06 Ottobre 2022

"LA FUSIONE SOCIALISTA DI PARIGI (1930)"

25-06-2018 - STORIE&STORIE
Il primo partito ad essere sciolto (5-11-1925) dal regime fascista, in seguito al fallito attentato al Duce del suo esponente ed ex deputato Tito Zaniboni, fu il Partito Socialista Unitario (PSU)(1), che raggruppava essenzialmente (2) i riformisti turatiani.
All´indomani del provvedimento fu Pietro Nenni, animato, come sempre, da spirito unitario (3), accentuato dalla necessità di rinvigorire il partito per meglio affrontare l´onda fascista, a proporre di riaccogliere nel partito i compagni del disciolto PSU, ricomponendo così l´unità socialista ed affidando la guida dell´Avanti al prestigioso Claudio Treves, suo ex direttore. La Direzione del Psi respinse (4) la proposta e Nenni si vide costretto a lasciare (17-12-1925) l´esecutivo del partito e la direzione del giornale socialista (5).
I riformisti, dal canto loro, col congresso di Roma del 29 novembre 1926 costituirono un nuovo partito con la denominazione di Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (PSLI), con segretario Emilio Zannerini, un fedele militante, amico di Sandro Pertini (6).
Il PSI, che era stato lacerato da tre scissioni, la comunista (1921), la riformista (1922) e la terzinternazionalista (1923), si ritrovò, ancora una volta diviso tra massimalisti puri, maggioritari, e fusionisti, favorevoli alla riunificazione col PSU/PSLI e dunque alla tesi di Nenni. Per dirimere la nuova importante questione la Direzione ritenne indispensabile un congresso, che fu convocato per il 14 novembre 1926. In esso si predisponevano a fronteggiarsi quattro mozioni: Difesa Socialista (Vella Vernocchi) (7), Azione Socialista (Bacci, Mazzali), quella del Comitato per l´unità socialista nel PSI (Nenni, Romita) e quella dei terzinternazionalisti rimasti nel PSI (Lazzari, Clerici). Il congresso però non ebbe mai luogo, in seguito ai provvedimenti liberticidi del governo fascista che il 5 novembre 1926 emanò una serie di provvedimenti liberticidi, fra cui la soppressione dei giornali e dei partiti ostili (8), dando così inizio ad una vera e propria dittatura. La Direzione del PSI fece appena in tempo a delegare i suoi poteri alla Direzione clandestina di Parigi, già designata a suo tempo, con segretario il massimalista Ugo Coccia (1895-1932) (9), ex vicesegretario del PSI nel 1925.
I due partiti socialisti dunque cercarono di ricostituirsi all´estero, stabilendo le sedi centrali a Parigi. Il più piccolo, ma più omogeneo, PSLI nel suo primo congresso in esilio (Parigi, 18-19 dicembre 1927) assunse la denominazione di Partito Socialista Unitario dei Lavoratori Italiani (PSULI), con organo Rinascita Socialista, diretto da G.E. Modigliani, apostolo ed eroe del pacifismo. Guida naturale ne era Filippo Turati, fuggito in Francia (10) per sottrarsi ad una probabile rappresaglia delle squadracce fasciste che sotto le sue finestre così cantavano: E con la barba di Turati/ noi faremo spazzolini/ per lustrare gli stivali/ di Benito Mussolini. Al PSULI, che contava circa 500 iscritti, aderivano eminenti figure del socialismo italiano come Oddino Morgari, Bruno Buozzi, Giuseppe Faravelli, Giuseppe Saragat.
Alla fine del 1927 il PSI contava circa 1500 iscritti, divisi in tre federazioni in Francia e una ciascuna in Svizzera, Belgio, Argentina, USA, più trenta gruppi sparsi nel mondo e alcuni altri clandestini in Italia. In esso convivevano tre componenti: un gruppo terzino, favorevole all´unificazione coi comunisti, riunito attorno al giornale Il nostro Avanti, che la Direzione, forte della vecchia deliberazione del 1923 che vietava le frazioni, espellerà; un gruppo fusionista, capeggiato da Pietro Nenni, favorevole all´unificazione socialista coi compagni del PSULI (tale gruppo sarebbe probabilmente prevalso numericamente se alcune sue frange non fossero state espulse dalla Direzione); in mezzo stava la Direzione, in maggioranza massimalista, la quale stava arroccata agli ultimi deliberati della direzione italiana, secondo cui solo un congresso italiano (e dunque non un convegno di emigrati) poteva decidere una così importante modifica di linea quale sarebbe stata una fusione con altre organizzazioni, comuniste o riformiste che fossero.
