LE POLITICHE FEMMINILI FASCISTE

20-04-2026 -

II maschilismo nell'ideologia fascista e le politiche adottate da Mussolini per le donne. Mussolini he avuto un ruolo significativo nelle questioni legate alle donne, influenzando profondamente il maschilismo radicato nella società attraverso l'ideologia fascista e le sue politiche.


Nel 2022 la Casa Editrice Longanesi ha pubblicato il libro Mussolini ha fatto tanfo per le donne! di Mirella Serri, docente di Letteratura Moderna e Contemporanea. Collabora con «la Repubblica», «La Stampa», «Sette-Corriere della Sera» e con Rai Storia e Rai Cultura. I suoi studi la rendono una delle più grandi esperte del fascismo e della Resistenza italiana, temi di cui tratta nei suoi saggi divulgativi. II primo capitolo del libro di Mirella Serri si apre in una stanza colma di libri e giornali sparpagliati ovunque, accanto a due vasi di violette del pensiero, i fiori prediletti da Anna Kuliscioff. Descritta da Antonio Labriola come "l'unico uomo del socialismo italiano", Anna Kuliscioff riceve il 2 dicembre 1912 nel suo appartamento Benito Mussolini, appena nominato direttore dell'Avanti. L'incontro nasce dal desiderio di Mussolini di conoscere il suo punto di vista sul diritto di voto alle donne. Affetta da tubercolosi ossea e impossibilitata ad alzarsi, Kuliscioff accoglie l'ospite invitandolo a sedersi, mantenendo ancora quel carisma che la caratterizzava. Tuttavia, il giovane direttore avverte in lei un misto di superiorità e disprezzo, sensazione che accentua il suo complesso d'inferiorità, alimentato sia dalle umili origini a Predappio sia dalla consapevolezza della sua formazione da autodidatta. A ciò si somma anche il peso emotivo legato alia figura paterna: Alessandro, che egli spesso descriveva come virtuoso, ma che in realtà era segnato da alcolismo e apatia. Questo senso di inadeguatezza traspare dalle sue parole cariche di rancore nei confronti della coppia costituita da Anna Kuliscioff e Filippo Turati, esponenti di spicco del socialismo italiano. A testimonianza del suo risentimento di quel periodo, si ricorda una delle sue dichiarazioni rivolte alia sua prima amante ebrea, Angelica Balabanoff (nella foto, Černigov, nei pressi di Kiev, 4 agosto 1877 — Roma, 25 novembre 1965): indicando un lampione, avrebbe esclamato «Da qui faremo penzolare il signor Turati».

Anna riappare nel capitolo più sconcertante della sua storia, il giorno del suo funerale, il 3 gennaio 1926. La Galleria Vittorio Emanuele II è gremita di persone, strette sotto una pioggia mista a nevischio. Improvvisamente, la folla si divide per far passare giovani in camicia nera che avanzano con prepotenza, gridando «Viva Mussolini».
Armati di manganelli, iniziano a colpire uomini e donne presenti al corteo funebre, distruggendo corone di fiori, nastri e persino la carrozza funebre. Turati, compagno di Anna e leader del socialismo riformista italiano, è inseguito dai manganelli ed è costretto a fuggire rapidamente in taxi. Superata questa prima aggressione, al cimitero si verifica un nuovo attacco: un'altra schiera di squadristi colpisce la bara di Anna, tentando di impedire la sua sepoltura. La violenza era stata alimentata dal Duce stesso, che aveva istigato i suoi seguaci a umiliare colei che in vita si era opposta con forza al regime.

Tra l'apertura e la drammatica conclusione del racconto, l'autrice ci guida con una narrazione documentata e appassionante attraverso il percorso che Mussolini intraprese contro le donne dopo aver conquistato il potere e distrutto la democrazia. Uscite dal Primo Conflitto Mondiale con un ruolo nuovo, avendo sostituito gli uomini al fronte nelle mansioni lavorative, sembravano ormai pronte a rivendicare il diritto di voto, atteso da decenni. Tuttavia, Mussolini evitava di posizionarsi apertamente sul tema per non svelare le proprie intenzioni alla Kuliscioff riguardo alla campagna per il suffragio femminile. Nel profondo della sua ideologia, influenzata dal saggio “Sesso e carattere” di Otto Weininger, Mussolini era fermamente convinto di non sostenere mai una simile causa. Per lui, il ruolo delle donne era immutabile: «L'inferiorità faceva parte della natura era muliebre», era la sua certezza.

