01 Dicembre 2022

"FASCISTI E SOCIALISTI"

20-09-2019 - STORIE&STORIE
Fascisti e socialisti E con la barba di Turati
giocavano a scopone, noi faremo spazzolini,
e i fascisti vinsero, per lustrare gli stivali
con l'asso di bastoni... di Benito Mussolini.




Ci sono in giro vari sapientoni che vanno predicando che destra e sinistra non esistono piú, che certe differenze sono state superate, che si tratta di concetti obsoleti. Essi fingono di non accorgersi di come, in maniera assai nitida, le due opposte visioni del mondo ancor oggi si fronteggino in USA, in Gran Bretagna, in Brasile...
Ce ne sono altri per i quali anche „fascismo“ e „antifascismo“ sono categorie superate dalla storia.
Lo dicono anche nel momento in cui l'Europa, e non solo, pullula di gruppi, movimenti, partiti, che direttamente o indirettamente, esplicitamente o meno, si richiamano a quello che fu il fascismo „originale“, quello italiano del ventennio.
Allora, a sbarrargli la strada, quel fascismo trovo' in prima linea i socialisti italiani, i quali spesso pagarono con la vita la loro fedeltá ai loro ideali di giustizia e libertá, come fu il caso di Giacomo Matteotti, Giuseppe Di Vagno, Antonio Piccinini, Carlo e Nello Rosselli, Eugenio Colorni, Bruno Buozzi...
L'impegno dei socialisti contro l'estremismo reazionario non é pero'un fatto soltanto del passato e soltanto italiano, ma anche attuale e internazionale; per cui anche altri socialisti non italiani si sono trovati, e si trovano, a dover fronteggiare le forze reazionarie dei loro Paesi, le quali, indipendentemente dalle loro denominazioni e ascendenze politiche, sono accomunate dall'uso della violenza e dall'odio verso la democrazia.
Noi qui oggi vogliamo rendere omaggio ad alcune eroiche vittime socialiste della violenza reazionaria, a militanti socialisti stranieri, altrettanto degni dei martiri italiani di essere ricordati e additati come esempio di dedizione alla causa della libertá e del socialismo, specialmente alle giovani generazioni (1).

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Jean Jaurés: Il coraggio è amare la vita e guardare la morte con uno sguardo tranquillo.


Funerale di Jean Jaurés


Egli nacque il 3 settembre 1859 a Castres, nel dipartimento del Tarn, nella Francia meridionale. Conseguita la laurea in Filosofia (1881), insegno' al liceo di Albi e poi all'Universitá di Tolosa.
Dopo un esordio in politica come repubblicano, aderí al movimento socialista (1892), di cui presto divenne uno dei leader piú prestigiosi, deputato (2) e direttore prima del quotidiano La Petite République e poi de L'Humanité (3).
Alle elezioni generali del 1906 egli era alla testa della SFIO, il partito unitario del socialismo francese (4).
Oratore vigoroso, grande pensatore e storico (5), paladino dell'umanitá, socialista amato dagli operai e dai minatori francesi, e non solo (6), Jaurés fu anche un tenace difensore della pace, specialmente quando la luce sinistra del primo conflitto mondiale comincio' ad intravvedersi all'orizzonte.
Nel 1914 Jaurés, fedele ai deliberati dell'Internazionale Socialista, di cui era una delle figure piú prestigiose, era impegnato a promuovere una battaglia pacifista per il disarmo e per il dialogo fra le potenze che si stavano preparando a dare il via alla grande macelleria che prenderá il nome di prima guerra mondiale. In particolare, egli pensava di prevenire l'immane catastrofe per mezzo della creazione di un movimento pacifista comune tra Francia e Germania, pronto a fare pressione sui due governi, anche tramite lo strumento dello sciopero generale (7).
Ma l'azione di quel socialista eclettico, che intendeva costruire lo Stato socialista coi metodi gradualisti e costituzionali forniti dalla democrazia (8) ed era avverso al militarismo, cozzava con le aspirazioni belliciste della borghesia piú reazionaria e revanscista, mai rassegnata alla sconfitta nella guerra franco-prussiana del 1870, che era costata alla Francia la perdita dell'Alsazia-Lorena. La sua costante azione in difesa della pace non fece che accrescere l'dio e l'ostilitá nei suoi confronti da parte dei nazionalisti, che presero a bollarlo come “traditore”.
Il 31 luglio 1914, a Parigi, all'interno del Restaurant Du Croissante, all'angolo tra Rue Monmatre e Rue Du Croissant, echeggiarono due colpi di pistola e Jean Jaurés, l'apostolo socialista del movimento operaio francese, cadde disteso sul tavolo. Erano le 21,40. Jaurés vi aveva convocato i redattori de L'Humanité, per discutere dei prossimi numeri del quotidiano, e vi aveva trovato la morte.
A sparare era stato un esaltato attivista ultranazionalista, membro della “Lega dei giovani amici dell'Alsazia-Lorena”, che pero' aveva agito da solo, un certo Raoul Villain (9) (1885-1936), fortemente contrario alla politica pacifista di Jaurés.
Il giorno dopo la Francia e la Germania proclamarono la mobilitazione generale. Il 3 agosto 1914 la Germania dichiaro' guerra alla Francia.
Tra caduti militari e civili, la Francia e le sue colonie ebbero 1.697.800 morti; la Germania e le sue colonie 2.475.617.

