20 Maggio 2022

"SULLA SCISSIONE SOCIALDEMOCRATICA DEL 1947"

26-04-2018 - STORIE&STORIE
La storiografia politica é ormai compattamente schierata nel giudicare validi, anche perché - cosí si dice - confermati dalla storia, i motivi che, nel gennaio 1947, portarono alla scissione detta „di Palazzo Barberini", che l´11 gennaio di quell´anno diede vita alla socialdemocrazia italiana.
Il PSIUP (1), che era riuscito a riunire nello stesso partito tutte le "anime" del socialismo italiano, si spacco´ allora in due tronconi: il PSI di Nenni e il PSDI (2) di Saragat.
I due leader, nel corso del precedente congresso di Firenze dell´ 11-17 aprile1946, avevano pronunciato due discorsi che, per elevatezza ideologica e per tensione ideale, sono degni di figurare nella storia del socialismo, e non solo di quello italiano.
Il primo, Nenni, aveva marcato l´accento sulla necessitá di salvaguardare l´unitá della classe lavoratrice, in un momento storico in cui i tentativi di restaurazione capitalista erano ormai evidenti; il secondo aveva messo l´accento sulla necessitá di tutelare l´autonomia socialista, l´unica capace di costruire il socialismo nella democrazia, in un momento in cui l´ombra dello stalinismo si stendeva su tutta l´Europa centrale e orientale.
Pochi mesi dopo, si diceva, la drammatica scissione tra „massimalisti" e „riformisti" (3), che la storia, o meglio, gli storici, avrebbero poi giudicato necessaria e lungimirante, persino provvidenziale.
Essi, infatti, hanno dovuto registrare il trionfo del riformismo, ormai predicato anche dai nipotini di Togliatti e dagli italoforzuti. „Il termine riformista é oggi talmente logorato dall´uso, dall´abuso e dal cattivo uso, che ha perso ogni significato" (4).
Saragat é unanimente considerato una specie di veggente, che, con la sua scissione, seppe guardare lontano, mentre Nenni (5) é benevolmente visto come una specie di reprobo dai molti errori, che si ravvide, e molto lentamente, solo dieci anni dopo.
Ebbene, proprio questa unitá (uniformitá) di giudizi mi solletica oggi, a spendere, con donchisciottesca audacia – me ne rendo conto – due parole critiche su quella scissione.
Lo faro´ con due soli argomenti.
Il primo. I due socialismi, uniti, avevano conquistato, alle elezioni per la Costituente del 2 giugno 1946, il 20,7 % piazzandosi al secondo posto, dopo la DC e superando il superorganizzato PCI. Se fossero rimasti uniti, avrebbero conservato al socialismo italiano lo stesso ruolo dominante che vari partiti fratelli assunsero in Inghilterra, Francia, Scandinavia. E avrebbero goduto anche di una larga autonomia. Infatti, se i „saragattiani" avessero aspettato un po´, avrebbero visto che, sommando i loro voti a quelli dei futuri scissionisti, a quelli , cioé, di Ivan Matteo Lombardo (1947) (6) e di Giuseppe Romita (1949) (7) e, perché no? a quelli „centristi" di Jacometti e Lombardi, avrebbero avuto la meglio sulla „sinistra".
La quale ultima, con la sua forte presenza, avrebbe salvaguardato l´unitá del movimento operaio, ma con guida socialista, come avverrá, anni dopo, con Olof Palme in Svezia,. con Francois Mitterrand in Francia e con Salvador Allende in Cile.
Senza scissione i fratelli-coltelli avrebbero anche evitato di scannarsi a vicenda per molti anni, dandosi dei „comunisti nenniani" gli uni e dei „socialisti del dollaro" gli altri, e ingrassando per anni il PCI e la DC.
La scissione, invece, serví solo a proiettare il PSI nell´orbita comunista e perfino stalinista e il PSDI nell´area centrista, dentro cui muto´ completamente pelle, perdendo per strada gli ideali che inizialmente l´avevano mosso ed anche ogni seguito popolare.
E veniamo al secondo punto.
Se, come si dice, il tempo é galantuomo, perché alla fine diede ragione a Saragat, allora qualcuno spieghi perché i principali esponenti della secessione man mano lasciarono la loro creatura, sempre piú preda di clientele senza ideali, e ritornarono nella casa madre socialista (8).
Virgilio Dagnino (1906-1997), giornalista (9), scrittore ed economista, antifascista e partigiano nelle brigate „Matteotti", fu tra i protagonisti della fondazione del PSLI, di cui redasse il manifesto fondativo, divenendo membro della prima Direzione del partito. A seguito della decisione del PSLI di entrare nel governo centrista di De Gasperi, assieme a un gruppo di tesserati, prevalentemente giovani, che fondarono il MSUP (Movimento Socialista di Unitá Proletaria), lascio´ il PSLI ed aderí al Fronte Democratico Popolare. Dopo le elezioni del 18 aprile 1948, rientro´ nel PSI.
Gaetano Arfé (1925-2007), il futuro grande storico del socialismo italiano (10), nonché direttore dell´Avanti, fu tra i giovani che parteciparono alla miniscissione di Dagnino, rientrando poi nel PSI.
