23 Febbraio 2019
[]

"PENTECOSTALI: A PROPOSITO DI UNA RECENSIONE
GIANCARLO RINALDI vs GIORGIO SPINI"

22-01-2019 - STORIE & STORIE
Con vivo sdegno, respingiamo al mittente i rilievi ingenerosi e per taluni aspetti lesivi dell'onorabilità e dell'onestà intellettuale di Giorgio Spini, contenuti nell'articolo del prof. Giancarlo Rinaldi, Giorgio Spini e il pentecostalesimo: Homerus dormitat? (1).
Alla questione posta nel titolo dal prof. Rinaldi, rispondiamo che Giorgio Spini non ha mai dormito, né sonnecchiato in tutta la sua vita. Egli era finanche troppo vigile e presente ai grandi momenti della storia, così come nell'esercizio dell'attività intellettuale e alla vita pubblica, politica e religiosa del suo tempo.
Per questa ragione e su invito del compianto avvocato Gerardo Marotta, Spini aveva svolto nel 2003 un ciclo di tre lezioni sul protestantesimo all'Istituto Italiano di Studi Filosofici. Le lezioni furono assai partecipate da giovani borsisti, ricercatori, professori di scuola e dell'Università italiana, evangelici napoletani e semplici uditori.
Chi accompagnò Spini in quelle giornate, assicura però di non aver mai veduto il prof. Rinaldi aggirarsi negli ambienti suggestivi del Palazzo Serra di Cassano. Né questo ci desta meraviglia, giacché il prof. Rinaldi stesso sostiene di aver appreso solamente di recente che quelle lezioni si erano svolte a Napoli e che erano state successivamente pubblicate nel 2005 per i tipi della Città del Sole.
A distanza di quindici anni da quelle lezioni e tredici dalla pubblicazione del saggio Il protestantesimo italiano nel Novecento, il prof. Rinaldi, divenuto oramai esperto di cose pentecostali, ci delizia di “alcune poche sottolineature pertinenti alla storia pentecostale”, per “contribuire a un ampliamento del quadro atto a migliorare la fruibilità di un testo che, come tutti quelli dell’Autore in questione, merita di essere letto e riletto, anzi studiato”. Il quale testo, tuttavia, oltre a essere praticamente introvabile, è stato superato dal saggio Italia di Mussolini e protestanti, proprio nelle parti oggetto delle sottolineature del prof. Rinaldi. Quest'ultimo saggio è stato peraltro ripubblicato nel 2016 dalla casa editrice Claudiana. Tempi davvero troppo recenti per il prof. Rinaldi. Il quale si accorge dei testi in commercio solamente dopo un paio di lustri, a condizione che egli si trovi a passare tra le bancarelle di via Port’Alba a Napoli.
In ogni caso, il prof. Rinaldi, dopo molte evoluzioni sulla figura di Giorgio Spini, muove alcune critiche legnose, cui tuttavia lo storico Giorgio Spini non potrà replicare, giacché scomparso nel 2006. E noi ci chiediamo di passaggio che senso abbia una recensione a un volume uscito quindici anni orsono, il cui autore è già troppo passato a miglior vita per rispondere ai rilievi del professore di storia pentecostale. Non avanziamo ovviamente ipotesi. Epperò l'estensore delle notarelle per “contribuire a un ampliamento del quadro atto...”, ecc. ecc., non ci fa davvero una grande figura di studioso e di galantuomo. Ma forse i galantuomini sono galantuomini fino ad un certo punto.
Secondo il prof. Rinaldi, le pagine che Spini ha scritto in questo saggio sul movimento pentecostale sono “un cantiere di affettuosi rapsodici pensieri che un vero profilo di storia da par suo”. E questo perché Spini intratteneva col movimento pentecostale “frequentazioni ricorrenti” e aveva per esso “simpatie sincere e sintonie fraterne”. La prosa è un po' contorta. Ma davvero il Rinaldi ritiene che chiunque intrattenga con un movimento religioso “frequentazioni ricorrenti” e abbia per esso “simpatie sincere e sintonie fraterne”, finisca in certo modo per scrivere su di esso “un cantiere di affettuosi rapsodici pensieri che un vero profilo di storia da par suo”. E questo nonostante che Spini, il quale nutriva “frequentazioni ricorrenti” e aveva “simpatie sincere e sintonie fraterne” con il vario mondo del protestantesimo italiano abbia scritto la trilogia: Risorgimento e protestanti, Italia Liberale e protestanti, Italia di Mussolini e protestanti.