Jaurés, col suo esempio e con l'estremo sacrificio della vita (10), ci ha insegnato a detestare le guerre:

Non si insegna quello che si sa o quello che si crede di sapere: si insegna e si puo' insegnare solo quello che si é.
(Jean Jaurés)

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Inejiro Asanuma




Assassinio di Inejiro Asanuma

Nel Giappone democratico del secondo dopoguerra la scena politica era dominata essenzialmente da una destra conservatrice, costituita dal Partito Liberale e dal Partito Democratico Giapponese, che successivamente si fusero, dando vita al Partito Liberaldemoctatico, che governerá da solo dal 1955 al 1993. Fronteggiava tale schieramento il Partito Socialista Giapponese (JSP) (11), formatosi nel 1945, il quale affondava le sue radici in partiti, movimenti e gruppi vari, sorti a partire dalla fine dell'800 e sistematicamente perseguitati dai governi nazionalisti e imperialisti (12): il Partito Socialista dell'Oriente (1882), il Partito Socialista (1883), la Societá degli amici del popolo (1893), una serie di organizzazioni sindacali, che riuscirono a pubblicare il bimestrale Mondo del lavoro, l'Associazione per lo studio del socialismo (1898), l'Associazione socialista (1900), il Partito Socialdemocratico (1901) (13), Il Partito Socialista del Giappone (1906).
Ma l'ingiustizia e la violenza usate contro tutto ciò che richiamava il socialismo, non fece che alimentare il movimento dei lavoratori: alle elezioni del 1947 lo JSP ottenne 143 seggi su 466.
Dal 23 marzo 1960 era presidente del Partito Socialista Giapponese Ijneiro Asanuma.
Nato a Tokio il 27 dicembre 1898, essendo la madre morta nel darlo alla luce, era stato allevato dal solo padre. Dopo un esordio giovanile con simpatie nazionaliste, si era ritirato dall'attività politica; la riflessione sulle vicende della seconda guerra mondiale lo aveva poi spinto su posizioni socialiste, di cui divenne appassionato assertore, non nascondendo le sue simpatie per la rivoluzione maoista.
Egli pago' “con la vita la sua fedeltà agli ideali di un Giappone pacifico, neutrale, democratico e socialista. Nella sua qualità di presidente del Partito socialista era stato uno dei protagonisti, in prima persona, delle recenti lotte popolari contro il trattato nippo-americano , che egli condannava come patriota e come socialista, perché lesivo degli interessi del popolo giapponese. Egli si proponeva di continuare l'azione per l'abrogazione del trattato. Di questo obiettivo il Partito socialista ha fatto il punto fondamentale della piattaforma elettorale, insieme a quello della difesa della democrazia e della Costituzione, minacciata di revisione in senso illiberale” (15).
Il 12 ottobre 1960, in vista delle elezioni politiche del successivo novembre, Asanuma partecipo' ad un dibattito politico con i presidenti del Partito liberaldemocratico e di quello socialdemocratico (16). Il dibattito, a cui erano presenti numerosi giornalisti e spettatori, era seguito da milioni di persone in diretta televisiva.
Mentre Asanuma stava svolgendo il suo intervento, un giovane diciasettenne (17), Otoya Yamaguchi, studente di estrema destra (18), balzo' improvvisamente sul podio e colpí brutalmente il leader socialista con una spada da samurai (19), prima all'addome e poi al torace. Asanuma, assassinato di fronte all'intera nazione, morí prima di raggiungere l'ospedale. Seguirono inutili proteste popolari per la inadeguata sicurezza fornita ad Asanuma.
Pietro Nenni invio' il seguente telegramma alla Direzione del partito Socialista Giapponese: “Esprimovi dolore indignazione solidarietá Partito Socialista Italiano et incitamento continuare lotta comune. Nenni.”
(20)
Il 2 novembre 1960 Yamaguchi, dopo aver scritto sulla parete della sua cella “Sette vite per il mio paese (21). Viva Sua Maestá Imperiale, l'Imperatore!”, fece a strisce un lenzuolo, traendone una corda rudimentale con la quale si impicco' ad una lampada.

