GINO GIUGNI

20-04-2026 -

Presi la tessera, baciai la gloriosa bandiera, e da allora socialista sono stato sempre.
(Gino Giugni)

Il lavoro, come studio, come ricerca e come insegnamento; il lavoro come produzione giuridica e istituzionale; il lavoro come organizzazione sindacale; il lavoro come pensiero politico e attività parlamentare: il lavoro, comunque inteso, ebbe un ruolo fondamentale nella vita del socialista Gino Giugni. Lui stesso ebbe a dire: “Fossi stato inglese, sarei stato un laburista” [1].

Luigi (Gino) Giugni, figlio unico di Mario e di Pierina Piazzalunga nacque a Genova il 1° agosto 1927. La famiglia nel 1942, a causa della guerra, sfollò a Cuneo, dove Gino compì gli studi ginnasiali privatamente, per poi frequentare il locale liceo. Rientrato a Genova dopo la guerra, nel 1945 si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza di quella università. Dopo un'adesione ideale al liberalsocialismo [2], nello stesso 1945 aderì al PSIUP [3].
Nel 1947 aderì al Partito Socialista dei Lavoratori italiani (PSLI), nato dalla scissione cosiddetta di Palazzo Barberini, capeggiata da Giuseppe Saragat (11-1-1947). La scissione aveva i suoi punti di forza nel gruppo parlamentare, negli amministratori locali, nei sindacalisti, nei cooperatori e, più accentuatamente, nella Federazione Giovanile Socialista (FGS)[4], che in grande maggioranza passò al PSLI. La ricostituita Direzione della FGS del PSLI venne affiancata da un Comitato Centrale composto da Rino Formica, Aldo Aniasi, Musolino, Facciolongo, Boschetti, Marone, Maffioletti, Maitan e da Gino Giugni [5], che così, per la prima volta, assurse a un ruolo nazionale.
L'adesione di Giugni al PSLI, cominciò però ad affievolirsi, man mano che il partito mutava le iniziali motivazioni ideali di autonomia dai blocchi contrapposti in un'azione di piena adesione ai governi centristi a guida dc e all'atlantismo. Come avverrà per molti dei protagonisti della scissione [6], anche Giugni se ne distaccò e si buttò a capofitto negli studi.

Nel novembre 1949 si laureò con una tesi sul lavoro, tema a lui congeniale, intitolata Dal delitto di coalizione al diritto di sciopero, con relatore Giuliano Vassalli [7]. Fu uno dei primi italiani a vincere una borsa di studio Fulbrigh [8], per cui trascorse un periodo di studio (1951-52) nell'università del Wisconsin (USA), da cui derivò il suo interesse per la comparazione e il metodo interdisciplinare e la sua attenzione per le scienze economiche e sociali.
Rientrato in Italia, visse di nuovo una piccola parentesi politica, aderendo al movimento di Unità Popolare (UP), fondato da Tristano Codignola e Ferruccio Parri, nell'ambito della battaglia contro la legge truffa (1953). Dopo di che il suo impegno politico si spostò sul terreno culturale, ad esempio collaborando con la rivista Il Mulino, una palestra in cui si confrontavano culture di varia formazione, oppure partecipando a qualche convegno [9]. Collaborò anche, fra il 1953 e il 1968, come consulente giuridico, con la CISL [10], con l'ENI e con l'IRI. Nel 1956 sposò Laura Sanlorenzo, da cui avrà due figli: Mario e Gianantonio [11].
Nel 1958 conseguì la libera docenza in diritto del lavoro, che gli aprì le porte dell'insegnamento universitario, prima all'università di Bari (dal 1960 al 1974) per passare poi a La Sapienza di Roma (1975-1996) [12].
Nel 1960, in seguito alla svolta autonomista del PSI, emersa in maniera esplicita nel suo XXXIII congresso (Napoli, 15-18/1/1959), rientrò nel partito, come del resto avevano già fatto, con analoghe motivazioni, l'Unione Socialista Indipendente (marzo 1957), Unità Popolare (ottobre 1957) e il Movimento Unitario di Iniziativa Socialista (novembre 1959). Nel 1968 Giacomo Brodolini [13] (PSI-PSDI Unificati [14]), ministro del Lavoro nel 1° governo Rumor (13-12-1968/5-7-1969) di centro-sinistra (PSU- DC-PRI), lo chiamò a dirigere l'ufficio legislativo del Ministero del Lavoro [15]. In tale veste ebbe un ruolo fondamentale nella stesura del progetto di legge chiamato Statuto dei lavoratori, divenuto poi la legge 20 maggio 1970 n. 300 [16], una grande conquista per la tutela della dignità e della libertà dei lavoratori nel luogo di lavoro, che ha cambiato l'Italia e valorizzato il ruolo dei sindacati.

