13 Dicembre 2019
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"IL PARTITO SOCIALISTA RIFORMISTA ITALIANO (1912-1926)"

27-11-2019 - STORIE & STORIE




Simbolo del P.S.R.I. Leonida Bissolati


Il 29 settembre 1911, il governo Giolitti, in ciò anche sollecitato dalle pressioni dei nazionalisti, diede inizio alla guerra italo-turca per la conquista della Libia.
La conseguenza piú immediata nel PSI (1) si ebbe nel congresso straordinario di Modena (15-18/10/1911), che dovette registrare la spaccatura nella maggioranza riformista tra „riformisti di sinistra“, facenti capo a Filippo Turati e a Giuseppe Emanuele Modigliani, fedeli alla tradizione pacifista del partito (2) e perciò decisi a ritirare l'appoggio al governo della guerra coloniale e „riformisti di destra“, guidati da Leonida Bissolati (3), Ivanoe Bonomi (4) e Angiolo Cabrini (5), favorevoli a continuare a sostener il governo, che si era impegnato a concedere il suffragio universale maschile. La corrente rivoluzionaria di Giovanni Lerda rimaneva sempre ferma nella sua intransigenza assoluta contro il governo.
Il 14 marzo 1912 i sovrani (6) uscirono indenni da un attentato (7) avvenuto mentre si recavano al Pantheon per assistere alla messa in requiem per Umberto I.
In quell'occasione, differenziandosi dal resto del gruppo parlamentare socialista, Bissolati, Bonomi e Cabrini, poche ore dopo l'attentato, si recarono al Quirinale per felicitarsi col Re per lo scampato pericolo, suscitando con ciò forti malumori nel partito (8). Infatti il gesto, avvenuto quando il PSI aveva deciso di togliere l'appoggio al governo Giolitti, aveva assunto un valore altamente simbolico, come a voler sottolineare la differenziazione dei „destri“ dal resto del partito, come del resto stavano a testimoniare la loro mancata opposizione alla guerra di Libia e le loro posizioni possibiliste in merito alla stessa (9).

La resa dei conti nel partito avvenne nel congresso di Reggio Emilia (Teatro Ariosto, 7-10/7/1912), dominato dall'astro sorgente dei socialisti rivoluzionari, Benito Mussolini, preceduto dalla fama di ottimo oratore ed efficace polemista (10).
Il dibattito, appassionato e molto acceso, si concluse (9-7-1912) con la votazione su tre mozioni: quella presentata da Ettore Reina (11), che si limitava ad una deplorazione del comportamento degli accusati (12) e che ebbe 5.633 voti congressuali; quella di G.E. Modigliani, che li dichiarava „di fatto“ fuori del partito, che ottenne 3250 voti; quella, vittoriosa con 12.556, dei rivoluzionari, presentata da Mussolini, che cosí recitava:
Il Congresso, presa visione della povera, scheletrica relazione del gruppo parlamentare, constata e deplora l'inazione politica del gruppo stesso, che ha contribuito a demoralizzare le masse e, riferendosi agli atti specifici compiuti dai deputati Bissolati, Cabrini, Bonomi dopo l'attentato del 14 marzo, ritiene tali atti costituire gravissima offesa allo spirito della dottrina e alla tradizione socialista e dichiara espulsi dal partito i deputati suddetti Bissolati, Cabrini e Bonomi. La stessa misura colpisce anche il deputato Podrecca (13) per i suoi atteggiamenti nazionalisti e guerrafondai (14).
L'on. Giuseppe Canepa dichiaro' che tutti i riformisti di destra avrebbero seguito la sorte dei quattro espulsi.
In seguito alla vittoria della sinistra, che formo' una Direzione “monocolore” (15) divenne segretario del PSI Costantino Lazzari (16), con vice il siciliano Arturo Vella e direttore dell'Avanti! Giovanni Bacci, che il 1° ottobre 1912 fu sostituito (17) da Benito Mussolini, che cosí toccava l'apice della sua popolaritá all'interno del partito. Mai egli avrebbe pensato che circa due anni dopo anche a lui sarebbe toccata la stessa sorte degli espulsi, e per motivi ben piú gravi (18)!

