23 Aprile 2024

DOMENICO FIORITTO

Non è infrequente che persone provenienti dai ceti cosiddetti „abbienti“ (grassa borghesia delle professioni, possessori di capitale industriale o finanziario, proprietari latifondisti), anziché adagiarsi sui loro privilegi di casta e goderseli nei salotti „bene“, decidano invece di schierarsi coi deboli, con i diseredati, con gli sfruttati.
Tale fenomeno fu ben presente in Italia, dopo l'unificazione, specie quando le famiglie di tali persone erano imbevute degli ideali liberali risorgimentali o addirittura del diffuso mazzianianesimo dell'epoca.
A questo particolare gruppo apparteneva Domenico Fioritto, figlio di Antonio e di Cestina Bertosa, nato il 5 agosto 1872 a San Nicandro Garganico (FO), in Puglia, da una famiglia appartenente alla ricca borghesia terriera, ma di solide tradizioni risorgimentali e repubblicane[1].
Terminati gli studi classici a Foggia, il giovane Domenico si iscrisse all'università di Napoli, dove conseguì la laurea in giurisprudenza.
Nel periodo universitario si formò anche politicamente, influenzato dal pensiero e dall'azione di Giovanni Bovio (1837-1903), un deputato repubblicano di democrazia avanzata, fondatore e leader dell'Estrema Sinistra parlamentare e dagli intellettuali progressisti che circolavano in quell'ambiente.
Ma soprattutto dovette influire sulla sua scelta, che fu irreversibile, il vedere da vicino lo sfruttamento e la condizione disumana in cui vivevano i poveri braccianti del suo territorio, come in fondo accadeva in tutto il Meridione. Per questo nel 1894 si iscrisse a quello che allora si chiamava Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (PSLI)[2].
In un periodo in cui spesso nelle sezioni socialiste si vedevano, appesi alle pareti, l'uno accanto all'altro, i ritratti di Garibaldi e di Marx, di Mazzini, Bakunn e Andrea Costa, in cui la lotta per la giustizia sociale volentieri si mescolava col garibaldinismo libertario e internazionalista, nel 1897 il giovane Fioritto si arruolò in una brigata di volontari italiani, comandata da Ricciotti Garibaldi, accorsa in sostegno della Grecia che lottava per la sua indipendenza contro i turchi, e combatté nella battaglia di Domokós, cittadina della Grecia centrale.
Ritornato in Capitanata[3], con lo stesso entusiasmo si dedicò alla formazione di sezioni del PSI, di leghe contadine[4], di associazioni socialiste, a fianco di altri pionieri del socialismo in Puglia, come Michele Maitilasso[5] e Leone Mucci[6], riuscendo a costruire una rete organizzativa classista, impegnata nella lotta per ottenere miglioramenti economici e sociali, ma anche per ribaltare la condizione di abbrutimento della masse, e dunque anche lottando anche per ottenere il suffragio universale.
Un risultato importante di questo ribollio di iniziative fu il 1° congresso dei contadini pugliesi, che si tenne a Foggia il 5 e 6 aprile 1902, nel quale parte rilevante ebbe Domenico Fioritto, chiamato a far parte dell'ufficio di presidenza del congresso[7].
Fu lui ad aprire il congresso con queste belle e significative parole:

Profugo da una classe a voi sempre avversa, vi porto il saluto della Commissione ordinatrice e della Lega di Foggia. Voi discuterete dignitosamente e serenamente per dare così la prova che siete già educati alla vita pubblica e degni di migliore avvenire.

