23 Aprile 2024

"AGRICOLTURA E ALIMENTAZIONE"

I recenti cambiamenti climatici e la temperatura del pianeta condizionano anche la produzione agricola e la filiera alimentare peggiorando la capacità di sopravvivenza dei più poveri.

La politica agricola comune mira ad aumentare la resilienza dell'agricoltura e della silvicoltura ai cambiamenti climatici e a sostenere le azioni che contribuiscono agli obiettivi climatici dell'UE.

L'agricoltura e la silvicoltura sono fortemente esposte all'impatto dell'aumento delle temperature globali: le crescenti fluttuazioni della stagionalità perturbano i cicli agricoli, mentre i cambiamenti delle precipitazioni e gli eventi meteorologici estremi, come le ondate di calore, la siccità, le tempeste e le inondazioni, pongono sfide considerevoli.

La politica agricola comune mira a garantire che gli agricoltori possano adattarsi all'incertezza climatica, ridurre le emissioni e mitigare i cambiamenti climatici.

L'agricoltura svolge un ruolo positivo e importante nella mitigazione dei cambiamenti climatici: le colture, le siepi e gli alberi presenti sui terreni agricoli sottraggono carbonio dall'atmosfera attraverso la fotosintesi, mentre i suoli adeguatamente gestiti consentono lo stoccaggio del carbonio.

Tuttavia, l'agricoltura è responsabile anche del 10% circa (438 994 MtCO2e, 2017) delle emissioni totali di gas a effetto serra nell'UE, ed è superata dai settori energetico, dei trasporti, residenziale e commerciale.

In particolare, due tipi di gas a effetto serra sono associati alle pratiche agricole: il metano (CH4), proveniente dai processi di digestione del bestiame, dalla gestione degli effluenti di allevamento e dalla coltivazione del riso;

il protossido di azoto (N2O), proveniente da terreni agricoli con fertilizzazione biologica e minerale azotata e dalla gestione degli effluenti di allevamento.

Nell'UE, il settore agricolo ha ridotto le proprie emissioni di gas a effetto serra del 19% tra il 1990 e il 2017. Nello stesso periodo le emissioni di metano dovute alla fermentazione enterica del sistema digerente dei bovini sono diminuite del 21%.

Attraverso la politica agricola comune (PAC), la Commissione europea intende garantire che l'agricoltura apporti un forte contributo alle politiche climatiche dell'UE.

Nell'ambito del “Green Deal europeo”, la strategia “Dal produttore al consumatore” delinea il quadro per la transizione verso un sistema alimentare sostenibile, in cui gli agricoltori possano continuare a soddisfare la domanda alimentare della società proteggendo nel contempo il clima. La PAC è lo strumento chiave per sostenere gli agricoltori in questa transizione.

Nelle sue intenzioni, la PAC dovrebbe promuove sistemi agricoli sostenibili nell'UE, consentendo agli agricoltori di fornire alla società alimenti sicuri, sani e prodotti in modo sostenibile ottenere un reddito stabile ed equo, proteggere le risorse naturali, rafforzare la biodiversità e contribuire alla lotta contro i cambiamenti climatici.

Attraverso una serie di norme e misure, la PAC fornisce sostegno all'azione per il clima nel settore agricolo e forestale.

In base alle regole di condizionalità, tutti i beneficiari della PAC ricevono pagamenti legati a una serie di criteri di gestione obbligatori (CGO) e a buone condizioni agronomiche e ambientali (BCAA). Le norme di condizionalità salvaguardano le risorse naturali sottoposte alle crescenti pressioni esercitate dai cambiamenti climatici, mentre norme specifiche per proteggere il suolo, come l'obbligo di copertura minima del suolo ai sensi della BCAA 4 - contribuiscono allo stoccaggio del carbonio.

In base alle attuali norme della PAC, gli agricoltori ricevono pagamenti diretti verdi quando mantengono prati permanenti, intraprendono la diversificazione delle colture e dedicano il 5% dei seminativi ad aree di interesse ecologico.

Il requisito relativo ai prati permanenti può contribuire a preservare il carbonio organico nel suolo, mentre alcune delle opzioni per le aree di interesse ecologico, come i bordi dei campi, l'agrosilvicoltura e la copertura vegetale, possono contribuire anche alla riduzione del carbonio.

