14 Luglio 2020

"IL MOVIMENTO DEI SOCIALISTI AUTONOMI"

21-05-2020 - STORIE & STORIE



















Luigi Anderlini
Tullia Carettoni




La riunificazione tra PSI e PSDI (1), proclamata, in un clima di entusiasmo, nella Costituente Socialista del 30 ottobre 1966, sembro' coronare il sogno unitario di tanti socialisti, primo fra tutti Pietro Nenni, che fu eletto presidente del Partito Socialista Unificato.
La strada dell'unificazione socialista, che sembro' aver sanato la frattura del gennaio 1947 (2), era stata spianata dalla presenza di ambedue i partiti, PSI e PSDI, nei governi di centro-sinistra guidati da Moro (DC) e dall'elezione dello storico leader della socialdemocrazia italiana, Giuseppe Saragat, alla Presidenza della Repubblica (28-12-1964), avvenuta anche grazie alla rinuncia di Pietro Nenni.
Dietro l'apparente unanimismo che aveva segnato i passaggi politici, tecnici e organizzativi dell'unificazione, c'erano, pero', dei se e dei ma, sia nel PSI che nel PSDI.
In quest'ultimo, il suo XIV congresso (Napoli, 8-11/1/1966), a grandissima maggioranza (96 %), si era pronunciato per l'unificazione, mentre la piccola minoranza di destra di Pietro Bucalossi si era astenuta (3).
Assai piú complicate, anche se non eclatanti, erano state le cose nel PSI, nella cui maggioranza autonomista l'anima nenniana „pura“ era stata decisamente per l'unificazione, mentre un non trascurabile settore, facente capo al segretario del partito Francesco de Martino, aveva mostrato qualche cautela, dovuta al fatto che i due partiti unificandi, avevano alle spalle un passato assai diverso, spesso seminato di scelte antitetiche , sia in politica interna che estera.

Per quanto riguarda la minoranza interna vera e propria, cioé la „sinistra socialista“ (19 membri sui 100 del C.C.), guidata da Riccardo Lombardi, essa aveva piú di qualche riserva nei confronti dell'unificazione con la socialdemocrazia italiana. Lombardi, fautore di una strategia di trasformazione socialista della societá, da conseguire mediante le „riforme di struttura“ e la politica di alternativa al moderatismo democristiano, intendeva pero' continuare la sua battaglia all'interno del partito e quindi anche del partito unificato.

Tuttavia una parte minoritaria della sinistra „lombardiana“ non riteneva possibile la convivenza con coloro che rifiutavano la prospettiva di una reale alternativa alla societá capitalista e privilegiavano, invece, una politica di piccoli correttivi nei confronti delle punte piú aspre del capitalismo. Di conseguenza, essa ruppe con la corrente e decise di non aderire al nuovo partito unificato che sarebbe nato il 30-10-1966 con la „Costituente socoalista“.
L'addio ufficiale dei dissidenti al PSI fu dato con una lettera, firmata da Luigi Anderlini (4), Delio Bonazzi (5), Tullia Carettoni (6), Renato Finelli (7), Dino Fioriello (8) e Simone Gatto (9) (membri del C.C. del PSI (10)) alla presidenza del 37° congresso del partito (Roma, 27-29/10/1966).
Essi vi sostenevano che quando si avvia un processo di questa portata in un clima politico come quello che stiamo vivendo in Italia da almeno due anni, sotto il segno della sconfitta del socialismo riformatore, nel quadro di un bipartitismo moderato, le conclusioni non potevano essere che quelle alle quali alle quali questo congresso é arrivato [...]
L'unificazione non solo eleva una barriera a sinistra, ma mette in crisi le giunte popolari, crea la prospettiva di drammatiche rotture nel sindacato, comprime, anche in una sostanziale convergenza con i dorotei, le forze piú vive del mondo cattolico [...].
Noi non ce la sentiamo di cedere alla rassegnazione del fatto compiuto o alla illusione di poter ribaltare la tendenza all'interno della nuova formazione politica [...].
Da questa convinzione nasce il nostro impegno a continuare nelle forme e nei modi che la realtá del Paese ci porrá davanti, la lotta socialista lungo l'unica via che si apre a tutta la sinistra italiana, che é quella della strategia delle riforme sostitutive del sistema e di un continuo accrescimento del potere reale delle forze del lavoro nella produzione e nello Stato.
Questa linea politica, che é stata merito dei socialisti indicare a tutta la sinistra italiana, sará la nostra linea [...].
La porteremo avanti, questa linea, nelle condizioni che obiettivamente ci son date lá dove si porranno i problemi della trasformazione della societá italiana, senza preclusioni, senza chiusure di nessun genere, alla ricerca del contatto con quanti, anche nel partito unificato, danno un giudizio sull'unificazione che é negativo tanto quanto il nostro, anche se non arrivano per ora a trarne tutte le conclusioni. Abbiamo fiducia nel socialismo e se diciano no all'unificazione é perché vogliamo restare socialisti fino in fondo.

