IL FALLIMENTO IDEALE DELL’ ITALIA
22-04-2026 - EDITORIALE
Dopo il referendum sulla giustizia che il governo ha perso, il clima politico del Paese è cambiato. Infatti, al di là dei naturali contraccolpi che ogni sconfitta produce, tutte le insufficienze di chi ci guida sono venute allo scoperto; la propaganda, che fino a oggi le aveva coperte, è franata in un attimo. E’ emersa l’incapacità della destra a governare; la pochezza della sua classe politica; l’inefficacia dei provvedimenti via via adottati; l’incapacità di essere, con un ruolo positivo basato sull’ autorevolezza, in una crisi mondiale dominata da scenari di guerra con ripercussioni economiche per noi gravissime proprio per quelle famiglie e imprese invocate come beneficiarie dell’iniziativa del governo, ma non si capisce di cosa, se non di parole.
Arrivata al governo grazie alla divisione delle forze di opposizione, Giorgia Meloni e la destra che guida, ha puntato, soprattutto, su due cose: l’occupazione di posti - vedi Rai e Monte dei Paschi di Siena - e a configurarsi quale leader di una destra transnazionale e transatlantica, agendo a tutto campo; facendosi cortigiana di Trump ed emblema di un sovranismo che, considerato per quello che è, si propone lo stesso fine del presidente americano e di quello russo: ossia, il depotenziamento dell’Europa. Ora che Trump ha attaccato Meloni – il compare Putin non è voluto essere da meno - e l’agente di Mosca, l’ungherese Orban, è stato mandato a casa, a una politica estera di poca sostanza è succeduto il vuoto.
Per simulare lo sbandamento, allora, si è ritornati sul tema degli immigrati fino all’abominio prospettato di dare una gratifica agli avvocati che riuscivano a far tornare a casa ,”volontariamente”, il malcapitato finito sotto processo - meno male che Sergio Mattarella ha, ancora una volta, esercitato la propria funzione di garante della Costituzione – e, naturalmente, far vedere quanto il centro fatto in Albania sia stato opportuno, inviandovi una delegazione dei Fratelli d’Italia – in vero, la missione ha avuto poca risonanza – e dimostrare così che la presidente del consiglio era sul pezzo, non piegata dalla sconfitta referendaria. In più, con frenetico attivismo, si è messa in giro per il mondo alla ricerca di forniture energetiche per il Paese. Se tali viaggi saranno stati produttivi, bene, ma come non rilevare che l’Italia non affronti seriamente la questione delle fonti rinnovabili?
Tanto altro ci sarebbe da dire sullo stato complessivo della situazione. Dove ha già messo le mani la giustizia lasciamo che le cose facciano il loro corso. Su quanto, poi, sta venendo fuori dal mondo segreto dei servizi, crediamo che la realtà del settore sia più grave di quanto sta emergendo in questi giorni. La questione non è solo di natura giudiziaria, bensì preminentemente politica e oltremodo delicata riguardando la sicurezza della Repubblica.
Che le colpe di ciò che non funziona siano solo da addossare ai governi precedenti nonché i ricorrenti atteggiamenti vittimistici poiché la destra è accerchiata, sono alibi di carta velina peraltro ampiamente stracciata.
La questione, tuttavia, riguarda tutta la coalizione. Gli alleati di Giorgia Meloni sono comprimari attivi della situazione. Forza Italia è stata bacchettata duramente dalla proprietà del Partito; così, se era sbiadita prima, ora lo è ancora di più. La Lega, a sua volta, in attesa di costruire il ponte sullo stretto, lavora alla destrutturazione dell’Unione europea; è riuscita solo a creare Vannacci il quale, con l’orgoglio del revival fascista, ha pensato bene di mettersi in proprio indebolendo la figura di Salvini che lo aveva voluto a ogni costo tra le proprie fila, fino a farlo eleggere al Parlamento europeo.
Siamo alla presa d’atto di un fallimento compiuto. Viene da domandarci se l’opposizione, giustamente esultante per la vittoria nel voto referendario, se ne sia resa conto, se abbia intenzione di farvi i conti seriamente invece di parlare subito di primarie e altre amenità. Rendersi conto di cosa? Che la crisi fallimentare investe tutta la cosiddetta “seconda repubblica” che la destra, nonostante tutto, non è riuscita a stabilizzare..