AI termine di un pomeriggio intenso trascorso con Anna Kuliscioff, Benito Mussolini incrocia l'avvocato ebreo Cesare Sarfatti. Questi gli presenta la moglie Margherita, una donna di sfolgorante bellezza. I due stanno uscendo dal Caffè Savini per recarsi anch'essi aII'appartamento della Kuliscioff. Questo incontro si rivelerà fatale: Margherita Sarfatti sarebbe poi diventata un personaggio chiave nella costruzione del mito di Mussolini, consacrandolo come il "Dux" grazie all'opera biografica che avrebbe avuto risonanza internazionale. Da quel momento comincia anche una relazione amorosa tra i due, mentre Mussolini mantiene il legame con Angelica Balabanoff, donna cui si sente profondamente debitore: «Se non l'avessi incontrata in Svizzera, sarei rimasto un piccolo attivista di partito, un rivoluzionario della domenica». L' "uomo forte" ammette dunque, con inattesa franchezza, il proprio debito nei confronti di Angelica per la sua crescita politica. Ma perché Mussolini scelse proprio la Balabanoff come amante? La risposta ce la offre la stessa Angelica: «Aveva bisogno di qualcuno su cui appoggiarsi e la sua vanità non gli avrebbe mai permesso di appoggiarsi a un uomo». Una donna, quindi, rappresentava per lui un rifugio, uno spazio dove non avrebbe dovuto misurarsi nella competizione con altri uomini.

In effetti, Mussolini colse sempre l'importanza del mondo femminile e dell'influenza che le donne potevano esercitare sugli uomini. Tuttavia, non esitò, una volta divenuto capo del governo, ad agire contro quel mondo che temeva e al tempo stesso riconosceva come potentemente trainante per il progresso. Il fascismo, per erigere una società antiprogressista e conservatrice, doveva prima di tutto schiacciare l'indipendenza femminile, percepita come una minaccia per il maschilismo imperante. Nel capitolo intitolato "Mascellone al postribolo", Mirella Serri racconta gli anni che precedono l'incontro con Balabanoff in Svizzera, descrivendo una lunga serie di relazioni superficiali e brutali. Lo stesso Mussolini avrebbe ammesso di aver trattato quelle donne con «logica da postribolo», vedendole esclusivamente come strumenti per il proprio piacere carnale, spesso con freddezza e crudeltà.

La sorella Edvige confermò questa natura spietata, che trovava conferma in episodi come quello vissuto da Giulia Fontanesi: in preda a una scenata di gelosia, Mussolini la colpì violentemente e arrivò persino a morderle un braccio prima di accoltellarla al braccio opposto. Comportamenti violenti che affondavano le radici in un'infanzia segnata da episodi simili: ben noto è l'episodio in cui il giovane Benito accoltellò un compagno dai Salesiani per affermarsi dopo uno scontro. Un caso particolarmente oscuro risale al 1901, quando Mussolini perpetrò il suo primo stupro ai danni di Virginia, una giovane donna che aveva cercato di resistergli.
La memoriale deII'episodio rimane angosciante: «Era una ragazza generosa e una fortezza non inespugnabile...io la presi lungo le scale, la presi dietro la porta e la feci mia». Terminato l'atto violento, Virginia si allontanò piangendo e accusandolo di averle rubato l'onore. Questo modello comportamentale non mutò nel corso degli anni e nemmeno il matrimonio civile del dicembre 1915 con Rachele Guidi Io arrestò. Anzi, più cresceva il potere del futuro “Duce", più cresceva anche il numero delle sue conquiste femminili.
Tra le storie più emblematiche vi sono quella di Ida Dalser e di Bianca Ceccato. Ida Dalser, che finanziò le prime attività interventiste del futuro dittatore e gli diede un figlio, fu considerata ad un certo punto un intralcio ed eliminata dalla scena pubblica: sia lei che il figlio Benito Albino furono internati in manicomio. Bianca Ceccato, invece, giovanissima dattilografa nella redazione del "Popolo d'Italia", fu costretta ad abortire dopo essere rimasta incinta.

Il leader fascista, noto come il Duce, manifesterà nuovamente la sua abilità camaleontica, dimostrandosi un maestro delle più radicali trasformazioni. Tra le sue politiche di regime, promuoverà una linea antiabortista e a favore dell'incremento demografico, adottando leggi draconiane volte a esaltare la maternità e reprimere l'aborto. In questo contesto, anche Margherita Sarfatti, figura influente nella sua ascesa politica, acquisirà grande prestigio, quasi assumendo il ruolo di una "seconda moglie". Tuttavia, il loro rapporto sfumerà bruscamente una volta che lui non sentirà più il bisogno del supporto emotivo ed economico che lei aveva costantemente fornito, arrivando a considerarla un fardello. Con l'operazione Dux orchestrata dalla stessa Sarfatti, prenderanno forma il culto della personalità del Duce e l'idea di una sottomissione femminile totale, che verrà inculcata come imprescindibile per tutte le italiane. La subordinazione delle donne ai ruoli di moglie, madre e serva fedele diventerà ancor più marcata nei primi anni del regime.

