IL PROBLEMA DELLA DIFESA EUROPEA

26-05-2026 -

di Andrea Becherucci


Era il 30 agosto 1954 quando il tema della difesa europea cessò di essere uno degli obiettivi reali della politica d'integrazione per diventare il convitato di pietra di innumerevoli discussioni che si protraggono ancora oggi.

Il progetto della Comunità Europea di Difesa (CED) era stato messo in moto all'inizio degli anni Cinquanta da una proposta del primo ministro francese René Pleven (col piano che porta il suo nome ma in realtà preparato da Jean Monnet) per ricondurre sotto l'egida di un'iniziativa di Parigi l'idea di costituire un esercito europeo. Tale necessità si fece evidente a seguito dell'inizio della guerra di Corea quando un nuovo conflitto globale pareva essere imminente.

Fu allora che in Europa si pose il problema del riarmo della Germania. Se l'Unione Sovietica si fosse preparata ad attaccare l'Europa non sarebbe stato possibile restare inerti di fronte al rischio della sopravvivenza stessa del blocco occidentale. I francesi, tuttavia, diffidavano dei tedeschi la cui partecipazione all'Alleanza atlantica avevano fino ad allora fortemente contrastato (la Germania ovest entrerà a far parte della NATO solo nel 1955). Strategicamente era però impossibile opporsi all'URSS in Europa senza riarmare la Germania e, in particolare, il suo fianco est.

Fu questa la ragione per la quale i francesi ripresero in mano il progetto anche dietro sollecitazione dell'amministrazione americana ma il progetto fallirà per la bocciatura all'Assemblea nazionale francese con i voti contrari di gollisti e comunisti. Il fallimento della CED rappresentò una ‘pietra d'inciampo' nel percorso della costruzione dell'Europa (per dirlo con le parole di Mario Albertini). Alcide De Gasperi aveva fatto inserire nel trattato l'articolo 38 che prevedeva un'assemblea parlamentare con mandato costituente ma tutto si arenò nell'estate del 1954.

Il tema della difesa europea è tornato d'attualità dopo le ripetute esternazioni di Donald Trump. E' vero che anche due presidenti democratici, Barack Obama e Joe Biden avevano più volte invitato i partners europei ad aumentare i propri contributi alle spese militari della NATO ma la seconda presidenza Trump ha fatto emergere il problema in tutta la sua urgenza e gravità. Il presidente americano ha annunciato di voler fare rientrare in patria alcune migliaia di soldati dalla Germania e non ha escluso altri rientri dalla Spagna e dall'Italia. Ancora una volta l'Unione europea si è trovata disorientata.

Il commissario europeo alla Difesa, il lituano Kubilius, ha proposto una forza militare di 100.000 unità alla quale si unirebbero soldati provenienti da Gran Bretagna, Norvegia e Ucraina. La maggior parte delle opinioni pubbliche dei paesi europei si rende conto della necessità di compiere passi avanti in questo settore benché i precedenti non inducano all'ottimismo. L'Alta Rappresentante per la politica estera Kaja Kallas è contraria alla costituzione d'un esercito europeo nel timore che questo possa indebolire il fronte della NATO.

L'esempio più clamoroso dell'impotenza militare europea si è avuta nell'abbandono da parte delle forze della coalizione dell'Afghanistan. Alla partenza dei soldati americani, gli alleati europei non sono stati in grado di consentire il proseguimento dell'evacuazione dei profughi da Kabul e sono stati costretti ad abbandonarli al loro destino.

Una parte delle élites europee, tuttavia, non è convinta dell'irreversibilità della situazione il che si traduce in una postura fatta d'incertezza politica e strategica. Il tempo non gioca a favore dell'Europa e il tema della sicurezza dominerà il prossimo futuro.





Fonte: di Andrea Becherucci