CHI È ANDREW BURNHAM, IL NUOVO PREMIER BRITANNICO

27-07-2026 -

di Giulietta Rovera

Il 20 luglio, per la prima volta dai tempi dello scisma anglicano del XVI secolo, un premier cattolico ha varcato la soglia del n. 10 di Downing Street. Andrew Burnham vanta anche un altro record: quello di essere il primo ministro del Regno Unito a provenire dal Partito Laburista e Co-Operativo, associato alla "sinistra moderata" del Partito Laburista, che si identifica politicamente come socialista.

Andrew Burnham è nato il 7 gennaio 1970 ad Aintree, un quartiere di Liverpool, ma è cresciuto a Culcheth, non lontano da Manchester, in una famiglia cattolica della classe operaia. L'interesse per la politica nasce presto, è solo un ragazzo quando entra nel Partito Laburista. Grazie a una borsa di studio riesce a iscriversi all'Università di Cambridge dove si laurea in inglese e dove conosce la sua futura moglie, Marie-France van Heel. Dopo la laurea, nel 1992, si trasferisce a Londra. Lavora in alcune riviste, per accettare poi l'incarico di ricercatore presso l'ufficio parlamentare della deputata laburista Tessa Jowell. Nel 1997 Tony Blair vince le elezioni e Burnham assume l'incarico di funzionario parlamentare per l'ente sanitario NHS Confederation. Nel 2001 raggiunge il primo traguardo importante: è eletto deputato per il collegio di Leigh, nella Greater Manchester. Durante i governi guidati da Tony Blair e Gordon Brown assume numerose responsabilità istituzionali: sottosegretario agli Interni, ministro della Salute, Segretario capo del Tesoro, Ministro della Cultura. Nel 2010 i Laburisti perdono le elezioni. Gordon Brown si dimette e Burnham tenta la grande carta: diventare leader del Partito Laburista. Ma arriva quarto su cinque candidati, sconfitto da Ed Miliband. Nel 2015, Miliband è sconfitto alle elezioni generali, si dimette e Burnham ci riprova. Parte come favorito, ma è battuto dal candidato di sinistra: Jeremy Corbyn. Questa volta, l'insuccesso lascia il segno. E' a Westminster da 15 anni, ha servito nei governi di Tony Blair e Gordon Brown, e ora si trova intrappolato nel fuoco incrociato di una guerra intestina che infuria intorno a Jeremy Corbyn.

Andy Burnham è un uomo ambizioso: da quando è entrato in politica, ha un obiettivo: diventare Primo Ministro. Ma tutti i tentativi si sono rivelati vani. Con rabbia e rimpianto, decide di lasciare Westminster e candidarsi a sindaco della Greater Manchester. La scelta si rivela vincente: la mattina del 6 maggio 2017, diventa il primo sindaco eletto direttamente della Greater Manchester.

Dopo un inizio difficile, Burnham ha trovato la sua strada. Perché è a Manchester che ha inizio la sua rinascita. “E' lì che sono riuscito a definire me stesso”. E' lì che è riuscito a superare il complesso di inferiorità che lo ha condizionato nei lunghi anni a Westminster a causa della sua estrazione operaia. Non teme più di mostrare la propria natura affabile, cordiale, capace di commozione. Durante la pandemia di Covid-19, ha il coraggio di attaccare il governo di Boris Johnson per le rigide misure di lockdown imposte alla Greater Manchester, più severe rispetto al resto del Paese. Riesce ad arginare il fenomeno dei senzatetto e a trasformare il sistema di trasporti della regione, nazionalizzando il servizio di autobus e introducendo un tetto massimo alle tariffe. Grazie al suo impegno a favore dei lavoratori e le comunità del Nord dell'Inghilterra, l'area registra una crescita economica superiore a gran parte del resto del Paese, il che gli vale il soprannome di "Re del Nord".

Ma Andy Burnham vuole di più. Vuole la carica di Premier. Vuole Downing Street. L'occasione si presenta nel 20026, alle elezioni supplettive nel collegio di Makerfield, previste per giugno. Il 14 maggio annuncia la propria intenzione di candidarsi. Il partito lo appoggia. Burnham sa che questa è la sua ultima occasione. Keir Starmer è reduce da una serie di disastrose sconfitte elettorali. Dopo la schiacciante vittoria di due anni fa, con il suo fare legnoso, una serie di imperdonabili errori, un indice di popolarità al livello più basso mai registrato da un leader britannico, Starmer è sull'orlo delle dimissioni. Per la prima volta, Burnham intravvede una reale possibilità per diventare leader del Labour. Gli manca un'ultima mossa: vincere le elezioni, battere l'apparentemente imbattibile Nigel Farage. Non è un'impresa facile. Proprio a Makerfield, il partito Reform di Farage ha appena conquistato tutti i seggi del consiglio comunale alle elezioni. Se perde, è la fine per lui e probabilmente per il Partito Laburista, in caduta libera nei sondaggi. Ma contro ogni aspettativa Burnham vince, battendo in modo netto tutti gli altri concorrenti, in primis quello del partito di Reform Uk di Farage.

Dopo nove anni di assenza dalla Camera dei Comuni di Westminster, Andy Burnham vi fa un ritorno trionfale. Il 22 giugno 2026, Keir Starmer annuncia le dimissioni. Il 17 luglio, davanti a centinaia di parlamentari, membri della Camera dei Lord e leader sindacali, Burnham è formalmente consacrato leader laburista dal presidente dell'organo direttivo del partito Shabana Mahmood. E il 20 luglio Re Carlo III lo nomina primo ministro.

Per il Partito Laburista britannico, Andrew Burnham rappresenta la grande speranza di rinascita, l'unico in grado di sconfiggere Farage e arginare l'estrema destra in un momento di stagnazione economica e di estrema frammentazione politica. Questo ragazzo di 56 anni di estrazione operaia, che Donald Trump ha liquidato come "il sindaco di una cittadina", ha scalato la gerarchia sociale senza rinnegare le sue origini. E' una figura sconosciuta in gran parte dell'Europa continentale, ma il suo programma che prevede di mettere fine al fenomeno dei senzatetto nel Paese, sostegno alla classe lavoratrice, riduzione del costo della vita, rilancio dell'industria britannica e la costruzione di un sistema educativo più equo - in parole povere, di mettere fine a 40 anni di neoliberismo - e che rivendica i valori del socialismo, è destinato a suscitare una larga eco.





Fonte: di Giulietta Rovera