Già nel 1923, questa discriminazione sarà sancita istituzionalmente dalla riforma scolastica promossa dal filosofo Giovanni Gentile: alle donne sarà preclusa la possibilità di ricoprire ruoli di presidenza nelle scuole e verranno istituiti licei femminili pensati esclusivamente per ragazze non interessate né agli studi superiori né al conseguimento di un diploma professionale. Inoltre, alle laureate sarà vietato insegnare materie come italiano, storia e filosofia nei licei classici e scientifici e negli istituti tecnici superiore. Alle donne verranno imposti maggiori oneri economici per gli studi: le tasse scolastiche e universitarie verranno raddoppiate per loro, mentre sarà precluso l'accesso alla prestigiosa Scuola Normale Superiore di Pisa.

Anche nel mondo del lavoro, le restrizioni si faranno sentire con forza: le donne non potranno occupare più del 10% dei posti nelle fabbriche. Tra gli altri divieti imposti dal regime vi sarà anche quello di conseguire il brevetto di pilota, giustificato dal celebre aforisma mussoliniano: «Nell'Italia fascista, la cosa più fascista che le donne possano fare è avere molti figli». Tuttavia, queste misure non sortiranno l'effetto desiderato: il tasso di natalità calerà costantemente durante tutto il Ventennio. Quando nel 1927 i salari femminili saranno dimezzati per decreto, la reazione non si farà attendere: centomila mondine del Nord Italia sciopereranno in segno di protesta, seguite dalle operaie deII'EmiIia Romagna, di Vercelli, Novara, Pavia e del Veneto. Fermento ci sarà anche tra le braccianti di Ferrara, le operaie della Snia Viscosa di Torino e le disoccupate di Chioggia, che arriveranno persino a occupare il municipio.

Con Io scoppio della Seconda Guerra Mondiale, come già avvenuto durante il primo conflitto mondiale, alle donne sarà imposto di sostituire gli uomini richiamati al fronte; ciò avverrà con l'approvazione di una specifica legge. Col tempo, specialmente a partire dalla primavera del 1943, le proteste femminili si intensificheranno sia nelle campagne sia nelle fabbriche. Questi movimenti diventeranno precursori e terreno fertile per altre lotte che culmineranno nella Resistenza armata: sarà proprio in questo contesto che molte donne riusciranno a riconquistare la libertà e i diritti che il regime fascista aveva loro brutalmente negato.

I modelli di vita imposti da Mussolini si rivelano sorprendentemente persistenti, lasciando un'impronta profonda sulla storia del Novecento e influenzando, in parte, anche i tempi più recenti. Le conquiste delle donne italiane avanzano con enorme lentezza: le prime magistrate, fortemente osteggiate dai padri costituenti, arrivano solo nel 1963; il reato di adulterio viene abolito nel 1968; il divorzio viene introdotto nel 1970; la riforma del diritto di famiglia si concretizza nel 1975; l'aborto viene legalizzato nel 1978; e, infine, le norme sul delitto d'onore vengono cancellate nel 1981.

Nel 1977, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, attraverso la risoluzione 32/142, invitò gli Stati membri a istituire una Giornata dedicata ai diritti delle donne e alla pace internazionale. L'8 marzo, riconosciuto come Giornata Internazionale della Donna, nacque per celebrare le battaglie per l'emancipazione femminile, tra cui il diritto al voto e l'uguaglianza sul lavoro. Sebbene questa data sia talvolta erroneamente collegata a un incendio avvenuto in una fabbrica di New York nel 1908, evento probabilmente più vicino alla leggenda che alla realtà, la scelta di celebrarla I'8 marzo si ispira alle proteste contro la guerra e a favore della parità, tra cui quella delle lavoratrici di San Pietroburgo nel 1917, che segnò l'inizio della rivoluzione russa. In Italia, il simbolo di questa giornata è la mimosa, adottata nel 1946 su suggerimento di Teresa Mattei, una delle 21 Madri costituenti, dall'Unione Donne Italiane (UDI) per la sua fioritura stagionale e per il costo contenuto.




Fonte: di Sergio Castelli