Il convegno di Marsiglia (11) del 15 gennaio 1928 tuttavia superò d´impeto la pretesa della Direzione di limitare la discussione ai soli temi organizzativi, in quanto tutti i presenti – massimalisti, fusionisti o terzini – avevano voglia di entrare nel merito delle questioni "calde", tanto che vi furono presentate alcune mozioni, fra cui quella del Comitato di Difesa (massimalista), che prevalse di misura, quella fusionista di Filippo Amodeo e quelle locali votate in alcune federazioni. Ma sulla fusione o meno col PSULI il problema rimase aperto. La nuova Direzione elesse (19-2-1928), come segretaria del partito la massimalista Angelica Balabanoff.
La maggioranza massimalista di Marsiglia tuttavia fu ben presto incrinata dal dissenso di chi non si rassegnava al soffocamento del dibattito politico, come Franco Clerici e Ugo Coccia, il quale si dimise dalla direzione dell´Avanti! (12). Di fronte alla diffusa voglia fra gli iscritti di un serio dibattito interno, la Direzione convocò un nuovo convegno che però si sarebbe dovuto occupare solo di problemi organizzativi. Ma il dibattito era ormai inarrestabile e si allargò anche fuori dei confini della Francia, in particolare nella Federazione Svizzera, che pubblicava L´Avvenire del lavoratore, decisamente schierato per la tesi fusioniste. Vi partecipò anche l´organo del PSULI, Rinascita Socialista, in particolare con gli interventi dell´astro nascente Giuseppe Saragat. Una riflessione nello stesso tempo semplice ed acuta univa Nenni (PSI) e Saragat (PSULI), che avevano saputo cogliere la lezione della storia ed erano coscienti che il socialismo italiano benchè sconfitto, non sarebbe stato cancellato, se fosse uscito dalla mummificazione in cui il massimalismo ad oltranza sembrava volesse confinarlo, in nome della salvaguardia della purezza ideologica, garantita a colpi di espulsione contro terzini e fusionisti. Che senso ha – essi sostanzialmente sostenevano – perseguire un disegno rivoluzionario, che non si era potuto concretizzare neanche nel biennio rosso (1919-20), proprio quando il regime fascista era rafforzato, i socialisti dispersi, arrestati, confinati, esiliati? Ancor meno senso aveva, in quelle condizioni, con una dittatura forte e trionfante, perseguire una politica di riforme, possibile solo in un regime di consolidata democrazia. Occorreva perciò lottare, anche mediante un´azione rivoluzionaria, per il ripristino della democrazia in Italia, onde poter efficacemente e realisticamente perseguire una politica di riforme che avviasse democraticamente il Paese verso il socialismo (13).
La Direzione, sempre dominata dai massimalisti, che avevano ricostituito il Comitato di Difesa del PSI, cominciò ad adottare provvedimenti di espulsione nei confronti di fusionisti organizzati nel Comitato per l´unità socialista, incurante del fatto che, nei congressi di sezione, gli iscritti si erano pronunciati per l´unificazione, con 746 voti a favore, 239 contrari e 21 andati ai "terzini".
Poco prima del convegno di Grènoble (16-3-1930) un tentativo di conciliazione, mediante un incontro Nenni-Balabanoff, ebbe esito negativo, essendo stata respinta la richiesta di Nenni di riammettere 58 fusionisti di recente espulsi. Di conseguenza i convegnisti si divisero in due parti, che si riunirono separatamente, pur dichiarandosi entrambi i legittimi eredi della tradizione del PSI e mettendo così in atto l´ennesima scissione (14). I massimalisti "di sinistra" elessero una nuova Direzione, con segretaria Angelica Balabanoff; lo stesso fecero quelli "di destra" (i fusionisti), con segretario Pietro Nenni, che divenne anche direttore de L´Avvenire del Lavoratore di Zurigo, che dal 23 dello stesso mese si intitolerà Avanti! Ciò aprì una vertenza giudiziaria fra i due tronconi del PSI, che si concluse con la vittoria dei massimalisti della Balabanoff: la magistratura stabilì, infatti, che il giornale di Nenni poteva continuare a intitolarsi Avanti! fin quando fosse rimasto in Svizzera, ma avrebbe dovuto modificare la sua intitolazione in Nuovo Avanti (senza punto esclamativo) se si fosse trasferito a Parigi (15). Va probabilmente fatta risalire a questo episodio la contrapposizione politica nei confronti di Nenni della rivoluzionaria Balabanoff, che dopo aver avversato, "da sinistra", Nenni per la sua politica unitaria verso i riformisti del PSULI, nel 1947 lo avverserà "da destra" per la sua politica unitaria nei confronti del PCI (16).