Uno dei sei settori prioritari dello sviluppo rurale (il cosiddetto "secondo pilastro" della PAC) consiste nel "promuovere l'uso efficiente delle risorse e sostenere il passaggio a un'economia a basse emissioni di carbonio e resiliente ai cambiamenti climatici nei settori agricolo, alimentare e forestale". Nei loro programmi di sviluppo rurale, i paesi dell'UE possono contribuire a questo settore prioritario attraverso misure che puntano a:
  • agevolare l'approvvigionamento e l'uso di fonti di energia rinnovabili
  • ridurre le emissioni di gas a effetto serra e di ammoniaca prodotte dall’agricoltura
  • promuovere la conservazione e il sequestro del carbonio nel settore agricolo e forestale.
I paesi dell'UE possono orientare una serie di misure verso l'azione per il clima e l'adattamento:
  • misure agro-climatico-ambientali, nell'ambito delle quali gli agricoltori possono impegnarsi a favore di pratiche e sistemi di gestione rispettosi del clima, ad esempio l'agroecologia o l'agrosilvicoltura;
  • gli investimenti in immobilizzazioni materiali possono essere destinati a strutture di stoccaggio del letame che riducono le emissioni di ammoniaca;
  • le misure a sostegno dello sviluppo e della gestione forestale rafforzano l'importante ruolo delle foreste nel sequestro del carbonio;
  • una misura di gestione del rischio può essere utilizzata per sostenere i fondi di mutualizzazione in caso di avversità atmosferiche;
  • le misure per la cooperazione, il trasferimento di conoscenze e i servizi di consulenza promuovono la conoscenza e l'innovazione sulle pratiche agricole pertinenti al clima.
La rete europea per lo sviluppo rurale facilita la condivisione delle conoscenze e la cooperazione in materia di bioeconomia e azione per il clima nelle zone rurali.

La nuova PAC, che inizierà nel 2023 e durerà fino al 2027, farà avvicinare l'agricoltura di più alle ambizioni climatiche del Green Deal europeo.

Sulla base delle proposte della Commissione, uno dei nove obiettivi specifici dei della nuova PAC sarà incentrato sulla mitigazione dei cambiamenti climatici e sull'adattamento ad essi, nonché sullo sviluppo dell'uso agricolo e della fornitura di energia sostenibile.

Nei loro piani strategici della PAC, i paesi dell'UE possono conseguire gli obiettivi dell'Unione europea in materia di clima concentrandosi sulle esigenze e sulle potenzialità nazionali. I paesi disporranno di maggiore flessibilità per progettare interventi incentrati sui requisiti locali e regionali in materia di adattamento ai cambiamenti climatici e per sfruttare le possibilità di ridurre le emissioni nei rispettivi settori agricoli.

La nuova PAC comprenderà una nuova architettura verde, che aumenterà le opportunità per un'agricoltura rispettosa del clima. Ad esempio, la condizionalità rafforzata comprenderà requisiti esistenti, come la protezione dei prati permanenti, ma in forma rafforzata e semplificata. Includerà anche requisiti quali la protezione delle torbiere e delle zone umide. Inoltre, una parte significativa del bilancio della PAC sarà destinata ai regimi ecologici, che possono sostenere le pratiche volontarie degli agricoltori che contribuiscono alla mitigazione dei cambiamenti climatici e alla riduzione delle emissioni. Nel gennaio 2021 la Commissione ha pubblicato un elenco indicativo di regimi ecologici comprendente diverse pratiche benefiche per il clima. Inoltre, il sostegno allo sviluppo rurale continuerà a finanziare i pagamenti per la gestione dei terreni, gli investimenti, la creazione di conoscenze, l'innovazione e la cooperazione in materia di mitigazione dei cambiamenti climatici e adattamento ad essi.

Attraverso il quadro comune di monitoraggio e valutazione, la Commissione raccoglie una serie di indicatori di dati relativi all'agricoltura e ai cambiamenti climatici. Il portale dei dati agroalimentari della Commissione comprende quadri di riferimento che mostrano gli indicatori più pertinenti per l’ambiente e l’azione per il clima, nonché per i cambiamenti climatici e la qualità dell’aria.

Il quadro comune di monitoraggio e valutazione consente inoltre una serie di valutazioni e studi esterni per valutare le prestazioni della PAC. Nel giugno del 2021 la Commissione ha pubblicato una valutazione indipendente dell'impatto della PAC sui cambiamenti climatici e sulle emissioni di gas a effetto serra.

