02 Dicembre 2020

"LA CONFERENZA SUL FUTURO DELL'EUROPA"

26-10-2020 - IL SOCIALISMO NEL MONDO
In una recente risoluzione approvata a larga maggioranza, il Parlamento europeo ha fatto propria la posizione di chi ritiene che “10 anni dopo l'entrata in vigore del trattato di Lisbona, 70 anni dopo la dichiarazione Schuman e nel contesto della pandemia di Covid-19, i tempi siano maturi per ripensare l'Unione europea". Questa nuova dichiarazione segue quella del gennaio 2020 che recitava:
A. considerando l'incremento dell'affluenza alle urne alle elezioni europee del 2019, che dimostra il crescente coinvolgimento e interesse dei cittadini per il processo di integrazione europea, oltre all'attesa che l'Europa affronti le sfide attuali e future;
B. considerando la necessità di raccogliere le sfide interne ed esterne che l'Europa si trova ad affrontare, come pure le nuove sfide sociali e transnazionali che non erano state del tutto previste al momento dell'adozione del trattato di Lisbona; che il numero di crisi rilevanti che l'Unione ha attraversato dimostra la necessità di processi di riforma in molteplici settori della governance;
C. considerando che il principio dell'integrazione europea dopo la creazione della Comunità economica europea nel 1957, successivamente ribadito da tutti i capi di Stato e di governo nonché da tutti i parlamenti nazionali degli Stati membri durante ogni ciclo di integrazione e modifica successive dei trattati, è sempre stato la creazione di una "unione sempre più stretta tra i popoli dell'Europa";
D. considerando che esiste un consenso sul fatto che il mandato di una conferenza sul futuro dell'Europa dovrebbe essere un processo di durata biennale, i cui lavori dovrebbero iniziare preferibilmente il giorno della Festa dell'Europa, il 9 maggio 2020 (ricorrenza del 70º anniversario della dichiarazione Schuman), e concludersi entro l'estate del 2022;
E. considerando che tale conferenza dovrebbe costituire un'occasione per coinvolgere strettamente i cittadini dell'UE in un processo dal basso verso l'alto, in cui la loro voce viene ascoltata e contribuisce ai dibattiti sul futuro dell'Europa;
F. considerando che il Parlamento europeo è l'unica istituzione dell'UE direttamente eletta dai cittadini europei e che deve pertanto svolgere un ruolo guida nell'ambito della conferenza in oggetto.
La nuova Conferenza sul futuro dell'Europa, nata da una richiesta del Presidente francese Macron, dovrebbe aprirsi nei primi mesi del 2021 sotto la presidenza del Portogallo. Il precedente in merito più vicino a noi è rappresentato dalla Convenzione europea sul futuro dell'Europa del 2002-2003, messa in piedi dal Consiglio europeo di Laeken (14-15 dicembre 2001) che ha partorito il “Trattato che istituisce una costituzione europea” bocciato, in seguito, dagli elettori francesi e olandesi.
Il fallimento del 2002-2003 è in parte da addebitarsi alla stessa Convenzione i cui componenti andarono al di là del mandato ricevuto portando all'attenzione dei governi un risultato che aumentava considerevolmente i poteri della Commissione e riducendo, al contempo, quelli degli Stati membri. In una parola, la Convenzione aveva proceduto sulla strada di un testo costituzionale di natura federale senza che questo rientrasse nel suo mandato. In realtà il suo compito era molto più limitato; essa avrebbe potuto optare tra “l'estensione del metodo comunitario agli altri settori di attività dell'Unione (posizione difesa, per l'essenziale, dalla Commissione europea, dal Parlamento europea e dagli Stati più “integrazionisti”) e il mantenimento di una doppia struttura istituzionale che limitasse il metodo comunitario alle politiche interne dell'Unione e consacrasse il metodo intergovernativo per i settori più sensibili, quali la politica estera e di sicurezza, la difesa ed alcuni aspetti della cooperazione giudiziaria” (1).
La Convenzione però, nel corso dei suoi lavori, finisce per slittare progressivamente verso il metodo negoziale classico seguito ordinariamente nelle Conferenze intergovernative seguendo le mosse del suo presidente Valéry Giscard d'Estaing che si adegua, nella riforma delle istituzioni, ai desiderata franco-tedeschi (ad esempio, viene bocciata l'estensione del voto a maggioranza per settori come la fiscalità, la politica sociale e la lotta alle discriminazioni). Questa soluzione porta prima ad una spaccatura all'interno della Convenzione e poi, costituisce la base della sua bocciatura.
La Commissione von der Leyen ha lanciato la nuova Conferenza sul futuro dell'UE con queste parole: As a major pan-European democratic exercise, the Conference will be a new public forum for an open, inclusive, transparent and structured debate with citizens around a number of key priorities and challenges. It will be a bottom-up forum, accessible to all citizens, from all walks of life, and from all corners of the Union, and should reflect Europe's diversity.
La Commissione europea ha proposto che la Conferenza segua due strade, diverse ma parallele: la prima sulle policies e la seconda sui problemi istituzionali. L'insistenza sulle policies riguarda l'economia verde e lo sviluppo del digitale ma non meno importante è la parte riservata alla riforma delle istituzioni in cui si segnalano la procedura dello Spitzenkandidat nella scelta del presidente della Commissione e la riforma della legge elettorale europea che consenta la formazione di liste transnazionali.
Importanza particolare è annessa al dialogo delle istituzioni con i cittadini europei (inclusa l'attivazione di una piattaforma digitale multilingue da cui interfacciarsi con le istituzioni). Saranno inoltre previste molte altre occasioni di dibattito e di scambio di opinioni a livello locale, regionale e nazionale. Bisogna, peraltro, notare che, in occasione della Convenzione europea del 2002-2003, il coinvolgimento della società civile costituì un'occasione persa, non essendo state queste ultime associate pienamente ai lavori della Convenzione.
La Commissione riconosce, infine, che “the success of the Conference will largely depend on how effectively and widely it is communicated to Europeans”.
Accogliamo queste novità con la speranza che esse possano contribuire a rinvigorire un dibattito che langue ormai da troppo tempo.

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  1. P. Ponzano, La Convenzione europea del 2002/2003: luci e ombre.







Fonte: di ANDREA BECHERUCCI
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