14 Giugno 2024

BONUS EDILIZIO

28-05-2024 - AGORA'
Il superbonus è diventato un momento di violento scontro politico. Da una parte la maggioranza che sostiene che il suo costo è così alto che crea un vero e proprio vulnus ad ogni possibilità di intervento, dall’altra l’opposizione, soprattutto il M5S, sostiene l’esatto contrario.

Cerchiamo di portare un po’ di chiarezza, se possibile in questa vicenda.

Prima però bisogna ricordare che nel corso dei mesi precedenti alle elezioni politiche del 25 settembre 2022, tutti i partiti compresi quelli del centro destra, anzi quest’ultimi erano per estenderlo, si dichiararono a favore di questa misura.

Com’è noto essa era alquanto insolita, cioè si restituiva al cittadino il dieci per cento in più di quanto speso per, come si dice con un orrido neologismo, “efficientare” il proprio bene immobile sia dal punto di vista sismico, sia del consolidamento statico che del risparmio energetico. Il meccanismo prevedeva che lo stato, tramite lo storno dell’IRPEF nell’arco di un quadriennio, rimborsasse l’onere sostenuto dal privato maggiorato del dieci per cento. Ciò restringeva molto la platea degli aventi diritto in quanto solo chi pagava un Irpef molto elevata poteva accedere ai benefici. Per evitare questa palese ingiustizia si previde che il credito fiscale potesse essere ceduto o all’impresa esecutrice dei lavori o ad un Istituto finanziario

Misura generosa che non trovava riscontro in nessun altro provvedimento di sostegno fino ad allora emanato. La motivazione di tanta generosità risiedeva nel fatto che si cercava di far ripartire, in qualche modo, il sistema produttivo italiano provato dalla lunga pandemia del COVID. Tant’è che questo provvedimento si trova all’interno del cosiddetto decreto “Rilancio”.

In realtà (al netto delle truffe che nella Pubblica Amministrazione italiana sono sempre possibili perché è eccessiva nei controlli ex-ante ed inesistente in quella ex-post, se non con il solo controllo dei documenti cartacei) c’è una grande corsa a spendere tanto paga pantalone, con un aumento dei prezzi delle materie prime e di quelli fuori controllo applicati dalle imprese edili. Lo stesso Ministro Giorgetti ritiene il provvedimento, in qualche modo corretto, tanto da definirla “una misura eccezionale per tempi eccezionali, come tante altre cose fatte in epoca pandemica. Finita quella ubriacatura, da questo tipo di droga economica bisogna uscire”. Comunque, dopo il Governo Conte arriva il Governo Draghi e qui il problema viene in superfice, ma la critica non riguarda il superbonus in quanto tale, ma gli aspetti relativi alla cessione del credito. Infatti, l’economista Presidente del Consiglio afferma: "Voi sapete cosa ho sempre pensato, il problema non è il superbonus ma i meccanismi di cessione che sono stati disegnati. Chi ha disegnato quei meccanismi di cessioni senza discrimine e senza discernimento è lui, o lei o loro sono i colpevoli di questa situazione in cui migliaia di imprese stanno aspettando i crediti. Ora, bisogna riparare al malfatto, bisogna far uscire dal pasticcio quelle migliaia di imprese che si trovano in difficoltà". Il Governo Meloni ha continuato sulla strada tracciata da Draghi, anche se alcuni esponenti di rilievo del partito avevano criticato la scelta di Draghi a favore di un allargamento della possibilità di cessione del credito. Il Governo introduce delle limitazioni alla durata del super bonus, individuando al contempo una serie di eccezioni che di fatto lasciano la situazione inalterata. In realtà la Legge n. 77 del 17/07/2020 (quella che istituisce il Superbonus) prevedeva una durata di due anni per i bonus. Tutti i governi che si sono succeduti l’hanno prorogata o non hanno modificato i termini di scadenza, Governo Meloni compreso.

