LE PRESUNTE "COSE BUONE" DEL FASCISMO

20-04-2026 -

Molte delle presunte “cose buone" fatte durante il fascismo sono fandonie. Spesso si sente dire che Mussolini e il fascismo abbiano anche fatto ”cose buone”, come la bonifica integrale dell'Agro Pontino, la puntualità dei treni o l'introduzione delle pensioni. Ma quante di queste politiche sono davvero state realizzate durante il fascismo? Sfatiamo le principali bufale.

Il fascismo ha esercitato il potere in Italia per circa vent'anni, lasciando un'impronta significativa e controversa sulla storia del Paese. Alcuni ritengono che la dittatura di Mussolini abbia commesso pochi errori, come l'alleanza con la Germania nazista di Hitler, ma allo stesso tempo attribuiscono al regime una serie di realizzazioni positive, come l'introduzione del sistema pensionistico, le opere di bonifica e un presunto incremento del prestigio internazionale dell'Italia. Secondo alcune narrazioni, il fascismo viene talvolta descritto come una dittatura "blanda", priva di veri crimini. Tuttavia, molte delle cosiddette "realizzazioni positive" del fascismo si rivelano in gran parte meri miti, diffusi inizialmente dalla propaganda di regime e reiterati ancora oggi. Questo articolo mira a decostruire passo dopo passo tali convinzioni retoriche.

Il fascismo si configura come un regime totalitario nel senso più radicale del termine: non si limitava a governare né semplicemente a reprimere il dissenso, ma mirava a esercitare un controllo completo sulla società e sulla vita dei cittadini. L'obiettivo era una mobilitazione permanente degli italiani, chiamati a partecipare attivamente alle iniziative e alle attività promosse dalle organizzazioni fasciste. La dittatura fascista ha segnato il periodo che va dal 1922 al 1943; successivamente, nel Centro-Nord dell'Italia, si è protratta fino al 1945 attraverso la Repubblica Sociale Italiana (RSI), il regime collaborazionista instaurato dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il fascismo, noto per il suo governo autoritario e repressivo, ha discriminato i cittadini sulla base di appartenenze etniche, religiose, politiche e di genere, conducendo l'Italia verso la devastazione della Seconda Guerra Mondiale. Nonostante ciò, esiste ancora chi tende a giustificare il regime, sostenendo che "Mussolini abbia fatto anche cose buone".

Va innanzitutto precisato che il fascismo rimase al potere per vent'anni e che alcune politiche già avviate prima della sua ascesa proseguirono per naturale continuità. In molti ambiti sociali ed economici, infatti, il regime sviluppò linee d'azione preesistenti senza introdurre innovazioni totalmente autonome. Inoltre, è opportuno sottolineare che numerose delle presunte "cose buone" attribuite al fascismo derivano da una massiccia propaganda dell'epoca, spesso basata su falsità o esagerazioni che ancora oggi trovano eco.

Esaminiamo alcune di queste "conquiste" attribuite al regime nei dettagli. Una delle affermazioni più diffuse è che Mussolini abbia introdotto le pensioni per gli italiani. In realtà, i primi sistemi previdenziali statali risalgono al 1898 con la legge 17 luglio n. 350 per i dipendenti pubblici, mentre nel 1919 la legge 21 aprile n. 503 estese tali misure ai lavoratori del settore privato. Il fascismo si limitò a consolidare le politiche previdenziali già esistenti, trasformando nel 1933 la Cassa nazionale delle assicurazioni statali nell'istituto nazionale fascista di previdenza sociale (Infps, oggi INPS), ma non fu il creatore originario del sistema pensionistico.

Un altro mito riguarda le bonifiche delle paludi, come quelle dell'Agro Pontino nel Lazio. Sebbene il regime fascista investì risorse significative per tali opere e promosse la narrativa propagandistica che fosse un'iniziativa propria del fascismo, i lavori di bonifica erano già stati avviati dai governi precedenti. La propaganda del regime dichiarò di aver reso abitabili quattro milioni di ettari di terreno, ma approfondimenti recenti hanno dimostrato che circa 1,5 milioni di ettari erano già stati bonificati prima e gran parte dei lavori su altri due milioni non fu mai completata. L'opera fu portata a termine solo successivamente dai governi democratici.

