LA GIOVENTÙ DEL CONTINENTE EUROPEO SI SOLLEVA IN PROTESTA
26-10-2026 - STORIE&STORIE
di Sergio Castelli
Le manifestazioni giovanili in Italia del sabato 17 e della domenica 18 ottobre 2026 hanno dominato i servizi informativi. Tuttavia, quale era la motivazione della loro discesa nelle piazze? Quali rivendicazioni stavano avanzando? Le difficoltà sociali/economiche costituiscono nella famiglia attuale un problema sistemico che richiede riforme profonde e di lungo periodo per essere risolto. La manifestazione pubblica di recente data presente una marcata dicotomia tra l'orientamento di natura securitaria adottato dall’esecutivo e gli appelli provenienti dal Quirinale nonché dalle forze di opposizione, i quali enfatizzano l'urgenza di implementare trasformazioni sociali di carattere sostanziale.
Le manifestazioni che attualmente interessano l'Europa occidentale, estendendosi dalla Francia alla Spagna fino all’Italia, rappresentano il capitolo più recente di una prolungata fase di mobilitazioni giovanili su scala mondiale. Originate in numerose nazioni sulla base di una convergenza di molteplici crisi — delusioni rispetto alle prospettive economiche, perdita di fiducia nei confronti delle istituzioni, disparità sociali, fenomeni corruttivi, prassi clientelari, rivendicazioni riguardanti i diritti delle donne e delle minoranze — la mobilitazione di carattere anti-governativo in generale, non limitatamente ai giovani, nel corso dell'ultimo anno e mezzo ha interessato oltre 57 nazioni distribuite dalle Americhe all’Indonesia, secondo quanto documentato dal Global Protest Tracker dell'Istituto Carnegie per la Pace Internazionale, prestigioso Ente di ricerca indipendente, privo di finalità lucrative e caratterizzato da una posizione neutrale rispetto alle dinamiche politiche; si dedica specificamente all'analisi della politica estera e delle relazioni internazionali.
L'epicentro della mobilitazione giovanile in Italia si è concretizzato sabato 17 ottobre a Milano e Torino. Nel capoluogo lombardo, una manifestazione contro l'aumento del costo della vita (foto 1), promossa principalmente attraverso i canali social e in particolare su TikTok, Instagram e Telegram, ha radunato oltre cinquemila partecipanti nelle strade. Nel capoluogo piemontese, una compagine di residenti ha comunicato l'organizzazione di una marcia caratterizzata da neutralità politica e partitica, durante la quale si sono verificati episodi di tensione in prossimità della stazione ferroviaria di Porta Nuova e nella piazza principale della città.
Manifestazioni si sono verificate anche a Bologna, dove si sono registrati scontri nelle vicinanze della stazione ferroviaria, e a Bergamo e Treviglio (nella foto 2). A Roma, invece, il network "La Via Maestra" (organizzazione sindacale Cgil e oltre cento enti associativi) ha effettuato una marcia da piazza della Repubblica verso piazza del Popolo, svolgendosi in maniera pacifica, al fine di rivendicare incrementi salariali, maggiori stanziamenti destinati all'istruzione e alla sanità pubblica e una riduzione delle disparità sociali.
Manifestazioni si sono verificate anche a Bologna, dove si sono registrati scontri nelle vicinanze della stazione ferroviaria, e a Bergamo e Treviglio (nella foto 2). A Roma, invece, il network "La Via Maestra" (organizzazione sindacale Cgil e oltre cento enti associativi) ha effettuato una marcia da piazza della Repubblica verso piazza del Popolo, svolgendosi in maniera pacifica, al fine di rivendicare incrementi salariali, maggiori stanziamenti destinati all'istruzione e alla sanità pubblica e una riduzione delle disparità sociali.
La causa principale ha una denominazione precisa: inflazione dei costi della vita.
Ciò significa che i prezzi di tutti i beni aumentano considerevolmente, dai carburanti ai generi alimentari, mentre le retribuzioni rimangono invariate.