Di conseguenza il gruppo promotore organizzo' un convegno per dar vita ad un'organizzazione politica che fosse soprattutto un punto di riferimento per tutti coloro che non se l'erano sentita di aderire al partito unificato (PSI-PSDI unificati, detto anche PSU) e che erano favorevoli ad una strategia unitaria della sinistra italiana, che dunque coinvolgesse anche il PCI.
Il convegno, a cui parteciparono parlamentari, dirigenti e militanti del PSI, con relatore Simone Gatto, ebbe luogo a Roma, a Palazzo Brancaccio, il 19 novembre 1966, e si concluse con la costituzione del Movimento dei Socialisti Autonomi (MDSA) (11). Presidente ne sará Jaurés Busoni (12).

Le posizioni unitarie del MDSA sembrarono convergere con quelle del senatore Ferruccio Parri (13), che il 16 dicembre 1967 lancio' un appello a quanti avvertono l'esigenza di un'azione unitaria per un sostanziale progresso del Paese, per la costituzione di una concentrazione delle forze di sinistra, che facesse anche da pungolo per accelerare il processo di democratizzazioone del PCI.
In seguito a quell'appello, in vista delle elezioni politiche del 19-20 maggio 1968, fu raggiunto un accordo fra PCI e PSIUP, cui si aggrego' il MDSA, per la presentazione di candidature unitarie al Senato, aperte anche a indipendenti proposti dallo stesso Parri. Gli eletti formarono poi in Senato il gruppo della „Sinistra Indipendente“ presieduto dallo stesso Parri. Su 12 eletti, 4 erano del MDSA: Luigi Anderlini, Delio Bonazzi, Tullia Carettoni, Simone Gatto. La Carettoni sará eletta segretaria del gruppo. Alla Camera fu eletto Renato Finelli, che si iscrisse al gruppo misto.

Il 26-27 aprile 1969 si tenne al Teatro dei Satiri a Roma il 2°convegno del MDSA, il quale, considerando fallimentare la conclamata alternativa riformista del centro-sinistra e improponibile il modello sovietico, si riconobbe nelle parole del relatore, il segretario Dino Fioriello:
[…] La sinistra, in tutte le sue componenti, partitiche e non, superando le vecchie forme di concepire la lotta politica, e liberandosi da impostazioni ideologiche arretrate rispetto agli ultimi avvenimenti interni e internazionali, deve avviarsi ad assolvere la funzione che le é propria, quella cioé di dare uno sbocco politico ai problemi che si accavallano giorno per giorno, offrendo alla classe operaia uno strumento nuovo e unitario in grado di gestire nel nostro paese il potere socialista (14).