All'indomani della delibera di espulsione dal PSI, la mattina del 10 luglio 1912, i riformisti di destra, riunitisi per conto proprio, dichiararono di ritenere ormai impossibile la convivenza nello stesso partito di riformisti e rivoluzionari, e dopo aver espresso la loro solidarietá con i quattro espulsi (19), riconobbero necessario costituire un nuovo partito, che avrebbe assunto la denominazione di Partito Socialista Riformista Italiano (PSRI) (20), per la prosecuzione dei metodi e dei fini del riformismo, prosecuzione doverosa ed urgente in quest'ora in cui il socialismo sta per affrontare la prova della nuova condizione creata alla vita pubblica italiana dal suffragio universale. (21)
Nel pomeriggio fu eletta la Direzione del nuovo partito composta da Angelo Bidolli, Leonida Bissolati, Boninsegni, Ivanoe Bonomi, Angiolo Cabrini, Pompeo Ciotti, Ettore Mazzoni, Raffaele Pignatari, Amerigo Rosetti, Mario Silvestri, Virgilio Vercelloni.
Segretario fu eletto Pompeo Ciotti (22), giá segretario del PSI. Organo del partito il settimanale Azione socialista.
Aderirono, inoltre, al nuovo partito personaggi di spicco del firmamento socialista italiano come Nicola Badaloni, Agostino Berenini, Rosario Garibaldi Bosco, Giuseppe De Felice Giuffrida, Giuseppe Giulietti, Arturo Labriola, Gino Piva, Attilio Susi, ecc.
Il PSRI non ebbe il successo sperato fra gli operai inquadrati nella CGdL, controllata dai riformisti di sinistra, in quanto la base degli iscritti era nettamente contraria ad ogni iniziativa di guerra. Trovo' invece adesioni nel mondo della massoneria (23), che apprezzava le posizioni anticlericali di certi suoi esponenti. […] il partito riformista, quello che fu espulso proprio a Reggio nel 1912, era un partito composto in gran parte di dignitari massonici.(24)
Inoltre, per qualche tempo, il PSRI fu sostenuto da una base, anche di massa, in certe zone del Meridione, in particolare in Sicilia, dove molti contadini si illusero di poter lenire la loro miseria con la colonizzazione della Libia, per loro preferibile all'emigrazione in paesi lontani.
La dirigenza del partito socialriformista, del tutto legalitaria, gradualista e tendente ad inserirsi stabilmente nelle istituzioni, puntava essenzialmente sul suffragio universale maschile introdotto da Giolitti, il quale peraltro, timoroso di un successo socialista, concluse un patto elettorale con i cattolici, il “Patto Gentiloni”, in funzione appunto antisocialista, in vista delle elezioni politiche del 26 ottobre 1913.
Nella prospettiva di tali elezioni il PSRI tenne il suo primo congresso (Roma, 15-17/12/2012), in cui fu adottata la seguente mozione sulla tattica elettorale:
Il Congresso, confidando nella coscienza socialista delle sezioni, dichiara la loro autonomia nella tattica elettorale, salvo l'intervento della Direzione del partito per prevenire od impedire casi di deviazione.
La nuova Direzione risulto' composta da Luigi Basile, Boninsegni, Pompeo Ciotti, Primiano Companozzi, Aurelio Drago, Agostino Lo Piano, Luigi Macchi (25), Palumbo, Ercole Paroli, Raffaele Pignatari, Clemente Pinti, Quinu, Mario Silvestri, Spada, Attilio Susi, Virgilio Vercelloni.
Il PSRI ottenne un risultato che, seppure non esaltante, costituiva certo una buona affermazione per un partito di recente costituzione: il 3,92 % dei voti e 19 seggi (26), secondo i dati ufficiali, ma in realtá 21 (27).