Difficile pronunciarsi sugli effetti che questo istituto ha avuto in termini di crescita del PIL, dipende dalle metodologie che si usano. Comunque nella Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza-NADEF 2023 approvato nel settembre dello stesso anno, si afferma che il costo è superiore ai benefici, come abbiamo visto non si assumono posizioni incisive per modificare questo provvedimento. Si arriva così al maggio del 2024 e cosa si fa invece di interrompere il provvedimento? Si dichiara che i crediti saranno rimborsati in dieci anni, con effetto retroattivo a tutto il 2024 (bestialità giuridica fare una legge retroattiva, soprattutto mette in discussione la certezza del diritto), e rimane il blocco alla cessione dei crediti. Operazione tutta di facciata che ha solo lo scopo di aumentare, nell’immediato, le capacità di spesa del Governo già ristrette dopo l’approvazione del Patto di stabilità. Esiste, molto dettagliata, una “Memoria della Presidente dell’Ufficio Parlamentare di bilancio sul DDL AS 1092 di conversione del DL 29 marzo 2024, n. 39 (agevolazioni fiscali edilizia) del18 aprile 2024. Ora vediamo quali sono i dati reali che emergono da questo studio: le compensazioni, cioè l’ammontare che lo stato deve restituire ai cittadini che hanno utilizzato questa procedura: “Le compensazioni sono passate da 6,4 miliardi del 2022 a 20,9 nel 2023. Per il 2024 ci si può attendere un’ulteriore crescita dell’ammontare dovuto agli effetti degli investimenti edilizi effettuati nel 2023. Le compensazioni dei primi tre mesi del 2024 (14,3 miliardi) sono 2,3 volte quelle del corrispondente periodo dell’anno precedente e oltre il 68 per cento di quelle relative all’intero 2023.”

Si spera così di scoraggiare qualsiasi ulteriore iniziativa con un primo dato che solo i più abbienti ed i più giovani potranno utilizzare uno strumento così congegnato. Il dato del crash è tutto da addebitare alla gestione del Governo Meloni. Ed allora come si reagisce? Nascondendo la verità ed attribuendo ad altri la responsabilità di quello che è accaduto.

È una costante del Governo Meloni che applica questo metodo a tutte le sue attività, quando ci racconta le performances sulla politica estera o l’importanza della riforma Costituzionale, al quasi sconosciuto ministro Musumeci quando ci parla di Mare o di Protezione Civile.

Credo però che con questa vicenda il leghista Giancarlo Giorgetti, commercialista, un passato nel Fronte della Gioventù di missina memoria, ha raggiunto l’apogeo. Non contento di aver fatto brutte figure sul MES, che è ancora operante, o sul Patto di stabilità, che è stato comunicato all’Italia a cose fatte, continua con brutte figure. Non sarebbe meglio, per l’Italia, che dopo queste performances si dimettesse?

Lo stesso dicasi dell’occupazione della quale non si fa che rilevare come questa sia in crescita, e più in generale sulle magnifiche sorti per il nostro paese previste grazie all’operosità degli attuali Che le cose non funzionino bene, anzi siano decisamente negative ce lo dice un altro indice: quello sulla povertà. Come ha rilevato di recente Eurostat in Italia il 63% delle famiglie ha difficoltà ad arrivare alla fine del mese, la media europea è del 45,5%. Il dato italiano è composto da un 6,9 che denuncia grandi difficoltà ad arrivare alla fine del mese, 15,4% parla di difficoltà ed il 41,7% di qualche difficoltà.

Quello però che più sconcerta è la inesistente risposta dell’opposizione. Conte si difende blaterando cose incomprensibili alla grande maggioranza degli italiani, il PD come spesso gli accade tace, perché qualsiasi posizione assuma rischia di aprire polemiche interne.

Così non si può continuare occorre una svolta. Un qualcosa che riapra quel rapporto di fiducia che si è paurosamente incrinato fra politica e cittadini, come dimostra la crescita dell’assenteismo alle elezioni.

Soprattutto manca chi sappia fare una proposta comprensibile e chiara capace di opporsi a quella del centro destra.

Bisogna abbandonare la democrazia “passiva”, che vede i cittadini esercitare la democrazia solamente al momento del voto (Rosseau) e tornare a quella “attiva” che costituisce l’architrave della nostra Costituzione in un equilibrio fra i vari poteri dello stato (Montesquieu).





Fonte: di Enno Ghiandelli
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