzazione siti web www.sitoper.it
invia a un amico
icona per chiudere
Attenzione!
Non puoi effettuare più di 10 invii al giorno.
Privacy Policy per www.rivoluzionedemocratica.it
Il sito web www.rivoluzionedemocratica.it raccoglie alcuni dati personali degli utenti che navigano sul sito web.

In accordo con l'impegno e l'attenzione che poniamo ai dati personali e in accordo agli artt. 13 e 14 del EU GDPR, www.rivoluzionedemocratica.it fornisce informazioni su modalità, finalità, ambito di comunicazione e diffusione dei dati personali e diritti degli utenti.

Titolare del trattamento dei dati personali
La Rivoluzione Democratica
Via Circondaria, 56
55045 - Firenze Italia


Email: info @rivoluzionedemocratica.it
Telefono: 3934324237

Tipi di dati acquisiti
www.rivoluzionedemocratica.it raccoglie dati degli utenti direttamente o tramite terze parti. Le tipologie di dati raccolti sono: dati tecnici di navigazione, dati di utilizzo, email, nome, cognome, numero di telefono, provincia, nazione, cap, città, indirizzo, ragione sociale, stato, cookie e altre varie tipologie di dati. Maggiori dettagli sui dati raccolti vengono forniti nelle sezioni successive di questa stessa informativa.
I dati personali sono forniti deliberatamente dall'utente tramite la compilazione di form, oppure, nel caso di dati di utilizzo, come ad esempio i dati relativi alle statistiche di navigazione, sono raccolti automaticamente navigando sulle pagine di www.rivoluzionedemocratica.it.

I dati richiesti dai form sono divisi tra obbligatori e facoltativi; su ciascun form saranno indicate distintamente le due tipologie. Nel caso in cui l'utente preferisca non comunicare dati obbligatori, www.rivoluzionedemocratica.it si riserva il diritto di non fornire il servizio. Nel caso in cui l'utente preferisca non comunicare dati facoltativi, il servizio sarà fornito ugualmente da www.rivoluzionedemocratica.it .

www.rivoluzionedemocratica.it utilizza strumenti di statistica per il tracciamento della navigazione degli utenti, l'analisi avviene tramite log. Non utilizza direttamente cookie ma può utilizzare cookie includendo servizi di terzi.

Ciascun utilizzo di cookie viene dettagliato nella Cookie Policy (https://www.rivoluzionedemocratica.it/Informativa-sui-cookies.htm) e successivamente in questa stessa informativa.
L'utente che comunichi, pubblichi, diffonda, condivida o ottenga dati personali di terzi tramite www.rivoluzionedemocratica.it si assume la completa responsabilità degli stessi. L'utente libera il titolare del sito web da qualsiasi responsabilità diretta e verso terzi, garantendo di avere il diritto alla comunicazione, pubblicazione, diffusione degli stessi. www.rivoluzionedemocratica.it non fornisce servizi a minori di 18 anni. In caso di richieste effettuate per minori deve essere il genitore, o chi detiene la patria potestà, a compilare le richieste dati.

Modalità, luoghi e tempi del trattamento dei dati acquisiti
Modalità di trattamento dei dati acquisiti
Il titolare ha progettato un sistema informatico opportuno a garantire misure di sicurezza ritenute adatte ad impedire l'accesso, la divulgazione, la modifica o la cancellazione non autorizzata di dati personali. Lo stesso sistema effettua copie giornaliere, ritenute sufficientemente adeguate in base alla importanza dei dati contenuti.

L'utente ha diritto a ottenere informazioni in merito alle misure di sicurezza adottate dal titolare per proteggere i dati.

Accessi ai dati oltre al titolare
Hanno accesso ai dati personali raccolti da www.rivoluzionedemocratica.it il personale interno (quale ad esempio amministrativo, commerciale, marketing, legale, amministratori di sistema) e/o soggetti esterni (quali ad esempio fornitori di servizi informatici terzi, webfarm, agenzie di comunicazione, fornitori di servizi complementari). Se necessario tali strutture sono nominate dal titolare responsabili del trattamento.

L'utente può richiedere in qualsiasi momento al titolare del trattamento, l'elenco aggiornato dei responsabili del trattamento.

Comunicazione di eventuali accessi indesiderati al Garante della Privacy
Il suddetto sistema informatico è monitorato e controllato giornalmente da tecnici e sistemisti. Ciò non toglie che, anche se ritenuta possibilità remota, ci possa essere un accesso indesiderato. Nel caso in cui questo si verifichi il titolare si impegna, come da GDPR ad effettuarne comunicazione al Garante della Privacy entro i termini previsti dalla legge.