All'approssimarsi dell'entrata dell'Italia nella guerra 1914-18, durante il periodo cosiddetto della neutralitá, l'opinione pubblica si spacco' letteralmente in due schieramenti antagonisti, al loro interno entrambi assai compositi. Da un lato i “neutralisti” che propugnavano il mantenimento della neutralitá (28) e dall'altro gli “interventisti” favorevoli all'intervento in guerra a fianco delle potenze della Triplice Intesa (29).
Anche il movimento socialista, complessivamente inteso, risulto' profondamente diviso, non tanto tra rivoluzionari e riformisti, quanto piuttosto tra neutralisti e interventisti: mentre il PSI, partito largamente maggioritario fra i lavoratori, rimase sempre fedele all'internazionalismo proletario e alla tradizione pacifista del movimento operaio, alcune frange di estremisti, come Mussolini, giá espulso dal PSI, ed una minoranza di sindacalisti rivoluzionari (30) come Alceste De Ambris, Edmondo Rossoni, Filippo Corridoni si schierarono decisamente per l'intervento, che nella loro visione doveva portare alla rivoluzione sociale.
I socialriformisti bissolatiani militarono tra gli “interventisti democratitici” (31) (assieme a democratici, radicali, repubblicani e irredentisti vicini a Cesare Battisti (32) ), motivando la loro scelta non tanto con l'irredentismo o con tematiche risorgimentali, ma, soprattutto, con la necessitá di sostenere la libertá di tutti i popoli costretti nel multinazionale e reazionario impero austro-ungarico, supportato dal suo alleato militarista tedesco.
Non si puo' oggettivamente sostenere che i socialriformisti siano stati interventisti solo a parole (33). Tutt'altro: molti di loro anzi dimostrarono coraggio e coerenza con le loro posizioni, arruolandosi come volontari, assaporando cosí il fango delle trincee e rischiando la loro pelle come la gran massa dei soldati (34).
Tuttavia, al di lá delle loro motivazioni, se si vuole anche nobili, non si puo' ignorare che essi, un quanto interventisti, contribuirono a gettare l'Italia nella fornace di un conflitto che le costerá 1.240.000 di vite umane, tra militari e civili caduti nella guerra (35), per non parlare degli invalidi, dei mutilati e delle sofferenze dei sopravvissuti (36).

Il PSRI, alla cui guida, nell'agosto 1915, era subentrato Mario Silvestri (37), il 12 dicembre 1915 voto' la fiducia al governo Salandra (38), cioè al governo della dichiarazione di guerra, dando vita ad una specie di union sacrée all'italiana, ma con i socialisti “ufficiali” saldamente all'opposizione. Intanto vari esponenti del PSI (Costantino Lazzari, Giacinto Menotti Serrati, Maria Giudice, ecc.) entravano ed uscivano dalle patrie galere con la ricorrente accusa di “disfattismo” per la loro lotta per la pace, mentre il giovane soldato Giacomo Matteotti veniva allontanato dalla zona del fronte, perché le autoritá militari ritenevano assolutamente pericoloso lasciare in quella zona questo pervicace, violento agitatore, capace di nuocere in ogni momento agli interessi nazionali!
Il 18 giugno 1916 il governo Salandra venne sostituito dal governo Boselli “di unitá nazionale” (39), che comprendeva esponenti di tutti i partiti tranne del PSI. Ne faceva parte, come ministro dei LLPP, il socialriformista Ivanoe Bonomi.

Il 16 e il 17 aprile 1917, dunque nel pieno degli eventi bellici, ebbe luogo a Roma il secondo ed ultimo congresso del PSRI, che riconfermo' le scelte politiche del partito e ne elesse la nuova Direzione, che risulto' cosí composta: Francesco Alessi, Carlo Ardizzone, Primiano Campanozzi, Garzia Cassola, Romeo Furini, Vittorio Meoni, Luigi Palomba, Ercole Paroli, Raffaele Pignatari, Clemente Pinti, Vincento Raja, Francesco Repaci, Amerigo Rosetti, Mario Silvestri, Attilio Susi, Virgilio Vercelloni, Oreste Wanderlingh, Vincenzo Zampelli.

Dopo il congresso, il 16 giugno 1917, anche Leonida Bissolati, leader riconosciuto del PSRI, entro' nel governo, come ministro senza portafoglio per i Rapporti tra governo e comando supremo dell'esercito.
Dimessosi Boselli, venne costituito, il 30 ottobre 1917, un secondo governo di “unitá nazionale”, presieduto da Vittorio Emanuele Orlando, nel quale entro' il solo Bissolati, come ministro per l'Assistenza Militare e le Pensioni di Guerra. Venuto, in seguito, in contrasto col ministro degli Esteri Sonnino sulle trattative di pace, Bissolati il 28 dicembre 1918 rassegno' le dimissioni.