Non si accorge peraltro il Rinaldi che il saggio oggetto delle sue graziose notarelle è un saggio di ampia divulgazione e che ripropone lo schema di lezioni tenute a un pubblico vasto e sovente digiuno di storia del protestantesimo italiano. In altre parole, le “frequentazioni ricorrenti” e altre simili considerazioni, non sono affatto il nesso causale dei riferimenti di passaggio al movimento pentecostale in questo volume. Giorgio Spini non era uno sciocco sentimentale, né era solito affastelare “attettuosi rapsodici pensieri”. Era un uomo fin troppo pragmatico e serio in ogni aspetto del suo agire.
Il paragrafo poco più sotto affronta il tema della Circolare Buffarini-Guidi, cioè di quella disposizione di polizia che, a partire dal 1935, avviò la persecuzione del movimento pentecostale italiano. Spini viene rimproverato di non aver scritto che i veri ispiratori di quella circolare erano le gerarchie ecclesiastiche vaticane. Ci scuserà tuttavia il prof. Rinaldi se gli facciamo notare che il prof. Giorgio Spini, mentre pubblicava Il protestantesimo italiano nel Novecento, andava approfondendo questo argomento e stendeva quei capitoli, che sarebbero comparsi nel volume Italia di Mussolini e protestanti, uscito postumo nel 2007. Proprio in quel saggio, Giorgio Spini parlava a p. 236 della “sciagurata circolare emanata nel 1935 dal sottosegretario agli Interni, Guido Buffarini-Guidi”. E aggiungeva: “di cui parleremo tosto”. Una nota del curatore, tuttavia, informa il lettore che “A causa della morte improvvisa dell'A., questa parte sulla Circolare Buffarini-Guidi non è stata mai scritta”.
Voglia pertanto il Rinaldi perdonare a Giorgio Spini la sua morte improvvisa, la quale gli ha impedito di approfondire quei temi, per cui oggi lei scrive queste davvero tanto utili notarelle. E voglia altresì perdonare lo storico fiorentino se più volte abbia fatto riferimento al regime fascista come estensore principale di questa circolare. Una cosa davvero fuori luogo, giacché - cosa impensabile - la circolare è frutto del regime fascista. Ma a noi, contrariamente al suo autorevole giudizio, sembra che repetita iuvant, e non iuvat come ella scrive nelle sue notarelle, rimanga un esercizio utile, specie nella nostra Italia dalla memoria corta.
Altra critica: Spini avrebbe giudicato troppo superficialmente la Legge sui Culti Ammessi, perché ragionava “secondo una sensibilità che è moderna”. A parte il fatto che non sapremmo davvero spiegare a noi stessi cosa sia un ragionamento “secondo una sensibilità che è moderna”, l'estensore delle notarelle pare non abbia letto affatto le pagine che egli cita in questo suo paragrafo, altrimenti avrebbe compreso che Spini non era contrario alla Legge sui Culti Ammessi perché ragionava “secondo una sensibilità che è moderna”, ma perché con essa, fra le altre cose, “il regime fascista si garantiva una pesante ingerenza nelle chiese evangeliche, accordando o negando il riconoscimento a ministro di culto” (p. 46). Né il magistrato Mario Piacentini viene chiamato in questo saggio “sempliciotto” o “incauto”: questi attributi egli li riferisce piuttosto ai protestanti italiani, per la ragione sopra esposta. Suggeriamo pertanto al prof. Rinaldi una lettura più attenta dei saggi che trova sulle bancarelle di Port'Alba.
Quanto agli applausi che il mondo evangelico tributò al fascismo per questa legislazione sui culti ammessi, essi furono dettati dalla speranza di mantenere in qualche modo aperta la strada alla testimonianza evangelica nell'Italia Fascista. Spini condanna il “grigiore intellettuale e spirituale” di questo appeasement. Rinaldi, invece, sembra rimasto il solo in Italia a difendere una legge sui culti ammessi che, oggettivamente, rappresenta l'ultimo retaggio del fascismo in materia di politica ecclesiastia: altro che “sensibilità moderna”!
Sempre a giudizio del Rinaldi, Spini errava a sostenere che “nessuno storico di parte laica fece un’indagine di livello scientifico di questa ondata d’intolleranza”. E questo perché non si era accorto di due importanti monografie, rispettivamente di Raffaele Pettazoni, Italia religiosa, e di Giacomo Rosapepe, Inquisizione addomesticata. Ebbene: né l'una, né l'altra sono opere “di livello scientifico di questa ondata d’intolleranza”. Sono piuttosto saggi di denuncia sulle vessazioni religiose in Italia, che avevano lo scopo di animare e informare l'opinione pubblica contro questa condizione di violenze e soprusi contrari ai principi fondamentali della Costituzione.