Lucio Libertini (1922-1993) , che aveva contribuito alla ricostituzione clandestina della FGSI (Federazione Giovanile Socialista Italiana), partecipo´alla scissione del PSLI, della cui Direzione fu chiamato a far parte dal convegno del 13-15 settembre 1947. Nel 1951 aderi´ all´USI (Unione Socialista Indipendente) (11), del cui organo Risorgimmento Socialista divenne direttore. Assieme a quella formazione politica nel 1957 conflui´ nel PSI.
Vera Lombardi (12) (1904-1995), donna impegnata nella politica, nella scuola e nel sociale, partecipo´ a Palazzo Barberini, entrando anche nella Direzione del PSLI. Dopo l´ingresso del PSLI nel governo lascio´ il partito. Piú tardi aderí all´USI, assieme alla quale nel 1957 entro´ nel PSI.
Tristano Codignola (1913-1981), intellettuale antifascista della scuola liberalsocialista (13) fu trai primi aderenti al Partito d´Azione, di cui divenne vicesegretario. Quando il partito, nell´ottobre 1947, decise di confluire nel PSI, egli non condivise quella scelta e formo´ un nuovo raggruppamento denominato Movimento d´Azione Socialista Giustizia e Libertá. Quest´ultimo, il 7-8 febbraio 1948 si fuse con gli autonomisti usciti dal PSI al seguito di Ivan Matteo Lombardo, dando vita all´UdS (Unione dei Socialisti); la quale, in occasione delle elezioni politiche dello stesso anno, si alleo´col PSLI, assieme al quale formo´ la lista di "Unitá Socialista", che ottenne, nelle votazioni per la Camera, il 7,07 % dei voti e 33 deputati.
A sua volta l´UdS, col congresso di unificazione, si fuse con l´ MSA (Movimento Socialista Autonomista) (14) e con il centrosinistra socialdemocratico (15) uscito dal PSLI, dando origine al PSU (Partito Socialista Unitario).
Il 1° maggio 1951 PSU e PSLI si fusero, dando vita al PS-SIIS, poi rinominato PSDI, alla cui sinistra interna Codignola si colloco´.
Quando il PSDI, al congresso di Genova dell´ottobre 1952, capovolgendo le precedenti posizioni, si schiero´ per l´approvazione della cosiddetta „legge-truffa", Codignola reagí duramente e fu espulso dal partito.
Costituí, pertanto, il MAS (Movimento di Autonomia Socialista) che, unendosi a un raggruppamento di sinistra repubblicana (16), diede vita ad UP (Unitá Popolare), che ebbe un ruolo importante nelle elezioni politiche del 1953.
Nel 1957 la grande maggioranza di UP, con Codignola in testa, confluí nel PSI.
Paolo Vittorelli (1915-2003), giornalista e scrittore, seguí un percorso analogo (fino al rientro nel PSI) di Codignola: Pd´Azione- Movimento di Azione Socialista Giustizia e Libertá – Unione dei Socialisti – Partito Socialista Unitario (17) - PSDI – Unitá Popolare – PSI.
Antonio Greppi (1894-1982), avvocato e scrittore, aderente al PSI fin dal 1919, partigiano nelle brigate „Matteotti" (18), fu il primo sindaco di Milano dopo la Liberazione. Lascio´ il PSI nel 1949 per aderire al PSU, il quale nel 1951 si fuse col PSLI, dando vita al PSDI.
Per la sua opposizione alla „legge-truffa" fu espulso dal PSDI e partecipo´ alla costituzione di Unitá Popolare. Successivamente rientro´ nel PSI.
Umberto Calosso (1895-1959), giornalista e docente di letteratura italiana (19), socialista fin dalla giovinezza, combattente nella Resistenza spagnola contro Franco, deputato del PSIUP alla Costituente, collaboratore dell´Avanti! e della rivista Socialismo, nel 1947 aderí alla scissione capeggiata da Giuseppe Saragat e divenne direttore dell´organo del PSLI L´Umanitá. Nel 1953 rientro´nel PSI.
Ugoberto Alfassio Grimaldi (1915-1986), saggista e storico (20), partigiano combattente, nel 1945 si iscrisse al PSIUP e nel 1947 aderí al PSLI, poi PSDI, della cui Direzione fece parte.
Entrato in dissenso con la linea politica, si dimise dal PSDI e poi rientro´ nel PSI.
Giuliano Vassalli (1915-2009), illustre giurista, durante la guerra maturo´ una coscienza antifascista che lo porto´ ad aderire ad Unione Proletaria che, nell´agosto 1943, si fuse col PSI e con il MUP, dando vita al PSIUP, della cui direzione fece parte, mentre cresceva d´importanza il suo ruolo nella Resistenza (21), per il quale otterrá la Medaglia d´Argento al Valo Militare.
Nel dopoguera, divenuto esponente di primo piano della corrente di Iniziativa Socialista, fu tra i promotori della scissione del 1947, da cui sorse il PSLI, entrando anche nella Segreteria collegiale di quel partito (22) . Nel 1949 lascio´ il partito assieme alla sinistra di Ugo Guido Mondolfo, la quale, confluendo con l´UdS e col MSA di Romita diede vita al PSU, in cui rimase fino alla fusione del partito col PSLI, a cui Vassalli non aderí.
Nel 1959 rientro´nel PSI.