Successivamente egli decise di spiegare le sue posizioni in un discorso pubblico, da tenersi a Milano, al Teatro della Scala, l'11 gennaio 1919; ma una cagnara organizzata da Mussolini e Marinetti (40) gli impedí di parlare. Gli ex interventisti “rivoluzionari” si avviavano ormai a diventare fascisti.
il 18 gennaio 1919 Bissolati venne sostituito al governo, in rappresentanza del PSRI, da Ivanoe Bonomi, che pero' ando' al Ministero dei LLPP.

Durante il periodo bellico il PSRI si era andato sfaldando, riducendosi organizzativamente a ben poca cosa. Alle prime elezioni del dopoguerra, tenutesi il 19 novembre 1919 col sistema proporzionale, esso si presento' assieme all'Unione Socialista Italiana (41), ma solo in 7 dei 54 collegi in cui era ripartito il territorio nazionale.
Tale cartello elettorale conseguí l'1,45 % ed ottenne 6 deputati, di cui 4 eletti in Sicilia (42). Nonostante la costante decadenza del PSRI, Bonomi il 14 marzo 1920 ottenne il Ministero della Guerra nel 1° governo Nitti (costituitosi dopo le dimissioni di Orlando del giugno 1919) e vi rimase fino alla sua caduta (21-5-1920).
Il 6 maggio scomparve Leonida Bissolati, certamente il leader piú prestigioso del socialriformismo. Guida ideologica ed ispiratrice di quell'area politica sará, da allora, il solo Ivanoe Bonomi.

Bonomi non partecipo' al 2° governo Nitti, per poi entrare, nel giugno 1920, in quello presieduto da Giovanni Giolitti, nel quale ebbe di nuovo il portafoglio della Guerra, per poi passare (2-4-1921) a quello del Tesoro.
Il 15 maggio 1921, in seguito allo scioglimento anticipato della Camera, voluto da Giolitti, si tennero le nuove elezioni politiche. Il PSRI, ormai senza una consistente organizzazione, non fu in grado di presentare proprie liste. I suoi esponenti dunque si candidarono in varie liste locali, assieme a democratici di diversa estrazione. Furono in tal modo eletti 11 deputati, che potremmo definire di area o formazione o provenienza socialriformista (43).
Caduto anche Giolitti, Presidente del Consiglio divenne Bonomi (4-7-1921/26-2-1922), che conservo' per sé anche il Ministero dell'Interno. Il PSRI ottenne anche il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale per Alberto Beneduce (1877-1944). Durante la sua presidenza Bonomi si dimostro' assai debole col dilagante squadrismo fascista, che colpiva con violenza le organizzazioni proletarie e democratiche.
Nei successivi due governi Facta (26-2-1922/31-10-1922) il PSRI venne rappresentato da Arnaldo Dello Sbarba (1873-1958), anch' egli al Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale.
Il PSRI non fece parte del governo Mussolini, al quale pero' Bonomi voto' la fiducia.

Nel corso degli anni il socialriformismo, che non ebbe mai il sostegno delle masse, ando'perdendo le sue antiche connotazioni socialiste, avvicinandosi a formazioni di generica democrazia sociale o anche di liberaldemocrazia. Si trattava di forze politiche, scaturite dalla piccola e media borghesia, soprattutto delle professioni, insofferente della cappa autoritaria che gravava sull'Italia dal 1922 e che aveva ben percepito il segnale dei pericoli che rischiavano di travolgere ogni residua forma di democrazia in Italia.

