ADELE BEI
23-03-2026 - LE MADRI COSTITUENTI
Eletta nella lista del Partito comunista italiano, nel XVIII collegio (Ancona-Pesaro-Macerata-Ascoli Piceno), Adele Bei nasce a Cantiano (Pesaro) il 4 maggio 1904, da Davide e Angela Broccali.
Proveniente da una famiglia socialista, come operaia partecipa giovanissima a varie manifestazioni femminili di protesta divenendo ben presto un'apprezzata dirigente sindacale.
Nel 1923, per sfuggire all'arresto emigra, insieme al marito Domenico Ciufoli, in Belgio e in Lussemburgo, dove organizza riunioni clandestine di operai; si impegna nella diffusione della stampa comunista e nella sottoscrizione al «Soccorso Rosso», organizzazione internazionale di soccorso ai combattenti della rivoluzione, creata alla fine del 1922 per offrire sostegno materiale ma anche giuridico e morale ai detenuti politici, agli emigrati politici e alle loro famiglie. Dal 1925 entra a far parte dell'organizzazione del Partito comunista. Rientrata più volte in Italia clandestinamente per organizzare la lotta contro il fascismo, nel novembre del 1933, mentre si trova a Roma, viene arrestata e condannata dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato a 18 anni di reclusione. Trascorre 8 anni di carcere tra le Mantellate di Roma e il penitenziario di Perugia, viene poi confinata per due anni nell'isola di Ventotene dove ha modo di frequentare i dirigenti comunisti Di Vittorio, Terracini, Scoccimarro, Secchia e altri confinati e perseguitati politici. Qui si trova il 25 luglio 1943, quando la caduta del fascismo consente la liberazione dei prigionieri politici. Rientra a Roma nell'agosto del 1943, riuscendo poi a sfuggire fortunosamente all'arresto da parte dei tedeschi e dei fascisti.
Partecipa alla Resistenza, raggiungendo il grado di capitano. Nel 1945 viene designata dalla CGIL a far parte della Consulta nazionale, unica donna, tra le consultrici, ad essere designata da un sindacato e non dal proprio partito. Fa parte della Commissione Industria e Commercio. In qualità di responsabile della consulta femminile della CGIL, nell'ottobre del 1945 guida una delegazione di protesta contro i licenziamenti delle impiegate nell'amministrazione ferroviaria, provvedimento assunto da Ugo La Malfa, allora ministro dei Trasporti. Nel PCI è chiamata a far parte della Commissione centrale di controllo e del Comitato regionale delle Marche; è membro del Consiglio nazionale della donna. Partecipa attivamente alle associazioni di area: membro del Consiglio direttivo dell'Unione donne italiane (UDI) e membro del Consiglio nazionale dell'Associazione nazionale partigiani d'Italia (ANPI). Nel 1946 viene eletta all'Assemblea costituente, nella lista del Partito comunista con 7.549 voti di preferenza. Ricopre la carica di segretario della Terza Commissione per l'esame dei disegni di legge, dal 24 settembre 1946 al 1° ottobre 1947.
Nella seduta del 18 febbraio 1947, Adele Bei, nell'ambito della discussione sulle dichiarazioni del Presidente del Consiglio dei ministri Alcide De Gasperi, interviene contro la soppressione del Ministero dell'Assistenza post-bellica. Nella I legislatura repubblicana (1948-1953) è senatore di diritto, nominata in base a quanto previsto dalla III disposizione transitoria della Costituzione secondo la quale sono nominati senatori, con decreto del Presidente della Re-pubblica, i deputati dell'Assemblea costituente che, oltre a possedere i requisiti di legge per essere senatori, hanno scontato la pena di reclusione non inferiore a cinque anni in seguito a condanna del Tribunale speciale per la difesa dello Stato. Fa parte della X Commissione Lavoro, Previdenza sociale ed Emigrazione. Come presidente dell'Associazione donne della campagna, afferente all'UDI, si impegna per ottenere migliori condizioni di vita per tutte le donne che vivono in campagna e per i loro familiari: servizi sociali, assistenza medica, scuole e una riforma dei patti agrari in merito alla parità dei diritti delle donne. Segretaria nazionale del Sindacato tabacchine della CGIL quasi per un decennio: eletta per la prima volta al II Congresso del 1952, è riconfermata nel III Congresso tenutosi a Lecce nel gennaio del 1956. Ritorna a Montecitorio per la seconda legislatura repubblicana (1953- 1958), eletta nel collegio elettorale di Ancona-Pesaro-Macerata-Ascoli Piceno, con 15.610 voti di preferenza. Fa parte della Giunta per i Trattati di commercio e la legislazione doganale, dal 6 ottobre 1953 all'11 giugno 1958. È componente della XI Commissione Lavoro, Emigrazione, Cooperazione, Previdenza e Assistenza sociale, Assistenza post-bellica, Igiene e Sanità pubblica, dal 1° luglio 1956 all'11 giugno 1958. Rieletta alla Camera dei deputati il 25 maggio 1958, nella III legislatura repubblicana, nella stessa circoscrizione, ottiene 13.942 voti di preferenza. Fa parte della VI Commissione Finanze e Tesoro, e della VII Commissione Difesa. L'attività di Adele Bei prosegue alla fine della III legislatura, attraverso il suo impegno presso l'Unione donne italiane, in favore dell'emancipazione delle donne, del progresso sociale, della libertà e della democrazia.
Proveniente da una famiglia socialista, come operaia partecipa giovanissima a varie manifestazioni femminili di protesta divenendo ben presto un'apprezzata dirigente sindacale.