Dal 1974 al 1983 fu membro, come esperto, del Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro (CNEL) [17]. Inoltre, nel 1982, durante il governo Spadolini, fu incaricato di predisporre un testo sul TFR (Trattamento di Fine Rapporto), poi recepito in un disegno di legge. Fu anche considerato il padre della concertazione sociale. E forse fu proprio per questo suo attivo e concreto riformismo che, nel maggio 1983, subì un attentato, fortunatamente non mortale, poi rivendicato dalle Brigate Rosse.

Questo il commento a caldo di Bettino Craxi (segretario del PSI): Hanno sparato per uccidere. Lo volevano ammazzare. Giugni è uno dei grandi protagonisti della battaglia sociale del nostro paese. E uno dei grandi costruttori della linea riformista.

Questo l'augurio di Enrico Berlinguer (segretario del PCI): Ho appreso del vile agguato nel quale sei rimasto ferito. Ricevi dalla direzione del PCI le espressioni più sincere della nostra solidarietà e gli auguri cordiali di un pronto ristabilimento [18].

Ricoverato al Policlinico di Roma, Giugni dirà il giorno dopo: Continueremo la battaglia riformista che dà tanta noia alle Brigate Rosse [19].

Ma il 1983 fu anche l'anno del suo esordio nella politica attiva e istituzionale, in quanto fu eletto senatore per il PSI nelle elezioni politiche del 26-27 giugno 1983; sarà confermato in quelle del 14-15 giugno 1987 e in quelle del 5-6 aprile 1992, sempre nella circoscrizione Veneto [20].

Negli anni '90 l'Italia fu attraversata da una gran voglia di rinnovamento della politica e di rivolta contro l'arrogante partitismo, sempre smanioso di occupare potere e sottopotere. Il PSI non seppe cogliere questa istanza popolare, adagiandosi invece sulla difesa del sistema, mentre al suo interno imperava una sorta di conformismo adulatorio per il leader e nelle province scorrazzavano indisturbati i ras, i “signori delle tessere”. Da un episodio di corruzione verificatosi a Milano nel febbraio 1992 prese il via l'inchiesta “Mani pulite”, dalla stampa ribattezzata Tangentopoli, ponendo all'ordine del giorno della politica la “questione morale”.
L'inchiesta coinvolse, in diversa misura, soprattutto i partiti dell'area di governo e in particolare esponenti della DC e del PSI, suscitando all'interno di quest'ultimo critiche e riserve contro il monolitismo regnante nel partito, che finirono per porre sul tappeto anche la richiesta di un cambio di leadership. La questione fu portata davanti all'Assemblea Nazionale del 26 novembre 1992, che però si concluse con la vittoria della corrente craxiana, alla quale andarono 309 voti (63 %), mentre alla nuova corrente di “Rinnovamento Socialista”, guidata da Claudio Martelli, ne andarono 160 (32,5 %) e al gruppo coagulatosi attorno a Valdo Spini 20 (4 %). A quest'ultimo gruppo aderiva anche Gino Giugni, la cui figura, già nota sul piano giuridico e su quello parlamentare, da allora crebbe rapidamente anche sul piano politico e partitico.
Tale posizione interna egli mantenne anche quando (12-2-1993), dimessosi Craxi, si fronteggiarono, per succedergli come segretario del partito, due autorevoli candidature: quella di Giorgio Benvenuto, ex segretario generale della UIL, che fu eletto [21], e quella di Valdo Spini [22], ex vicesegretario del PSI, con cui ancora un volta si schierò Gino Giugni. Anzi egli fu uno dei due presentatori della sua candidatura [23].