Al congresso furono presenti l'on. Enrico Ferri, leader della corrente „integralista“ e allora direttore dell'Avanti!, a nome della Direzione del partito, e l'on. Vittorio Lollini[8], che chiuse il congresso al grido di Viva il proletariato!
La presenza dei due combattivi parlamentari stava ad indicare l'adesione di Domenico Fioritto all'area „integralista“.
In attesa della imminente apertura della Camera del lavoro di Foggia egli fu chiamato a far parte del Comitato Provinciale provvisorio.
Da allora cominciò a crescere la sua figura politica, non solo a livello regionale, ma anche su scala nazionale. Partecipò, infatti, come delegato, al congresso di Bologna del 1904[9] e a quello di Firenze del 1908[10].
Dopo il congresso Fioritto si prese una pausa, per rientrare in politica nell'aprile 1912 in occasione del congresso regionale pugliese, nella prospettiva di quello nazionale di Reggio Emilia del luglio 1912, in cui venne di nuovo eletto nella Direzione del Partito[11], formata interamente dalla corrente intransigente rivoluzionaria, vincitrice del congresso.
Nel 1913 si candidò alle elezioni nazionali; ma, pur avendo i socialisti conseguito un buon successo[12], non fu eletto.
In occasione del congresso socialista di Ancona (26-29/4/1914), ancora vinto dalla corrente intransigente rivoluzionaria, in cui fu approvata la mozione Zibordi-Mussolini che dichiarava fra loro incompatibili l'appartenenza al PSI e quella alla massoneria, in seguito all'accusa di essere iscritto alla massoneria, accusa da lui energicamente respinta, fu costretto a dimettersi dal partito.
Ciononostante, quando all'approssimarsi del 1° conflitto mondiale, il PSI si schierò su una posizione rigidamente neutralista e pacifista, egli si uniformò convintamente alla linea del partito.
Rientrò nelle sue file nel 1920, dopo essere stato eletto consigliere comunale e provinciale di Foggia.
Era quello un periodo effervescente sia nella società italiana, in cui già scorazzavano le squadre d'azione del fascismo, che all'interno del partito socialista, fortemente diviso sulla questione dell'adesione all'Internazionale Comunista (IC), fondata nel 1919 dopo la vittoriosa rivoluzione bolscevica, a cui le masse guardavano con simpatia.

La resa dei conti nel PSI si ebbe nel suo XVII congresso, tenuto a Livorno dal 15 al 21 gennaio 1921. In esso si fronteggiavano sostanzialmente tre componenti: una dei comunisti „puri“, del tutto allineata alle posizioni rivoluzionarie dell'IC[13]; una di „Concentrazione“ (riformisti)[14] legata alle sue tradizionali posizioni democratico-evoluzioniste; e una terza, detta dei „comunisti unitari“ (meglio conosciuti come “massimalisti“)[15], che si dichiarava rivoluzionaria e favorevole all'IC, ma non disposta ad espellere i riformisti, come pretendeva Mosca, perché riconosceva la libertà di pensiero, purché congiunta alla disciplina nell'azione e per non buttare allo sbaraglio amministrazioni comunali, sezioni socialiste, sindacati, cooperative, su cui giornalmente infierivano le squadre fasciste.
Con quest'ultima corrente era schierato Domenico Fioritto.
I massimalisti vinsero il congresso e i comunisti, conosciuti i risultati, andarono a fondare il Partito Comunista d'Italia (PCdI).
La nuova Direzione socialista fu interamente composta da massimalisti e Fioritto fu chiamato a farne parte[16]. Segretario del PSI fu eletto Giovanni Bacci (1857-1928).

Nel corso del 1921 altri appuntamenti aspettavano il partito socialista. In seguito allo scioglimento anticipato della Camera, voluto dal governo Giolitti, soprattutto per ridimensionare la presenza socialista in Parlamento, il PSI dovette affrontare le elezioni politiche del 15 maggio 1921, uscendone senza troppi danni, in quanto, nonostante le violenze fasciste e la recente scissione comunista, riuscì a contenere le perdite, e a ottenere 123 deputati su 535, rimanendo perciò il primo partito.
Un altro importante problema era dato dalla smania della Direzione massimalista di essere accettata nell'Internazionale Comunista da cui era stata esclusa nel gennaio a causa del rifiuto di espellere i riformisti.
Sicché, approfittando del terzo congresso dell'IC, che si sarebbe tenuto a Mosca il 29 giugno, inviò una delegazione, composta da Costantino Lazzari, Ezio Riboldi e Fabrizio Maffi[17], col compito di perorare il ricorso presentato dal PSI contro la sua esclusione.
I tre, che non ottennero proprio nulla, finirono per accettare le condizioni di Mosca, cioè l'espulsione dei riformisti, ma la Direzione si oppose e i tre formarono la corrente detta terzinternazionalista, favorevole all'IC.
Per dirimere questo nuovo logorante contrasto fu indetto un nuovo congresso, da tenersi a Milano dal 10 al 15 ottobre dello stesso 1921.

