19 Febbraio 2020
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"PUTIN: IL GATTOPARDO DELLE RUSSIE"

26-01-2020 - IL SOCIALISMO NEL MONDO
Vladimir Putin è un giocatore. Nonostante la popolazione russa si stia riducendo, i salari e il reddito nazionale lordo pro capite stiano crollando, il permanere di un'industria poco efficiente che non ha saputo innovarsi e la corruzione dilagante, si comporta come avesse in mano un poker d'assi. E in Russia viene considerato una delle poche persone che si preoccupano del popolo. Poco alla volta, è riuscito a imporsi come politico forte, simbolo di una Russia che sta risorgendo, energica e spavalda. Nel 1999 fa bombardare Groznyj, la capitale della repubblica separatista della Cecenia, dopo che a Mosca e Volgodonsk si erano verificati una serie di attentati. I suoi oppositori – fra cui l'ex oligarca Boris Berezovsky e l'ex spia russa Alexander Litvinenko – hanno avuto vita breve: o sono stati trovati morti, o sono finiti in carcere. Ad alimentare il “mito Putin”, ci pensa la macchina della propaganda: chi non ricorda le fotografie che lo ritraggono mentre cavalca a petto nudo o combatte contro l'orso bianco? Non solo, ma ha progressivamente accentrato nelle sue mani ogni aspetto della macchina dello Stato: ha limitato l'autonomia delle regioni, ha dato un potere quasi assoluto compresa la facoltà di controllare alcune branche dell'economia al FSB erede del KGB, i temuti servizi segreti dell'Unione Sovietica. Ha limitato la libertà di stampa. Quanto al rapporto con gli oligarchi, non ha intaccato il loro potere, a patto che stiano lontani dalla politica e righino dritto. Chi ha osato sfidarlo, come Mikhail Khodorkovsky, è stato arrestato, processato e condannato ad anni di prigione. E chi si candida alle elezioni, se non è d'accordo con lui, sa che rischia la galera se non la vita. Putin, di fatto, presiede un capitalismo di stato, dove contano non tanto efficienza economica, profitti e innovazione, ma lealtà personale e cessione di fondi ad amici.
Vladimir Vladimirovič Putin è nato a San Pietroburgo nel 1952. Dopo la laurea in Diritto internazionale, ha collaborato con l'allora sindaco di San Pietroburgo. Verso la fine degli anni Novanta Boris Eltsin lo nomina a capo dell'FSB. Nel 1999 è deputato e, dopo qualche mese, primo ministro della Federazione Russa. Il 31 dicembre, Eltsin dà le dimissioni, e Putin diventa presidente ad interim. Tre mesi dopo, vince le elezioni presidenziali, idem nel 2004. Dovrebbe essere il suo ultimo mandato presidenziale, ma nel 2008 promuove la candidatura di Dmitrij Medvedev, suo alleato, dal quale si fa nominare primo ministro. In questi primi anni in cui è al governo, la Russia gode di una spettacolare crescita economica, grazie all'aumento del prezzo del petrolio, una delle principali esportazioni del paese. Nel 2008 però le cose cambiano drammaticamente, a causa della caduta del prezzo del gas e del petrolio e le sanzioni occidentali. La crisi economica non intacca però il suo potere. Nel 2012, fa cambiare la Costituzione per aumentare la durata dei mandati presidenziali a sei anni, e viene eletto di nuovo presidente, mossa che gli riesce anche nel 2018. Nel 2024 al termine del secondo mandato consecutivo da presidente, Putin dovrebbe nuovamente lasciare l'incarico. Cogliendo tutti di sorpresa, il 15 gennaio 2020 fa quello che già gli era riuscito nel 2012: cambia le regole del gioco. Annuncia modifiche alla Costituzione, cui seguono le dimissioni del primo ministro Dmitrij Medvedev e dell'intero governo. Nuovo primo ministro sarà Mikhail Mishustin, uno sconosciuto tecnocrate, già capo dell'agenzia russa che si occupa di tasse. I cambiamenti alla Costituzione, che dovranno essere approvati da un referendum, prevedono: riduzione dei poteri del presidente dopo il 2024, conferimento al parlamento del potere di confermare il primo ministro e il suo governo, rafforzamento del ruolo del Consiglio di Stato, che diventerà così uno degli organi più importanti dello stato russo. E' chiaro a tutti che si tratta di una mossa tendente a prolungare indefinitamente il suo potere. Com'è chiaro che il suo prestigio sta aumentando. E' sempre più presente sulla scena internazionale. E' in stretta relazione con il presidente cinese Xi Jinping, seconda potenza emergente del mondo. Ha incrementato la presenza militare della Russia in Siria. Ha occupato la regione ucraina della Crimea. Ha allargato la propria influenza politica ed economica nei paesi ricchi di risorse naturali in Africa. Ma non si è limitato all'Africa. Grazie al vuoto lasciato dagli Stati Uniti, la sua influenza si sta estendendo in tutto il Medio Oriente. In Europa ha appoggiato e sostenuto i partiti di estrema destra in Francia, Grecia, Bulgaria, Ungheria, Italia. Ha avviato un intenso sforzo diplomatico con i leader dei Paesi che sostengono l'uno o l'altro dei due rivali in guerra in Libia: Fayez al-Serraj a Tripoli e il generale Khalifa Haftar a Bengasi, cui fornisce armamenti. L'8 gennaio ha inaugurato a Istanbul insieme con il presidente della Turchia Erdogan il gasdotto sottomarino Turkish Stream, che rafforza il controllo russo sulle forniture di gas alla Turchia e all'Europa, sfidando le sanzioni statunitensi. Quando sarà del tutto funzionante fornirà 31.5 miliardi di metri cubi di gas all'anno alla Turchia, ma anche a Bulgaria, Grecia, Macedonia, Ungheria e Serbia. In fase di attuazione i gasdotti Nordstream e Nordstream 2, che passando per il Baltico approderanno in Germania. In questo modo l'Europa sarà dipendente dalla Russia per il 35% della fornitura di gas. Tutto questo fornirà alla Russia valuta straniera, indispensabile per una crescita economica. Non solo: in questo modo, Putin indebolisce le relazioni della Turchia nei confronti degli alleati Nato. L'11 gennaio in un incontro con Angela Merkel ha affrontano il problema Medio Oriente, ma anche quello relativo al Nord Stream 2, il gasdotto finito nelle mani della sanzioni americane, che sarà operativo alla fine dell'anno: progetto definito da Merkel a vantaggio dell'intera Europa. Il ruolo centrale di Putin sulla scena internazionale è ormai un fatto innegabile.
A settembre, in Russia, si terranno le elezioni parlamentari, dal cui esito dipende il futuro politico di Putin, minacciato dalla povertà diffusa, la disuguaglianza economica e la corruzione. Ma da buon giocatore di scacchi, sa come muovere le pedine per mantenere gli equilibri e il ruolo raggiunto. Sa come mettere i suoi potenziali eredi uno contro l'altro, fomentando rivalità, assicurandosi che nessuno possa sfidarlo, accumulando nelle sue mani sempre più potere per attuare quello che è stato – a detta degli esperti - il suo progetto fin dall'inizio: tornare allo status precedente alla caduta dell'URSS.



Fonte: di GIULIETTA ROVERA

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