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La strage di Utoya (22).



La strage di Utoya

Aveva programmato tutto il criminale nazista, con spietata precisione e fredda determinazione.
Il suo scopo era quello di mandare – disse in tribunale – “un messaggio forte al popolo, per fermare i danni del Partito Laburista” e per fermare “una decostruzione della cultura norvegese per via dell'immigrazione in massa dei musulmani”. Insomma, bisognava dare una dura lezione, di quelle che non si dimenticano facilmente, al socialismo norvegese, reo di perseguire una politica di progresso, di integrazione, di convivenza pacifica…
Anzitutto egli affitto', tre mesi prima (23) della strage, una fattoria isolata, a circa 160 km a nord di Oslo, per poter comprare, senza destare sospetti, un fertilizzante contenente nitrato di ammonio.
Quando l'ordigno fu pronto, il 22 luglio 2011, un furgone, carico di 950 kg di esplosivo, fu parcheggiato nel cosiddetto quartiere del governo di Oslo, di fronte al palazzo che ospitava l'ufficio del Primo Ministro Jens Stoltenberg (24), leader del Partito Laburista (25), che pero' non rimase ferito.
L'esplosione, potentissima, avvenuta alle 15,26 di quel giorno, provoco' la morte di 8 persone e il ferimento di altre 209, di cui 12 gravemente.
Ma si trattava solo di un “depistaggio”, di un diversivo avente lo scopo di attirare la polizia dell'antiterrorismo e i militari nel cuore della capitale, tutti effettivamente si impegnarono nell'azione di soccorso e in quella investigativa, ma senza badare all'assassino, vestito con un'uniforme simile a quella della polizia e munito di documenti falsi, il quale intanto si dirigeva verso Utoya (26), dove erano radunati 650 giovani socialisti, membri della Lega dei Giovani Lavoratori, l'organizzazione giovanile del Partito Laburista, per il tradizionale appuntamento estivo.
Egli dunque, senza fretta, con una barca noleggiata, poco prima delle 17 raggiunse l'isola, fingendosi un inviato della polizia, mandato ad avvertire dell'avvenuto attentato: aveva con sé una pistola e un fucile automatico.
Con disumana freddezza, senza correre e senza urlare, il nazista prese a sparare, per 77 minuti, su ragazze e ragazzi indifesi, che cercavano disperatamente di nascondersi, nel bosco o dietro le rocce, o di fuggire, anche buttandosi in acqua, o che rimanevano impietriti dal terrore, finendo i feriti con un colpo alla testa, uccidendone in tutto 69, tra i 14 e i 20 anni e ferendone altri 110, di cui 55 gravemente.
Alla fine della mattanza, l'assassino, colto in flagranza, si arrese senza problemi alla sopraggiunta polizia.
Responsabile dei due attentati era il norvegese Anders Behring Breivik (27), reo confesso, anti-multiculturalista, anti-marxista, anti-islamico, simpatizzante dell'estrema destra.
Processato per strage, riconosciuto sano di mente e quindi penalmente responsabile delle sue azioni, fu condannato al massimo della pena prevista dall'ordinamento norvegese: 21 anni di carcere (28). Non ebbe mai nemmeno l'ombra di un rimorso. Al termine del processo chiese “scusa ai militanti nazionalisti per non aver ucciso piú persone”.
Successivamente egli fece causa allo Stato, per essere stato sottoposto a “condizioni di detenzione inumane” per i cinque anni trascorsi in isolamento. La Corte gli diede ragione, assegnandogli un indennizzo di 330 mila corone norvegesi (circa 35 mila euro).
Entrando in aula, dopo aver fatto il saluto nazista, egli dichiaro': “Lottero' fino alla morte per il nazismo”.