La nuova PAC comprenderà un quadro rafforzato di monitoraggio e valutazione dell'efficacia dell'attuazione che faciliterà una maggiore responsabilità e la transizione verso un modello di attuazione basato sui risultati.

Finanziando la ricerca e l’innovazione, la Commissione sostiene lo sviluppo di sistemi moderni di agricoltura e silvicoltura in grado di contribuire all'azione per il clima pur rimanendo produttivi e redditizi. Ad esempio, la missione di Orizzonte Europa sulla salute del suolo cercherà di sfruttare il potenziale del suolo per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici.

Questo sistema di consulenza aziendale per gli agricoltori vorrebbe fare applicare nuove conoscenze e migliori pratiche, aiutando gli operatori del settore ad attuare soluzioni adeguate alle loro situazioni specifiche.

Il partenariato europeo per l'innovazione nel settore agricolo (PEI-AGRI) riunisce gruppi di riflessione, gruppi operativi, progetti, pubblicazioni ed eventi per promuovere l’innovazione in agricoltura in relazione ai cambiamenti climatici. Tra i settori prioritari figurano lo stoccaggio del carbonio nei terreni arabili, l'agrosilvicoltura, la riduzione delle emissioni nell'allevamento bovino e l'utilizzo di energie rinnovabili nelle aziende agricole.

La condizionalità è disciplinata dalle norme sul finanziamento, sulla gestione e sul monitoraggio della politica agricola comune regolamento UE n. 1306/2013, regolamento di esecuzione UE n. 809/2014 e regolamento delegato UE n. 640/2014. Le norme per i pagamenti diretti verdi sono stabilite nel regolamento n. 1307/2013, nel regolamento delegato UE n.639/2014 e nel regolamento di esecuzione n. 641/2014.

Il sostegno dell'UE allo sviluppo rurale proviene dal Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) previsto dal regolamento UE n. 1305/2013. Le norme europee esistono da più di dieci anni, ma tuttavia, la fase attuativa lascia a desiderare.

Lo slogan di WWF è: il futuro del Pianeta e delle persone dipende dalle scelte che facciamo a tavola. La popolazione umana sta raggiungendo 8 miliardi di individui con una crescita oltre gli 80 milioni all’anno, per questo le scelte alimentari influenzano notevolmente gli equilibri degli ecosistemi ed il futuro del Pianeta.

La gran parte del nostro cibo proviene dall’agricoltura e per produrre abbastanza cibo per tutti serve sempre più territorio, sottratto agli habitat naturali. In più i nostri modelli di sviluppo determinano una ripartizione del cibo non equa e con grandi differenze.

Dalla deforestazione all’erosione del suolo, dall’inquinamento alla desertificazione, dallo sfruttamento delle risorse idriche fino ai cambiamenti climatici: l’attuale sistema agroalimentare è tra le più grandi minacce per la biodiversità globale.

Quasi tutte le minacce agli ecosistemi naturali sono infatti connesse all’uso che facciamo del territorio e dell’eccessivo sfruttamento delle risorse naturali, a cominciare dall’acqua.

L’agricoltura intensiva richiede una maggior uso di sostanze chimiche per aumentare la resa dei raccolti e la produttività, ma i terreni si impoveriscono sempre di più e richiedono sempre più fertilizzanti chimici. Un circolo vizioso che sta portando a gravi conseguenze per gli ecosistemi.

Da anni WWF sostiene il duplice valore di un’alimentazione sostenibile che da una parte può salvare il Pianeta e dall’altra mantenerci in salute. Ci sono tutta una serie di comportamenti che possiamo adottare per ridurre in modo significativo l’impatto della nostra dieta sulle risorse naturali, a cominciare da consumare i prodotti di stagione e locali, al preferire i prodotti coltivati con l’agricoltura biologica fino ad un profondo cambiamento della nostra dieta, con meno carne e più cereali, legumi, ortaggi e frutta.

