Sembra che nel mondo siano arrivati i Quattro Cavalieri dell’Apocalisse speriamo che alla fine il vincitore sia quello che monta il cavallo bianco. Uscendo dalle profezie millenarie e venendo ad oggi non si può fare a meno di notare che da quando si è scelta la teoria del mercato come unico regolatore delle scelte umane tutto è precipitato. Le crisi si susseguono e l’auri sacra fames è diventato l’unico obbiettivo della vita di ciascuno di noi, se una persona non accumula sempre più ricchezza, esibendola, è un reietto. Bisogna ritornare al bios greco, cioè ad una vita che abbia un senso. Del resto, già nel 1930 John Maynard Keynes in Economic Possibilities for our Grandchildrens chiedeva un radicale cambiamento. “Vedo quindi gli uomini liberi tornare ad alcuni dei principi più solidi e autentici della religione e della virtù tradizionale: che l’avarizia è un vizio, l’esazione dell’usura una colpa, l’amore per il denaro spregevole, e che chi ha meno s’affanna per il domani cammina veramente sul sentiero della virtù e della profonda saggezza. Rivaluteremo di nuovo i fini sui mezzi e preferiremo il bene all’utile.”. Le difficoltà di raggiungere questi obbiettivi sono ben presenti nel grande economista inglese che in Am I a Liberal? descrive l’economia capitalista anarchica e si augura che si formi una classe politica capace di dirigere l’economia con obbiettivi di giustizia e stabilità sociale. Tutto il contrario di quello che è accaduto in occidente dopo la crisi finanziaria del 2008. Le classi politiche dominanti hanno salvato i responsabili di questo obbrobrio, per garantire le risorse necessarie hanno colpito senza remora alcuna il welfare. La tutela dei ceti meno abbienti ha portato ad una diminuzione significativa del loro tenore di vita. Queste scelte hanno trovato una sinistra incapace di fornire una qualsiasi difesa a coloro che aveva detto di voler tutelare. Anzi i partiti della sinistra non solo hanno accettato fino in fondo il nuovo totem: il mercato, ma ne sono divenuti strenui difensori. Il risultato di questo stato di cose è la nascita e la rapida ascesa del populismo più becero, che individua subito il responsabile di questa situazione: il migrante. Da qui una martellante campagna contro l’immigrazione e la richiesta continua di misure sempre più assurde per limitare gli ingressi. Anche in questo caso la sinistra non ha saputo proporre nessuna proposta, o ha accettato questo modo di ragionare o si è gettata nelle braccia della Caritas, che svolge una funzione fondamentale in questo settore, ma alla quale non si può chiedere di farsi carico di scelte politiche. Ovviamente, col passare degli anni queste politiche non hanno prodotto risultato alcuno, anzi hanno aiutato a creare sempre maggiore povertà. Gli USA sono un classico esempio di questo stato di cose, dopo le mirabolanti promesse in campagna elettorale l’economia va male e l’inflazione ha ripreso a salire. Trump ha tentato varie strade, come quella dei dazi e l’individuazione dell’industria bellica come settore capace di ridurre la disoccupazione. Il risultato è sotto gli occhi di tutti l’aspirante al Nobel per la pace non ha saputo far altro che fare la guerra. Non solo per voglia di conquista, ma soprattutto per distrarre l’attenzione dei cittadini statunitensi dai problemi che li affliggono ogni giorno. Trump ha problemi di salute mentale? Credo che la domanda così posta non serva a comprendere il problema. Esaltando la minorità psichica di Trump, che non ho alcun elemento per giudicare, si cerca di ridurre un fatto politico ad un fatto personale. Secondo questa teoria una volta rimosso il tycoon americano tutto si risolverebbe. Non credo che sia così, occorre cambiare il modo di gestire l’economia e di tener conto di tutte le persone, soprattutto di quelle più indifese Non sono ottimista, nessuno stato (forse con l’eccezione della Spagna), né tantomeno la Comunità Europea hanno intenzione di cambiare strada. Dobbiamo riuscirci.