Il PSI massimalista, minoritario, imbalsamato nella sua rigida intransigenza rivoluzionaria sarà eroso da una lenta emorragia sia a sinistra, verso i comunisti, che a destra, verso il nuovo partito unificato. Manterrà però una ferma coerenza antifascista, che lo porterà a partecipare, con una propria rappresentanza armata, alla guerra di Spagna, in difesa della Repubblica. Nell´altro PSI, quello fusionista, maggioritario, confluiranno, accanto a Nenni, giovani di valore come Clerici e Coccia ed esso godrà delle simpatie dell´IOS e della stampa socialista europea. Alla campagna per l´unificazione parteciparono i maggiori leader socialisti in esilio, a cominciare da Turati, ma soprattutto ne furono protagonisti Nenni e Saragat.
Il congresso di unificazione ebbe luogo a Parigi, nella Casa dei socialisti francesi. Vi parteciparono 47 delegati, in rappresentanza di 1017 iscritti, per i massimalisti fusionisti capeggiati da Nenni ed altri 50 per i riformisti unitari (17). Nella sala campeggiavano i ritratti di Jean Jaurés e di Giacomo Matteotti, i due grandi leader del socialismo francese e di quello italiano, assassinati dalla destra reazionaria. Alla presidenza Filippo Turati. Le principali relazioni furono tenute da Nenni e da Saragat e i documenti conclusivi furono approvati all´unanimità. Il nome scelto per il nuovo partito fu quello di Partito Socialista Italiano- Sezione dell´Internazionale Operaia Socialista (PSI/IOS) (18). La Carta dell´Unità stabilì che il PSI/IOS, democratico nei fini e nei mezzi, si sarebbe fondato sulla dottrina marxista e che avrebbe adottato il metodo della lotta di classe, per liberare l´umanità da ogni servitù politica ed economica. Segretario fu eletto Ugo Coccia, segretario amministrativo il famoso Oddino Morgari e tesoriere Ernesto Piemonte (19). Alla direzione dell´Avanti! di Zurigo (20) furono chiamati Pietro Nenni e Pallante Rugginenti.
Il congresso, stretto attorno al patriarca del socialismo italiano Filippo Turati, si sciolse al canto dell´Inno dei Lavoratori, dell´Internazionale e di Bandiera Rossa.

BIBLIOGRAFIA CONSIGLIATA

Luciano Guerci - Il Partito Socialista Italiano dal 1919 al 1946. Editrice Cappelli, 1964
AA.VV. - L´emigrazione socialista nella lotta contro il fascismo (1926-1939). Sansoni Editore, 1982
Ferdinando Leonzio - Segretari e leader del socialismo italiano. ZeroBook, 2017
Gaetano Arfè - Il Psi nei suoi congressi vol. IV: i congressi dell´esilio. Edizioni Avanti


(1) Il PSU era stato costituito il 4- 10-1922, in seguito all´esito del XIX congresso di Roma del PSI, la cui maggioranza massimalista aveva decretato l´espulsione dei riformisti. Segretario ne era eletto Giacomo Matteotti, assassinato dai fascisti nel 1924. Suo organo era La Giustizia, con direttore Claudio Treves. Il PSU aderiva all´Internazionale Operaia Socialista (IOS), la quale era sorta dalla fusione (Amburgo, maggio 1923) tra la centrista Unione Internazionale Socialista di Vienna e la riformista Seconda Internazionale.
(2) All´atto della sua formazione (4-10-1922) vi erano confluiti anche gruppi centristi, guidati da Adelchi Baratono (1875-1947), filosofo ed ex professore di Filosofia di Sandro Pertini e deputato nella XXVI legislatura.
(3) Il 15-5-1923, unico della Direzione massimalista del PSI (scaturita dalla vittoria congressuale del "Comitato di Difesa" che aveva impedito la confluenza di fatto del PSI nel partito comunista) si era astenuto sul provvedimento di espulsione del gruppo terzinternazionalista di Serrati ruotante attorno alla rivista di frazione Pagine Rosse. Altri "terzini", però, capitanati dal prestigioso Costantino Lazzari, rimarranno nel PSI.
(4) Con l´eccezione di Giuseppe Romita.
