BIANCA BIANCHI
20-04-2026 - LE MADRI COSTITUENTI
Eletta nella lista del Partito socialista italiano di unità proletaria, nel XV collegio (Firenze-Pistoia), Bianca Bianchi nasce a Vicchio di Mugello (Firenze) il 31 luglio 1914 da Adolfo e da Amante Capaggi. Laureata in Filosofia e pedagogia, insegna in diversi istituti superiori di Firenze, Mantova, Cremona, Crema e Genova. Partecipa alla Resistenza salvando numerosi soldati alleati caduti nelle zone controllate dai tedeschi e rifornendo i partigiani di armi e munizioni.
Si impegna nella ricostruzione dei paesi toscani danneggiati dalla guerra e nell'assistenza alla popolazione bisognosa. Viene eletta all'Assemblea costituente per il Partito socialista italiano di unità proletaria, con 15.384 voti di preferenza.
Ricopre la carica di Segretario di Presidenza dell'Assemblea costituente, insieme a Teresa Mattei. I suoi interventi in Assemblea costituente riguardano prevalentemente i temi delle pensioni, della scuola e dell'occupazione. Nella seduta del 22 luglio 1946, nell'ambito della discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio Alcide de Gasperi, affronta il tema dell'adeguamento delle pensioni al costo della vita e il problema della scuola, sostenendo che lo Stato ha il dovere di tutelare i cittadini che hanno speso la propria esistenza nel lavoro a beneficio e a servizio della società.
A proposito della scuola, la Bianchi è del parere che quest'ultima in Italia non è mai stata libera, e contiene elementi conservatori e reazionari. Lamenta il fatto che è una scuola priva di anima, che non è in grado di formare le coscienze e irrobustire il carattere. È critica nei confronti delle scuole private che hanno ottenuto, con troppa benevolenza, la parificazione. Auspica, invece, un tipo di scuola che, oltre a fornire un'adeguata preparazione culturale, formi le generazioni future, che insegni loro la capacità critica e la libertà interiore per affrontare le proprie scelte di vita. La sua attenzione è rivolta anche al corpo insegnante attraverso la richiesta dell'adeguamento degli stipendi al costo della vita. Nella seduta del 24 e 29 aprile 1947, durante la discussione del Titolo II del Progetto di Costituzione, che si occupa dei rapporti etico-sociali, sostiene che la parificazione ha ridotto la scuola privata ad una «gestione mercantile» con-cedendo con troppa facilità diplomi e titoli, mettendo in pericolo la serietà degli studi e la formazione della futura classe dirigente italiana. È contraria alle sovvenzioni statali nei confronti della scuola privata, poiché se lo Stato riconosce la necessità di queste scuole, viene meno la sua missione educativa nei confronti della collettività. Propone di sostituire la parificazione con l'istituzione prefascista del «pareggiamento» che offre migliori garanzie in quanto prevede regolari concorsi per il reclutamento degli insegnanti. Inoltre la Bianchi, nella seduta del 18 giugno 1947, nell'ambito delle discussioni sulle comunicazioni del Governo, evidenzia la necessità di creare un adeguato piano occupazionale affinché lo Stato non intervenga attraverso la beneficenza, ma risolvendo concretamente il problema, attraverso l'apertura di scuole, di corsi di riabilitazione al lavoro, per formare una mano d'opera quali-ficata e specializzata. Il suo pensiero è rivolto soprattutto a quella categoria di cittadini, reduci e partigiani, che rimasti per troppo tempo lontani dall'ambiente di lavoro, non possiedono le competenze specifiche per trovare un'occupazione dignitosa.
Nel novembre del 1946 è eletta al consiglio comunale di Firenze con il maggior numero di preferenze: 5.914 voti. Nel 1947 segue Saragat e aderisce al Partito socialista dei lavoratori italiani, nato con la scissione dal PSIUP. È direttrice del settimanale regionale del PSLI, «Il Socialismo Toscano».