Il congresso si concluse con un nulla di fatto, cioè con una maggioranza massimalista[18], sempre smaniosa di entrare, ma senza espellere i riformisti, e con l'IC a sua volta ferma nelle sue condizioni per ammettere nelle sue file il PSI.
La Direzione fu ancora formata dai soli massimalisti e Fioritto vi fu riconfermato[19]. L'unica novità fu il fermo rifiuto di Bacci di essere riconfermato segretario nazionale, per cui La Direzione, nella sua prima riunione, elesse al vertice del partito, ad unanimità, Domenico Fioritto.

La nuova Direzione massimalista, con pertinacia degna di miglior causa, come primo pensiero ebbe quello di indirizzare un nuovo appello per l'ingresso del PSI nell'IC; appello puntualmente respinto, non essendo stati espulsi i riformisti.
A risolvere l'inghippo ci pensarono proprio i riformisti, maggioritari nella CGdL e nel gruppo parlamentare. Mentre dalla periferia arrivavano disperati appelli di dirigenti locali, amministratori, sindacalisti, martirizzati dalle squadre d'azione del partito fascista, il gruppo parlamentare, peraltro tardivamente, approfittando della crisi di governo, si decise a partecipare alle consultazioni del Re.
Lo fece nella persona di Filippo Turati, il quale, rompendo la disciplina di partito, offrì i voti del gruppo socialista a un governo che volesse ripristinare le libertà costituzionali, continuamente violate dalla violenza squadrista. Tale governo non si poté fare e tutto rimase come prima, o peggio.
Ma la cosa bastava per finalmente poter escludere dal partito i riformisti, fra cui militavano i più famosi leader socialisti[20] e presentarsi ai moscoviti con una riacquistata verginità rivoluzionaria. Venne perciò convocato un nuovo congresso che si svolse a Roma dal 1° al 4 ottobre 1922.
In esso si confrontarono le due posizioni storiche del socialismo, quella rivoluzionaria e quella gradualista. Sulla mozione massimalista si riversarono anche i voti dei terzinternazionalisti, mentre su quella riformista, si riversarono quelli dei centristi di Vincenzo Vacirca.
Dopo il tripudio di parole e di mozioni, vinto dai massimalisti guidati da Serrati, i riformisti si riunirono a parte e fondarono il Partito Socialista Unitario (PSU)[21], con segretario il deputato Giacomo Matteotti[22]. Lasciando il congresso, Turati così concluse il suo intervento:

Accomiatiamoci al grido augurale di "Viva il socialismo!", auspicando che questo grido possa un giorno - se sapremo esser saggi - riunirci ancora una volta in un'opera comune di dovere, di sacrificio, di vittoria! [23]

Il PSI, così sostanziosamente alleggerito, elesse la nuova Direzione[24] e confermò Fioritto alla segreteria. Il ventotto ottobre 1922 successivo i fascisti promossero la Marcia su Roma e Mussolini fu nominato Presidente del Consiglio. Ci rimarrà per vent'anni, durante i quali ce ne saranno per tutti: comunisti, massimalisti, riformisti, centristi, terzinternazionalisti.

Intanto l'Internazionale Comunista, plaudendo ai risultati del congresso e alla scissione, invitò il PSI a inviare a Mosca un'ulteriore delegazione per concordare i termini della fusione tra PSI e PCdI, giacché per ogni Stato ci doveva essere un solo partito membro dell'IC. Il 5 novembre 1922 una delegazione socialista, capeggiata da Serrati[25], era già a Mosca, dove iniziava il 4° congresso dell'IC.