L’agricoltura è essenziale per l’approvvigionamento di cibo, di fibre naturali come il cotone, e alla produzione, in crescita, di bioetanolo come combustibile. L'agricoltura biologica è un metodo di produzione che non solo consente di disporre di cibi più sani e saporiti, ma comporta anche una serie di benefici ambientali. Negli ultimi anni assistiamo per fortuna ad una riscoperta di prodotti di qualità, a filiera corta e “bio”. Rispetto ai cambiamenti climatici in atto, è noto come le coltivazioni biologiche siano in grado di migliorare fortemente la capacità dei suoli di assorbire e fissare il carbonio, sottraendo così anidride carbonica dall'atmosfera.

Negli anni recenti, anche l’acquacoltura si è sviluppata come il sistema più veloce per la produzione di cibo nel mondo e ha consentito di ridurre la pressione di pesca sugli stock ittici in esaurimento.

L’agricoltura è l’industria più grande del mondo poiché impiega più di un miliardo di persone e genera un profitto annuo di oltre un trilione di dollari, eppure finora non ha saputo svolgere un ruolo importante a favore della sostenibilità, anzi spesso è stata la causa che ha favorito la perdita di biodiversità e di habitat nel mondo.

Adottare una dieta sostenibile significa non solo preoccuparsi del futuro del Pianeta, delle prossime generazioni, ma anche, oggi, della nostra salute.

Secondo WWF, i principi da adottare per una dieta sostenibile sono semplici da seguire:

  • mangia sano e riduci i cibi che hanno subito lunghi processi di trasformazione;
  • scegli cibi con pochi imballaggi, soprattutto se multipli e di plastica;
  • diversifica la tua dieta e rendila più possibilmente varia;
  • riduci gli sprechi e consuma ciò che acquisti; riduci la quantità di carne e acquista solo pesce di taglia adulta.
WWF lavora con le maggiori ditte e imprese per assicurare che la loro produzione agricola avvenga in modo sostenibile, ossia preservando gli habitat, proteggendo i bacini idrici e migliorando la fertilità del terreno e la qualità e disponibilità dell’acqua.

Da molti anni svolge un lavoro di tipo istituzionale a livello nazionale e comunitario per fare in modo che le politiche agricole possano essere un’opportunità di conservazione della biodiversità e sviluppo sostenibile invece che un fattore di impatto.

Ha lavorato a lungo affinché la riforma della Politica Agricola Comunitaria (PAC) in discussione al Parlamento europeo possa aumentare la sostenibilità ambientale delle filiere agricole attraverso il rafforzamento delle azioni per lo sviluppo rurale per la conservazione della biodiversità, la gestione sostenibile delle risorse idriche e il contrasto ai cambiamenti climatici.

Un’agricoltura più sostenibile per l’ambiente può essere oggi garantita solo rafforzando il ruolo multifunzionale delle imprese agricole, che proprio attraverso modelli di gestione ecocompatibili contribuiscono alla riduzione del rischio idrogeologico, al ripristino degli habitat naturali e adattamento ai cambiamenti climatici. Per questo WWF lavora all’interno di un network di 13 associazioni per ottenere una PAC più “verde”.

Per il singolo cittadino sono davvero tanti i comportamenti che può adottare per ridurre l’impatto della dieta sul Pianeta.

Gli acquisti locale (km 0) vuol dire privilegiare la filiera corta, cioè ridurre i passaggi tra i produttori e i consumatori, col duplice vantaggio di contribuire a mantenere un reddito adeguato agli agricoltori italiani e ridurre le emissioni connesse con il trasporto degli alimenti.

Questa teoria, però, di fatto non sempre è applicabile. Infatti, la presenza di alluvioni, di siccità o di incendi di vaste dimensioni, rendono necessario il trasporto delle derrate alimentari da una parte all’altra del mondo. Così i costi dei beni di prima necessità aumentano affamando sempre di più i poveri.

Uno dei principi più importanti di una dieta sana e sostenibile è proprio la varietà: consumare frutta e verdura di stagione aiuta a rispettare questo principio. Inoltre i prodotti di stagione, soprattutto se locali, impiegano poco tempo per arrivare sulle nostre tavole mantenendo così un più elevato apporto nutrizionale rispetto a quelle che, fuori stagione, devono permanere a lungo nei frigoriferi prima di giungere ai banchi del supermercato.

Una dieta ricca di varietà di alimenti vegetali (cereali, frutta, verdura, legumi) e moderate quantità di pesce e carne, come la dieta mediterranea è ampiamente riconosciuta per i suoi molteplici benefici per la salute e per il suo basso impatto ambientale.