Secondo il rapporto ISTAT 2025, divulgato il 15 ottobre scorso, si stima che in Italia poco più di 2,1 milioni di nuclei familiari si trovino in condizioni di povertà assoluta (famiglie che non hanno la capacità di acquisto di prodotti per l'alimentazione, per l'abitazione — affitto, riscaldamento, utenze —, per la salute, per il vestiario e i trasporti); la percentuale, attestandosi aII’8,0% della totalità delle famiglie residenti nel territorio, mantiene una sostanziale stabilità rispetto all'anno 2024. La popolazione in condizioni di povertà assoluta supera i 5,4 milioni di individui (tra questi 1 milione e 136 mila sono fanciulli tra 0 e 12 anni), costituendo il 9,3% della totalità della popolazione residente (58,9 milioni), proporzione che risulta parimenti invariata rispetto all'esercizio precedente.
Gli esperti e i dati di natura statistica rivelano che oggi la frustrazione collettiva affonda le radici in fondamenti concreti come:
1. l'occupazione. Nel contesto italiano, nella classe d'età compresa tra i 15 e i 19 anni risulta occupato solamente il 33,1% della popolazione giovanile (circa 16 punti percentuali inferiori rispetto alia media dell'Unione europea); 2. la limitazione degli stanziamenti per Io studio e la protezione sociale. La causa principale della protesta giovanile possiede una denominazione specifica: aumento dei costi della vita. Significa che la totalità dei beni ha subito un incremento di prezzo, dai carburanti ai prodotti alimentari, mentre le retribuzioni rimangono invariate. Le mobilitazioni studentesche denunciano più di ogni altra cosa i costi abitativi insostenibili per gli studenti fuori sede, con alloggi che nel capoluogo lombardo, per una camera singola destinata a uno studente, comportano una spesa di 704 euro al mese. Dal 2020 gli affitti sono saliti del 40Oà a Roma e del 45% a Torino, un onere significativo. Parimenti, i giovani contestano ii deterioramento delle strutture edilizie scolastiche e le spese destinate al settore militare, ritenute eccessive in rapporto agli stanziamenti per il settore educativo e le politiche di protezione sociale.
In base ai dati dell'Istat, nel mese di agosto 2026 su cinque ragazzi con età inferiore ai 25 anni che desiderano accedere al mercato del lavoro, approssimativamente uno rimane privo di occupazione: il tasso di disoccupazione giovanile si attesta al 20,3%. II sociologo Mauro Magatti, docente presso l'Università Cattolica di Milano, evidenzia che questa generazione nutre il timore di non conseguire un tenore di vita equivalente a quello dei propri genitori. Probabilmente non si è mai riflettuto su questo aspetto, tuttavia questa preoccupazione sta compromettendo le aspirazioni di numerosi giovani al termine del ciclo scolastico secondario o durante gli studi universitari. Nel corso delle manifestazioni pubbliche, a Milano, i ragazzi hanno espresso questo concetto in modo diretto: «Protestiamo per garantire che la nostra voce sia ascoltata.»
Alle manifestazioni di piazza e alle richieste di sostegno da parte degli studenti, per il Governo ha risposto la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che con un video messaggio del 20 ottobre scorso, al termine della riunione dell'esecutivo, ha fatto conoscere: «per impedire che quello che abbiamo visto in questi giorni diventi la normalità», il Consiglio dei Ministri n. 193 ha approvato il decreto recante Disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica e contrasto alla criminalità minorile.