A pag. 61 del saggio oggetto delle annotazioni del professore dell'Orientale di Napoli, Spini commetterebbe uno “scivolone” addirittura “imperdonabile” di “politica politicante”. Egli ha sostenuto che, cito dal Rinaldi, “dopo la Costituzione i socialdemocratici e i repubblicani (come i DC) ritenevano la circolare Buffarini Guidi più importante della Costituzione stessa”. E questo, sempre secondo il prof. Rinaldi, sarebbe “Falso” (Falso con la F maiuscola, cui segue un punto fermo per rafforzare la condanna postuma del professore). Non abbiamo ben compreso cosa c'entri in questa condanna la “politica politicante”. Spini svolge un giudizio storico, che il nostro professore potrà non condividere, ma che, in ogni caso, rimane nell'ambito della critica storica, non già in quello della “politica politicante”, che è una categoria dispregiativa dell'azione politica dei dilettanti disonesti.
Eppoi, mi perdoni, ella rimprovera a Spini uno “scivolone” addirittura “imperdonabile”, che però Spini non ha mai commesso. Perché, e di questo bisogna proprio che se ne faccia una ragione, le cose stavano esattamente come le ha descritte Spini in quel saggio. Gli sforzi generosi di Preti e di Bogoni in favore della libertà religiosa costituirono dei casi isolati all'interno dei loro rispettivi partiti. Nenni aveva sostenuto che la religione era un affare privato e comunque un ingombro al pieno sviluppo dell'umanesimo marxista (maggio 1954). Bogoni confessava di essere un isolato nel suo partito. I partiti cosiddetti laici come il socialdemocratico non intendevano viceversa impegnarsi direttamente su questo fronte per impedire una virata a destra del regime democristiano. Legga pure i volumi di Stefano Gagliano (Lotta per l'Italia laica e protestantesimo ed Egualmente libere? di recente pubblicazione) e si accorgerà che le cose stanno esattamente come le ha descritte Giorgio Spini.
Lasci perdere, per favore, di segnalare alla pubblica opinione come “falsi” o “scivoloni” addirittura imperdonabili giudizi storici che, contrariamente a quanto voglia far credere al suo pubblico di amatori della sua prosa leccata, sono giudizi fondati su verità storiche incontrovertibili. Respingiamo altresì al mittente la nota malevola sul fatto che Giorgio Spini fosse “ben inserito nei corridoi della politica”, giacché egli entrò in politica non già attraverso i corridoi, ma attraverso la lotta clandestina e poi fu protagonista della scena politica dell'Italia repubblicana, come peraltro gli ha riconosciuto a suo tempo Carlo Azeglio Ciampi. Quanto alla presenza dei suoi scritti sui “palchetti delle biblioteche”, diremo che essi non stanno sui palchetti, ma sono un patrimonio immanente di una ricerca attenta e impegnata, di cui menar vanto.
Veniamo adesso ad un altro cosiddetto “scivolone” di Spini. A p. 72, sempre secondo la lettura del Rinaldi, il professore fiorentino avrebbe sostenuto che - cito dal Rinaldi - le assemblee di Raffadali (1944-1945) fossero “momenti in cui il pentecostalesimo s’avviò a darsi ordinamento presbiteriano”. E questa sarebbe una ricostruzione “parziale se non fuorviante”. Ma in questo caso è lo stesso Rinaldi a essere “parziale se non fuorviante”, giacché Spini, a p. 72, ha scritto il seguente passaggio: “L'assemblea di Raffadali decise di dare al movimento pentecostale italiano un ordinamento che coniugasse l'impeto del congregazionalismo con la forza organizzativa e la disciplina del presbiterianismo”. In questo senso, consiglio ancora una volta al prof. Rinaldi una letturina più attenta dei testi che cita.
Sempre a p. 72, Spini avrebbe sostenuto ancora un'altra affermazione errata. E cioè che i pentecostali si allontanarono dal dopoguerra “dai modi” (e non dai mondi: come cita – male! - Rinaldi) “fortemente emozionalistici e dai chiusi fondamentalismi e dal greve antintellettualismo delle Holiness Churches americane”. Rinaldi a questo punto reagisce. E scrive:

Meraviglia che uno storico metodista, come Spini, non abbia riconosciuto le radici squisitamente metodiste dei movimenti di santità che niente hanno a che fare con il fondamentalismo. È vero il contrario: il fondamentalismo, dopo aver solennemente condannato il pentecostalesimo, è penetrato nel mondo pentecostale quanto più questo si è allontanato dalla culla metodista / di santità per approdare a posizioni fondamentaliste le quali, storicamente, furono invece partorite proprio in ambienti presbiteriani negli USA.

Infine vi è la difesa spertica delle vicende scollaciate di Guglielmo Marconi, che Spini invece rivela con dovizia di particolari. Intanto ci chiediamo: cosa c'entrano questi episodi con le vicende pentecostali? Le notarelle del Rinaldi non erano forse “sottolineature pertinenti alla storia pentecostale”? In ogni caso: Spini sostiene che Marconi fosse passato al cattolicesimo per opportunismo politico, che Mussolini premiò successivamente, facendo Marconi presidente dell'Accademia d'Italia. Rinaldi non è d'accordo. E di questo prendiamo atto. Ma poi scrive un vero e proprio panegirico di Marconi:

Guglielmo Marconi fu il genio che incontestabilmente è stato, persona e scienziato ben al di sopra di pruriti e raccomandazioni. Ce ne fossero ancòra come lui a reggere le nostre accademie e università! Ve ne fossero ancòra uomini e studiosi come Giovanni Gentile a reggere i nostri Ministeri! Io sono sincero e non esito a dire a chiare lettere che li rimpiango: non guardo il loro distintivo, guardo la loro levatura, proprio come oggi conviene guardare ai distintivi e non alla levatura al fine di non scoppiare in lacrime.

Questo passaggio nostalgico non ci piace affatto. Ma va bene così. Noi, viceversa, avremmo preferito Salvemini ancora all'Università negli anni del fascismo, in un paese senza fascisti, e Benedetto Croce Ministro della Pubblica Istruzione! Avrebbero fatto certamente scintille, ma perlomeno avremmo avuto un pensiero spirituale privo di opportunismi e pose muscolari da primi della classe.
Anche perché, leggendo con attenzione il volume del Prof. Rinaldi, Una lunga marcia verso la libertà. Il movimento pentecostale tra 1935 e il 1955, Chieti Scalo, GBU 2017, pp. 307, abbiamo riscontrato come queste pose da “Accademico d'Italia” siano davvero fuori luogo. Si tratta infatti di un lavoro compilativo e riassuntivo di tutta una serie di resultanze fin qui disponibili intorno a una parte di storia del movimento pentecostale italiano, senza una vera e propria interpretazione originale da offrire al lettore. Né può essere di qualche utilità ad altri studiosi della materia, giacché esso risulta privo quasi completamente di quei riferimenti necessari a chi voglia riscontrare e vagliare la veridicità delle affermazioni riportate. Tenuto altresì conto delle non poche interpretazioni singolari di storia contemporanea e delle carenze importanti in ambito bibliografico, non possiamo non rilevare come questo saggio non sia davvero il volume fondamentale che il movimento pentecostale chiedeva. Spiace dirlo: dobbiamo ancora attendere! Nel frattempo ci teniamo strette le riflessioni di un grande storico italiano: Giorgio Spini!