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Jo Cox.



Ricordo di Jo Cox

Quando, in tribunale, fu chiesto a Thomas Miar, assassino di Jo Cox, di declinare le sue generalitá, egli rispose: - Il mio nome è “Morte ai traditori, libertá per la Gran Bretagna!”
Chi erano l'assassino e l'assassinata e che cosa essi rappresentavano nel Regno Unito e nel mondo intero?
Helen Joanne (“Jo”) Leadbeater era nata il 22 giugno 1974 a Batley, nello Yorkshire, in Inghilterra, il cui liceo aveva frequentato. Aveva poi studiato al Pembroke College di Cambridge e nel 1995 aveva conseguito la laurea in Scienze politiche e sociali.
Si era poi sposata con Brendan Cox (di cui aveva assunto il cognome), giá consulente per lo sviluppo internazionale del Primo Ministro Gordon Brown (29). I due avevano due figli, al momento della morte di Jo, di cinque e tre anni (30).
Dopo aver lavorato per il deputato Joan Walley e per l'eurodeputata Glenys Kinnock, ambedue laburisti, Jo si dedico' a Oxfam, un'organizzazione internazionale non governativa (ONG) che si occupa di aiuti umanitari e progetti di sviluppo, come la lotta alla povertá; Jo si occupo' anche della lotta per la prevenzione delle morti in gravidanza e durante il parto, nonché del lavoro femminile e della lotta alle nuove schiavitú.
Nel 2015 fu eletta, per il Partito Laburista, alla Camera dei Comuni, dove subito si mise in luce per la sua attivitá per la protezione dei non combattenti nella guerra civile siriana. Infine, nella campagna referendaria sulla permanenza o meno della Gran Bretagna nell'Unione Europea (la cosiddetta Brexit), si schiero' decisamente per la permanenza. Era una pacifista convinta, un'ottima oratrice, una lavoratrice instancabile che credeva in un mondo migliore, per il quale combatté per tutta la vita.
Thomas Mair, detto Tommy, era allora un cinquantaduenne di origine scozzese che lavorava saltuariamente come giardiniere nella zona dell'omicidio e che a volte dava consigli botanici ai suoi vicini. Egli, che viveva da solo, aveva avuto problemi mentali, ma non talmente gravi da non essere responsabile dei suoi atti. Egli vedeva la causa dei mali della Gran Bretagna nelle idee progressiste, nella sinistra politica, nei giornali. Era un razzista che man mano si era orientato verso il terrorismo: nella sua casa furono trovati insegne naziste, libri di estrema destra, istruzioni su come costruire le bombe. In internet aveva cercato informazioni sul fascistoide Partito Nazionale Britannico, sull'apartheid, sul Ku Klux Klan, sul nazismo, perfino sul terrorista norvegese Anders Breivik…Insomma, sul fior fiore della reazione internazionale.
Quel giorno, giovedí 16 giugno 2016, Mair uscí di casa intorno alla 12,30 con un berretto chiaro da baseball e una borsa.
Quello stesso giorno, Jo Cox, quarantunenne madre di due figli piccoli, deputata laburista in prima fila nella lotta per la pace e l'integrazione, usciva, poco prima delle 13,00, per la pausa-pranzo, da una libreria di Birstall (31)(in Market Street, dove, secondo la tradizione democratica britannica, aveva in programma l'incontro settimanale con gli elettori del suo collegio, quando fu aggredita selvaggiamente (32) con un coltello da caccia da Thomas Mair, che un vicino, un pensionato di 77 anni, tale Bernard Carter-Kenny, cerco' inutilmente di fermare (33), anche quando si avvide che egli aveva preso dalla borsa una pistola, con la quale sparo', a distanza ravvicinata, tre colpi a Jo, caduta sanguinante tra due macchine posteggiate.
Benché prontamente soccorsa, ma in condizioni assai critiche, Jo morí poco dopo, alle 13,48, nonostante il volo disperato in elicottero verso l'ospedale Leeds General Infirmary.
Dopo di che l'assassino si diede alla fuga; ma un altro vicino lo riconobbe e lo segnalo' alla polizia che lo arresto' a circa un miglio dal luogo del crimine (34).
Il 23 settembre successivo, Mair fu riconosciuto colpevole di omicidio e di altri reati connessi e condannato all'ergastolo.
Quelle grida, quelle coltellate, quei proiettili rimarranno impressi nella memoria di molti. Il primo commento fu del premier conservatore David Cameron (“Una tragedia per il Paese”), cui seguirono quelli del leader del Labour Party, Jeremy Corbin, e di molti altri, anche stranieri, anche italiani.
Il marito, suo compagno di vita e di lotta politica, disse: “Ora è il tempo di lottare contro l'odio che l'ha uccisa” e poi “L'odio non ha credo, razza o religione. L'odio è velenoso”.