Probabilmente per mettere alla testa del PSI una personalità di grande prestigio politico e intellettuale e per dare un segnale di rinnovamento e di unità, l'Assemblea Nazionale del 15 marzo 1993, su proposta di Benvenuto, elesse presidente del partito il candidato unico Gino Giugni, considerato il padre dello Statuto dei lavoratori [24]. Benvenuto definì tale nomina, attorno alla quale si era realizzata una nuova sostanziale unità del partito [25], il passaggio più importante, uno strappo con il passato, una garanzia che dà forza al segretario.

Giugni, dal canto suo, dopo aver precisato che non esistono più maggioranza e minoranza, aggiunse: Faremo di tutto perché la divisione sui singoli problemi non diventi divisione permanente.

Rispondendo alla domanda dell'Avanti! sull'intenzione di Benvenuto di riavvicinare il partito alla gente, egli così rispose: Certo, però per riavvicinarlo alla gente occorre anzitutto ripulirne l'immagine. Quindi si deve anche fare un po' una plastica facciale, deve apparire ed essere diverso. Anche la plastica è una questione di immagine. Il partito deve cambiare per presentarsi come qualcosa di nuovo, di rifondato. Poi occorre naturalmente una capacità di iniziativa politica. Penso che nella sofferenza di queste settimane o di questi mesi non c'è nulla di strano: si è assopita l'iniziativa politica socialista e in pratica tutto il peso è stato buttato sul governo e sul suo presidente [26]. Ora ricominciamo a vivere e a operare come partito e bisognerà procedere anche qui per passi graduali.

Il segretario Benvenuto, sostenuto anche dal presidente Giugni, dimostrò una forte volontà di rinnovamento sia per la vita interna del partito, sia per la linea politica, collocando con decisione il PSI nella sua area naturale, quella progressista, ad esempio: a) schierandolo nel fronte del “SI'” nel referendum teso ad introdurre in Italia il sistema maggioritario, che avrebbe consentito il confronto democratico tra l'area progressista e quella conservatrice; b) sostenendo i candidati progressisti andati al 2° turno nelle elezioni locali; c) promuovendo l'annullamento del vecchio tesseramento.
Un segno di rinnovamento in campo istituzionale si ebbe con la nomina del governo Ciampi [27], il primo guidato da un non parlamentare.

Gino Giugni, quel socialista che le riforme le faceva davvero[28], fu chiamato a farne parte, come ministro del Lavoro [29]. Nel frattempo però l'azione di Benvenuto per il rinnovamento del PSI venne fatalmente a scontrarsi con la maggioranza che lo aveva eletto, insofferente alle iniziative del segretario. Nella riunione della segreteria [30] del 20 maggio Benvenuto infatti comunicò le sue dimissioni da segretario, subito imitato da Giugni e da altri. La maggioranza craxiana si mise subito all'opera per trovare un nuovo candidato alla segreteria e lo trovò, il giorno dopo, in un altro sindacalista, Ottaviano Del Turco, ex segretario aggiunto della CGIL. Convinse inoltre Giugni a non insistere nelle sue dimissioni e a convocare la Direzione del partito.

L'Assemblea Nazionale del 28 maggio 1992, alla quale Giugni non partecipò [31], elesse a larga maggioranza Ottaviano Del Turco nuovo segretario del PSI [32]. Del Turco intraprese la stessa strada del rinnovamento che aveva percorso Benvenuto, sostenendo l'adesione al campo progressista che si andava coagulando attorno al PDS, cui invece i craxiani erano assolutamente contrari.

Un successo del nuovo segretario sembrò verificarsi in occasione della “Convenzione socialista” di Roma del 19 luglio 1993, cui intervenne un buon numero di quadri socialisti provenienti da tutta Italia. In quell'occasione Gino Giugni, fra gli applausi, dichiarò formalmente di ritirare le sue dimissioni da presidente, motivandole come un investimento di fiducia verso il nuovo segretario e così spronando i presenti: I socialisti italiani ci sono: la conferenza di Roma può e deve essere un prima passo verso la rinascita del socialismo italiano.