Fonte: di STEFANO GAGLIANO

Link

[]
http://www.avvenirelavoratori.eu
Periodico socialista fondato 1897.
[]
www.ilponterivista.com
Rivista mensile di politica economica e cultura
fondata da Piero Calamandrei.
[]
www.biblionedizioni.it
Biblion Edizioni, storica casa editrice.
[]
www.criticaliberale.it
"NON MOLLARE" - Quindicinale on line di Critica Liberale,da più di quarant´anni la voce del liberalismo progressista in Italia.
Nuova Serie
"La Rivoluzione Democratica"
1, MARZO 2017

Realizzazione siti web www.sitoper.it
close
Richiedi il prodotto
Inserisci il tuo indirizzo email per essere avvisato quando il prodotto tornerà disponibile.



Richiesta disponibilità inviata
Richiesta disponibilità non inviata
invia ad un amico
chiudi
Attenzione!
Non puoi effettuare più di 10 invii al giorno.
Informativa
Informativa Privacy
La presente informativa descrive le modalità di gestione del Sito, da Lei ora visitato, di cui è Titolare, il giornale "LA RIVOLUZIONE DEMOCRATICA", registrazione al Tribunale di Firenze n°5863 del 17/02/2012 (di seguito, "Giornale" per brevità), che ha come finalità l´informazione critica, la difesa della laicità delle Istituzioni e la diffusione della cultura laica, con sede in Firenze, accessibile al seguente nome di dominio
http://www.rivoluzionedemocratica.it
in riferimento al trattamento dei dati personali dei navigatori che vi accedono e che interagiscono con esso.

Premessa
I considerazione delle modifiche al D. Lgs. n. 196/2003 (Codice in materia di protezione dei dati personali, di seguito "Codice Privacy"), introdotte recentemente con il D.L. 201/2011 convertito nella L. 214/2011, la presente informativa si rivolge alle persone fisiche che, per conto proprio o di associazioni interessate, decidano di accedere al Sito ed interagire con esso ed è resa ai sensi dell´art. 13 del Codice Privacy.
L´informativa si ispira anche alla Raccomandazione n. 2/2001 che le autorità europee per la protezione dei dati personali, riunite nel Gruppo istituito dall´art. 29 della direttiva n. 95/46/CE, hanno adottato il 17 maggio 2001, per individuare alcuni requisiti minimi per la raccolta di dati personali on-line, e, in particolare, le modalità, i tempi e la natura delle informazioni che i titolari del trattamento devono fornire agli utenti quando questi si collegano a pagine web, indipendentemente dalle ragioni e finalità del collegamento.
In linea generale, è opportuno precisare che attraverso il Sito vengono effettuate le seguenti tipologie di raccolta dati:
- raccolta necessaria ed automatica dei dati del navigatore inerenti all´interazione con il Sito;
- trattamento correlato alla raccolta di dati, immessi volontariamente dal navigatore, attraverso l´invio di e-mail agli indirizzi indicati per contattare il Titolare (ad esempio, sezioni "Contatti" e "Iscriversi al circolo").

La presente informativa si riferisce unicamente alle operazioni di trattamento effettuate su dati raccolti con le modalità sopra indicate e non si riferisce, quindi, ai trattamenti effettuati tramiti altri siti, a cui l´utente vorrà accedere mediante link dal Sito. Per tali trattamenti dovrà essere fornita, da parte dei rispettivi Titolari, autonoma informativa.
Si precisa, in particolare, che i trattamenti sui dati conferiti accedendo a siti di terzi, raggiungibili mediante i link pubblicati sul Sito, sono effettuati da soggetti diversi dal Giornale.
Premesso che il Giornale non effettuerà alcuna comunicazione dei dati degli utenti a tali soggetti e che ogni iniziativa per entrare in contatto e chiedere informazioni, è rimessa all´esclusiva attività dell´Interessato o del rispettivo Titolare, il giornale non sarà in alcun modo responsabile dei trattamenti che verranno effettuati da parte di tali soggetti, a fronte dell´iniziativa dell´utente medesimo.