In prossimitá delle nuove elezioni politiche fissate dal governo fascista per il 6 aprile successivo, ebbe luogo a Milano, domenica 10 febbraio 1924, in una sala del caffè San Carlo, in Galleria De Cristofori , un convegno democratico finalizzato a battezzare la nascita della “Lega Democratica” e ad ufficializzare quanto concordato nei due giorni precedenti in merito alle imminenti elezioni.
Vi parteciparono, tra rappresentanti di gruppi e aderenti a titolo personale, oltre un centinaio di personalitá provenienti da varie parti d'Italia e da varie formazioni politiche: socialriformisti, demosociali, democratici autonomi, democratici italiani.
Superando ogni tentazione astensionistica (44), vi si convenne di presentare liste ovunque possibile, con pochi nomi e con emblema la stella a cinque punti raggiata. Presidente fu nominato l'on. Ivanoe Bonomi, che sottolineo' il carattere di decisa opposizione al regime e la necessitá della concordia fra tutte le forze aderenti in vista della comune battaglia.
L'ordine del giorno, votato alla conclusione dei lavori, riaffermo' gli ideali della democrazia, rivendico' le libertá statutarie e i diritti di sovranitá popolare; infine, considerando che nessuno dei postulati sociali della democrazia, che ha sempre propugnato l'ascensione delle classi lavoratrici, è ora proponibile se non sia prima ristabilita per tutte le organizzazioni di classi e di partiti la libertá del loro movimento e del loro sviluppo, entro i limiti delle leggi e delle supreme esigenze dell'ordine, riconosceva la necessitá di non disertare lo schieramento degli altri partiti nelle prossime elezioni generali e di parteciparvi con questi caratteri e con questi fini, raccogliendo quanti, con provata fede e sicura coscienza, intendono ricondurre la Patria alle sue tradizioni di libertá e di democrazia (45).
Le liste, dette di “opposizione costituzionale”, collegate fra loro dal simbolo suddetto, furono presentate in quattro collegi: Piemonte, Lombardia, Veneto e Venezia Giulia, ma non ottennero alcun seggio, anche a causa del meccanismo elettorale, che assegnava un fortissimo premio di maggioranza alla lista vincitrice (fu, ovviamente, quella fascista). Lo stesso Bonomi, candidato in Lombardia, non fu rieletto.
Un'altra lista, pure denominata “opposizione costituzionale”, formata da nittiani e socialriformisti, non collegata alle precedenti (suo simbolo un cavallo bianco) fu presentata solo In Campania e in Sicilia, dove elesse un deputato, il defeliciano on. Vincenzo Giuffrida (46), politicamente a metá strada tra demosociali e socialriformisti, che l'8 novembre 1924 firmerá il “Manifesto dell'Unione Democratica Nazionale” fondata dal liberaldemocratico Giovanni Amendola (47). Il Manifesto fu firmato anche da Ivanoe Bonomi (48).
Il socialriformismo cesso' formalmente di esistere, come tutti gli altri partiti non inquadrati col regime, con il R.D. di scioglimento del 5 novembre 1926.
Dei suoi quadri e della sua base, una parte ando' a ricongiungersi ai riformisti rimasti nel PSI, nel Partito Socialista Unitario (PSU) di Turati e Matteotti, sorto nel 1922; ci fu anche chi si lascio' adescare in qualche modo dalle sirene fasciste; Il nucleo centrale si attesto' su posizioni democratico-sociali, spesso vicine alla liberaldemocrazia, finendo per diluirsi in un indistinto magma democratico, che costituí il cosiddetto “antifascismo silenzioso”.