Era però più un auspicio che una realtà, poiché il confronto interno si faceva sempre più aspro e i segnali di crisi sempre più evidenti, come aveva fatto intravvedere la disfatta alle amministrative del giugno precedente e la sospensione della rivista teorica del PSI MondOperaio [33], mentre già faceva capolino quella che sarà chiamata la diaspora socialista [34].

Si giunse così allo scontro frontale ed esplicito tra le due ali, che ebbe luogo nell'Assemblea Nazionale del 16 dicembre 1993, in cui prevalse, con 156 voti, la mozione Del Turco [35], che aveva sostenuto la collocazione del PSI nello schieramento progressista e di sinistra: Vorrei che qualcuno in questa assemblea mi indicasse un paese al mondo, in Europa, nel quale il partito socialista si allea con uno schieramento di centro-destra o parte di esso…[36]
La rosa di Del Turco sostituì il garofano di Craxi (15-1-1994). Il PSI rimaneva dunque un partito di sinistra, in coerenza con tutta la sua storia.

Ma la crisi era ormai inarrestabile, come testimoniarono i risultati delle elezioni politiche del 27-28 marzo 1994 [37], alle quali il PSI partecipò collocandosi nell'Alleanza dei Progressisti, guidata da Achille Occhetto, segretario del PDS [38]. Il PSI infatti ottenne nella quota proporzionale il 2,19 % e nessun seggio, mentre nei collegi uninominali furono eletti 14 deputati socialisti [39], fra cui Gino Giugni.
Nel giugno successivo, in occasione delle elezioni europee, dove si presentò assieme ad Alleanza Democratica, scese all'1,82 %, con due soli eletti [40]. Si era ormai all'ultimo atto, che si celebrò al 47° congresso (Roma, 11-12/11/1994).
In esso si fronteggiarono due posizioni davvero alternative: una rappresentata dal presidente Giugni, dal segretario Del Turco e dal vicesegretario Boselli, favorevole al superamento del PSI e alla costruzione di un polo riformista, ma autonomo dal PDS, da cui sarebbero stati esclusi coloro che avessero problemi giudiziari o che simpatizzassero col centro-destra; la seconda, impersonata da Fabrizio Cicchitto, Enrico Manca ed altri, che propendeva per un'equidistanza dai poli.
Prevalse la mozione della segreteria che ottenne il 62,26 % dei voti, mentre la minoranza, che rappresentava l'11,9 % dei delegati, non partecipò al voto; il resto andò a mozioni locali. Furono dunque deliberati lo scioglimento del PSI e la sua messa in liquidazione [41].

Il giorno dopo nacquero due nuovi partiti: l'ala sinistra del vecchio PSI costituì il SI (Socialisti Italiani) con segretario Enrico Boselli, vicesegretario Roberto Villetti e presidente Gino Giugni, che chiuse i lavori [42]. Il partito SI rimaneva nel centro-sinistra, ma in una posizione autonoma rispetto al PDS e si considerava il legittimo continuatore della tradizione socialista italiana. Nel dicembre il nuovo partito fu infatti ammesso nell'Internazionale Socialista (IS) e nel Partito Socialista Europeo (PSE). Giugni rimase alla presidenza del SI fino al 1996, praticamente fino alla scadenza del suo mandato di deputato, avvenuta in seguito allo scioglimento della Camere e alle conseguenti elezioni anticipate del 21 aprile 1996.

Ad esse il SI partecipò nell'ambito della coalizione denominata ”L'Ulivo” (centro-sinistra), guidata dal prof. Romano Prodi e poi risultata vincitrice, presentando i propri candidati nelle liste di Rinnovamento Italiano, una formazione centrista guidata da Lamberto Dini [43]. Giugni lasciò la carica di presidente del SI [44] e si appartò per un po' dall'attività politica.