Raggiunto l'accordo per la fusione[26], Serrati ne mandò il testo alla Direzione del PSI, che l'approvò, con la sola astensione del segretario Fioritto, in cui cominciava ad affiorare qualche malumore sulla tormentata vicenda dell'IC. Serrati, gongolante per l'intesa raggiunta, mandò all'Avanti! l'articolo intitolato All'Unità comunista, che il redattore capo Pietro Nenni pubblicò il 3 gennaio 1923, pubblicando però contemporaneamente un suo articolo, intitolato La liquidazione del Partito socialista?, di segno diametralmente opposto.
In pochi giorni si creò un clima teso tra i favorevoli e i contrari all'accordo concluso dalla delegazione del PSI e da quella del PCdI e patrocinato dall'IC.
I contrari, detti „massimalisti autonomisti“, nel corso di un convegno tenuto a Milano il 14 gennaio 1923, costituirono il „Comitato Nazionale di Difesa Socialista“, i cui uomini di punta erano Arturo Vella e Pietro Nenni.
L'altra corrente, detta dei „massimalisti fusionisti“, favorevole alla fusione col PCdI, rispose costituendo, il 25 febbraio 1923, un „Comitato Nazionale Unionista“. A quel punto la scelta tra fusione e autonomia non poteva essere che affidata ad un congresso.
Il congresso, che si tenne a Milano il 15-16-17 aprile 1923, fu vinto dagli autonomisti, che evitarono la liquidazione sottocosto del partito socialista[27] e costituirono una Direzione composta solo di loro esponenti, presieduta dal nuovo segretario Tito Oro Nobili; la direzione dell'Avanti! fu affidata ad un triumvirato composto da Riccardo Momigliano, Pietro Nenni e Olindo Vernocchi.

Con la conclusione del congresso sembrò concludersi anche la vicenda politica di Fioritto, che in breve volgere di tempo si allontanò dalla vita politica attiva; la quale, a sua volta, fu travolta da una serie di vicende politiche, destinate a mutare la storia del PSI e dell'Italia intera: le elezioni politiche del 6 aprile 1924, tenute all'insegna della violenza squadristica che, fra l'altro, colpì a morte il candidato socialista Antonio Piccinini; l'assassinio di Giacomo Matteotti (10-6-1924); la secessione dell'Aventino, cioè la decisione dei deputati antifascisti di non partecipare ai lavori della Camera fino alla punizione dei responsabili del delitto Matteotti; il passaggio dal governo fascista alla dittatura fascista, col discorso del Duce del 3 gennaio 1925; lo scioglimento di tutti i partiti, tranne quello fascista (6-11-1926); la decadenza di tutti deputati „aventiniani“ (9-11-1926).

Gli esponenti, a tutti i livelli, del PSI e del PSU (intanto rifondato come PSLI[28]) si dispersero: molti finirono in carcere o al confino, altri riuscirono a fuggire all'estero, in particolare in Francia, dove i due partiti si ricostituirono. Chi riuscì ad evitare questi estremi dovette ritirarsi dall'attività politica.
Fra questi, Fioritto, che fu uno che mai si piegò al fascismo, sicché tutti quelli come lui che, col loro fiero silenzio , dimostrarono coerenza e fedeltà alle loro idee, furono d'esempio a tutti, nonostante l'arcigna vigilanza del potere fascista.
Fioritto si dedicò alla professione forense e ai problemi delle bonifiche, ma durante i suoi viaggi a Napoli non mancava, con coraggio e con prudenza. di incontrare i suoi ex sodali.
Non si può assolutamente sottovalutare dunque il coraggio, la tenacia, la fierezza della coerenza di Fioritto e di quanti come lui operavano, in attesa del riscatto socialista, nei campi, nelle fabbriche, nelle botteghe artigiane, nelle scuole.

Quando, a metà 1942, la popolazione cominciò a sentire sulle sue spalle le dure conseguenze della guerra in cui il regime aveva impantanato l'Italia, i socialisti si misero in moto per riallacciare le loro file onde assestare il colpo decisivo al regime. Questo risveglio si intensificò ancor di più dopo il 25 luglio[29] e soprattutto dopo l'8 settembre[30] 1943.
Fioritto fu uno dei più solerti esponenti socialisti in Puglia, a riorganizzare il partito. Da un lato riprese i contatti con i più autorevoli dirigenti del socialismo meridionale, come Oreste Lizzadri[31], e pugliese in particolare come l'avv. Vito Mario Stampacchia a Lecce, Eugenio Laricchiuta a Bari, l'avv. Umberto Bonito a Cerignola; dall'altro, ridiventato attivissimo, nel settembre 1943 ricostituì dapprima la sezione socialista di San Nicandro e poco tempo dopo diventò segretario provinciale del PSIUP, mentre continuava a ricostruire altre sezioni socialiste della Capitanata.
Nell'ottobre successivo venne chiamato a presiedere il Comitato di Liberazione Provinciale. Il 12 dicembre del '43, su indicazione del CLN provinciale, fu nominato Commissario e poi Presidente della Provincia di Foggia, carica che ricoprirà per cinque anni.