Nel 1948 viene eletta alla Camera dei deputati nella I legislatura repubblicana, per la lista di Unità socialista, nel collegio elettorale di Catania-Messina Siracusa-Ragusa-Enna, con 20.802 voti di preferenza. Fa parte della VI Commissione Istruzione e Belle Arti.
Durante questa legislatura, Bianca Bianchi presenta numerose proposte di legge riguardanti la tutela giuridica dei figli naturali, l'obbligatorietà del riconoscimento materno, la ricerca della paternità e l'unificazione dei servizi assistenziali dei figli illegittimi. Si occupa anche della richiesta della concessione di un assegno vitalizio di assistenza ai ciechi civili. Non partecipa alle successive elezioni politiche. Nel 1949 viene designata da Saragat a rappresentare il Partito socialdemocratico al convegno internazionale delle donne ad Amsterdam, dove interviene in favore dei figli illegittimi e delle ragazze madri abbandonate dalla famiglia e dalla società.
Dal 1953 al 1955 diventa l'esperta per i problemi educativi per il quotidiano fiorentino «La Nazione» dove cura la rubrica “Occhio ai ragazzi”. Pubblica numerosi saggi e articoli sui disagi della scuola italiana. In questi anni, inoltre, fonda la “Scuola d'Europa”, un centro educativo che accoglie ragazzi delle scuole elementari e medie, provenienti da tutta l'Italia centro-settentrionale, qualificandosi come uno dei più importanti luoghi di sperimentazione didattica, strutturato secondo il modello del Villaggio Pestalozzi in Svizzera e degli istituti sperimentali di Frenet in Francia. Dal 1970 al 1975 ricopre l'incarico di vicesindaco del Comune di Firenze e assessore alle questioni legali e agli affari generali. Si fa promotrice di numerose iniziative culturali, continua a dedicarsi ai problemi dell'infanzia e della scuola.
Alla conclusione del suo mandato, non si ricandida, ma si dedica agli studi e alla passione per la scrittura, dove i ricordi autobiografici si intrecciano all'ana-lisi storica e alla riflessione politica. Bianca Bianchi muore il 9 luglio 2000.
Si impegna nella ricostruzione dei paesi toscani danneggiati dalla guerra e nell'assistenza alla popolazione bisognosa. Viene eletta all'Assemblea costituente per il Partito socialista italiano di unità proletaria, con 15.384 voti di preferenza.
Ricopre la carica di Segretario di Presidenza dell'Assemblea costituente, insieme a Teresa Mattei. I suoi interventi in Assemblea costituente riguardano prevalentemente i temi delle pensioni, della scuola e dell'occupazione. Nella seduta del 22 luglio 1946, nell'ambito della discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio Alcide de Gasperi, affronta il tema dell'adeguamento delle pensioni al costo della vita e il problema della scuola, sostenendo che lo Stato ha il dovere di tutelare i cittadini che hanno speso la propria esistenza nel lavoro a beneficio e a servizio della società.
A proposito della scuola, la Bianchi è del parere che quest'ultima in Italia non è mai stata libera, e contiene elementi conservatori e reazionari. Lamenta il fatto che è una scuola priva di anima, che non è in grado di formare le coscienze e irrobustire il carattere. È critica nei confronti delle scuole private che hanno ottenuto, con troppa benevolenza, la parificazione. Auspica, invece, un tipo di scuola che, oltre a fornire un'adeguata preparazione culturale, formi le generazioni future, che insegni loro la capacità critica e la libertà interiore per affrontare le proprie scelte di vita. La sua attenzione è rivolta anche al corpo insegnante attraverso la richiesta dell'adeguamento degli stipendi al costo della vita. Nella seduta del 24 e 29 aprile 1947, durante la discussione del Titolo II del Progetto di Costituzione, che si occupa dei rapporti etico-sociali, sostiene che la parificazione ha ridotto la scuola privata ad una «gestione mercantile» con-cedendo con troppa facilità diplomi e titoli, mettendo in pericolo la serietà degli studi e la formazione della futura classe dirigente italiana. È contraria alle sovvenzioni statali nei confronti della scuola privata, poiché se lo Stato riconosce la necessità di queste scuole, viene meno la sua missione educativa nei confronti della collettività. Propone di sostituire la parificazione con l'istituzione prefascista del «pareggiamento» che offre migliori garanzie in quanto prevede regolari concorsi per il reclutamento degli insegnanti. Inoltre la Bianchi, nella seduta del 18 giugno 1947, nell'ambito delle discussioni sulle comunicazioni del Governo, evidenzia la necessità di creare un adeguato piano occupazionale affinché lo Stato non intervenga attraverso la beneficenza, ma risolvendo concretamente il problema, attraverso l'apertura di scuole, di corsi di riabilitazione al lavoro, per formare una mano d'opera quali-ficata e specializzata. Il suo pensiero è rivolto soprattutto a quella categoria di cittadini, reduci e partigiani, che rimasti per troppo tempo lontani dall'ambiente di lavoro, non possiedono le competenze specifiche per trovare un'occupazione dignitosa.