La questione storica, morale, culturale e politica dell’Italia bussa nuovamente alle porte del presente. Ciò che il Paese rischia, al di là degli schieramenti in campo, è il fallimento ideale dell’Italia.
Arrivata al governo grazie alla divisione delle forze di opposizione, Giorgia Meloni e la destra che guida, ha puntato, soprattutto, su due cose: l’occupazione di posti - vedi Rai e Monte dei Paschi di Siena - e a configurarsi quale leader di una destra transnazionale e transatlantica, agendo a tutto campo; facendosi cortigiana di Trump ed emblema di un sovranismo che, considerato per quello che è, si propone lo stesso fine del presidente americano e di quello russo: ossia, il depotenziamento dell’Europa. Ora che Trump ha attaccato Meloni – il compare Putin non è voluto essere da meno - e l’agente di Mosca, l’ungherese Orban, è stato mandato a casa, a una politica estera di poca sostanza è succeduto il vuoto.
Per simulare lo sbandamento, allora, si è ritornati sul tema degli immigrati fino all’abominio prospettato di dare una gratifica agli avvocati che riuscivano a far tornare a casa ,”volontariamente”, il malcapitato finito sotto processo - meno male che Sergio Mattarella ha, ancora una volta, esercitato la propria funzione di garante della Costituzione – e, naturalmente, far vedere quanto il centro fatto in Albania sia stato opportuno, inviandovi una delegazione dei Fratelli d’Italia – in vero, la missione ha avuto poca risonanza – e dimostrare così che la presidente del consiglio era sul pezzo, non piegata dalla sconfitta referendaria. In più, con frenetico attivismo, si è messa in giro per il mondo alla ricerca di forniture energetiche per il Paese. Se tali viaggi saranno stati produttivi, bene, ma come non rilevare che l’Italia non affronti seriamente la questione delle fonti rinnovabili?
Tanto altro ci sarebbe da dire sullo stato complessivo della situazione. Dove ha già messo le mani la giustizia lasciamo che le cose facciano il loro corso. Su quanto, poi, sta venendo fuori dal mondo segreto dei servizi, crediamo che la realtà del settore sia più grave di quanto sta emergendo in questi giorni. La questione non è solo di natura giudiziaria, bensì preminentemente politica e oltremodo delicata riguardando la sicurezza della Repubblica.
Che le colpe di ciò che non funziona siano solo da addossare ai governi precedenti nonché i ricorrenti atteggiamenti vittimistici poiché la destra è accerchiata, sono alibi di carta velina peraltro ampiamente stracciata.
La questione, tuttavia, riguarda tutta la coalizione. Gli alleati di Giorgia Meloni sono comprimari attivi della situazione. Forza Italia è stata bacchettata duramente dalla proprietà del Partito; così, se era sbiadita prima, ora lo è ancora di più. La Lega, a sua volta, in attesa di costruire il ponte sullo stretto, lavora alla destrutturazione dell’Unione europea; è riuscita solo a creare Vannacci il quale, con l’orgoglio del revival fascista, ha pensato bene di mettersi in proprio indebolendo la figura di Salvini che lo aveva voluto a ogni costo tra le proprie fila, fino a farlo eleggere al Parlamento europeo.
Siamo alla presa d’atto di un fallimento compiuto. Viene da domandarci se l’opposizione, giustamente esultante per la vittoria nel voto referendario, se ne sia resa conto, se abbia intenzione di farvi i conti seriamente invece di parlare subito di primarie e altre amenità. Rendersi conto di cosa? Che la crisi fallimentare investe tutta la cosiddetta “seconda repubblica” che la destra, nonostante tutto, non è riuscita a stabilizzare..
La questione storica, morale, culturale e politica dell’Italia bussa nuovamente alle porte del presente. Ciò che il Paese rischia, al di là degli schieramenti in campo, è il fallimento ideale dell’Italia.
Fonte: di Paolo Bagnoli