Dal convegno socialista delle zone liberate, tenuto a Napoli il 20 dicembre 1943, scaturì un Consiglio Nazionale formato di un rappresentante per ogni federazione: per quella di Foggia vi entrò Fioritto. Nella prima riunione dello stesso organo, fu eletto nella Direzione del PSIUP.
Fu quest'ultima, nel settembre 1945, a designarlo a rappresentare la Puglia nella Consulta Nazionale[32].

Al congresso provinciale foggiano del PSI del 2-3/3/1946 si schierò con la sinistra di Nenni, Basso, Cacciatore e Morandi, risultata vincitrice. Egli fu dunque confermato segretario provinciale e designato anche delegato al XXIV Congresso Nazionale di Firenze (11-17/4/1946), dove fu eletto nel Comitato Centrale.
Alle elezioni del 2 giugno 1946 fu candidato all'Assemblea Costituente[33], partecipò attivamente alla campagna elettorale e fu eletto nella circoscrizione Bari-Foggia, con ben 22.358 voti di preferenza.

Dopo il successo socialista ottenuto[34] in tale elezioni, all'interno del partito si sviluppò una dialettica, sempre più vivace e tesa, tra le correnti di sinistra, guidate da Nenni, propense a mantenere e rafforzare l'alleanza col PCI e quelle autonomiste, guidate da Giuseppe Saragat.
Il XXV congresso (Roma, 9-13 gennaio 1947) fu anche un congresso di scissione. L'ala destra lasciò il partito e fondò il Partito Socialista dei Lavoratori italiani (PSLI, In seguito PSDI). Segretario del PSI[35] fu eletto Lelio Basso.
Fioritto fu riconfermato nel Comitato Centrale, ancora per la corrente di sinistra in cui si era inizialmente collocato, restando segretario della Federazione del PSI di Foggia.

Dopo la cacciata (31-5-1947) delle sinistre dal Governo, e il successivo ingresso in esso di PRI e PSLI (dicembre 1947) le forze conservatrici, incoraggiate dal nuovo quadro politico nazionale e internazionale, scatenarono la loro offensiva contro il movimento operaio e contadino.
Per fronteggiare questa situazione, PSI e PCI decisero, in vista delle elezioni politiche del 18 aprile 1948, di costituire il Fronte Democratico Popolare (FDP).
Questa scelta, proposta da Nenni[36] fu approvata a larga maggioranza (99,43 %) dal XXVI congresso del PSI (Roma, 19-22/1/1948); ma quella di presentare lista unica col PCI , ebbe il consenso solo del 66,8 %.
Fioritto, ancora riconfermato nel Comitato Centrale, aveva forti riserve sull'opportunità di presentare liste uniche col PCI, come del resto le avevano Basso e Pertini. Tuttavia, pur avendo rinunciato a ricandidarsi per motivi di salute, partecipò attivamente alla campagna elettorale.

Il 18 aprile segnò una doppia sconfitta per il PSI: quella del FDP e quella dei suoi candidati all'interno delle sue liste, in quanto su 183 eletti del Fronte, il PSI ottenne solo 43 deputati a causa del gioco delle preferenze, in cui il PCI era più „bravo“. Lo sbandamento interno che ne seguì portò a un nuovo congresso, il XXVII (Genova, 27-30 giugno 1948), in cui la maggioranza relativa fu conquistata da una corrente centrista, guidata da Alberto Jacometti e Riccardo Lombardi, favorevole alla politica unitaria col PCI, ma anche alla piena autonomia del PSI e dunque contraria alle liste uniche[37].
Nel congresso provinciale di Foggia tenutosi alcuni giorni prima (19-20/6/1948) la maggioranza era andata però alla mozione Nenni e Fioritto era stato riconfermato, ancora una volta, segretario provinciale.

