LA COMUNICAZIONE ISTITUZIONALE DELL’UNIONE EUROPEA di Loredana Nuzzolese
26-01-2026 - CRONACHE SOCIALISTE
Il linguaggio utilizzato dall’Unione Europea rappresenta uno degli aspetti più complessi e discussi della comunicazione istituzionale contemporanea. Nato dall’esigenza di conciliare le ataviche divisioni fra Paesi nordici e mediterranei, e di mediare culture, lingue e tradizioni giuridiche diverse, esso si configura come un linguaggio astratto e tecnocratico. Analizzare il linguaggio dell’Unione Europea dà la possibilità di interrogarsi sulle sue caratteristiche formali ma anche sull’impatto politico, sociale e democratico.
Dal punto di vista stilistico, il linguaggio adottato dall’Unione Europa per la maggior parte delle volte è astratto, tecnocratico e distante dai soggetti a cui è rivolto. Termini come “governance multilivello”, “meccanismi di condizionalità”, “armonizzazione normativa” sono usati non di rado e rispondono all’esigenza di precisione giuridica e concettuale. Ma questa precisione ha un costo: il linguaggio è poco accessibile per i non addetti ai lavori, generando una distanza simbolica tra le istituzioni e i cittadini, la quale si alimenta nell’idea, sempre più diffusa, di un’Europa burocratica composta da “Eurocrati”.
Un altro elemento centrale, del linguaggio, è l’uso sistematico di formulazioni impersonali e passive, tipiche del linguaggio amministrativo. Espressioni come “si ritiene opportuno”, “viene stabilito che” o “è previsto un quadro normativo” riducono la visibilità dei soggetti decisionali. Tale strategia linguistica conferisce neutralità e oggettività ma al tempo stesso rende meno chiara la responsabilità politica delle decisioni, attenuando il legame tra attore istituzionale e scelta normativa.
Di recente, le istituzioni europee hanno mostrato consapevolezza dei limiti comunicativi del proprio linguaggio, provando attraverso varie iniziative, fra le quali i “clear language events”, iniziative che vogliono promuovere e rafforzare una chiara cultura della scrittura, così, tra l’altro, da rendere più comprensibili i documenti. La semplificazione deve esser bilanciata: un suo uso eccessivo rischia di compromettere la precisione normativa, mentre, un estremo tecnicismo ostacola la partecipazione democratica.
Altro cambio di passo da parte delle istituzioni europee si registra nell’ambito della comunicazione digitale in cui si cerca di instaurare una comunicazione più diretta sui social media. Su questi canali vengono diffuse, con target giovani, campagne informative che, in particolare, fanno uso di video per facilitare l'accesso alle informazioni e abbattere le barriere geografiche e linguistiche. Spesso nei video oltre alla semplificazione del linguaggio, vi è una narrazione dei valori europei, come la democrazia e lo Stato di diritto.
In conclusione, il linguaggio dell’Unione Europea è il prodotto di un delicato equilibrio tra esigenze diverse inclusione linguistica, precisione giuridica, neutralità politica ed efficacia comunicativa. Comprenderne le caratteristiche e i limiti è essenziale per valutare il rapporto tra istituzioni europee e cittadini. Un linguaggio più accessibile non è solo una questione stilistica, ma rappresenta una condizione fondamentale per favorire una reale e consapevole partecipazione alla vita politica europea.
Dal punto di vista stilistico, il linguaggio adottato dall’Unione Europa per la maggior parte delle volte è astratto, tecnocratico e distante dai soggetti a cui è rivolto. Termini come “governance multilivello”, “meccanismi di condizionalità”, “armonizzazione normativa” sono usati non di rado e rispondono all’esigenza di precisione giuridica e concettuale. Ma questa precisione ha un costo: il linguaggio è poco accessibile per i non addetti ai lavori, generando una distanza simbolica tra le istituzioni e i cittadini, la quale si alimenta nell’idea, sempre più diffusa, di un’Europa burocratica composta da “Eurocrati”.
Un altro elemento centrale, del linguaggio, è l’uso sistematico di formulazioni impersonali e passive, tipiche del linguaggio amministrativo. Espressioni come “si ritiene opportuno”, “viene stabilito che” o “è previsto un quadro normativo” riducono la visibilità dei soggetti decisionali. Tale strategia linguistica conferisce neutralità e oggettività ma al tempo stesso rende meno chiara la responsabilità politica delle decisioni, attenuando il legame tra attore istituzionale e scelta normativa.
Di recente, le istituzioni europee hanno mostrato consapevolezza dei limiti comunicativi del proprio linguaggio, provando attraverso varie iniziative, fra le quali i “clear language events”, iniziative che vogliono promuovere e rafforzare una chiara cultura della scrittura, così, tra l’altro, da rendere più comprensibili i documenti. La semplificazione deve esser bilanciata: un suo uso eccessivo rischia di compromettere la precisione normativa, mentre, un estremo tecnicismo ostacola la partecipazione democratica.
Altro cambio di passo da parte delle istituzioni europee si registra nell’ambito della comunicazione digitale in cui si cerca di instaurare una comunicazione più diretta sui social media. Su questi canali vengono diffuse, con target giovani, campagne informative che, in particolare, fanno uso di video per facilitare l'accesso alle informazioni e abbattere le barriere geografiche e linguistiche. Spesso nei video oltre alla semplificazione del linguaggio, vi è una narrazione dei valori europei, come la democrazia e lo Stato di diritto.
In conclusione, il linguaggio dell’Unione Europea è il prodotto di un delicato equilibrio tra esigenze diverse inclusione linguistica, precisione giuridica, neutralità politica ed efficacia comunicativa. Comprenderne le caratteristiche e i limiti è essenziale per valutare il rapporto tra istituzioni europee e cittadini. Un linguaggio più accessibile non è solo una questione stilistica, ma rappresenta una condizione fondamentale per favorire una reale e consapevole partecipazione alla vita politica europea.
Fonte: di Loredana Nuzzolese