Nel novembre del 1946 è eletta al consiglio comunale di Firenze con il maggior numero di preferenze: 5.914 voti. Nel 1947 segue Saragat e aderisce al Partito socialista dei lavoratori italiani, nato con la scissione dal PSIUP. È direttrice del settimanale regionale del PSLI, «Il Socialismo Toscano».
Nel 1948 viene eletta alla Camera dei deputati nella I legislatura repubblicana, per la lista di Unità socialista, nel collegio elettorale di Catania-Messina Siracusa-Ragusa-Enna, con 20.802 voti di preferenza. Fa parte della VI Commissione Istruzione e Belle Arti.
Durante questa legislatura, Bianca Bianchi presenta numerose proposte di legge riguardanti la tutela giuridica dei figli naturali, l'obbligatorietà del riconoscimento materno, la ricerca della paternità e l'unificazione dei servizi assistenziali dei figli illegittimi. Si occupa anche della richiesta della concessione di un assegno vitalizio di assistenza ai ciechi civili. Non partecipa alle successive elezioni politiche. Nel 1949 viene designata da Saragat a rappresentare il Partito socialdemocratico al convegno internazionale delle donne ad Amsterdam, dove interviene in favore dei figli illegittimi e delle ragazze madri abbandonate dalla famiglia e dalla società.
Dal 1953 al 1955 diventa l'esperta per i problemi educativi per il quotidiano fiorentino «La Nazione» dove cura la rubrica “Occhio ai ragazzi”. Pubblica numerosi saggi e articoli sui disagi della scuola italiana. In questi anni, inoltre, fonda la “Scuola d'Europa”, un centro educativo che accoglie ragazzi delle scuole elementari e medie, provenienti da tutta l'Italia centro-settentrionale, qualificandosi come uno dei più importanti luoghi di sperimentazione didattica, strutturato secondo il modello del Villaggio Pestalozzi in Svizzera e degli istituti sperimentali di Frenet in Francia. Dal 1970 al 1975 ricopre l'incarico di vicesindaco del Comune di Firenze e assessore alle questioni legali e agli affari generali. Si fa promotrice di numerose iniziative culturali, continua a dedicarsi ai problemi dell'infanzia e della scuola.
Alla conclusione del suo mandato, non si ricandida, ma si dedica agli studi e alla passione per la scrittura, dove i ricordi autobiografici si intrecciano all'ana-lisi storica e alla riflessione politica. Bianca Bianchi muore il 9 luglio 2000.
I testi dei profili biografici delle deputate all'Assemblea costituente sono tratti dal volume “Le donne della Costituente”, a cura di Maria Teresa Antonia Morelli, Laterza Fondazione della Camera dei deputati, Roma-Bari, 2007.
Le immagini fotografiche utilizzate provengono dalle seguenti fonti archivistiche: Fondo fotografico del Cerimoniale e Fondo fotografico Cantera-Luxardo, Agenzia ANSA, archivio fotografico Hispellum. Segreteria generale - Ufficio Pubblicazioni e relazioni con il pubblico - Roma, 2023.
Stampato in digitale dal CRD della Camera dei deputati