Le sue conseguenze sono evidenti in molti settori, ma uno dei più colpiti è sicuramente l’agricoltura. Il clima influisce direttamente sulla produzione agricola, e i cambiamenti nelle temperature, nelle precipitazioni e nei modelli meteorologici hanno un impatto significativo sulle colture e sugli allevamenti.

Uno degli effetti più evidenti del cambiamento climatico sull’agricoltura è rappresentato dalle variazioni delle temperature. Le temperature medie sono in aumento in tutto il mondo, e questo ha conseguenze dirette sulla crescita delle piante. Alcune colture, come il grano e il mais, richiedono temperature specifiche per crescere correttamente. Se le temperature superano questi limiti, la produzione agricola può essere compromessa. Inoltre, le alte temperature possono aumentare la frequenza e l’intensità delle ondate di calore, che possono danneggiare gravemente le colture.

Le variazioni delle precipitazioni sono un altro effetto importante del cambiamento climatico sull’agricoltura. In molte regioni del mondo si sta assistendo a un aumento delle piogge intense e improvvise, seguite da periodi di siccità prolungata. Queste variazioni possono causare gravi danni alle colture. Le piogge intense possono allagare i campi e distruggere le piantine, mentre la siccità può ridurre la disponibilità di acqua per l’irrigazione e compromettere la crescita delle piante. Inoltre, le variazioni delle precipitazioni possono influire sulla distribuzione delle malattie delle piante e degli insetti nocivi, che possono danneggiare ulteriormente le colture.

I cambiamenti nei modelli meteorologici sono un altro effetto del cambiamento climatico che ha un impatto sull’agricoltura. Le tempeste più intense e frequenti possono danneggiare le colture e gli allevamenti, distruggendo le strutture agricole e causando la morte di animali. Inoltre, i cambiamenti nei modelli meteorologici possono influire sulla distribuzione delle piogge e delle temperature, rendendo più difficile la pianificazione delle colture e degli allevamenti.

Gli effetti del cambiamento climatico sull’agricoltura non si limitano solo alle colture, ma coinvolgono anche gli allevamenti. Le alte temperature possono causare stress termico negli animali, riducendo la loro produttività e aumentando il rischio di malattie. Inoltre, le variazioni delle precipitazioni possono influire sulla disponibilità di pascoli e foraggio per gli animali, compromettendo la loro alimentazione e il loro benessere.

Per affrontare gli effetti del cambiamento climatico sull’agricoltura, sono necessarie azioni a livello globale e locale. A livello globale, è fondamentale ridurre le emissioni di gas serra responsabili del cambiamento climatico. Questo può essere fatto attraverso l’adozione di politiche energetiche sostenibili e l’utilizzo di fonti di energia rinnovabile. Inoltre, è importante promuovere pratiche agricole sostenibili che riducano l’impatto ambientale dell’agricoltura e aumentino la resilienza delle colture e degli allevamenti.

A livello locale, è necessario adattare le pratiche agricole ai cambiamenti climatici. Questo può includere l’adozione di tecniche di irrigazione efficienti per garantire una gestione sostenibile delle risorse idriche, l’utilizzo di varietà di colture resistenti al calore e alla siccità e l’implementazione di sistemi di allevamento più sostenibili. Inoltre, è importante investire nella ricerca e nello sviluppo di nuove tecnologie agricole che possano aiutare gli agricoltori ad affrontare i cambiamenti climatici.

In conclusione, il cambiamento climatico ha un impatto significativo sull’agricoltura. Le variazioni delle temperature, delle precipitazioni e dei modelli meteorologici influiscono direttamente sulla produzione agricola, compromettendo la crescita delle piante e il benessere degli animali. Per affrontare questi effetti, sono necessarie azioni a livello globale e locale per ridurre le emissioni di gas serra e adattare le pratiche agricole ai cambiamenti climatici. Solo attraverso un approccio integrato e sostenibile sarà possibile garantire la sicurezza alimentare per le future generazioni.