Nel 1923, per sfuggire all'arresto emigra, insieme al marito Domenico Ciufoli, in Belgio e in Lussemburgo, dove organizza riunioni clandestine di operai; si impegna nella diffusione della stampa comunista e nella sottoscrizione al «Soccorso Rosso», organizzazione internazionale di soccorso ai combattenti della rivoluzione, creata alla fine del 1922 per offrire sostegno materiale ma anche giuridico e morale ai detenuti politici, agli emigrati politici e alle loro famiglie. Dal 1925 entra a far parte dell'organizzazione del Partito comunista. Rientrata più volte in Italia clandestinamente per organizzare la lotta contro il fascismo, nel novembre del 1933, mentre si trova a Roma, viene arrestata e condannata dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato a 18 anni di reclusione. Trascorre 8 anni di carcere tra le Mantellate di Roma e il penitenziario di Perugia, viene poi confinata per due anni nell'isola di Ventotene dove ha modo di frequentare i dirigenti comunisti Di Vittorio, Terracini, Scoccimarro, Secchia e altri confinati e perseguitati politici. Qui si trova il 25 luglio 1943, quando la caduta del fascismo consente la liberazione dei prigionieri politici. Rientra a Roma nell'agosto del 1943, riuscendo poi a sfuggire fortunosamente all'arresto da parte dei tedeschi e dei fascisti.
Partecipa alla Resistenza, raggiungendo il grado di capitano. Nel 1945 viene designata dalla CGIL a far parte della Consulta nazionale, unica donna, tra le consultrici, ad essere designata da un sindacato e non dal proprio partito. Fa parte della Commissione Industria e Commercio. In qualità di responsabile della consulta femminile della CGIL, nell'ottobre del 1945 guida una delegazione di protesta contro i licenziamenti delle impiegate nell'amministrazione ferroviaria, provvedimento assunto da Ugo La Malfa, allora ministro dei Trasporti. Nel PCI è chiamata a far parte della Commissione centrale di controllo e del Comitato regionale delle Marche; è membro del Consiglio nazionale della donna. Partecipa attivamente alle associazioni di area: membro del Consiglio direttivo dell'Unione donne italiane (UDI) e membro del Consiglio nazionale dell'Associazione nazionale partigiani d'Italia (ANPI). Nel 1946 viene eletta all'Assemblea costituente, nella lista del Partito comunista con 7.549 voti di preferenza. Ricopre la carica di segretario della Terza Commissione per l'esame dei disegni di legge, dal 24 settembre 1946 al 1° ottobre 1947.
Nella seduta del 18 febbraio 1947, Adele Bei, nell'ambito della discussione sulle dichiarazioni del Presidente del Consiglio dei ministri Alcide De Gasperi, interviene contro la soppressione del Ministero dell'Assistenza post-bellica. Nella I legislatura repubblicana (1948-1953) è senatore di diritto, nominata in base a quanto previsto dalla III disposizione transitoria della Costituzione secondo la quale sono nominati senatori, con decreto del Presidente della Re-pubblica, i deputati dell'Assemblea costituente che, oltre a possedere i requisiti di legge per essere senatori, hanno scontato la pena di reclusione non inferiore a cinque anni in seguito a condanna del Tribunale speciale per la difesa dello Stato. Fa parte della X Commissione Lavoro, Previdenza sociale ed Emigrazione. Come presidente dell'Associazione donne della campagna, afferente all'UDI, si impegna per ottenere migliori condizioni di vita per tutte le donne che vivono in campagna e per i loro familiari: servizi sociali, assistenza medica, scuole e una riforma dei patti agrari in merito alla parità dei diritti delle donne. Segretaria nazionale del Sindacato tabacchine della CGIL quasi per un decennio: eletta per la prima volta al II Congresso del 1952, è riconfermata nel III Congresso tenutosi a Lecce nel gennaio del 1956. Ritorna a Montecitorio per la seconda legislatura repubblicana (1953- 1958), eletta nel collegio elettorale di Ancona-Pesaro-Macerata-Ascoli Piceno, con 15.610 voti di preferenza. Fa parte della Giunta per i Trattati di commercio e la legislazione doganale, dal 6 ottobre 1953 all'11 giugno 1958. È componente della XI Commissione Lavoro, Emigrazione, Cooperazione, Previdenza e Assistenza sociale, Assistenza post-bellica, Igiene e Sanità pubblica, dal 1° luglio 1956 all'11 giugno 1958. Rieletta alla Camera dei deputati il 25 maggio 1958, nella III legislatura repubblicana, nella stessa circoscrizione, ottiene 13.942 voti di preferenza. Fa parte della VI Commissione Finanze e Tesoro, e della VII Commissione Difesa. L'attività di Adele Bei prosegue alla fine della III legislatura, attraverso il suo impegno presso l'Unione donne italiane, in favore dell'emancipazione delle donne, del progresso sociale, della libertà e della democrazia.
Muore a Roma il 15 ottobre 1974.
I testi dei profili biografici delle deputate all'Assemblea costituente sono tratti dal volume “Le donne della Costituente”, a cura di Maria Teresa Antonia Morelli, Laterza Fondazione della Camera dei deputati, Roma-Bari, 2007.
I testi dei profili biografici delle deputate all'Assemblea costituente sono tratti dal volume “Le donne della Costituente”, a cura di Maria Teresa Antonia Morelli, Laterza Fondazione della Camera dei deputati, Roma-Bari, 2007.
Le immagini fotografiche utilizzate provengono dalle seguenti fonti archivistiche: Fondo fotografico del Cerimoniale e Fondo fotografico Cantera-Luxardo, Agenzia ANSA, archivio fotografico Hispellum. Segreteria generale - Ufficio Pubblicazioni e relazioni con il pubblico - Roma, 2023.
Stampato in digitale dal CRD della Camera dei deputati
Stampato in digitale dal CRD della Camera dei deputati
Fonte: a cura della Redazione