Una settimana prima dello scioglimento del PSI e della nascita del SI, larga parte dei socialisti aveva seguito Valdo Spini nella costituzione della Federazione Laburista (FL), sulla base di un progetto innovativo mirante alla ricostruzione del socialismo italiano su nuove basi. Essa partecipò alle elezioni del 1996 nella coalizione dell'Ulivo, ottenendo un buon risultato [45].
Il 15 luglio 1997 ebbe luogo a Roma un'assemblea del Movimento Nazionale dei Democratici, presieduta da Paolo Vittorelli e introdotta da Giorgio Ruffolo, autorevoli e stimati esponenti socialisti, sul tema Socialisti Laburisti per il nuovo partito del socialismo europeo.
Alla fine della manifestazione fu realizzata la fusione tra Federazione Laburista e altri gruppi o singoli dell'area socialista e laica, da cui nacque il Movimento dei Democratici, dei Socialisti e dei Laburisti (MDSL), allo scopo di dare un contributo originale per la costruzione di un grande partito della sinistra riformista, collegato alle esperienze del socialismo europeo.
Coordinatore venne eletto Valdo Spini, affiancato da un coordinamento di 21 personalità, fra cui il nostro Gino Giugni [46]. Ma, senza più un incarico istituzionale né di partito, egli non fu più un protagonista della scena politica, anche a causa della salute non buona, pur partecipando al dibattito su una stabile coalizione di centro-sinistra, mentre rimase ancora impegnato sul terreno professionale [47].

Nel 2000 Giugni aderì ai “Democratici di Sinistra” (DS), aderenti all'IS e al PSE [48]. Il perché della sua adesione ai DS lo spiegò lui stesso nell'ambito di un'intervista pubblicata da l'Unità del 15 febbraio 2000:
L'iscrizione è solo la formalizzazione di un orientamento. Perché in questa direzione sono orientato da tempo in quanto socialista. Ci tengo a sottolinearlo: in quanto socialista. La ritengo quindi una scelta consequenziale all'appartenenza a un partito, i Ds, che è il partito del socialismo europeo. Insomma ritengo e ritenevo che dopo la crisi finale del Psi la scelta appropriata fosse quella di immedesimarsi nel partito del socialismo europeo. Come me l'hanno fatto molti altri compagni. La partecipazione alla Cosa 2 è stata, anche questa, coerente con la scelta finale.

Ma, col passar del tempo, gli aderenti di provenienza e formazione socialista si sentirono in disagio nel nuovo partito e cominciarono a defilarsi. Gino Giugni vi rimase fino al 2005. In quell'anno decise di aderire allo SDI (Socialisti Democratici Italiani), nato dal tentativo, proposto dal SI di Enrico Boselli (che si era rifiutato di entrare nei DS), di creare invece un nuovo e più ampio soggetto unitario del socialismo italiano [49]. Vi rimase fino al 5° congresso dello SDI (Fiuggi, 13-15/4/2007), che rifiutò di aderire al progetto di unificazione dell'intero centro-sinistra, che darà vita al Partito Democratico (PD) e di promuovere, invece, una costituente socialista che portasse al superamento dell'intera diaspora socialista [50].

Gino Giugni fu, invece, una delle autorevoli personalità [51] che sottoscrissero un “manifesto” di sostegno [52] alla candidatura di Walter Veltroni, risultata poi vincente, per le elezioni primarie del segretario nazionale del costituendo Partito Democratico [53] (il partito unificato del centro-sinistra), atto con cui esso sarebbe ufficialmente nato (14-10-2007). Successivamente Giugni aderì al PD.

Gino Giugni morì a Roma il 4 ottobre 2009.

La sua autobiografia [54] si era conclusa con queste parole: Pensando al futuro, spero che il centrosinistra riesca a costruire un progetto politico riformista credibile, che possa portare davvero a una nuova stagione della politica italiana. Mi auguro, almeno, di non vedere più un partito socialista schierato con la destra.

Così lo definì il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel suo messaggio di cordoglio:
E' stato uno studioso di altissimo livello, riconosciuto ispiratore di una moderna scuola di diritto del lavoro, e allo stesso tempo é stato, ancor prima di approdare in Parlamento e al governo, promotore di una legislazione sociale avanzata culminata nello Statuto dei diritti dei lavoratori.