Le variazioni delle precipitazioni sono un altro effetto importante del cambiamento climatico sull’agricoltura. In molte regioni del mondo si sta assistendo a un aumento delle piogge intense e improvvise, seguite da periodi di siccità prolungata. Queste variazioni possono causare gravi danni alle colture. Le piogge intense possono allagare i campi e distruggere le piantine, mentre la siccità può ridurre la disponibilità di acqua per l’irrigazione e compromettere la crescita delle piante. Inoltre, le variazioni delle precipitazioni possono influire sulla distribuzione delle malattie delle piante e degli insetti nocivi, che possono danneggiare ulteriormente le colture.

I cambiamenti nei modelli meteorologici sono un altro effetto del cambiamento climatico che ha un impatto sull’agricoltura. Le tempeste più intense e frequenti possono danneggiare le colture e gli allevamenti, distruggendo le strutture agricole e causando la morte di animali. Inoltre, i cambiamenti nei modelli meteorologici possono influire sulla distribuzione delle piogge e delle temperature, rendendo più difficile la pianificazione delle colture e degli allevamenti.

Gli effetti del cambiamento climatico sull’agricoltura non si limitano solo alle colture, ma coinvolgono anche gli allevamenti. Le alte temperature possono causare stress termico negli animali, riducendo la loro produttività e aumentando il rischio di malattie. Inoltre, le variazioni delle precipitazioni possono influire sulla disponibilità di pascoli e foraggio per gli animali, compromettendo la loro alimentazione e il loro benessere.

Per affrontare gli effetti del cambiamento climatico sull’agricoltura, sono necessarie azioni a livello globale e locale. A livello globale, è fondamentale ridurre le emissioni di gas serra responsabili del cambiamento climatico. Questo può essere fatto attraverso l’adozione di politiche energetiche sostenibili e l’utilizzo di fonti di energia rinnovabile. Inoltre, è importante promuovere pratiche agricole sostenibili che riducano l’impatto ambientale dell’agricoltura e aumentino la resilienza delle colture e degli allevamenti.

A livello locale, è necessario adattare le pratiche agricole ai cambiamenti climatici. Questo può includere l’adozione di tecniche di irrigazione efficienti per garantire una gestione sostenibile delle risorse idriche, l’utilizzo di varietà di colture resistenti al calore e alla siccità e l’implementazione di sistemi di allevamento più sostenibili. Inoltre, è importante investire nella ricerca e nello sviluppo di nuove tecnologie agricole che possano aiutare gli agricoltori ad affrontare i cambiamenti climatici.

In conclusione, il cambiamento climatico ha un impatto significativo sull’agricoltura. Le variazioni delle temperature, delle precipitazioni e dei modelli meteorologici influiscono direttamente sulla produzione agricola, compromettendo la crescita delle piante e il benessere degli animali. Per affrontare questi effetti, sono necessarie azioni a livello globale e locale per ridurre le emissioni di gas serra e adattare le pratiche agricole ai cambiamenti climatici. Solo attraverso un approccio integrato e sostenibile sarà possibile garantire la sicurezza alimentare per le future generazioni.

Da una ricerca dell’Università di Padova pubblicata su «Nature Food» la ricerca dal titolo “ Future climate-zone shifts are threatening steep-slope agricolture” fatta da Wendi Wang, Anton Pijl e Paolo Tarolli, professore del Dipartimento di Territorio e sistemi agro-forestali dell’Università di Padova, che è stato il coordinatore, si mostra quale sarà l’impatto del cambiamento climatico sulle aree agricole a forte pendenza alla fine del secolo. Lo studio è basato sulla proiezione delle zone climatiche attuali (1980-2016) a fine secolo (2071-2100) secondo lo scenario di concentrazione di gas serra RCP8.5, ovvero senza l'adozione di iniziative a favore della protezione del clima e, pertanto, con crescita delle emissioni ai ritmi attuali. Sono stati utilizzati dati satellitari e territoriali open-access, analizzati tramite la piattaforma online Google Earth Engine, in modo che la metodologia possa essere replicata non solo da scienziati, ma anche da operatori del settore agricolo ed enti per la gestione del territorio.

Il Prof. Paolo Tarolli ha spiegato: “In questo lavoro abbiamo prodotto una mappa globale ad alta risoluzione dei paesaggi agricoli collinari e di montagna, analizzando la loro distribuzione nelle zone climatiche attuali (tropicale, arido, temperato, freddo, polare) e nelle proiezioni climatiche future. La nostra analisi dimostra che le aree agricole in forte pendenza sono significativamente più minacciate dal cambiamento climatico rispetto alla media della superficie agricola globale, in particolare vi sarà un’espansione di zone a clima arido, quindi di condizioni di scarsità idrica.