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  1. La Confederazione Generale del Lavoro (CGdL) proclamo' uno sciopero generale di 24 ore per il 27-9-1911. In esso si distinsero il socialista rivoluzionario Benito Mussolini e il repubblicano di sinistra Pietro Nenni, entrambi romagnoli.
  2. Nel 1887 Andrea Costa, dopo il massacro di Dogali, aveva detto: Per continuare le criminose pazzie africane noi non daremo né un uomo né un soldo.
  3. Bissolati (1857-1920) era stato il primo direttore dell'Avanti! Famoso il titolo del suo editoriale nel primo numero: Di qui si passa, che rispondeva al Primo Ministro Di Rudiní, che aveva ammonito i socialisti con la frase: Di qui non si passa. Bissolati fu piú volte deputato e ministro.
  4. Bonomi (1873-1951), socialista revisionista, “interventista democratico”, fu piú volte deputato, ministro e Presidente del Consiglio. Chiuse la sua carriera politica nel PSLI di Saragat.
  5. Cabrini (1869-1937), sindacalista, fu piú volte deputato; fu interventista e volontario. Nel 1916 abbandono' il PSRI. Nel periodo 1922-1925 aderí al PSU di Turati.
  6. Il re Vittorio Emanuele III e la regina Elena.
  7. A sparare due colpi di pistola era stato un anarchico, il muratore romano Antonio D'Alba.
  8. In precedenza, nel marzo 1911, in occasione della formazione del IV governo Giolitti, Bissolati aveva partecipato alle consultazioni del Re.
  9. Turati, invece, il 25-9-1911.aveva definito „l'occupazione militare di Tripoli non giustificata né da ragioni di diritto né da rispettabili interessi materiali della nazione“ e aveva percio' protestato “in nome degli interessi piú profondi e piú veri della patria e soprattutto delle classi lavoratrici“.
  10. Mussolini aveva cominciato la sua attivitá di politico e giornalista nel 1909 a Trento, allora territorio dell'impero austriaco, dove aveva diretto L'Avvenire e collaborato al Popolo di Trento di Cesare Battisti. Espulso da Trento dalle autoritá austriache, era poi stato nominato segretario della Federazione socialista di Forlí e direttore de La Lotta di Classe.
  11. I riformisti di destra preferirono astenersi (2027 voti). Il segretario uscente Pompeo Ciotti, anche a nome di altri destri, dichiaro' di astenersi, perché l'ordine del giorno Reina lo ferisce e lo offende, al di lá delle buone intenzioni dei presentatori. I risultati si conobbero intorno alle ore 22.
  12. Bissolati, Bonomi, Cabrini, Podrecca.
  13. Guido Podrecca (1865-1923), fondatore, assieme al disegnatore Gabriele Galantara della rivista anticlericale e filosocialista L'Asino, deputato socialista nella XXIII legislatura (1909-1913) fu apertamente favorevole alla guerra di Libia, da lui definita “missione civilizzatrice”. Podrecca aderí al PSRI. Diventato acceso interventista si schiero' poi col nascente fascismo, diventando corrispondente del Popolo d'Italia di Mussolini. Nel 1919 si candido' a Milano per la lista fascista capeggiata da Mussolini.
  14. In Avanti! del 10-7-1912.
  15. La nuova Direzione del PSI risulto' composta da Gregorio Agnini, Egisto Cagnoni, Alceste Della Seta, Domenico Fioritto, Costantino Lazzari, Enrico Mastracchi, Elia Musatti, Benito Mussolini, Filiberto Smorti, Euclide Trematore, Arturo Vella. Due posti furono riservati ai riformisti di sinistra, che non accettarono e quindi furono surrogati con Angelica Balabanoff e Celestino Ratti.
  16. Costantino Lazzari (1857-1927) fu uno dei fondatori, nel 1882, del Partito Operaio Italiano, poi confluito nel PSI (1892). Fu segretario del PSI dal 1912 al 1919, con alcuni intervalli, dovuti alla sua detenzione per “disfattismo” contro la guerra '15-'18. Morí in assoluta miseria. Famoso il suo motto Né aderire né sabotare, con cui si riaffermava l'adesione all'internazionalismo proletario e alla lotta per la pace.
  17. Bacci (1857-1928) lascio' la direzione dell'Avanti! a causa dei suoi impegni politici e sindacali in provincia di Ravenna. Sará segretario del PSI dal gennaio all'ottobre 1921.