Un'altra frase spesso ripetuta è: “Quando c'era Mussolini, i treni arrivavano in orario". Sebbene questa affermazione sia divenuta quasi leggendaria, i ritardi e i problemi erano tutt'altro che rari anche sotto il regime fascista. Semplicemente, la censura impediva che tali disservizi fossero resi noti al pubblico. C'è infine l'immagine enfatizzata di un regime efficiente e moralmente integro, in cui ogni cosa funzionava perfettamente e i dirigenti erano irreprensibili. La realtà storica racconta un'altra storia. La corruzione era notevolmente diffusa e numerosi gerarchi, tanto a livello locale quanto nazionale, abusavano della propria posizione di potere. Questo quadro emerse con chiarezza dalle indagini condotte dopo la caduta del regime. Attraverso un'analisi critica, risulta evidente come molte delle “buone azioni" attribuite al fascismo siano in realtà frutto di mitizzazioni propagandistiche o distorsioni storiche, volte a minimizzare la natura repressiva e disastrosa di quel periodo.

Spesso si tende a sostenere che il regime fosse capace di "allontanare i giovani dalle strade" e di offrire loro una formazione adeguata e un futuro promettente. La realtà, tuttavia, era ben diversa. Le organizzazioni giovanili volute dal regime, come l'Opera Nazionale Balilla o i Gruppi Universitari Fascisti, avevano un obiettivo preciso: incanalare i giovani in un sistema di controllo, indottrinarli politicamente e prepararli al militarismo. Sebbene la partecipazione alle attività di queste strutture non fosse formalmente obbligatoria, nella pratica risultava spesso imposta. Molti studi dimostrano che persino nel tempo libero i giovani difficilmente avevano la possibilità di scegliere liberamente come impiegare le proprie ore.

Si sostiene altresì che Mussolini, in un certo senso, abbia "innalzato prestigio dell'Italia". Per alcuni anni, approssimativamente tra la fine degli anni Venti e il 1935, il fascismo raccolse effettivamente un certo interesse internazionale. Tuttavia, anche in quel periodo, il controllo autoritario della politica interna incontrava forti critiche da parte delle nazioni democratiche. Successivamente, eventi come l'aggressione all'Etiopia nel 1935 e l'avvicinamento alla Germania nazista a partire dal 1936 compromisero il prestigio acquisito. Numerose analisi sulla politica estera fascista sottolineano come tali scelte abbiano portato definitivamente alla perdita di credibilità internazionale. Durante la Seconda Guerra Mondiale, poi, Mussolini fondò la Repubblica Sociale Italiana (RSI), uno Stato subordinato ai nazisti. Inoltre, molti fascisti presero parte attivamente all'Olocausto, contribuendo a macchiare ulteriormente l'immagine dell'Italia.

Il fascismo non può essere descritto come una dittatura meno brutale o priva di crimini. Sebbene gli episodi di violenza avvenuti in Italia non abbiano raggiunto i livelli della Germania nazista o dell'Unione Sovietica di Stalin, furono comunque significativi. Nei primi anni Venti, durante l'ascesa al potere del movimento fascista, le squadre delle camicie nere assassinarono centinaia di oppositori politici. Una volta consolidata la dittatura, chi si opponeva veniva imprigionato o spedito al confino in località remote. Il Tribunale Speciale condannò al carcere 4.596 antifascisti, dei quali 42 furono condannati a morte, sebbene alcune fonti offrano dati leggermente differenti.

Il regime si macchiò inoltre di gravi crimini di guerra in Africa e nei Balcani. Tra il 1929 e il 1931, l'esercito italiano deportò circa 100.000 abitanti dell'altopiano del Gebel in Libia. In Etiopia, durante il conflitto del 1935-36, le truppe italiane fecero ampio uso di gas chimici, vietati dalle convenzioni internazionali, e giustiziarono sommariamente prigionieri e oppositori; un episodio emblematico fu il massacro nella battaglia dell'Amba Aradam, da cui ha origine il termine "ambaradam". Nel febbraio del 1937, migliaia di civili furono massacrati ad Addis Abeba dai fascisti.

Nei Balcani, in particolare nelle regioni confinanti con la Jugoslavia (attuali Slovenia e Croazia), il regime mantenne per anni politiche discriminatorie ai danni della popolazione non italiana. Con l'inizio della guerra mondiale, tali politiche sfociarono in esecuzioni sommarie, massacri e nella detenzione di prigionieri in condizioni disumane all'interno di campi di concentramento.





Fonte: di Sergio Castelli