Ma, nel nuovo clima di restaurazione moderata, Fioritto venne sostituito nella guida dell'Amministrazione Provinciale. Venne invece di nuovo riconfermato segretario provinciale del PSI nel congresso della Federazione di Foggia che precedette il nuovo Congresso Nazionale, tenuto a Firenze dall'11 al 16 maggio 1949, che vide il ritorno della sinistra alla guida del Partito con Pietro Nenni e Rodolfo Morandi , rispettivamente eletti segretario e vicesegretario del partito.
Erano gli anni, quelli, in cui aleggiava, in Europa e nel mondo, il vento gelido della guerra fredda, con seri rischi che essa potesse diventare calda, come in Corea.
Per scongiurare il pericolo della guerra tra i due blocchi, che stavolta sarebbe stata guerra atomica, sorse il Movimento dei Partigiani della Pace e Fioritto, per il suo grande prestigio, viene chiamato a presiederne il Comitato Provinciale di Foggia.
Il 29° congresso del PSI (Bologna, 17-20/1/1951) lo chiamò, ancora una volta, a far parte del Comitato Centrale. Ma in quello provinciale di Foggia del 1° luglio successivo, egi rinunciò, per ragioni di salute (aveva ormai 79 anni!), a porre la sua candidatura a segretario della Federazione[38]. Fu l'ultimo congresso a cui Fioritto presenziò: dopo di esso la sua partecipazione all'attività politica si fece sempre più rada.
Nel 1952 venne sollevato anche dall'incarico di Commissario dell'Opera Nazionale Maternità e Infanzia (ONMI).
L'ultimo contributo alla battaglia socialista Fioritto lo diede accettando di capeggiare la lista del Partito socialista nella sua città per il rinnovo dell'Amministrazione Comunale (25-5-1952).
Lo stimato avvocato Fioritto fu eletto, con numerosi voti di preferenza, consigliere comunale di San Nicandro Garganico. Di conseguenza la coalizione PCI-PSI, uscita vincitrice dalle urne, gli offrì la sindacatura. Ma Fioritto non l'accettò, forse perché sentiva avvicinarsi il momento del suo ultimo commiato.
Morí il 25 luglio 1952.

Questo il telegramma mandato da Rodolfo Morandi, a nome della Direzione del PSI, alla Federazione socialista di Foggia:
Costernati ferale notizia partecipiamo cordoglio Federazione interpretando tutto Partito lutto perdita suo valoroso fedele dirigente. Preghiamovi farvi interpreti questi sentimenti presso familiari amato compagno.

Questa l'appassionata orazione funebre pronunciata da Renato Sansone[39], suo vecchio amico, in rappresentanza della Direzione del PSI, al funerale laico seguito da migliaia di persone:
Noi salutiamo oggi il compagno Fioritto a nome di tutto il partito e gli porgiamo un commiato fraterno, commosso e riverente.
Fraterno e commosso perché Domenico Fioritto fu uno di quei compagni che si fanno amare indipendentemente dalle pleclari virtù di animo e di mente.
Fioritto era un grande combattente, era un grande socialista. Membro della Direzione del Partito varie volte, segretario del Partito stesso in uno dei momenti più difficili, vi aveva sempre portato la sua parola materiata di esperienza e di probità, facendo sentire, attraverso la voce sua stessa, la voce del proletariato italiano.
Durante il fascismo, perseguitato, mantenne alta la sua fede in un ideale che sapeva non tramontare. Consultore e deputato alla Costituente, dette in quelle assemblee l'apporto di una vita di combattente che conosce le profonde esigenze dei lavoratori. Socialista, oratore, combattente della classe operaia, avvocato, galantuomo: sono questi gli attributi, i tratti della filosofia morale del compagno di cui ora piangiamo la dipartita. Qui oggi, o caro Domenico Fioritto, noi esaltiamo in te la tua incrollabile certezza nell'avvenire del proletariato.
Addio caro, amato compagno Fioritto: si inchinano le bandiere rosse al tuo passaggio, ma subito quelle bandiere si alzeranno nel sole, per rivendicare i diritti della gente, nel nome che ci unisce tutti: Socialismo![40]


Nel 2022, a 150 anni dalla sua nascita e a 70 della sua morte, il Comune di San Nicandro Garganico ha voluto onorare la memoria del suo illustre cittadino Domenico Fioritto (1872-1952) con una serie di manifestazioni che si sono concluse il 3 agosto 2022.
In particolare:
la deposizione di una corona d'alloro sulla sua tomba;
una mostra fotografica su vari momenti della sua esistenza;
due convegni dedicati alla sua vita;
l'emissione di un francobollo commemorativo da parte del Ministero dello Sviluppo Economico.