1. Finalità del trattamento
1.1 Le operazioni di trattamento di seguito illustrate sono unicamente rivolte alla corretta proposizione ed erogazione dei servizi offerti tramite il presente Sito dal Giornale medesimo per il perseguimento dello scopo associativo. L´Attività on line del Giornale consiste prevalentemente nella pubblicazione di contenuti, caratterizzati da un alto livello qualitativo, sui temi di interesse del Giornale e dei dati personali dei rispettivi autori, aventi con il Giornale rapporti regolari, nonché nello scambio, anche mediante messaggi di posta elettronica, di opinioni e informazioni di varia natura, relative in particolare alla vita e alle attivitàdel Giornale medesimo o ad eventi di rilevanza nel dibattito culturale che il Giornale intende promuovere.
1.2. A tal fine, il Titolare ha predisposto sezioni ad hoc del Sito.
In particolare, nella sezione "Contatti" è presente l´indirizzo e-mail interattivo cui l´Utente può trasmettere i propri dati personali e/o dell´Associazione di appartenenza, al Giornale. Più precisamente, in tale ipotesi il trattamento è finalizzato al mero scambio di informazioni e di contatti, comunque di natura non professionale, inerenti all´attività del Giornale .
In ogni caso, i dati raccolti tramite il presente Sito saranno trattati secondo principi di correttezza, liceità e trasparenza, per la tutela della riservatezza e dei diritti degli interessati, ed unicamente per il perseguimento dello scopo associativo. Negli stessi limiti saranno trattati anche i dati personali che dovessero essere inviati spontaneamente al Giornale dai visitatori del sito anche con modalità off-line (fax, posta, telefono od altro).

2. Tipi di dati trattati
2.1 - Dati di navigazione I sistemi informatici e le procedure software preposte al funzionamento di questo Sito registrano, nel corso del loro normale esercizio, alcuni dati personali la cui acquisizione avviene in modo automatico e inevitabile, qualora si utilizzino i protocolli di comunicazione di Internet. Sono dati che, pur non essendo reperiti con lo scopo specifico di identificare i rispettivi Interessati, ben potrebbero, a causa delle loro stesse caratteristiche, essere associati a banche dati di terzi e così consentire l´individuazione degli utenti. Appartengono a questa categoria di dati, ad esempio, gli indirizzi IP o i nomi a dominio degli elaboratori utilizzati dagli utenti che si connettono al Sito, gli indirizzi in notazione URI (Uniform Resource Identifier) delle risorse richieste, l´orario della richiesta, il metodo utilizzato nel sottoporre la richiesta al server, la dimensione del file ottenuto in risposta, il codice numerico indicante lo stato della risposta data dal server (buon fine, errore, ecc.) ed altri parametri relativi al sistema operativo e all´ambiente informatico dell´utente. Questi dati vengono utilizzati al solo fine di ricavare informazioni statistiche anonime sull´uso del Sito e per controllarne il corretto funzionamento, e vengono cancellati immediatamente dopo l´elaborazione.
Si precisa che i dati di navigazione potrebbero essere usati per l´accertamento di responsabilità in caso di eventuali reati informatici ai danni del Sito, conformemente alle procedure vigenti presso le Autorità competenti.
2.2 Meccanismi automatici di raccolta
In conformità a quanto previsto nel Provvedimento del Garante n. 229 dell´8.5.2014, si informa che in questo Sito non si utilizzano "cookies persistenti", trojans, spywares, web bugs, ovvero sistemi per il tracciamento degli utenti (cookies di profilazione), ma soltanto cookies cosiddetti "tecnici", di navigazione, di sessione o di funzionalità.
L´uso di c.d. "cookies di sessione" (che non vengono registrati in modo persistente sull´elaboratore dell´utente e svaniscono con la chiusura del browser) è unicamente finalizzato a rendere l´esplorazione del Sito sicura ed efficiente.
I c.d. cookies di sessione, utilizzati in questo sito, evitano il ricorso ad altre tecniche informatiche potenzialmente pregiudizievoli per la riservatezza della navigazione degli utenti e non consentono l´acquisizione di dati personali identificativi dell´utente I cookies "analitici" vengono utilizzati dalla società ShinyStat per effettuare trattamenti in forma aggregata ed anonima, per i quali si fornisce l´informativa generale ed il modulo per esercitare l´opt-out tramite i link qui sotto:
- ShinyStat http://www.shinystat.com/it/informativa_privacy_generale_free.html
- ShinyStat http://www.shinystat.com/it/opt-out_free.html
- Facebook http://www.facebook.com/policy.php
- Twitter http://twitter.com/privacy
- Google+, Google Maps e YouTube https://www.google.it/intl/it/policies/privacy/
- Vimeo https://vimeo.com/cookie_policy
2.3 Si precisa, per completezza, che i dati personali - una volta resi anonimi - potranno essere utilizzati per elaborare statistiche o per rilevare il grado di soddisfazione degli utenti. In ogni caso, la raccolta e il trattamento dei dati personali degli utenti non saranno finalizzati ad attività di marketing, di informazione commerciale e/o di indagini di mercato.