Anche il 3° convegno del 17-18/4/1971 , ancora presieduto da Jaurés Busoni e con relatore Dino Fioriello, riconfermo' il suo orientamento unitario verso l'intera sinistra, cioé quella che comprendeva i partiti e i movimenti socialisti, il PCI e le sinistre laiche e cattoliche:
[…] Non esistono, nella fase attuale, problemi di confluenze o di unificazioni socialiste. […].
Il MDSA intende sviluppare la propria elaborazione e utilizzare la propria autonomia per contribuire a far avanzare il processo di unitá di tutte le sinistre.
Organi del MDSA rimanevano il Consiglio Nazionale, l'Esecutivo e la Segreteria. Di quest'ultima facevano parte Dino Fioriello, Delio Bonazzi e Vittorio Orilia.

Per le elezioni politiche del 7-8 maggio 1972 l'esperimento della sinistra unita nelle liste per il Senato venne ripetuto: degli uscenti, Delio Bonazzi e Tullia Carettoni vennero riconfermati al Senato e aderirono al gruppo della Sinistra Indipendente; Simone Gatto non si ricandido' e Luigi Anderlini fu eletto alla Camera come indipendente ed aderí al gruppo misto, di cui divenne anche presidente.
Il dato veramente nuovo di quelle elezioni fu il fatto che il PSIUP, non avendo conseguito alla Camera il quorum necessario, non ottenne alcun seggio e, dopo un po', si sciolse (15).
Essendo venuto meno uno dei due principali contraenti, non fu piú possibile continuare nelle stesse forme l'esperimento delle liste unitarie.
Il gruppo parlamentare della „Sinistra Indipendente“ si costituí ancora per le successive cinque legislature (16), e l'esperimento fu allargato, a partire dall'8a legislatura, anche alla Camera (17), ma i suoi componenti saranno eletti come indipendenti nelle liste del PCI.
Quando il PCI si trasformo' in Partito Democratico della Sinistra (PDS) (18) sembrarono essersi realizzate le istanze per cui era nata la Sinistra Indipendente e dunque la sua funzione fu ritenuta
esaurita, per cui nel 1992 i suoi gruppi parlamentari del Senato e della Camera decisero di autosciogliersi.
In questo percorso i vari gruppi di militanti del MDSA saranno destinati man mano a dissolversi. Molti militanti finiranno per aderire al PCI o al PDS, altri prenderanno strade diverse.

