POVERA ITALIA

26-10-2026 -


di Paolo Bagnoli

I dati ISTAT sulla povertà in Italia recentemente resi pubblici non hanno acceso una particolare attenzione da parte della politica. Eppure sono allarmanti ed è difficile, almeno per noi, rimanervi indifferenti.

Il report statistico si riferisce all'anno passato. In Italia la povertà assoluta riguarda ben 5,4 milioni di persone; di questi, 1 milione e 136 mila sono sotto i diciotto anni. In termini percentuali è il 12,5%,nel Meridione la percentuale sale al 15,2. Il dato complessivo è che il 9,3% di chi risiede in Italia è un povero assoluto; al Sud si registra il 9,6%. La situazione è stabile rispetto al 2024. Non c'è, però, da rallegrarsi: vuol dire che nei confronti di questa considerevole massa di cittadini non è stato fatto nulla. Erano abbandonati a se stessi e tali sono rimasti.

Le percentuali ci dicono che 2,1 milioni di famiglie sono impossibilitate a comprare beni di prima necessità e ad accedere a servizi per – citiamo – “conseguire uno standard di vita minimamente accettabile”. Il 20,7% riguarda nuclei familiari con disoccupati; l'8,5% quelli con lavoratori dipendenti che, pur avendo un'occupazione, sono in povertà. Nel caso degli operai il 14%;il 6,6% i lavoratori indipendenti; cioè, che non sono imprenditori e lo sono in proprio.

Gli stranieri, poi - oltre un milione e mezzo - è in povertà assoluta; si sfiora il trenta per cento per le famiglie composte solo da stranieri. Nel complesso, nel 2025 è rimasta stabile l'intensità di povertà assoluta; vale a dire, quanto sono poveri i poveri sulla base di una spesa media calcolata al di sotto della linea di povertà. In percentuale: il 18,5% a livello nazionale, il 19% al Sud.

Naturalmente le soglie di povertà variano secondo le aree del Paese; ma, per esempio, per un residente adulto abitante in un'area metropolitana piemontese la soglia è pari a 933,04 euro mensili, mentre in Sicilia si scende a 773,25 euro.

Il quadro che l'ISTAT fa del problema è molto dettagliato. Noi coi dati ci fermiamo qui. Quelli sopra riportati sono sufficienti a fotografarlo. Ora, se si considera l'andamento economico del Paese, non è difficile ritenere che la situazione tenderà, per quanto concerne l'anno in corso, a peggiorare. Si tratta di un problema politico enorme. I dati ci dicono che il governo nel merito non ha fatto nulla, che non si dovrebbe stare con le mani in mano e che, nell'agenda della politica, la questione è assente. Non si può ritenere che tale piaga, indegna di un Paese civile, possa essere curata con la beneficienza caritatevole cui dobbiamo, tuttavia, riconoscere un meritorio ruolo di supplenza di uno Stato indifferente, mentre occorre un impegno pubblico mirato, l'attivazione di una politica riformatrice che richiede, però, non solo l'impianto di possibili tecnicalità, bensì una concezione precisa dell'uomo, del suo diritto a vivere una vita degna di essere vissuta.

La politica oggi non c'è travolta dal populismo e, pure, dall'assenza di una sinistra – parliamo, naturalmente, di una sinistra vera cosciente del proprio compito storico - nata per il riscatto dei ceti sociali che patiscono la sofferenza del vivere e, talora, del sopravvivere. La sinistra, però, non muore; un giorno rinascerà anche se non sappiamo quando e dopo quali travagli. Come è nella sua natura dovrà basarsi sull' “ideologia dell'uomo” e dalla lotta che va intrapresa perché l'individuo sia soggetto di libertà, in un sistema di libertà che presuppone, per essere, della giustizia sociale e della pace, della democrazia e della convivenza; di una Civiltà di cui il socialismo sia il protagonista.

Sogni? Utopia? Ingenuità? Non crediamo. Ognuno, naturalmente, può pensarla come meglio crede; noi la pensiamo così. Certo che non si può rimanere inattivi: l'impegno contro la povertà assoluta dovrebbe essere un punto qualificante, nelle prossime elezioni politiche, di tutte quelle forze che si prefiggono di sconfiggere la destra.





Fonte: di Paolo Bagnoli