3. Tipologia di dati
3.1 Il trattamento dei dati effettuati tramite il presente Sito avrà prevalentemente ad oggetto dati comuni.
Tuttavia, in considerazione della natura del Giornale, il trattamento, inoltre, potrà riguardare anche i dati personali idonei a rivelare le convinzioni religiose e/o le opinioni politiche degli utenti e/o degli Associati, e/o dei soggetti che - in relazione allo scopo associativo - hanno contatti regolari con il Giornale. In ogni caso, tramite il presente Sito non saranno trattati dati inerenti alla salute. Pertanto, La invitiamo a non comunicarci dati personali attinenti al Suo stato di salute e alla Sua vita sessuale, ai sensi dell´art. 26 del Codice. In presenza di tali dati, il Giornale procederà alla tempestiva distruzione del relativo messaggio e/o comunicazione da Lei eventualmente fornita.
3.2 Il trattamento dei dati si svolgerà in conformità della vigente Autorizzazione Generale del Garante per la protezione dei dati personali n. 3/2011 e successive .
3.3 Il conferimento dei dati è in ogni caso facoltativo. Tuttavia, il mancato conferimento dei dati relativamente ad alcune sezioni del Sito e, più precisamente, in relazione alla Sezione "Contatti" comporterà l´impossibilità, per l´Associazione, di fornire il relativo servizio.

4. Modalità di trattamento
4.1 Il medesimo sarà effettuato prevalentemente con l´ausilio di mezzi informatici e telematici ma anche manualmente. I dati infatti potranno essere conservati sia in archivi cartacei sia in archivi elettronici, in modo da consentire, laddove necessario, l´individuazione e la selezione di dati aggregati, per il tempo non eccedente la durata e le necessità del trattamento.
4.2 Il trattamento sarà effettuato direttamente dall´organizzazione del Titolare, con l´ausilio dei propri incaricati e/o responsabili del trattamento. Potranno avere accesso ai dati per il perseguimento delle finalità di cui al punto 1, nell´ambito delle rispettive funzioni o mansioni e, in ogni caso, secondo le modalità e nei limiti di cui ai rispettivi atti di nomina a Responsabile o a Incaricato, oltre al Coordinatore/Coordinatrice, al Tesoriere e al Responsabile per la gestione delle istanze ex art. 7 Codice, eventuali società di servizi esterne nominate responsabili del trattamento ai sensi e per gli effetti dell´art. 29 del Codice.
4.3. Infine, si informa l´utente che l´eventuale trasmissione di dati tramite Internet non può raggiungere livelli di sicurezza assoluti. E´ onere dell´utente verificare la correttezza dei dati personali che lo riguardano ed eventualmente procedere alla rettifica, aggiornamento o, comunque, modifica dei dati nel corso del trattamento. Il Titolare non può considerarsi tenuto ad altra prestazione oltre alla puntuale e corretta applicazione degli standard di sicurezza imposti dalla normativa in vigore, con particolare riferimento all´adozione delle misure di sicurezza in conformità di quanto previsto dagli artt. 33-36 del Codice e dal Disciplinare Tecnico di cui all´Allegato B.