(5) Qualche tempo dopo fonderà, assieme a Carlo Rosselli, la rivista antifascista Quarto Stato, che durerà fino all´ottobre dello stesso anno 1926. Vi collaborarono Lelio Basso, Rodolfo Morandi e Giuseppe Saragat.
(6) Zannerini (1892-1969) sarà membro attivo della Resistenza, deputato e senatore socialista.
(7) La corrente era a sua volta divisa al suo interno sulla proposta di Vella di aderire all´Ufficio Internazionale dei Partiti Socialisti Rivoluzionari, con sede a Parigi, costituito nel 1926 e con leader la massimalista Angelica Balabanoff. Il PSI in esilio vi aderirà.
(8) Furono anche revocati i passaporti, fu dato l´ordine di sparare contro gli emigranti clandestini, istituiti il confino di polizia per gli elementi politicamente sospetti e il Tribunale Speciale per gli avversari politici.
(9) Della nuova Direzione facevano parte Giorgio Salvi, Alfredo Masini, Gino Tempia, Siro Burgassi, Giovanni Bordini (Francia), Carlo Pedroni (Ginevra), Domenico Armuzzi e Dante Lombardo (Zurigo). Ad essi successivamente si aggiunsero Angelica Balabanoff (massimalista) e Pietro Nenni (fusionista), ambedue poi designati rappresentanti del PSI nella Concentrazione di Azione Antifascista (1927-1934). In Francia si ricostituì anche la CGdL, con segretario Bruno Buozzi. Nenni era emigrato in Francia nel 1926, in seguito alla devastazione della sua casa da parte dei fascisti.
(10) Il drammatico espatrio clandestino era stato organizzato da Ferruccio Parri, Carlo Rosselli e Sandro Pertini.
(11) Non vi parteciparono né Nenni (convinto dell´inutilità di partecipare ad una riunione in cui non si doveva discutere, in attesa di poterlo fare in Italia), né la Balabanoff (impegnata a Stoccolma in una riunione della dell´Internazionale Socialista Rivoluzionaria).
(12) Il 12 agosto 1928 la direzione del giornale venne assunta direttamente dalla segretaria Angelica Balabanoff.
(13) Noi non colpiremo mai la libertà e la democrazia per edificare il socialismo, ma edificheremo il socialismo per difendere la libertà e la democrazia (Giuseppe Saragat).
(14) Nello stesso tempo l´ultima pattuglia di terzini annunciò alle due assemblee la sua adesione al PCdI.
(15) La storica testata Avanti! rimarrà ai massimalisti fino al 1° maggio 1940 (data dell´ultimo numero), cioè fino al loro dissolvimento.
(16) Nel 1947 l´anziana rivoluzionaria aderirà alla scissione socialdemocratica di Saragat. Alcuni hanno considerato oscillante la posizione assunta da Nenni nel corso della sua lunga militanza socialista: fautore nel 1930 dell´unità col riformista PSULI, sostenitore del Fronte Popolare coi comunisti nel secondo dopoguerra, sostenitore, negli anni ´60 dell´unificazione coi socialdemocratici del PSDI. In realtà l´azione politica di Nenni fu guidata da una profonda coerenza di fondo che lo spinse a cercare, in tutte le direzioni, la massima unità organizzativa possibile del movimento operaio. Questa sua profonda aspirazione era stata causata dall´aver assistito "in diretta" a quella che lui stesso chiamò l´orgia delle scissioni, che aveva finito con lo spianare la strada del potere alla dittatura fascista.
(17) Ad un anno dall´unificazione gli iscritti al partito unificato raddoppieranno.
(18) Al congresso avevano presenziato il belga Emille Vandervelde (1866-1938) e l´austriaco Fritz Adler (1879-1960), rispettivamente presidente e segretario dell´IOS, a cui il nuovo partito convintamente aderì. Il nome di PSI/IOS fu adottato per distinguerlo dal PSI massimalista, che giuridicamente deteneva la titolarità della vecchia sigla PSI.
(19) Della Direzione furono chiamati a far parte, per acclamazione, Battaini, Bianchi, Clerici, Coccia, Gabici, Gambini, Gianni, Modigliani, Nenni, Rugginenti e Saragat. Fu previsto anche un Esecutivo formato da Coccia, Modigliani, Nenni, Rugginenti e Saragat.
(20) Quando si trasferirà a Parigi, nel gennaio 1934, diventerà "Nuovo Avanti", il cui ultimo numero uscirà l´8 giugno 1940.



Fonte: di FERDINANDO LEONZIO
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