L'ordinamento prevede:
1. la partecipazione violenta a una manifestazione. Tradotto, se durante un corteo o una manifestazione ti unisci a un gruppo di cinque o più persone, ti metti a tirare pietre, petardi, bastoni, metti in pericolo la sicurezza di tutti, rischi fino a cinque anni di carcere e fino a 20.000 euro di multa. Se avevi il volto coperto o se hai ferito qualcuno, la pena aumenta e aumentano anche le pene per chi devasta in gruppo;
2. applichiamo un principio semplice: chi rompe paga e se chi rompe è un minorenne, pagano i suoi genitori. Come funziona? Se il danno è a un bene pubblico, una pensilina, un semaforo, una camionetta, il Prefetto manda a casa l'ingiunzione di pagamento. Se il danno è a un privato, una vetrina, un negozio, un'auto, il proprietario va dal giudice e ottiene un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo;
3. oggi, per un ragazzo tra i 14 e i 18 anni, Io Stato deve dimostrare ogni volta che era in grado di capire quello che stava facendo. Noi avevamo già approvato una norma che ribalta questo principio, cioè si presume che fosse in grado di capire quello che stava facendo, salvo prova contraria. Quella norma è in Parlamento, ma con il Decreto di oggi diventa operativa immediatamente. E il fermo preventivo che finora valeva solamente per gli adulti si potrà applicare anche ai minorenni;
4. a Milano arrivano 500 militari in più, fino alla fine dell'anno, al fianco di polizia e carabinieri, e alla giustizia minorile diamo più Magistrati e più posti negli istituti perché la certezza della pena valga anche per chi ha 16 anni.
Queste sono le misure principali conclude la premier, perché faremo tutto quello che possiamo per impedire che quello che abbiamo visto in questi giorni diventi la normalità. Per parte sua, le forze rappresentanti le minoranze e le organizzazioni della società civile esprimono una critica severa nei confronti dell'orientamento repressivo proposto dal Governo.
Esponenti dell'opposizione politica, tra cui Nicola Fratoianni (AVS, hanno qualificato l'irrigidimento delle misure nei confronti dei minori e delle manifestazioni come "preoccuparti", evidenziando che l'obiettivo prioritario dovrebbe consistere nell'analizzare le origini della frustrazione giovanile anziché sottoporla a criminalizzazione.
Enti quali Save the Children (ente internazionale indipendente di maggiore rilevanza, operante senza scopo di lucro, si dedica alla tutela e alla valorizzazione dei diritti dell'infanzia su scala globale) rimandano ai dati dell'Istat attestanti che un minore su otto nel territorio italiano si trova in condizioni di povertà assoluta, sollecitando che la lotta all'emarginazione sociale assuma un ruolo centrale nell'agenda delle politiche pubbliche.
Anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (nella foto 3) ha sollecitato la classe politica a operare una trasformazione sostanziale della propria prospettiva. Per il Capo dello Stato, «i giovani non sono un'emergenza, serve una visione per il futuro», sottolinea quindi l'importanza di non minimizzare il malessere che caratterizza le generazioni contemporanee, richiedendo alle istituzioni interventi che trascendano le mere misure di sicurezza, affrontando così le problematiche in modo più esaustivo e strutturale: «Occorrono strategie adeguate per farsi carico del malessere, del senso di insicurezza per il futuro che sovente i giovani avvertono, del timore di asservimento o di emarginazione». Secondo il Capo dello Stato, il diritto al lavoro e il diritto all'istruzione devono realizzarsi congiuntamente e necessariamente, poiché le prospettive dei giovani risultano determinanti per l'orientamento dell'evoluzione della nostra società, della nostra economia e dei nostri modelli di vita.
Successivamente, Mattarella ha affrontato la questione delle migrazioni: «Occorre creare le condizioni affinché il ritorno diventi attraente per i giovani. Numerosi cittadini tornerebbero volentieri qualora fosse loro garantito un percorso lavorativo e vitale che permettesse la foro realizzazione personale».
Ha quindi esortato le forze politiche e gli esecutivi a riflettere sulle cause profonde del malessere, richiedendo interventi di natura strutturale e una maggiore disponibilità all'ascolto nei confronti delle generazioni emergenti. Un appello che acquisisce significato straordinario in un periodo caratterizzato da mutamenti accelerati, nel quale i convenzionali parametri economici e sociali risultano progressivamente meno saldi e affidabili.
Fonte: di Sergio Castelli