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  1. Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento San Nicandro, importante centro agricolo del Gargano, conobbe un periodo caratterizzato da un'aspra lotta di classe tra i contadini sfruttati senza scrupoli e i latifondisti. Domenico Fioritto fu sempre dalla parte dei lavoratori.
  2. L'anno dopo, al congresso di Parma, esso assumerà il nome definitivo di Partito Socialista Italiano (PSI).
  3. Territorio della Puglia settentrionale, coincidente all'incirca con la provincia di Foggia.
  4. Significativa la donazione alla Lega dei Contadini di San Nicandro Garganico di un terreno di sua proprietà, dove i braccianti nel 1904 costruirono la loro Casa del Popolo.
  5. Michele Maitilasso (n.1874), avvocato, pioniere del socialismo in Capitanata, fu agitatore e propagandista del PSI, per il quale fu eletto deputato nel 1919 e nel 1921.
  6. Leone Mucci (1874-1946), avvocato, poliglotta (francese, inglese, tedesco) tra il 1908 e il 1913 visse a Boston (USA), dove si occupò a fondo delle tematiche legate all'emigrazione. Fu fervente pacifista e nel 1919 e nel 1921 fu eletto deputato per il PSI. Nel 1926 fu arrestato per attività antifascista e condannato a 5 anni di confino. Liberato il 25-9-1927, fu sorvegliato speciale fino al 1942.
  7. Fioritto vi presentó due relazioni: una sulle leghe di resistenza e una sul diritto di voto.
  8. Lollini era cognato dell'on. Gregorio Agnini, uno dei fondatori del partito a Genova nel 1892, di cui aveva sposato la sorella Elisa.
  9. Il congresso, fra l'altro assunse la decisione che le iscrizioni al partito dovevano essere soltanto personali e da farsi nel Comune di residenza. Fioritto entrò nella Direzione.
  10. Una decisione importante del congresso fu l'istituzione del segretario-dirigente, eletto dalla Direzione e perciò rappresentante politico del partito (al posto del precedente segretario-funzionario). Il primo segretario del PSI fu l'avv. Pompeo Ciotti (1858-1915). In quel congresso Fioritto aderì alla corrente rivoluzionaria di Lazzari.
  11. Gli altri componenti erano: Gregorio Agnini, Angelica Balabanoff, Giovanni Bacci (direttore dell'Avanti!), Egisto Cagnoni, Alceste Della Seta, Costantino Lazzari (segretario del partito), Enrico Mastracchi, Elia Musatti, Benito Mussolini, Celestino Ratti, Filiberto Smorti, Euclide Trematore, Arturo Vella (vicesegretario del partito), Adolfo Zerbini (segretario amministrativo). Il congresso è noto per l'espulsione dal PSI dei riformisti di destra, guidati da Leonida Bissolati, i quali costituirono un loro partito: il Partito Socialista Riformista Italiano (PSRI), con segretario Pompeo Ciotti.
  12. Il PSI nelle elezioni del 26-10/ 2- 11 -1913, le prime con suffragio universale maschile, ottenne 53 seggi, rispetto ai 26 a cui si era ridotto dopo la scissione del PSRI dell'anno precedente.
  13. I suoi principali esponenti erano Amadeo Bordiga, Antonio Gramsci, Umberto Terracini, l'ex segretario Nicola Bombacci e il segretario uscente del Partito Egidio Gennari.
  14. Principali esponenti ne erano Filippo Turati, Claudio Treves, Emanuele Modigliani, Oddino Morgari, Rinaldo Rigola, Giacomo Matteotti.
  15. I massimalisti erano capeggiati da Giacinto Menotti Serrati (direttore dellˇAvanti!), Adelchi Baratono, Arturo Vella, Giovanni Bacci.
  16. Gli altri componenti erano: Adelchi Baratono, Sebastiano Bonfiglio, Franco Clerici, Giuseppe Mantica, Viscardo Montanari, Eugenio Mortasa, Giuseppe Parpagnoli, Giuseppe Passigli, Gaetano Pilati, Giacinto Menotti Serrati, Alojz Stolfa, Emilio Zannerini (vicesegretario).
  17. I tre saranno soprannominati I pellegrini di Mosca.
  18. La mozione massimalista ebbe più voti delle altre tre mozioni in lizza: quella internazionalista (Lazzari), quella centrista (Alessandri) e quella riformista (Turati).