Luoghi di mantenimento dei dati acquisiti
I dati personali sono mantenuti e trattati nelle sedi operative e amministrative del titolare, nonché nelle webfarm dove risiedono i server che ospitano il sito web www.rivoluzionedemocratica.it, o sui server che ne effettuano le copie di sicurezza. I dati personali dell'utente possono risiedere in Italia, Germania e Olanda, comunque in nazioni della Comunità Europea. I dati personali dell'utente non vengono mai portati o copiati fuori dal territorio europeo.

Tempi di mantenimento dei dati acquisiti
Nel caso di dati acquisiti per fornire un servizio all'utente, (sia per un servizio acquistato che in prova) i dati vengono conservati per 24 mesi successivi al completamento del servizio. Oppure fino a quando non ne venga revocato il consenso.

Nel caso in cui il titolare fosse obbligato a conservare i dati personali in ottemperanza di un obbligo di legge o per ordine di autorità, il titolare può conservare i dati per un tempo maggiore, necessario agli obblighi.

Al termine del periodo di conservazione i dati personali saranno cancellati. Dopo il termine, non sarà più possibile accedere ai propri dati, richiederne la cancellazione e la portabilità.

Base giuridica del trattamento dei dati acquisiti
Il titolare acquisisce dati personali degli utenti nei casi sotto descritti.
Il trattamento si rende necessario:
- se l'utente ha deliberatamente accettato il trattamento per una o più finalità;
- per fornire un preventivo all'utente;
- per fornire un contratto all'utente;
- per fornire un servizio all'utente;
- perché il titolare possa adempiere ad un obbligo di legge;
- perché il titolare possa adempiere ad un compito di interesse pubblico;
- perché il titolare possa adempiere ad un esercizio di pubblici poteri;
- perché il titolare o terzi possano perseguire i propri legittimi interessi.

L'utente può richiedere in qualsiasi momento al titolare del trattamento, chiarimenti sulla base giuridica di ciascun trattamento.

Finalità del trattamento dei dati acquisiti
I dati dell'utente sono raccolti dal titolare per le seguenti finalità:

- richiesta informazione da parte dell'utente
- richiesta informazione per servizi
- invio di aggiornamenti
- invio informazioni generiche
- richiesta di contatto da parte dei clienti, per ricevere informazioni

Eventualmente i dati possono essere trattati anche per:
contattare l'utente, statistiche, analisi dei comportamenti degli utenti e registrazione sessioni, visualizzazione contenuti e interazione di applicazioni esterne, protezione dallo spam, gestione dei pagamenti, interazione con social network, pubblicità.

L'utente può richiedere in qualsiasi momento al titolare del trattamento, chiarimenti sulle finalità di ciascun trattamento.

Dettagli specifici sull'acquisizione e uso dei dati personali
Per contattare l'utente
Moduli di contatto
L'utente può compilare il/i moduli di contatto/richiesta informazioni, inserendo i propri dati e acconsentendo al loro uso per rispondere alle richieste di natura indicata nella intestazione del modulo.
Dati personali che potrebbero essere raccolti: CAP, città, cognome, email, indirizzo, nazione, nome, numero di telefono, provincia, ragione sociale.

Per interazione con applicazioni esterne (anche social network)
www.rivoluzionedemocratica.it include nelle sue pagine plugin e/o pulsanti per interagire con i social network e/o applicazioni esterne.
Per quanto riguarda i social network, anche se l'utente non utilizza il servizio presente sulla pagina web, è possibile che il servizio acquisisca dati di traffico.

I dati acquisiti e l'utilizzo degli stessi da parte di servizi terzi sono regolamentati dalle rispettive Privacy Policy alle quali si prega di fare riferimento.

Facebook: Pulsante "Mi piace" e widget sociali
Fornitore del servizio: Meta Platforms Ireland Limited.
Finalità del servizio: interazione con il social network Facebook
Dati personali raccolti: cookie, dati di utilizzo
Luogo del trattamento: Stati Uniti e in altri Paesi
Privacy Policy (https://www.facebook.com/privacy/policy)

Twitter: Pulsante "Tweet" e widget sociali
Fornitore del servizio: Twitter, Inc.
Finalità del servizio: interazione con il social network Twitter
Dati personali raccolti: cookie, dati di utilizzo
Luogo del trattamento: Stati Uniti
Privacy Policy (https://twitter.com/privacy)
Cookie utilizzati (https://help.twitter.com/it/rules-and-policies/twitter-cookies)
Aderente al Privacy Shield