I sistemi agricoli in aree a forte pendenza, sebbene rappresentino una frazione ridotta della superficie agricola globale, sono di grande rilevanza per diversi aspetti. La loro importanza agronomica, così come il valore storico e culturale che li contraddistingue, sono ampiamente riconosciuti dalle Nazioni Unite e protetti con iniziative come i siti patrimonio dell'umanità Unesco e patrimonio agricolo globale Giahs (Fao). Le coltivazioni in pendenza sono soprattutto concentrate in Messico, Italia, Etiopia e Cina: si tratta di colture di altissima “specializzazione”. Tra gli esempi si possono citare le aree terrazzate Honghe Hani nella provincia cinese dello Yunnan, gestite dalle minoranze Hani da oltre 1300 anni, le quali producono 48 varietà di riso, dando vita ad un habitat ideale anche per l’allevamento di bovini, anatre e pesci, in un’ottica di economia circolare, oppure, in Italia, la viticoltura eroica sulle colline del Prosecco e del Soave.

Sul totale, l'agricoltura in forte pendenza si trova principalmente in zone climatiche temperate (46%) e fredde (28%): insieme, esse ospitano quasi tre quarti di questi paesaggi. Le coltivazioni in aree in pendenza delle regioni tropicali sono pari al 17%, nelle aride al 9% e in quelle polari arrivano all’1%, coprendo insieme il restante quarto del totale. Il cambiamento climatico rappresenterà una seria minaccia per tutta l'agricoltura e i sistemi rurali, con un impatto su raccolti e prezzi alimentari. In particolare, esso provocherà una variazione nell’estensione delle aree climatiche globali, con ripercussioni significative sui versanti agricoli in forte pendenza.

Tra ottant’anni, secondo le proiezioni del nostro studio, la percentuale dei terreni agricoli di collina e montagna delle zone tropicali saliranno al 27% e quelle aride al 16%: sostanzialmente raddoppieranno rispetto alla situazione attuale. All’opposto, nelle regioni fredde si osserverà una riduzione di terreni agricoli di collina e montagna dall’attuale 28% al 13%, mentre in quelle temperate si passerà dal 46% al 44%. In sole tre generazioni quindi aree agricole più estese saranno interessate da un clima più caldo che comporterà un calo della disponibilità di acqua per l'irrigazione e la produzione alimentare. La nostra ricerca dimostra che le aree agricole in forte pendenza, spesso caratterizzate da un’alta specializzazione nella gestione dell’acqua derivante da antichi saperi tradizionali, saranno quelle maggiormente minacciate dal cambiamento climatico, soprattutto dalla siccità. Data l'urgente necessità di garantire una produzione alimentare sostenibile e per tutti riteniamo che i governi e le istituzioni debbano investire di più nell’identificazione e mitigazione degli effetti del cambiamento climatico in agricoltura. In particolare il nostro studio evidenzia la necessità di azioni atte a migliorare, specie per i paesaggi agricoli collinari e montani, la resilienza al cambiamento climatico previsto nei prossimi decenni, al fine di preservare il loro ruolo nella produzione alimentare, reddito, valore storico e culturale, e servizi eco sistemici”.

Il problema dell’alimentazione è basilare per il diritto della salute. Ma senza un’equa distribuzione della ricchezza, il diritto della salute rischia di essere limitato ad una fascia di persone sempre più ridotta.

Considerando la delicatezza e l’importanza dell’agricoltura, appare sempre più necessaria avviare i meccanismi di democrazia economica per salvaguardare il pianeta e dare attuazione alle buone intenzioni esposte in questo articolo con riferimento ad autorevoli fonti.





Fonte: di Salvatore Rondello
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L'AVVENIRE DEI LAVORATORI
Periodico socialista fondato 1897.
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IL PONTE RIVISTA
Rivista di politica economica e cultura
fondata da Calamandrei
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BIBLION EDITORE
Biblion Edizioni, storica casa editrice.
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CRITICA LIBERALE - NON MOLLARE
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Quindicinale on line di Critica Liberale,
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L'utente può richiedere in qualsiasi momento al titolare del trattamento, chiarimenti sulla base giuridica di ciascun trattamento.

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