Nel 1956, il „Rapporto segreto" di Kruscev che denunciava fatti e misfatti dello stalinismo, e poi gli avvenimenti di Polonia e d´Ungheria, portarono alla fine del Patto d´unitá d´azione tra PCI e PSI e al riavvicinamento tra socialisti e socialdemocratici, fra i quali comincio´ un intenso dialogo che sembro´ aprire tra i due tronconi del socialismo italiano una prospettiva unitaria (23).
Ma le resistenze frapposte dalla sinistra socialista e, piú ancora, dalla destra socialdemocratica (24), fecero saltare il progetto.
In conseguenza di cio´, il 19 gennaio 1959, la sinistra socialdemocratica decise di lasciare il partito, seguita da cinque deputati (Corrado Bonfantini (25), Orlando Lucchi, Pasquale Schiano, Matteo Matteotti ed Ezio Vigorelli), da 22 componenti del Comitato Centrale e da migliaia di iscritti. L´8 febbraio 1959 essa si organizzo´ nel MUIS (Movimento Unitario di Iniziativa Socialista), che nel convegno del 24 maggio dello stesso anno decise di confluire nel PSI. Dei suoi esponenti che rientrarono nel PSI, citiamo solo i seguenti:
Giuseppe Faravelli (1896-1974), socialista autonomista fin da studente, attivo antifascista perseguitato dal regime (26), dirigente del partito in esilio, organizzatore del Centro Interno Socialista, fu uno dei piú tenaci assertori della scissione, da cui nel 1947 scaturí il PSLI, della cui segreteria collegiale fece parte. Nel 1949 aderí al PSU e quindi al PSDI. Collocandosi all´ala sinistra del partito. Nel 1959 aderí al MUIS e con esso rientro´nel PSI, rimanendovi fino alla morte
Matteo Matteotti (1921-2000), figlio del martire socialista, partigiano, giornalista (27), presidente dell´Internazionale della gioventú socialista dal 1945 al 1946, fu un protagonista di primo piano della scissione di Palazzo Barberini (28). Fu segretario nazionale del PSDI dal febbraio 1954 all´aprile 1957. Nel 1959 fu tra i fondatori del MUIS, con cui rientro´ nel PSI.
Mario Zagari (1913-1996) uno dei principali esponenti di Unione Proletaria (29), poi confluita nel PSIUP, giornalista (30), fu uno dei principali leader della corrente di Iniziativa Socialista, con la quale partecipo´ alla scissione del PSLI. Nel 1949 aderí al PSU e quindi al PSDI, collocandosi sempre nell´ala sinistra della socialdemocrazia. Nel 1959 fu il principale promotore della costituzione del MUIS, assieme al quale, lo stesso anno, rientro´ nel PSI..
Ezio Vigorelli (1892-1964), socialista dal 1921, avvocato, invalido di guerra, antifascista vigilato speciale e due volte incarcerato, membro della Resistenza (31), nel 1947 aderí alla scissione del PSLI, per il quale fu eletto deputato e nominato sottosegretario. Nel 1949 aderí al PSU, poi unificatosi con il PSLI, con cui formo´ il PSDI. Membro della sinistra del partito aderí al MUIS, col quale, nel 1959, rientro´ nel PSI.