Whatsapp: Pulsante Whatsapp e widget sociali di Whatsapp
Fornitore del servizio: se l'utente risiede nella Regione Europea, WhatsApp Ireland Limited, se l'utente risiede al di fuori della Regione Europea, i Servizi vengono forniti da WhatsApp LLC.
Finalità del servizio: servizi di interazione con Whatsapp.
Dati personali raccolti: cookie, dati di utilizzo
Luogo del trattamento: Irlanda, le informazioni potrebbero essere trasferite o trasmesse o archiviate e trattate negli Stati Uniti o in altri Paesi terzi al di fuori di quello in cui l'utente risiede.
Privacy Policy (https://www.whatsapp.com/legal/privacy-policy-eea)
Aderente al Privacy Shield

Per statistiche
Questi servizi sono utilizzati dal titolare del trattamento per analizzare il traffico effettuato dagli utenti sul sito web www.rivoluzionedemocratica.it.

I dati acquisiti e l'utilizzo degli stessi da parte di servizi terzi sono regolamentati dalle rispettive Privacy Policy alle quali si prega di fare riferimento.

Per visualizzare contenuti da siti web esterni
Questi servizi sono utilizzati per visualizzare sulle pagine del sito web contenuti esterni al sito web, con possibilità di interazione.
Anche se l'utente non utilizza il servizio presente sulla pagina web, è possibile che il servizio acquisisca dati di traffico.

I dati acquisiti e l'utilizzo degli stessi da parte di servizi terzi sono regolamentati dalle rispettive Privacy Policy alle quali si prega di fare riferimento.

Diritti dell'interessato
L'utente possiede tutti i diritti previsti dall'art. 12 del EU GDPR, il diritto di controllare, modificare e integrare (rettificare), cancellare i propri dati personali accedendo alla propria area riservata. Una volta cancellati tutti i dati, viene chiuso l'account di accesso all'area riservata.

Nello specifico ha il diritto di:
- sapere se il titolare detiene dati personali relativi all'utente (art. 15 Diritto all'accesso);
- modificare o integrare (rettificare) i dati personali inesatti o incompleti (Art. 16 Diritto di rettifica);
- richiedere la cancellazione di uno o parte dei dati personali mantenuti se sussiste uno dei motivi previsti dal GDPR (Diritto alla Cancellazione, 17);
- limitare il trattamento solo a parte dei dati personali, o revocarne completamente il consenso al trattamento, se sussiste uno dei motivi previsti dal Regolamento (Art. 18 Diritto alla limitazione del trattamento);
- ricevere copia di tutti i dati personali in possesso del titolare, in formato di uso comune organizzato, e leggibili anche da dispositivo automatico (Art. 20, Diritto alla Portabilità);
- opporsi in tutto o in parte al trattamento dei dati per finalità di marketing, ad esempio opporsi e ricevere offerte pubblicitarie (art. 21 Diritto di opposizione). Si fa presente agli utenti che possono opporsi al trattamento dei dati utilizzati per scopo pubblicitario, senza fornire alcuna motivazione;
- opporsi al trattamento dei dati in modalità automatica o meno per finalità di profilazione (c.d. Consenso).

Come un utente può esercitare i propri diritti
L'utente può esercitare i propri diritti sopra esposti comunicandone richiesta al titolare del trattamento La Rivoluzione Democratica ai seguenti recapiti: info@rivoluzionedemocratica.it; tel. 3312300680.

La richiesta di esercitare un proprio diritto non ha nessun costo. Il titolare si impegna ad evadere le richieste nel minor tempo possibile, e comunque entro un mese.

L'utente ha il diritto di proporre reclamo all'Autorità Garante per la Protezione dei dati Personali. Recapiti: garante@gpdp.it, http://www.gpdp.it (http://www.gpdp.it).

Cookie Policy
Informazioni aggiuntive sul trattamento dei dati
Difesa in giudizio
Nel caso di ricorso al tribunale per abuso da parte dell'utente nell'utilizzo di www.rivoluzionedemocratica.it o dei servizi a esso collegati, il titolare ha la facoltà di rivelare i dati personali dell'utente. È inoltre obbligato a fornire i suddetti dati su richiesta delle autorità pubbliche.

Richiesta di informative specifiche
L'utente ha diritto di richiedere a www.rivoluzionedemocratica.it informative specifiche sui servizi presenti sul sito web e/o la raccolta e l'utilizzo dei dati personali.

Raccolta dati per log di sistema e manutenzione
www.rivoluzionedemocratica.it e/o i servizi di terze parti (se presenti) possono raccogliere i dati personali dell'utente, come ad esempio l'indirizzo IP, sotto forma di log di sistema. La raccolta di questi dati è legata al funzionamento e alla manutenzione del sito web.

Informazioni non contenute in questa policy
L'utente ha diritto di richiedere in ogni momento al titolare del trattamento dei dati le informazioni aggiuntive non presenti in questa Policy riguardanti il trattamento dei dati personali. Il titolare potrà essere contattato tramite gli estremi di contatto.