Disse di lui Dario Franceschini, leader del PD:
Con Gino Giugni se ne va un vero riformista. Lo Statuto che porta la sua firma è uno dei grandi passaggi della modernizzazione e della crescita sociale del nostro Paese.

E Guglielmo Epifani, segretario generale della CGIL:
Giugni è stato un grande protagonista della riforma del diritto del lavoro e della legislazione sociale; un vero riformatore, un intellettuale di altissimo profilo che ha messo la propria cultura, il proprio impegno di studioso e di politico a disposizione delle lotte per la conquista dei diritti dei lavoratori.



  1. In Intervista a Gino Giugni a cura di Pietro Ichino in rivista LavoroDirittiEuropa, n.3/2019.
  2. Movimento politico secondo il quale libertà politica e giustizia sociale sono elementi inscindibili. Suo principale ideologo fu Carlo Rosselli (1899-1937), assassinato dai fascisti francesi. Sua espressione politica furono dapprima il movimento antifascista Giustizia e Libertà (1929-1940) e successivamente il Partito d'Azione (1942-1947), i cui aderenti successivamente confluirono in larga parte nel PSI.
  3. Il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP) era sorto il 23-8-1943 dalla fusione del PSI (Giuseppe Romita, Oreste Lizzadri), del MUP (Lelio Basso, Corrado Bonfantini) e di UP (Giuliano Vassalli, Mario Zagari). Con la scissione del PSLI del 1947 il PSIUP riprenderà l'antica denominazione di PSI.
  4. I principali esponenti della FGS erano allora Leo Solari, Matteo Matteotti e Mario Zagari.
  5. Sulla riorganizzazione della FGS passata al PSLI si veda: Paola Caridi La scissione di Palazzo Barberini Edizioni Scientifiche Italiane, pag. 288 e n. 45.
  6. Si veda in proposito l'art. di Ferdinando Leonzio Sulla scissione socialdemocratica del 1947, pubblicato sul mensile online La Rivoluzione Democratica dell'aprile 2018.
  7. Giuliano Vassalli (1915-2009), partigiano delle Brigate Matteotti, dirigente socialista di primo piano, docente universitario di Diritto Penale, futuro Presidente della Corte Costituzionale, divenne famoso per aver organizzato (24-1-1944), su pressione di Pietro Nenni, con un rischioso stratagemma, l'evasione dal carcere romano di Regina Coeli, dei futuri Presidenti della Repubblica Sandro Pertini e Giuseppe Saragat e di altri cinque militanti socialisti.
  8. Una legge Usa, proposta dal senatore William Fulbright, aveva lo scopo di assegnare borse per lo studio e la ricerca, allo scopo di favorire il processo di pace attraverso lo scambio culturale fra gli USA e le altre nazioni.
  9. Ad esempio la tavola rotonda, presieduta da Gaetano Arfé, sul tema Il socialismo in Europa: valori e prospettive, a cui parteciparono anche Antonio Giolitti, Riccardo Lombardi, Pietro Longo, Paolo Sylos-Labini, Giorgio Ruffolo, Aldo Garosci, Fabrizio Onofri e Giannino Parravicini (In Avanti! del 26-10-1966).
  10. Insegnò in corsi di formazione per dirigenti sindacali.
  11. I due, dopo la morte del padre, doneranno i suoi libri alla fondazione Pietro Nenni.
  12. Gino Giugni ebbe due lauree honoris causa dalle Università di Nanterre (Francia) e di Siviglia (Spagna).
  13. Giacomo Brodolini (1920-1969), laureato in lettere, sindacalista e politico, deputato e senatore, dopo aver militato nel partito d'Azione, nel 1948 aderì al PS. Fu vicesegretario della CGIL e del PSI. Come Ministro del Lavoro (1968-69) promosse numerose iniziative, fra cui il famoso Statuto dei lavoratori, divenuto poi la legge 20 maggio 1970 n.300. Giugni lo definirà uomo di notevole intelligenza politica, ma anche buon conoscitore del mondo sindacale e, infine, persona perbene.