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  1. Si veda in proposito l'articolo di Ferdinando Leonzio L'unificazione socialista del 1966-69, pubblicato su La Rivoluzione Democratica, del giugno 2019.
  2. Era, tuttavia allora presente, nella scena politica italiana, un altro partito socialista: il PSIUP, nato da una scissione (1964) dell'ala sinistra del PSI, capitanata da Tullio Vecchietti e Lelio Basso. Esso si scioglierá nel 1972.
  3. Il deputato Giuseppe De Grazia, subentrato alla Camera (20-1-1965) a Giuseppe Saragat, divenuto Presidente della Repubblica, non aderirá alla unificazione e formerá un raggruppamento denominato „Socialdemocrazia“ che alle elezioni del 1968 non conquisterá alcun seggio.
  4. Luigi Anderlini (1921-2001), scrittore, era deputato del PSI ed ex sottosegretario al Tesoro nel 1° governo Moro. Dopo l'uscita dal PSI sará deputato e senatore della Sinistra Indipendente. Il suo romanzo Caro Luca nel 1994 vincerá il Premio Castiglioncello.
  5. Delio Bonazzi (1923-2001), impiegato, era stato piú volte assessore comunale di Bologna per il PSI. Nel 1968 sará eletto senatore per la Sinistra Indipendente.
  6. Tullia Romagnoli Carettoni (1918-2015), laureata in Archeologia e professoressa di Lettere, dopo aver partecipato alla Resistenza, si era iscritta al Pd'Az, assieme al quale nel 1947 era confluita nel PSI, nella cui Direzione era entrata nel 1959. Nel 1963 era stata eletta senatrice. Dissoltosi il Movimento dei Socialisti Autonomi (MDSA)., aderirá alla Sinistra Indipendente., per la quale sará rieletta al Senato.
  7. Renato Finelli (1929-2006), laureato in Filosofia e docente di Lettere, sindacalista, si era iscritto al PSI nel 1951, divenendo poi segretario della federazione provinciale di Modena (1958-1965), cittá di cui era stato anche vicesindaco. Nel 1968 sará eletto deputato per il MDSA nella lista del PCI.
  8. Dino Fioriello era stato segretario nazionale della Federazione Giovanile Socialista (FGS) ed era membro effettivo del C.C. del PSI.
  9. Simone Gatto (1911-1976), medico, era stato segretario delle federazione provinciale di Trapani del PSI. Eletto senatore per il PSI nel 1958 e nel 1963, verrá riconfermato nel 1968 per la Sinistra Indipendente.
  10. Anderlini, Carettoni, Fioriello e S.Gatto erano 4 dei 19 membri effettivi sui 100 complessivi del C.C., appartenenti all'ala sinistra del PSI, guidata da Riccardo Lombardi. Bonazzi e Finelli ne erano membri supplenti.
  11. Vi aderirono molti giovani, fra cui Salvatore Bonadonna (sindacalista), Elio Barba, Alberto Scandone, Vittorio Orilia (giornalisti), Marco Caneparo (segr. Federazione di Torino), Alfredo Casiglia (giornalista), Antonio Simiele (dirigente FGS) . Quello destinato ad essere il piú noto era il sindacalista della CGIL Fausto Bertinotti, che sarebbe divenuto segretario di Rifondazione Comunista. Al convegno, presieduto da Jaurés Busoni, erano presenti i professori universitari Carlo Doglio (Urbanistica), Tullio Gregory (Storia della filosofia) e Amos Luzzatto (Chirurgia).
  12. Jaurés Busoni (1901-1989), noto antifascista e perseguitato politico, era stato due volte senatore e segretario della Federazione di Firenze del PSI. Scrisse Nel tempo del fascismo e Confinati a Lipari.
  13. Ferruccio Parri (1890-1981), prestigioso esponente della Resistenza italiana (nome di battaglia Maurizio) ed ex Presidente del Consiglio (1945), il 2-3-1963 era stato nominato (dal Presidente della Repubblica Antonio Segni) senatore a vita ed era iscritto al gruppo misto, cui apparteneva anche l'esponente del MDSA Tullia Carettoni). Parri era convinto della necessitá di “scongelare” i milioni di voti comunisti, tenuti fuori dalla direzione dello Stato. Dai colloqui fra Parri e Carettoni nacque l'idea dell'appello per una sinistra unita che coinvolgesse personalitá indipendenti.
  14. Al convegno intervennero Alessandro Natta per il PCI e Giulio Scarrone per il PSIUP. Ferruccio Parri invio' una lettera di adesione.
  15. Il PSIUP si sciolse il 13-7-1972: la maggioranza (Tullio Vecchietti, Dario Valori) confluí nel PCI, una minoranza (Vincenzo Gatto, Giuseppe Avolio) rientro' nel PSI e un'altra minoranza (Vittorio Foa, Silvano Miniati) fondo' il Nuovo PSIUP.
  16. Tullia Carettoni sará rieletta senatrice per la 7a legislatura e Luigi Anderlini tornerá al Senato per la 7a, 8a e 9a legislatura.
  17. Nel 1983 il Gruppo raggiunse ben 20 deputati. La Sinistra Indipendente ebbe sempre grande attenzione per la difesa dei diritti umani e civili e dei principi di libertá e di democrazia.
  18. Il PDS nacque a conclusione del XX congresso, che fu di scioglimento, del PCI, il 3-2-1991. Nel simbolo la falce e il martello furono rimpiccioliti e spostati ai piedi di una grande quercia. Il PDS aderí all'Internazionale Socialista e al Partito del Socialismo Europeo (PSE). Il primo presidente del suo gruppo parlamentare della Camera sará proprio un indipendente di sinistra, il prestigioso giurista prof. Stefano Rodotá.


Fonte: di FERDINANDO LEONZIO

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