Qui ci piace ricordare, soprattutto per la sua drammatica semplicitá, quello del deputato laburista neozelandese Phil Twyford:
Jo mancherá moltissimo alla sua famiglia, ai suoi amici, alla politica britannica e al movimento operaio internazionale.



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  1. I quattro casi qui presi in esame non esauriscono certo l'elenco dei socialisti assassinati all'estero: Rosa Luxemburg, Olov Palme, Yitzhak Rabin, Salvador Allende, Vittoria Nenni...
  2. Jaurés fu deputato socialista dal 1892 al 1898 e dal 1902 al 1914.
  3. Il giornale, fondato da Jaurés nel 1904, nel 1911 divenne l'organo ufficiale della SFIO. Nel congresso di Tours (1920) della SFIO, la maggioranza voto' per l'adesione all'Internazionale Comunista (IC). Il giornale seguí la maggioranza e divenne l'organo del Partito Comunista Francese (PCF). Organo della SFIO divenne poi Le populaire.
  4. Nel 1905, seguendo i suggerimenti del congresso di Amsterdm della Seconda Internazionale (1904), si era realizzata la fusione tra il Partito Socialista di Francia (PSdF), guidato da Jules Guesde, che riuniva le correnti piú intransigenti del socialismo francese e il Partito Socialista Francese (PSF), guidato da Jean Jaurés, che rappresentava quelle riformiste; dalla fusione scaturí la formazione unitaria denominata Sezione Francese dell'Internazionale Operaia (SFIO).
  5. Di fondamentale importanza storica è la sua Histoire socialiste de la République francaise in 12 volumi.
  6. Pur non condividendo la visione riformistica della lotta per il socialismo di Jaurés, rispetto e ammirazione per lui ebbe la grande rivoluzionaria polacca Rosa Luxemburg, destinata a cadere anch'essa sotto la mano assassina della reazione. Le capacitá oratorie e di analisi di Jaurés furono ammirate anche dal rivoluzionario russo Leone Trotsky.
  7. Jaurés, nel congresso straordinario di Parigi della SFIO del 15-16/7/1914., aveva favorito l'approvazione di una mozione che prevedeva il ricorso allo sciopero generale e simultaneo in caso di guerra. Egli intendeva portare tale posizione in sede internazionale, cioè nel congresso della Seconda Internazionale che si sarebbe dovuto svolgere a Vienna nell'agosto 1914, ma che non ebbe mai luogo.
  8. Il socialismo di Jean Jaurés, nutrito dal marxismo, ma anche dagli ideali della rivoluzione francese, non fu mai dommatico e dottrinario, ma di ispirazione profondamente umanistica e democratica.
  9. Assolto e scarcerato nel 1919, fuggí a Ibiza (Baleari), dove finí anch'egli assassinato nel 1936, all'inizio della guerra civile, probabilmente da repubblicani spagnoli.
  10. Nella sala della Casa dei Socialisti francesi, in cui si svolse il congresso di unificazione dei socialisti italiani (Parigi, 19-20/7/1930) troneggiavano, l'uno accanto all'altro, i ritratti di Jean Jaurés e di Giacomo Matteotti.
  11. Nel 1922, da un'ala sinistra del Partito Socialista Giapponese JSP) era sorto il Partito Comunista Giapponese, mentre da una scissione a destra del 1960 era scaturito il Partito Socialista Democratico.
  12. La censura proibí la traduzione in giapponese non solo di Marx e di Engels, ma anche di scrittori come Emile Zola e Lev Tolstoj.
  13. Il Partito Socialdemocratico fu sciolto dal governo dopo due soli giorni.
  14. Si trattava del “Trattato di Mutua Cooperazione e Sicurezza” tra USA e Giappone del 19-1-1960. Il trattato suscito' una grande contestazione popolare.
