Dalle reazioni avute da Giorgia Meloni all'esito della recente tornata amministrativa si è capito che, dopo la secca sconfitta nel referendum di marzo, se ne aspettava un'altra. E, invece, così non è andata. L'opposizione, pur avendo vinto il referendum, del suo significato politico non aveva capito nulla e, subito, aveva intonato il De profundis al governo. Per loro era un voto che anticipava quello dell'anno prossimo e giù a lanciarsi in candidature, ad angosciarsi se primarie si oppure no: insomma una carnevalata all'insegna della vendita della pelle dell'orso prima di averlo preso. Il che non è mai una bella cosa; in politica poi è assolutamente da evitare.
Perdere a Venezia è stato un vero e proprio ko politico. Ha dimostrato quanto centro-sinistra o campo largo che dir si voglia, siano staccati dalla realtà dei territori. Inoltre, come la politica ridotta a slogans non dà mai i suoi frutti. A Reggio Calabria, poi, si è registrato un altro stato un altro capolavoro.
Il Pd & C. si sono riscaldati al fuoco della Toscana “rossa” -.ma lo era quella di un tempo, ora di rosso c'è solo il colore del semaforo – avendo ripreso Prato richiamando in servizio il vecchio sindaco e ripreso Pistoia, C'è da augurarsi che Vincenzo Ceccarello ad Arezzo batta al ballottaggio il candidato della destra. Nessuno, tuttavia, ha detto nulla sul fatto che in Toscana la percentuale degli assenteisti al voto è stata del 7%, ben due punti in più rispetto al dato nazionale del 5%.
Un quadro più completo lo avremo dopo i ballottaggi. Vedremo. Oggi registriamo un centro-destra che, adagiato nell'immobilismo del governo punta a mantenere il potere riuscendoci e che il campo largo è ben al di sotto delle aspettative per una seria battaglia di alternativa.
P.B.