  14. Il PSI e il PSDI si erano riunificati con la Costituente Socialista del 30-6-1966. Ma il 5-7-1969 l'ala socialdemocratica facente capo a Mario Tanassi si scisse dal partito unificato e fondò un proprio partito: il Partito Socialista Unitario (PSU), che nel febbraio 1971 riassunse la vecchia denominazione di PSDI.
  15. Ricoprirà questo ruolo, anche con altri ministri, nel 1968-72 e nel 1974-75.
  16. La legge, ufficialmente denominata Norme sulla tutela della libertà e dignità del lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale nel luoghi di lavoro e norme sul collocamento, si compone di 41 articoli divisi in 6 titoli.
  17. Il CNEL, previsto dall'art. 99 della Costituzione e composto di 64 consiglieri ed é un organo consultivo delle Camere e del Governo, istituito il 1° gennaio 1958. Esso é nominato dal Presidente della Repubblica su indicazione del Governo e i suoi membri sono scelti fra le varie categorie interessate.
  18. Per il commento di Craxi e per l'augurio di Berlinguer si veda l'Unità, 4-5-1983.
  19. In Avanti!, 5-5-1983.
  20. Il 43° congresso del PSI (Verona, 11-15/5/1984) aveva istituito, al posto del Comitato Centrale, più o meno con gli stessi poteri, l'Assemblea Nazionale. Di essa erano membri di diritto tutti i parlamentari (deputati, senatori, europarlamentari) del PSI. Dunque Gino Giugni ne fece parte fin da quando fu eletto senatore e fino allo scioglimento del partito (1994). Per tutto questo periodo Giugni fu anche presidente della Commissione Lavoro del Senato.
  21. Giorgio Benvenuto fu eletto con 306 voti. Egli era stato sostenuto dalla corrente craxiana, da Giuliano Amato, dalla parte della sinistra guidata da Claudio Signorile e dalla UIL.
  22. Valdo Spini ottenne 223 voti, provenienti dagli ex martelliani, dalla parte della sinistra guidata da Roberto Villetti, da Michele Achilli e da molti sindacalisti della CGIL (Ottaviano Del Turco) e della CISL (Pierre Carniti).
  23. L'altro era Giorgio Ruffolo. La candidatura di Benvenuto fu invece presentata da Enrico Boselli e Franco Piro.
  24. Tale incarico in passato era stato ricoperto solo da Pietro Nenni, da Riccardo Lombardi e da Francesco De Martino.
  25. I corsivi che seguono sono tratti dall'Avanti! del 17-3.1993.
  26. Il socialista Giuliano Amato. Il governo Amato di centro-sinistra (DC-PSI-PSDI-PLI) rimase in carica dal 28-6-1992 al 28-4-1993.
  27. Carlo Azeglio Ciampi (1920-2016) era l'ex governatore generale della Banca d'Italia. Il governo Ciampi rimase in carica dal 29-4-1993 all'11-5-1994. In seguito Ciampi sarà eletto Presidente della Repubblica.
  28. Titolo di un articolo di Roberto Mania in La Repubblica del 5-10-2009.
  29. Gli altri ministri socialisti, tutti di alto profilo, erano: Fernanda Contri (Affari Sociali), Fabio Fabbri (Difesa), Valdo Spini (prima alle Politiche Comunitarie e poi all'Ambiente).
  30. La segreteria, nominata dall'Esecutivo su proposta di Benvenuto il 19 marzo 1993, comprendeva, oltre il segretario Benvenuto, il presidente Giugni e il capo della segreteria Enzo Mattina, Paolo Babbini, Felice Borgoglio, Stefano Caldoro, Marika Cirone Di Marco, Mauro Del Bue, Giuseppe Garesio, Riccardo Nencini, Mario Raffaelli e Mauro Sanguineti (Avanti!, 20-3-1993).
  31. Più precisamente Giugni giunse in ritardo, a urne chiuse. Dichiarò però che avrebbe votato Del Turco. L'Assemblea fu presieduta da Paolo Vittorelli.
  32. Su 342 presenti Del Turco, candidato unico, ottenne 292 voti a favore a favore; 28 le schede bianche e 4 le disperse.