Supporto per le richieste "Do Not Track"
Le richieste  "Do Not Track" non sono supportate da www.rivoluzionedemocratica.it.
L'utente è invitato a consultare le Privacy Policy dei servizi terzi sopra elencati per scoprire quali supportano questo tipo di richieste.

Modifiche a questa Privacy Policy
Il titolare ha il diritto di modificare questo documento avvisando gli utenti su questa stessa pagina oppure, se previsto, tramite i contatti di cui è in possesso. L'utente è quindi invitato a consultare periodicamente questa pagina. Per conferma sull'effettiva modifica consultare la data di ultima modifica indicata in fondo alla pagina.
Il titolare si occuperà di raccogliere nuovamente il consenso degli utenti nel caso in cui le modifiche a questo documento riguardino trattamenti di dati per i quali è necessario il consenso.

Definizioni e riferimenti legali
Dati personali (o dati, o dati dell'utente)
Sono dati personali le informazioni che identificano o rendono identificabile, direttamente o indirettamente, una persona fisica e che possono fornire informazioni sulle sue caratteristiche, le sue abitudini, il suo stile di vita, le sue relazioni personali, il suo stato di salute, la sua situazione economica, ecc.

Fonte: sito web del Garante della Privacy (http://www.garanteprivacy.it).

Dati di utilizzo
Sono dati di utilizzo le informazioni che vengono raccolte in automatico durante la navigazione di www.rivoluzionedemocratica.it, sia da sito web stesso che dalle applicazioni di terzi incluse nel sito. Sono esempi di dati di utilizzo l'indirizzo IP e i dettagli del dispositivo e del browser (compresi la localizzazione geografica) che l'utente utilizza per navigare sul sito, le pagine visualizzate e la durata della permanenza dell'utente sulle singole pagine.

Utente
Il soggetto che fa uso del sito web www.rivoluzionedemocratica.it.
Coincide con l'interessato, salvo dove diversamente specificato.

Interessato
Interessato è la persona fisica al quale si riferiscono i dati personali. Quindi, se un trattamento riguarda, ad esempio, l'indirizzo, il codice fiscale, ecc. di Mario Rossi, questa persona è l'interessato (articolo 4, paragrafo 1, punto 1), del Regolamento UE 2016/679 (http://www.garanteprivacy.it/regolamentoue).

Fonte: sito web del Garante della Privacy (http://www.garanteprivacy.it).

Responsabile del trattamento (o responsabile)
Responsabile è la persona fisica o giuridica al quale il titolare affida, anche all'esterno della sua struttura organizzativa, specifici e definiti compiti di gestione e controllo per suo conto del trattamento dei dati (articolo 4, paragrafo 1, punto 8), del Regolamento UE 2016/679 (http://www.garanteprivacy.it/regolamentoue). Il Regolamento medesimo ha introdotto la possibilità che un responsabile possa, a sua volta e secondo determinate condizioni, designare un altro soggetto c.d. "sub-responsabile" (articolo 28, paragrafo 2).

Fonte: sito web del Garante della Privacy (http://www.garanteprivacy.it).

Titolare del trattamento (o titolare)
Titolare è la persona fisica, l'autorità pubblica, l'impresa, l'ente pubblico o privato, l'associazione, ecc., che adotta le decisioni sugli scopi e sulle modalità del trattamento (articolo 4, paragrafo 1, punto 7), del Regolamento UE 2016/679 (http://www.garanteprivacy.it/regolamentoue).

Fonte: sito web del Garante della Privacy (http://www.garanteprivacy.it).

www.rivoluzionedemocratica.it (o sito web)  
Il sito web mediante il quale sono raccolti e trattati i dati personali degli utenti.

Servizio
Il servizio offerto dal sito web www.rivoluzionedemocratica.it come indicato nei relativi termini.

Comunità Europea (o UE)
Ogni riferimento relativo alla Comunità Europea si estende a tutti gli attuali stati membri dell'Unione Europea e dello Spazio Economico Europeo, salvo dove diversamente specificato.

Cookie
Dati conservati all'interno del dispositivo dell'utente.

Riferimenti legali
La presente informativa è redatta sulla base di molteplici ordinamenti legislativi, inclusi gli artt. 13 e 14 del Regolamento (UE) 2016/679. Questa informativa riguarda esclusivamente www.rivoluzionedemocratica.it, dove non diversamente specificato.

Informativa privacy aggiornata il 07/10/2022 12:44
torna indietro leggi Privacy Policy per www.rivoluzionedemocratica.it  obbligatorio
generic image refresh


cookie