LEONE XIV, IL LEADER INASPETTATO

22-06-2026 -

di Giulietta Rovera

Il 15 maggio 1891 Papa Leone XIII firmava l'enciclica Rerum Novarum, in cui analizzava la rapida trasformazione sociale dovuta alla Rivoluzione Industriale e delineava i principi per un giusto equilibrio tra le forze del capitale e i diritti dei lavoratori. Esattamente 135 anni dopo, il 25 maggio 2026, Leone XIV firma Magnifica Humanitas, un documento di 82 pagine che delinea la posizione della Chiesa sui benefici e i pericoli dell'intelligenza artificiale. “La persona umana è un fine, non un mezzo”, scrive Leone. Affinché l'IA non diventi uno strumento di "dominio, esclusione e morte" nelle mani delle grandi aziende tecnologiche e venga salvaguardata la dignità umana, è necessario un codice etico per governarla. "Un'IA più morale non basta se la moralità è determinata da pochi".

Chiedendo una regolamentazione della rivoluzione digitale e ponendo in primo piano la dignità umana, il Pontefice individua così il punto cruciale: il potere computazionale concentrato nelle mani di pochi soggetti privati che non rispondono ad alcun processo democratico - una dichiarazione politica, non solo morale. In questa sua prima enciclica, il Papa mette inoltre in guardia contro “una preoccupante rinascita della guerra come strumento di politica internazionale”. Alcuni, scrive, “potrebbero considerare il conflitto armato come un modo efficace per distogliere l'attenzione dai problemi interni e uno strumento cinico per gestire le difficoltà”. Parole che sottolineano i pericoli dell'intelligenza artificiale. Ma che suonano anche come una critica al Presidente americano, che si batte contro la regolamentazione del settore dell'IA. Degno di nota il fatto che la presentazione dell'enciclica di Papa Leone abbia incluso un intervento di Christopher Olah, il co-fondatore ateo di Anthropic, l'azienda di intelligenza artificiale che si è rifiutata di permettere all'amministrazione Trump di violare le norme etiche sullo sviluppo delle armi. Ad emergere chiaramente è che il Papa non condanna l'intelligenza artificiale in sé, ma il modo in cui può essere utilizzata come strumento di repressione politica e come garanzia di un peggioramento della disuguaglianza economica.

Le prese di posizione del pontefice sono state ribadite nel suo viaggio in Spagna conclusosi il 12 giugno, prima visita di Leone XIV in un Paese dell'UE. Nei 20 discorsi programmati durante il viaggio ha esortato i leader politici a lottare per la pace, a ricercare l'unità, anziché dividere le proprie popolazioni nella speranza di raccogliere voti, a risolvere i problemi utilizzando il diritto internazionale, piuttosto che ricorrere al “silenzio temporaneo” ottenuto con le armi. Ha toccato i temi dell'emergenza climatica, dell'aborto e dell'eutanasia. Ma soprattutto ha posto l'attenzione sulla difficile situazione dei migranti, dei richiedenti asilo, degli emarginati. Il 12 giugno a Tenerife, ultima tappa del tour spagnolo di una settimana, si è scagliato contro l'"indifferenza" del mondo e ha esortato i leader a trattare i migranti con maggiore umanità. L'Europa, ha affermato, "non può proclamare la dignità umana mentre si abitua al fatto che il Mediterraneo e l'Atlantico fungano da cimiteri senza nome". Parole pronunciate lo stesso giorno in cui entrava in vigore nell'Unione Europea la nuova legge in materia di migrazione che, secondo i critici, ricalca il sistema ICE dell'amministrazione statunitense.

All'inizio del pontificato di Leone XIV erano in molti a rimpiangere Papa Francesco per la sua esuberanza e spontaneità, ma con il passare dei mesi hanno dovuto ricredersi. Le prese di posizione di Leone XIV, infatti, hanno sorpreso per la chiarezza, il coraggio con il quale si è schierato contro il personaggio più importante del mondo: Donald Trump. L'aver criticato il presidente americano per le operazioni militari in Venezuela e in Iran, le sue politiche migratorie, la sua "diplomazia basata sulla forza", lo hanno trasformato nel paladino anti-Trump numero uno. Trump è passato al contrattacco, definendolo "debole sul fronte criminale e pessimo in politica estera". La fonte più profonda dell'irritazione di Trump sta nel fatto che si trova di fronte un nemico nei confronti del quale è disarmato, la cui voce morale autorevole è ascoltata in tutto il mondo, che mette in discussione il linguaggio della forza, si preoccupa per la giustizia sociale e gli effetti dell'intelligenza artificiale sul mercato del lavoro.

Leone XIV non è un progressista. Si è schierato contro i diritti riproduttivi delle donne, contro l'aborto, contro l'eutanasia. Fino ad ora ha evitato di affrontare la storia oscura degli abusi sessuali commessi da membri del clero cattolico romano – 3.000 vittime accertate in Spagna secondo un'inchiesta condotta dal 2018 dal quotidiano El Paìs. Ma ha avuto il coraggio di esprimersi contro la guerra all'Iran, contro l'uso di giustificazioni religiose da parte dei Maga, contro la “tragedia disumana” che si sta perpetrando in Libano. E contro il massacro del popolo palestinese, ricordando al mondo che "la popolazione di Gaza non riceve ancora aiuti umanitari". Un fatto che la maggior parte dei leader mondiali sembra intenzionata a ignorare.





Fonte: di Giulietta Rovera