  33. Nel novembre successivo chiuderà il quotidiano del PSI Avanti!
  34. Su questa vicenda si veda il libro di Ferdinando Leonzio La diaspora del socialismo italiano ZeroBook, 2017.
  35. Con Del Turco si era schierato anche Gino Giugni.
  36. La mozione craxiana presentata da Franco Piro ottenne 116 voti e quella di Claudio Signorile 6.
  37. Le elezioni furono vinte dal centro-destra guidato dall'imprenditore Silvio Berlusconi, fondatore di Forza Italia.
  38. Nel corso del suo XX congresso di Rimini il PCI, guidato da Achille Occhetto, aveva deciso (3-2-1991) di trasformarsi in PDS, cambiando nome e simbolo. Una sua minoranza (Cossutta, Garavini, Libertini, Bertinotti) piú tardi fonderá il Partito della Rifondazione Comunista (PRC).
  39. Il PSI elesse anche 9 senatori.
  40. Enrico Boselli ed Elena Marinucci.
  41. Commissario liquidatore fu nominato (12-11-1994) dal congresso il socialista Michele Zoppo (1945-2006).
  42. L'ala destra diede vita al Partito Socialista Riformista (PSR) con presidente Enrico Manca e segretario Fabrizio Cicchitto.
  43. Il SI ottenne 7 deputati e 5 senatori.
  44. Forse non approvava l'anomalo accordo Boselli-Dini. Gli succederà, come presidente del SI, Ottaviano Del Turco.
  45. I Laburisti elessero 6 deputati e 4 senatori.
  46. I 21 componenti erano: Artali, Averardi, Barra, Benaglia, Bemporad, Benzoni, C. Carli, Coen, Facchiano, Ferrari, Menchinelli, Giugni, Guerrieri, Regoli, Romita, Ruffolo, Tempestini, Vallauri, Vittorelli.
  47. Dal settembre 1996 al dicembre 2002 presiedette la Commissione di garanzia sull'esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici. Nel 1997 il governo Prodi lo chiamò a presiedere una commissione di giuristi per elaborare una relazione sulla contrattazione collettiva.
  48. Il partito dei DS, sulla base di una proposta lanciata da Massimo D'Alema, segretario del PDS, era stato fondato il 14-2-1998 dalla confluenza di vari partiti e gruppi: il PDS (il più numeroso contraente), la Federazione Laburista, i Comunisti Unitari, i Cristiano Sociali, la Sinistra Repubblicana, i Riformatori per L'Europa e Agire Solidale. Vi aderivano autorevoli esponenti socialisti, come Giorgio Benvenuto, Giorgio Ruffolo e Valdo Spini.
  49. Lo SDI nacque dalla Costituente Socialista il 10 maggio 1998. Parteciparono alla sua fondazione: il SI di Enrico Boselli, il PSDI di Gianfranco Schietroma, l'ala sinistra del PS, guidata da Ugo Intini, e la minoranza della Federazione Laburista non entrata nei DS, guidata da Alberto Benzoni.
  50. Una minoranza, guidata da Ottaviano Del Turco, si dichiarò però favorevole al progetto del PD e si organizzò (14-5-2007) nel movimento denominato Alleanza Riformista (AR), con cui partecipò alla costituzione del PD.
  51. Fra le personalità che firmarono l'appello per Veltroni ricordiamo: Francesco Saverio Borrelli, Elisabetta Caponnetto, Maria Falcone, Giovanni Impastato, don Luigi Ciotti, Renzo Piano, Umberto Veronesi, Gianni Rivera, Marco Tardelli, Luigi Spaventa.
  52. La Repubblica, 17-7-2007.
  53. Il Partito Democratico, con leader Romano Prodi, sorse il 14-10-2007, giorno delle elezioni primarie del segretario nazionale. Parteciparono alla sua costituzione: i DS (Piero Fassino), la Margherita (Francesco Rutelli), Italia di Mezzo (Marco Follini), il Movimento Repubblicani Europei (Luciana Sbarbati), Alleanza Riformista (Ottaviano Del Turco).
  54. La memoria di un riformista (a cura di Andrea Ricciardi) ed. Il Mulino, 2007.





Fonte: di Ferdinando Leonzio