A quelli sopra elencati si potrebbero forse aggiungere altre eminenti personalitá provenienti dal PSDI, le quali, di fronte alla seconda scissione socialdemoratica messa in atto da Mario Tanassi nel 1969, scelsero di rimanere nel PSI, come i famosi sindacalisti Italo Viglianesi e Giorgio Benvenuto; e poi Pier Luigi Romita, giá segretario nazionale del PSDI nel 1976-78, il quale nel 1989, alla testa dell´UDS (32), aderí al PSI.

La risposta al quesito iniziale (come mai tanti socialdemocratici lasciarono il loro partito e rientrarono nel PSI?), é alquanto prevedibile: „Rientrarono perché il PSI si era intanto incamminato sulla strada che essi, con acutezza di analisi e notevole intuito politico, avevano per primi indicato".
Ma allora – ed ecco saltar fuori un´altra impertinenza! – é seriamente pensabile che, se gli scissionisti fossero rimasti al loro posto, il processo di autonomia, per giunta sostenuto da una forte presenza nella classe lavoratrice, si sarebbe compiuto in tempi assai piú brevi e con risultati assai piú importanti.

Il dibattito é ancora aperto, dopo tanti anni. Ma, al di lá di quello che poteva essere e non fu (un movimento socialista unito) non si puo´ che restare ammirati di fronte a tanta vivacitá intellettuale, a tanto amore per la libertá e la democrazia, a tanta dedizione alla causa socialista.


Testi consigliati:

Paolo Moretti I due socialismi Mursia, 1975
Paola Caridi La scissione di Palazzo Barberini Edizioni Scientifiche Italiane, 1990
Gaetano Arfé Mai cosí attuale la riflessione sulla scissione di Palazzo Barberini (Conferenza)
Gianni Corbi Quel giorno che Saragat spezzo´ il socialismo („la Repubblica", 11-1-1957)
Mauro Del Bue La scissione di Palazzo Barberini (Avanti! online 2016-2017)
Daniele Pipitone Il socialismo democratico italiano fra la Liberazione e la legge truffa
Ledizioni, 2013