  15. Da un articolo di Fernando Santi, segretario generale aggiunto della CGIL, sull'Avanti! del 13-10-1960.
  16. Rispettivamente Ikeda Hayato e Nishi Suehiro
  17. Era nato il 22-2-1943.
  18. Uamaguchi era stato membro del „Partito patriottico del grande Giappone“.
  19. La scelta dell'arma sottolineava l'esaltazione ultraconservatrice e reazionaria del giovane assassino.
  20. Riportato dall'Avanti! del 13-10-1960. Secondo il giornale socialista il tragico episodio avvenne alle 14,37 (ora locale).
  21. Riferimento alle ultime parole di un samurai del XIV secolo.
  22. Sulla strage di Utoya sono stati girati due film: uno, intitolato „22 luglio“ del regista britannico Paul Greengrass e uno, „Utoya 22 luglio“ del regista norvegese Erik Poppe, entrambi del 2018.
  23. Il 17-4-2011.
  24. Jens Stoltenberg, nato a Oslo il 16-3-1959, giornalista, era in carica dal 17-10-2005. In precedenza aveva ricoperto vari incarichi ministeriali. Egli era, in quel momento, a capo di una coalizione tra Partito Laburista (di cui era il leader dal 6-2-2002), Partito della Sinistra Socialista e Partito di Centro.
  25. Il Partito Laburista (Arbeiderpartiet) norvegese (AP) fu fondato nel 1887 ed entro' nel parlamento nel 1903. Dal 1927 é il primo partito di Norvegia.
  26. Utoya é una piccola isola di 12 ettari, a circa 40 km a nord di Oslo, che nel 1950 fu donata al Partito Laburista Norvegese e che ora appartiene alla Lega dei Giovani Lavoratori, che vi organizza campi estivi di formazione.
  27. Breivik, nato a Oslo il 13-2-1987, é autore di un memoriale di 1518 pagine, intitolato 2083 – una dichiarazione europea d'indipendenza, in cui si definisce „salvatore del cristianesimo“ e „il piú grande difensore della cultura conservatrice in Europa dal 1950“.
  28. Il processo ebbe inizio il 16-4-2012 e si concluse il 24-8-2012. In Norvegia non c'é né pena di morte né ergastolo.
  29. Gordon Brown (n. 1951) é stato deputato del Regno Unito dal 1983 al 2015, Cancelliere dello Scacchiere dal 1997 al 2007, Primo Ministro dal 2007 al 2010, leader del Partito Laburista britannico dal 2007 al 2010.
  30. La coppia aveva scelto di vivere in una “casa galleggiante”, sulle rive del Tamigi.
  31. Birstall è una cittadina di circa 16 mila abitanti, poco distante da Leeds, nel West Yiorkshire. Quel giorno c'era traffico ed altre persone si trovavano in pausa-pranzo.
  32. Alcuni testimoni raccontarono che, mentre infieriva con calci e pugni sulla deputata laburista, da lui ritenta una traditrice, per la sua attivitá in favore della permanenza nell'UE e in sostegno degli immigrati, gridava: Britain first! (La Gran Bretagna prima di tutto!).
  33. Carter-Kenny fu accoltellato a sua volta. Per il suo gesto coraggioso venne poi insignito della „medaglia George“, una medaglia al valor civile „per atti di grande eroismo e coraggio mostrato in circostanze di estremo pericolo“, cosí chiamata perché istituita dal Re Giorgio VI (il 24-9-1940).
  34. Ad arrestarlo furono gli agenti della polizia locale Craiig Nicholls e Jonathan Wright, che in seguito saranno premiati con la Queen's Gallantry Medal, una decorazione per atti di coraggio, istituita nel 1974.


Fonte: di FERDINANDO LEONZIO
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L'AVVENIRE DEI LAVORATORI
Periodico socialista fondato 1897.
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IL PONTE RIVISTA
Rivista di politica economica e cultura
fondata da Calamandrei
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