  18. Costretto a dimettersi dalla direzione dell'Avanti!, essendosi dissociato dalle posizioni rigidamente neutraliste e pacifiste del PSI, fondo' un proprio giornale, Il Popolo d'Italia, dalle cui colonne inizio'una vivace campagna interventista nella prima guerra mondiale. La sezione socialista di Milano il 24-11-1914 lo espulse dal partito e il 30 successivo la Direzione nazionale ratifico' il provvedimento.
  19. Ad essi si aggiunsero altri nove deputati socialisti. Complessivamente i deputati che aderirono al PSRI furono: Nicola Badaloni, Agostino Berenini, Alfredo Bertesi, Leonida Bissolati, Ivanoe Bonomi, Angiolo Cabrini, Giuseppe Canepa, Giuseppe De Felice Giuffrida, Giacomo Ferri, Giovanni Milana, Quirino Nofri, Guido Podrecca, Adolfo Zerboglio.
  20. Da non confondere col Partito Socialista Riformista (PSR), fondato il 13-11-1994, subito dopo lo scioglimento del PSI, dalla minoranza contraria allo scioglimento e all'alleanza col PDS nello schieramento dei „Progressisti“. Presidente ne era Enrico Manca e segretario Fabrizio Cicchitto.Il 24-2-1996 il PSR si fuse col Movimento LiberalSocialsta (Boniver, Intini, Piro), dando vita al Partito Socialista (PS) con coordinatore Ugo Intini.
  21. Vedi Avanti!, 11-7-1912.
  22. Pompeo Ciotti, nato nel 1858 a Pistoia, inizialmente repubblicano collettivista, intorno al 1890 aderí al socialismo. Divenuto sindacalista della CGdL, dirigente del socialismo toscano e direttore del suo organo La Difesa, aderí dapprima alla corrente “intransigente”, per poi spostarsi, intorno al 1906, su posizioni riformiste. Dopo il X congresso del PSI (Firenze 19-22/9/1908), vinto dai riformisti, in cui fu inserita nel partito la figura del segretario politico, dirigente e rappresentante del Partito eletto dalla Direzione, Ciotti, il 13-2-1909, venne nominato segretario del PSI. Ciotti segui' gli scissionisti bissolatiani e fu nominato segretario del P.S.R.I. In tal veste egli fece parte degli “interventisti democratici”. Morí l'11-10-1915, pochi mesi dopo l'ingresso dell'Italia nella Grande Guerra. Di Ciotti rimangono vari scritti, fra cui “Gli agguati della Consorteria, maggio 1898”. "Cinque anni dopo”, “ Maggio sanguinoso. Bozzetti di Firenze”, “Sindacalismo italico. Dalle origini all'insurrezione”. (Notizie sulla sua figura si possono trovare nei materiali custoditi dall'Archivio Biografico del Movimento Operaio di Genova e in Donatella Cherubini Alle origini dei partiti – La Federazione Socialista Toscana (1893-1900), Piero Lacaita Editore, 2017.
  23. Il PSI, invece, nel suo congresso di Ancona dell'aprile 1914, delibero' l'incompatibilitá tra iscrizione al PSI e appartenenza alla massoneria.
  24. Giovanni Spadolini L'Italia dei laici Ed. Le Monnier, Firenze, 1980, pag. 79. Erano massoni, ad esempio, Alberto Beneduce, Leonida Bissolati e Ivanoe Bonomi.
  25. Su Luigi Macchi e sul clima politico del periodo si veda: Giuseppe Micciché LUIGI MACCHI – dal Socialismo alla „Nuova Democrazia“ Centro Studi Feliciano Rossitto - Ragusa, 2014.
  26. A questi 19 dei risultati ufficiali bisogna aggiungere qualche deputato eletto come socialista indipendente. Il PSI ottenne il 17,62 % e 52 seggi.
  27. Nicola Badaloni, Luigi Basile, Agostino Berenini, Alfredo Bertesi, Leonida Bissolati, Ivanoe Bonomi, Angiolo Cabrini, Giuseppe Canepa, Guido Celli, Giuseppe De Felice Giuffrida, Arnaldo Dello Sbarba, Aurelio Drago, Giacomo Ferri, Agostino Lo Piano, Giuseppe Marchesano, Giovanni Milana, Quirino Nofri, Alessandro Tasca, Nicolo' Tortorici, Giuseppe Toscano, Giangabriele Valignani.
  28. Liberali giolittiani, cattolici e socialisti del PSI.
  29. Nazionalisti, liberali seguaci del Presidente del Consiglio Salandra, interventisti rivoluzionari (mussoliniani e vari sindacalisti rivoluzionari), interventisti democratici (repubblicani, radicali, irredentisti, democratici, socialriformisti).
  30. Per questo molti furono espulsi dall'Unione Sindacale Italiana (USI).
  31. Tale scelta fu in certo senso ufficializzata con la pubblicazione, il 15-8-1914, di un articolo di Bissolati su Azione Socialista.