(1) Il Partito Socialista Italiano di Unitá Proletaria era sorto dalla fusione (22-24 agosto 1943) tra PSI, MUP (Movimento di Unitá Proletaria) e UP (Unitá Proletaria).
(2) Inizialmente si chiamo´ PSLI (Partito Socialista dei Lavoratori Italiani ); successivamente , dopo la fusione con il PSU (Partito Socialista Unitario) di Romita, assunse la denominazione di PS-SIIS (Partito Socialista-Sezione Italiana dell´Internazionale Socialista) e infine quella di PSDI (Partito Socialista Democratico Italiano).
(3) In realtá i veri massimalisti erano allora i cosiddetti giovani turchi di Iniziativa Socialista, i piú decisi nel volere la scissione (assieme a Saragat); con loro anche la vecchia Angelica Balabanoff, irriducibile leader della pattuglia massimalista degli anni dell´esilio, ostile alla fusione del 1930 tra PSI e PSU, fortemente voluta, e poi realizzata a Parigi, proprio da Nenni e Saragat. D´altra parte riformisti turatiani come Sandro Pertini e Fernando Santi rimasero nel PSI.
(4) La frase é di Gaetano Arfé.
(5) La vocazione autonomistica di Nenni é invece di assai piú vecchia data. Fu lui, assieme ad Arturo Vella, nel 1923, a costituire il „Comitato di Difesa Socialista" che impedí la fusione (leggi confluenza) del PSI col PCdI, com´era stato deciso a Mosca. Fu ancora lui a proporre alla Direzione del PSI di aprire le porte del partito ai compagni del PSU turatiano, dopo lo scioglimento del loro partito da parte del governo fascista, poco dopo il fallito attentato di Tito Zaniboni a Mussolini.
(6) Al XXVI congresso (Roma, 19-22/1/1948) la „destra" di Ivan Matteo Lombardo raggiunse lo 0,55 %.
(7) La „destra" socialista di Romita (ex massimalista), nonostante le precedenti scissioni, al XXVIII congresso (Firenze 11-16/5/1949) ottenne il 9,50 %.
(8) Per alcuni di questi personaggi il PSI non sará il punto d´approdo finale della loro riflessione politica, sicché in seguito percorreranno altre strade, tuttavia rimanendo sempre nell´ambito del movimento operaio. A noi qui interessa solo sottolineare che essi lasciarono il PSLI/PSDI, in cui avevano avuto ruoli importanti, rientrando poi nel PSI.
(9) Fu tra i fondatori della rivista Pietre e della rivista clandestina Edificazione socialista, collaboratore di Critica Sociale e dell´Avanti!, condirettore de L´Umanitá, organo del PSLI.
(10) Fra le sue opere piú note Storia dell´Avanti! (Edizioni Avanti!, 1956-58) e Storia del socialismo italiano 1892-1926 (Einaudi, 1965).
(11) L´USI, fondata dai deputati ex comunisto Valdo Magnani e Aldo Cucchi, era inizialmente denominata MLI (Movimento Lavoratori Italiani).
(12) Per una biografia di Vera Lombardi si puo´vedere di Ferdinando Leonzio, Donne del socialismo, rieditato nel 2017 in e-book da ZeroBook.
(13) Codignola si era formato sulle opere di Guido Calogero, Aldo Capitini, Gaetano Salvemini, Carlo Rosselli.
(14) Raggruppamento di socialisti autonomisti, usciti dal PSI nel giugno 1949, con leader Giuseppe Romita.
(15) Esso era guidato da Ugo Guido Mondolfo, direttore di Critica Sociale, che era stato tra i protagonisti della scissione di Palazzo Barberini.
(16) Unione di Rinascita Repubblicana, guidata da Ferruccio Parri.
(17) Vittorelli ne fu vicesegretario
(18) Il figlio Mario, partigiano, fu ucciso disarmato dalla milizia fascista, a Milano il 23-8-1944.
(19) Fra le sue opere L´anarchia di Vittorio Alfieri e Colloqui con Manzoni.
(20) La sua opera piú nota: Il socialismo in Europa.
(21) Il 24-1-1944, al comando di un gruppo di partigiani delle brigate „Matteotti", con uno stratagemma (ordini di scarcerazione falsi) riuscí a liberare da Regina Coeli, in cui erano prigionieri dei nazisti, i futuri presidenti della Repubblica Giuseppe Saragat e Sandro Pertini e altri detenuti socialisti. Nell´aprile 1944 fu catturato e torturato dalle SS.
(22) Gli altri due componenti erano Giuseppe Faravelli e Alberto Simonini.
(23) Famoso l´incontro di Pralognan (Savoia) del 25-8-1956, tra Nenni e Saragat. Il processo di unificazione cosí innescato indusse l´Internazionale Socialista ad inviare in Italia, come mediatore, un proprio rappresentante, il socialista francese Pierre Commin.
(24) Il PSDI,guidato dalla maggioranza di centro-destra Saragat-Simonini arrivo´ a pretendere, da parte del PSI, la rottura coi comunisti nella CGIL, nelle amministrazioni locali e nelle organizzazioni di massa, mettendo cosí sull´unificazione, come disse Nenni, una „pietra tombale".
(25) Corrado Bonfantini (1909-1989), valoroso comandante partigiano delle Brigate Matteotti, non aderí al MUIS,
Ma il 24-7-1959 si iscrisse al gruppo parlamentare del PSI.
(26) Per la sua attivitá antifascista fu condannato a 30 anni di carcere, ma riuscí ad evadere.
(27) Direttore di Rivoluzione Socialista , organo della Federazione Giovanile Socialista, e collaboratore di Critica Sociale.
(28) Fu lui a leggere, il 9-1-1947 al XXV congresso socialista un Memoriale con cui le minoranze chiedevano di "invalidare in blocco" il congresso stesso, ritenendo che i precongressi locali si fossero svolti in un clima non democratico
(29) Altri esponenti erano Achille Corona, Ezio Crisafulli, Tullio Vecchietti e Giuliano Vassalli.
(30) Diresse vari giornali: Iniziativa Socialista (organo dell´omonima corrente), L´Italia Socialista, Autonomia Socialista, Unitá Socialista, Iniziativa Europea, Sinistra Europea.
(31) Durante la Resistenza, nel giugno 1944, due suoi figli, Bruno e Adolfo, caddero in combattimento.
(32) L´UDS (Unione Democratica Socialista) fu fondata, nel febbraio 1989, dalla corrente di sinistra del PSDI, capeggiata da P.L. Romita, che ne divenne segretario. Nell´ottobre successivo il movimento confluí nel PSI.



Fonte: di FERDINANDO LEONZIO
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