  19. La nuova Direzione era così composta: Adelchi Baratono, Giuliano Corsi, Domenico Fioritto, Giuseppe Parpagnoli, Giacinto Menotti Serrati (riconfermato direttore dell'Avanti!) e Arturo Vella. Nella sua prima riunione la Direzione elesse segretario politico Domenco Fioritto.
  20. Filippo Turati, Claudio Treves, Emanuele Modigliani, Oddino Morgari, Camillo Prampolini, Giacomo Matteotti, Bruno Buozzi, Rinaldo Rigola, etc.
  21. Successivamente vi aderirono anche gli ex massimalisti Adelchi Baratono, professore di Filosofia e Ferdinando Cazzamalli, psichiatra.
  22. La Direzione del PSU era composta da Gino Baldesi, Nullo Baldini, Giuseppe Canepa, Francesco Flora, G. Emanuele Modigliani, Ferdinando Targetti, Claudio Treves, Filippo Turati, Antonio Greppi, in rappresentanza dei giovani, con segretario Giacomo Matteotti e vicesegretario Emilio Zannerini.
  23. Questo auspicio si realizzerà nel congresso di fusione di Parigi del 1930, che darà vita al PSI/IOS.
  24. Essa risultò così composta: Giuliano Corsi, Domenico Fioritto, Gavino Garruccio, Francesco Lo Sardo, Domenico Marzi, Vincenzo Pagella, Ezio Riboldi, Giacinto Menotti Serrati, ancora riconfermato direttore dell'Avanti! e, in rappresentanza del gruppo parlamentare, Francesco Buffoni, nel gennaio 1923 sostituito da Tito Oro Nobili.
  25. Gli altri componenti della delegazione socialista erano: Gavino Garruccio, Fabrizio Maffi, Giuseppe Romita e Giovanni Tonetti.
  26. Il delegato Giuseppe Romita fu però contrario.
  27. L'espressione é di Pietro Nenni.
  28. In seguito al fallito attentato (4-11-1925) del socialista unitario Tito Zaniboni contro Mussolini, il PSU era stato il primo partito ad essere sciolto (6-11-1925). Il 29-11-1925 si ricostituirà come Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (PSLI).
  29. Caduta del governo fascista, arresto di Mussolini e nomina del governo monarchico del maresciallo Pietro Badoglio.
  30. Annuncio dell'armistizio fra Italia e Alleati.
  31. Oreste Lizzadri racconterà le vicende socialiste di questi mesi del 1943 nel suo libro Il regno di Badoglio, dove parla della ricostituzione ufficiale del partito socialista, avvenuta a casa sua, a Roma, il 22 e 23 agosto 1943. Dalla fusione fra PSI, rappresentato da Giuseppe Romita, Movimento di Unità Proletaria con leader Lelio Basso e Unità Proletaria (Giuliano Vassalli, Tullio Vecchietti, Mario Zagari) nacque il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP), con segretario e direttore dell'Avanti! Pietro Nenni.
  32. La Consulta Nazionale era un'assemblea legislativa provvisoria, non elettiva, da durare fin quando non fosse stato possibile indire regolari elezioni. Essa durò dal 25-9-1945 al 1° giugno 1946. Il PSIUP ebbe 38 seggi su un totale di 430, attribuiti secondo quanto stabilito da un precedente decreto legislativo. Presidente ne fu Carlo Sforza (PRI).
  33. Lo stesso giorno si votava anche pe il referendum Monarchia-Repubblica.
  34. Il PSIUP, avendo ottenuto il 20,7 % e 115 deputati su 556, si classificò secondo partito, dopo la DC.
  35. Il PSIUP riprese la storica denominazione di PSI.
  36. Comitato Centrale del novembre 1947.
  37. Il Fronte Popolare sarà sciolto nell'Agosto 1948.
  38. Gli succederà nella carica Salvatore Imbimbo (1926-2009), laureato in Filosofia e insegnante di liceo. Quest'ultimo resterà in carica fino al 1958 e nell'anno successivo entrerà nel CC per la corrente di sinistra.
  39. Renato Sansone (1903-1967), avvocato, fu membro della Consulta Nazionale, dell'Assemblea Costituente, della Camera e del Senato. Fece parte anche del Comitato Centrale e della Direzione del PSI.
  40. In Avanti! del 29-7-1952.





Fonte: di Ferdinando Leonzio
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L'AVVENIRE DEI LAVORATORI
Periodico socialista fondato 1897.
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fondata da Calamandrei
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