Sono passati ottantuno anni dal 25 aprile 1945. Da allora la società è cambiata, ma gli ideali, i valori democratici e i principi di Giustizia e Libertà affermati con la lotta della Resistenza sono sempre attuali. C’è chi vorrebbe fare di tutte le erbe un fascio mischiando i partigiani che lottarono per la Libertà con i repubblichini e i nazifascisti che volevano conservare le dittature e le oppressioni.
Non è possibile una riconciliazione su temi che sono inconciliabili per loro stessa natura.
Il senatore La Russa, Presidente del Senato ha dichiarato: “Quando ero ministro della Difesa, nessuno mi obbligava, ma andavo a rendere omaggio al monumento che c’è al cimitero di Milano ai partigiani e portavo una corona, poi andavo al Campo 10 dove sono sepolti molti ignoti, diversi caduti della Repubblica Sociale italiana”.
Nel proseguire il suo intervento, il presidente del Senato ha sottolineato il significato attribuito a questi gesti, collegandoli a una visione più ampia della memoria condivisa. “Ci andavo in forma privata perché secondo me era un momento doveroso di una pacificazione che, almeno quando si parla di coloro che hanno dato la vita, mi sembra doverosa. E lo rifarei”.
Le parole di Ignazio La Russa pongono al centro il concetto di pacificazione nazionale, tema ricorrente nel dibattito pubblico quando si affrontano le eredità della Seconda guerra mondiale e della guerra civile italiana.
Le dichiarazioni si inseriscono in un contesto più ampio, in cui il 25 aprile continua a rappresentare un momento di riflessione collettiva ma anche di confronto politico. Il richiamo a una memoria che includa tutte le vittime del conflitto apre a interpretazioni diverse, spesso al centro di discussioni tra le forze politiche e nell’opinione pubblica.
Il riferimento ai luoghi simbolo di Milano, tra cui il cimitero cittadino e il Campo 10, contribuisce a rendere concreto il racconto di un’esperienza personale che si intreccia con la storia nazionale.
Il tema della memoria storica resta quindi centrale nel dibattito istituzionale, soprattutto in prossimità di ricorrenze come il 25 aprile, che continuano a rappresentare un punto di riferimento per l’identità democratica del Paese.
Le parole del presidente del Senato riaprono il confronto su come ricordare il passato e su quali modalità possano favorire una lettura condivisa della storia, mantenendo viva l’attenzione su un tema che, ancora oggi, suscita riflessioni e posizioni differenti.
Intanto, il Partito Democratico ha aperto, giustamente, un fronte contro il governo sui tagli ai contributi del ministero della Cultura ai luoghi della Memoria della Resistenza. Infatti, da due milioni e mezzo sono scesi a circa 1,8 milioni per Marzabotto, Fossoli, il Museo Cervi, Sant'Anna di Stazzema, la Risiera di San Sabba.
Le dichiarazioni del senatore Ignazio La Russa, fatte dalla sua libertà di espressione, sono tuttavia dichiarazioni gravi e inaccettabili, soprattutto perché arrivano dalla seconda carica dello Stato alla vigilia della Festa della Liberazione. Non esiste alcuna 'pacificazione' possibile che possa equiparare partigiani e repubblichini, significa alterare e modificare verità storiche immodificabili. Il tema del calo delle risorse per luoghi simbolo della Resistenza è stato sollevato anche dal deputato del PD, Andrea De Maria, ex sindaco di Marzabotto, con un'interrogazione in cui ricorda: “Il Governo in carica, dopo che nella legislatura precedente il contributo in oggetto era rimasto lo stesso, ha più volte ridotto il finanziamento, fino al taglio rilevante attuato nel decreto di marzo di quest'anno sulle disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi. Ora il contributo complessivo è di 1.819.738 euro, 363.947,60 euro per ogni ente. Un taglio che ha assunto proporzioni inaccettabili e che mette in discussione tanti progetti già avviati. Non credo sia necessario ricordare, alla vigilia del 25 aprile, il valore della Memoria. Alla Fondazione Fossoli, per fare un esempio, che alle porte di Carpi (Modena) gestisce il sistema memoriale che comprende il sito storico del campo di concentramento e transito, i tagli ammontano a circa 87mila euro. E domani l'argomento sarà al centro di una conferenza stampa in Regione a Bologna, con i rappresentanti, anche del Museo Cervi e del Sacrario di Marzabotto”. Viene invece definito "una provocazione", "un insulto alla Costituzione", "inqualificabile" dal centrosinistra, il convegno dal titolo "La fine dell'antifascismo" in programma a Predappio, dove è nato Benito Mussolini, proprio il 25 aprile. Ad organizzarlo, il quotidiano online Fahrenheit 2022, in collaborazione con Forza Nuova e sarà presente il leader Roberto Fiore. La manifestazione si svolgerà nell'ex capannone Caproni, l'azienda del settore aeronautico impiantata durante il Ventennio da Mussolini, a Predappio Alta, a qualche chilometro dal centro. Annunciati anche Nick Griffin, già presidente del Partito nazionale britannico, Ioannis Zografos, avvocato di Alba Dorata. I militanti parteciperanno anche, il giorno dopo, al corteo che commemora la morte di Mussolini, fino al cimitero e alla cripta. A differenza dello scorso ottobre non sembra in programma un'iniziativa separata, ma si uniranno alla manifestazione con le pronipoti del duce, Orsola e Vittoria Mussolini.
Oggi, dunque, stanno per risorgere i fantasmi di un passato oppressivo fatto di violenze ed ingiustizie sociali. A soffiare sui fuochi fatui e fatali sono i nuovi giganti di un capitalismo sovranazionale sempre più accecato dal potere e dall’illusoria sete di ricchezza, sempre più dominato da una smisurata ignoranza fatta da assurdi egoismi.
La lezione della Resistenza è oggi di grande attualità per combattere le nuove forme di oppressione che si manifestano con forme virtuali dalla comunicazione informatica all’IA utilizzati spesso come mezzi per alterare verità e per costruire illusioni di massa.
L’infantilismo politico che ha pervaso il mondo di oggi è l’opposto dei valori di Giustizia e Libertà che hanno animato la Resistenza e costruito un miracolo economico e sociale fatto di benessere.
I valori di giustizia sociale, di solidarietà umana e di democrazia che hanno portato al benessere sono innati nell’essere umano e sapranno risorgere ed insorgere per costruire un mondo migliore.
Partecipare quest’anno al 25 aprile significa chiedere la Pace nel mondo, significa chiedere la chiusura di qualsiasi fabbrica di armi belliche, chiedere lo svuotamento degli arsenali militari, chiedere di disinnescare tutte le armi atomiche esistenti nel mondo e di vietarne la riproduzione.
La Resistenza di oggi significa dire basta a qualsiasi guerra ed a qualsiasi forma di violenza, per costruire giorno dopo giorno un futuro migliore.
Viva la Resistenza ora e sempre, viva la democrazia, viva la Costituzione della Repubblica Italiana scritta con il sangue dei martiri partigiani, viva la Giustizia sociale, viva la Libertà, viva la lotta per il benessere dell’Umanità.
Roma, 25 aprile 2026
Salvatore Rondello
presidente del Circolo Giustizia e Libertà di Roma
presidente del Partito d’Azione