13 Dicembre 2019
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"LA PAURA" di Paolo Bagnoli

21-10-2019 - EDITORIALE
Il partito democratico, votando il taglio dei parlamentari, ha consegnato il Paese in ostaggio ai 5Stelle. Pauroso che possa rompersi l'asse di governo è disposto a cedere ai grillini i quali, a loro volta, hanno invece paura di fare qualsiasi cosa per cui si possa dire che sono divenuti diversi da quelli che erano nel governo precedente. Alla recente e non particolarmente brillante loro assise a Napoli, il capo politico lo ha detto chiaramente: in quanto forza postideologica, per loro non fa differenza con chi governano: l'importante è solo governare. Su questo bel pensiero di Di Maio si potrebbe disquisire a lungo; la verità è che, al di là del governo, non sanno esprimere niente di sostanzioso; ciò che veramente li compatta è l'avversità alla democrazia rappresentativa. Il taglio dei parlamentari, vergognoso prezzo che il partito democratico ha pagato in contraddizione con ben tre voti contrari dati in precedenza sul provvedimento, è la prova provata di come, a piccoli passi, facendo passare l'idea che rispetto alle esigenze dei cittadini la rappresentanza è ostacolante ed esornativa, si veicoli l'idea che il Parlamento possa non essere centrale nei processi democratici sostituito dalla democrazia diretta via online. In altri termini, sul modello piattaforma Rousseau. Da buon partner, il partito democratico annuncia che ha in progetto di attivare, anch'esso, forme di consultazione online; è vero che, chi va con lo zoppo, impara a zoppicare!
La riforma è grave in sé non tanto perché diminuisce il numero dei senatori e dei deputati, ma in quanto è fatta in sprezzo oltraggioso verso il Parlamento e la sua funzione. Il partito democratico, un tempo proclamantesi alternativo e tante altre belle cose, sta a cuccia, abbassa la testa e rintana la coda per paura che, se si guasta l'alleanza e si va alle elezioni, torni Salvini alla testa di un ricompattato centrodestra. E mentre i 5Stelle condiscono il taglio dei parlamentari con l'ipocrisia del risparmio – nello specifico Cottarelli l'ha quantificata in un misero 0,007 % -il partito democratico ha cercato di giustificarla con fumose assicurazioni sulla legge elettorale. Attraverso la breccia del taglio dei parlamentari i 5Stelle, lo hanno già annunciato, cercheranno di introdurre pure il vincolo di mandato. Crediamo sia difficile da far passare, ma se poi si finisse per arrivare a un compromesso? Sarebbe egualmente una decisione grave, ma visto come stanno le cose, non ce ne sarebbe da stupirsi. Sul cambio della Costituzione abbiamo assistito a pietose giustificazioni per cercare di coprire tradimenti a se stessi e un confusionismo dilagante. Alle loro paure, - che Zingaretti ha peraltro negato, ma poteva dire altro? - ne aggiungiamo un'altra noi: quella di due forze sbandate senza altra prospettiva che l'immergersi nella quotidianità delle pratiche di governo. Che non emerga dal governo nessun segnale degno di una prospettiva seria per il futuro del Paese sembra confermarla la manovra che prevede 14 miliardi finanziati da maggior deficit. Qui si capisce il perché di Roberto Gualtieri – apprezzatissimo parlamentare europeo – chiamato a mettere in campo la sua buona reputazione di serio politico e i rapporti costruiti in questi anni in Europa, per non vedere ostacolata la inevitabile richiesta di flessibilità.
Paura, tanta paura, fino a concedere ai 5Stelle di dettare le regole del gioco; come nel caso umbro in cui, sotto la maschera del “civismo”, il partito democratico ha ritirato un candidato già lanciato per convergere su un esponente di destra gradito ai grillini. Non solo, ma si disquisisce, con articolate dissertazioni di esponenti di primo piano sulla possibilità di un cammino strategico tra Pd e 5Stelle. Dall'esterno del partito, poi, ma ben dentro ai recinti del ragionamento, D'Alema corteggia Conte lasciando intravedere che potrebbe essere proprio il presidente del consiglio - che ha fatto trapelare di avere in passato votato democratico e facendo vedere come le sue simpatie vadano alla vecchia sinistra democristiana - a spaccare il movimento e a rifondare, insieme ai postcomunisti delusi di come sia riuscita l'operazione del 2007, un nuovo partito democratico.
Un vecchio proverbio dice: chi pecora si fa, lupo la mangia. Ma se si guarda bene chi, in quest'amara commedia fa il lupo, come si fa ad avere tanta paura? Vuol dire non avere il coraggio della politica, quella vera e delle lotte, talora molto impegnative, che essa comporta. Quanto può durare una situazione del genere con un governo ipotecato dal pericoloso nullismo pentastellato e condiviso da una forza che non sa bene cosa è e nemmeno cosa vuole quali i 5Stelle, che vedono solo l'orizzonte del governo, disposti a tutto pur di non perderlo. I democratici stanno attenti a non fare niente che non innervosisca più di tanto l'alleato. Infatti, quello che pensavamo fosse il primo atto del Conte II, lo smantellamento dei decreti tanto cari a Salvini, non è ancora avvenuto; sembra essere passato tra le cose dimenticate.
Con la paura non solo non si va lontano e non si salvaguarda la democrazia. E' una lezione che viene dalla storia; tuttavia, il presente senza il passato non ha storia e, guarda caso, i 5Stelle, combattendo la democrazia parlamentare, infangando chi è stato chiamato a esercitarvi la rappresentanza del popolo – il senso della guerra ai vitalizi – vogliono cancellare la storia perché, ora, sono loro la nuova storia. Beh: ci sembra proprio una brutta e preoccupante storia.

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