  32. Il socialista irredentista Cesare Battisti fu impiccato dagli austriaci il 12-7-1916, come disertore. Saranno “giustiziati” anche Fabio Filzi, Damiano Chiesa e Nazario Sauro.
  33. Nella polemica contro la retorica militarista ed interventista, allora assai diffusa, era tornata a circolare la frase “Armiamoci e partite!”, giá inserita da Lorenzo Stecchetti nella sua poesia intitolata Agli Eroissimi.
  34. Si arruolarono volontari, fra gli altri, Alberto Benedice, Leonida Bissolati, Ivanoe Bonomi, Angiolo Cabrini, Giuseppe Canepa.
  35. L'Italia entro' in guerra il 24-5-1915.a fianco dell'Intesa (Francia, Gran Bretagna, Russia).
  36. Il papa Benedetto XV definirá la guerra in corso una „inutile strage“.
  37. Mario Silvestri, avvocato nato a Roma nel 1885, giá membro del PSI, aveva aderito alla scissione del PSRI, della cui direzione faceva parte fin dalla costituzione del partito, svolgendo attivitá anche nella redazione di Azione Socialista. Nell'agosto 1915 subentro' a Pompeo Ciotti come segretario del PSRI, carica in cui fu riconfermato dal congresso del 1917. Nel 1922 e fino allo scioglimento del partito, aderí al Partito Socialista Unitario (PSU) di Turati e Matteotti; dopo di che si ritiro' dall'attivitá politica. Notizie su di lui e della composizione della Direzione eletta nel congresso del 1917, si possono trovare nei materiali custoditi dall'Archivio Biografico, cit.
  38. Ribadita il 16-4-1916.
  39. Il 26-8 1916 il Governo dichiaro' guerra alla Germania. Il 6-12-1916 la Camera decise di rinviare di sei mesi la discussione sulla mozione per la pace presentata da Filippo Turati (PSI). Stessa sorte accadrá ad un'altra mozione presentata da Camillo Prampolini (PSI).
  40. Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944), poeta, fu il fondatore del movimento futurista. Fu un fervente interventista.
  41. L'Unione Socialista Italiana era un raggruppamento politico formatosi, col concorso di vari gruppi di democratici e di socialisti interventisti, nel congresso del 13-15/5/1918. La sua prima segreteria fu costituita da Silvano Fasulo, Alceste De Ambris e Attilio Susi. Vi aderivano, fra gli altri, Carlo Bazzi, Giovanni Lerda e Adelmo Pedrini.
  42. Adolfo Zerboglio (Alessandria), Giuseppe Giulietti (Genova), Aurelio Drago (Palermo), Lorenzo Cocuzza, Antonino D'Agata e Eduardo Di Giovanni (Siracusa). A questi vanno aggiunti altri sette deputati socialriformisti eletti in liste di coalizione con democratici di varia estrazione: Leonida Bissolati, Ivanoe Bonomi (“Blocco Democratico”), Alberto Beneduce, Agostino Berenini, Giuseppe De Felice Giuffrida, Agostino Lo Piano (“Democratici”), Attilio Susi (“Fascio repubblicano-socialista-combattenti”). Il PSI, presente con 51 liste su 54, ottenne il 32,28 % e 156 deputati.
  43. Ivanoe Bonomi, Alberto Beneduce, Giuseppe Canepa, Lorenzo Cocuzza, Arnaldo Dello Sbarba, Eduardo Di Giovanni, Aurelio Drago, Vincenzo Giuffrida, Agostino Lo Piano, Luigi Macchi, Giuseppe Toscano.
  44. Era diffusa allora nel mondo politico antifascista la tendenza, poi rivelatasi minoritaria, a non partecipare ad elezioni che si sarebbero svolte, come in effetti poi accadde, in un clima per nulla libero.
  45. In Avanti! del 12-2-1924.
  46. Nella lista siciliana erano presenti i socialriformisti on. Eduardo Di Giovanni e on. Luigi Macchi, che non furono eletti.
  47. Giovanni Amendola (1882-1926), politico e giornalista liberaldemocratico, il 20-7-1925 fu aggredito dagli squadristi fascisti. In seguito alle percosse morí a Cannes il 7-4-1926.
  48. Nell'aprile 1943, Ivanoe Bonomi, assieme a Meuccio Ruini, Enrico Molé ed altri, fondo' la Democrazia del Lavoro (DL), poi divenuta Partito Democratico del Lavoro (PDL), partito moderatamente progressista, membro del Comitato di Liberazione nazionale (CLN). Dal 1948 alla morte (1951) Bonomi aderí alla socialdemocrazia italiana, di cui divento' presidente onorario.



Fonte: di FERDINANDO LEONZIO

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