5. Conservazione dei dati - durata e aggiornamento
5.1 A seguito di controlli periodici,il Giornale verificherà la stretta pertinenza e la non eccedenza dei dati raccolti rispetto agli obblighi ed alle finalità del trattamento posto in essere, per quanto riguarda i dati che rivelano le opinioni e le intime convinzioni.
5.2 Ad eccezione dei dati di navigazione che non vengono conservati oltre una settimana dalla raccolta, gli altri dati verranno conservati in coerenza con lo scopo per il quale sono stati conferiti e comunque nel rispetto della normativa vigente.
5.3 Nel rispetto di quanto previsto dall´art. 11, co. 1, lett. c) Codice, i dati personali saranno aggiornati in seguito alla segnalazione dell´Interessato, in congruità con quanto previsto dall´art. 7, co. 3, lett. a) Codice.

6. Comunicazione e diffusione
6.1 il Giornale non procederà alla comunicazione diretta a terzi dei dati personali raccolti tramite il sito.
6.2 I dati relativi alla navigazione non verranno, in nessun caso, diffusi o comunicati. E´ fatta salva la eventuale comunicazione alle Autorità competenti in relazione alle attività necessarie all´accertamento e alla repressione dei reati.
6.3 I dati personali forniti dagli utenti, che inoltrano richieste di informazioni ai diversi indirizzi di posta elettronica presenti sul Sito, non sono comunicati a terzi.
6.4 Nell´ambito delle finalità indicate nella presente informativa, qualora sia necessario comunicare i dati a soggetti diversi dal Titolare, quest´ultimo provvederà alla designazione degli stessi quali Responsabili del trattamento.

7. Diritti dell´Interessato
7.1 Al Titolare del trattamento potranno essere inoltrate le richieste di cui all´art. 7 del Codice "Diritti dell´interessato", ossia, in particolare il diritto di:
- ottenere dal Titolare la conferma dell´esistenza di dati personali che lo riguardano e la comunicazione dei medesimi in forma intelligibile;
- conoscere l´origine dei dati, la logica e le finalità su cui si basa il loro trattamento;
- conoscere gli estremi identificativi dei Responsabili del trattamento e delle categorie di soggetti ai quali i dati possono essere comunicati o che possono venirne a conoscenza in qualità di Responsabili o Incaricati;
- ottenere la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione della legge, come l´aggiornamento, la rettificazione o, qualora l´interessato vi abbia interesse, l´integrazione dei dati medesimi;
- opporsi in tutto o in parte, per motivi legittimi, al trattamento dei dati personali che lo riguardano ancorché pertinenti allo scopo della raccolta;
- opporsi in tutto o in parte al trattamento previsto ai fini di informazione commerciale o di invio di materiale pubblicitario.
Qualora, a seguito della richiesta di cui all´art. 7 del Codice non risulti confermata l´esistenza di dati che riguardano l´Interessato, potrà essere richiesto a quest´ultimo un contributo spese, comunque non superiore a Euro 10,00.

Le richieste dovranno essere rivolte ai Direttori del Giornale, Responsabili per le richieste ex art. 7, al seguente indirizzo e-mail:
info@rivoluzionedemocratica.it

Si prega di indicare nell´oggetto della comunicazione: "Richiesta ex art. 7 D. Lgs. 30 giugno 2003, n. 196 - Codice in materia di protezione dei dati personali".

8. Titolare ed elenco dei Responsabili del trattamento
Titolare del trattamento dei dati è il giornale on line "LA RIVOLUZIONE DEMOCRATICA" con sede a FIRENZE, mail: info@rivoluzionedemocratica.it
L´elenco aggiornato contenente i nominativi e i recapiti dei Responsabili è disponibile presso la sede del Titolare.
torna indietro leggi Informativa  obbligatorio