Stati Uniti ed Europa non si sono sempre considerati partner politici naturali. Per gran parte della storia americana, non c'è mai stata un'Europa unificata con cui collaborare. L'"Era Atlantica" è iniziata solo nel 1941, quando gli Stati Uniti si sono assunti il ruolo di garante globale della Carta Atlantica, il cui obiettivo era prevenire l’emergere di nuove forme di totalitarismo in Europa e, successivamente, fare da scudo alla minaccia sovietica. Il programma era condiviso da americani ed europei, sulla base di ideali di pace, libertà e democrazia.
Con il tempo, la situazione è cambiata. Nel 1957 nasce la Comunità Economica Europea (CEE) e, successivamente, l'Unione Europea. Con il rafforzamento dell’Europa, ci si rese conto che l'atlantismo non poteva essere guidato esclusivamente dagli interessi americani e che le relazioni transatlantiche tra Stati Uniti e Europa dovevano essere ridefinite. Ma l’esigenza di gestire la sicurezza nel contesto del conflitto in Ucraina pose un freno alla necessità di maggiore indipendenza. Nel corso del tempo, fasi di tensione si sono alternate a momenti di crisi. Se infatti l'atlantismo ha una caratteristica costante, è che dalla crisi di Suez degli anni '50 all'invasione dell'Iraq nel 2000, è stato sull'orlo del collasso ma è sopravvissuto, mantenendo intatto il suo obiettivo di difesa comune, soprattutto per via della dipendenza dell'Europa dalle garanzie militari statunitensi. Tuttavia, non c’è dubbio che le tensioni transatlantiche non sono mai state tanto gravi come da quando ha avuto inizio la seconda amministrazione Trump. Il Presidente degli Stati Uniti pare quasi prenderci gusto nel dimostrare la propria superiorità economica e militare, nell’umiliare e minacciare gli alleati, nell’usare i dazi come arma di ricatto. Non stupisce, pertanto, che i sondaggi più recenti dimostrino che non solo in patria ma anche all’estero il suo indice di gradimento sia in caduta libera. A dare un colpo di grazia alla sua popolarità è stata la pretesa di conquistare la Groenlandia. Il proposito di usare la forza militare per realizzare “il completo e totale acquisto della Groenlandia”, è riuscito ad alienare la sua amministrazione dalla maggior parte dei Paesi europei, persino da quelli tradizionalmente atlantisti come Polonia ed Estonia, con il rischio di porre fine alla NATO come accordo di difesa reciproca.
E’ un dato di fatto che con l’avvento dei repubblicani di estrema destra al governo negli USA le tensioni transatlantiche si siano aggravate, tuttavia è probabile che, se anche dovesse essere eletto un presidente democratico, continuerebbero, perché nell’arco di una generazione, è cambiato il mondo. Da un sistema unipolare con gli USA al centro dopo la guerra fredda, siamo passati a un sistema multipolare. Ad emergere sono una serie di grandi potenze rivali, che cercano di imporsi ovunque e in qualunque modo serva ai loro interessi, cercando di rafforzarsi in previsione di scontri su larga scala. In questo nuovo mondo complesso e multipolare, dove la prevedibilità lascia posto alle incertezze, agiscono Donald Trump, Vladimir Putin, Xi Jinping: Trump con l’ambizione di dominare l’Occidente, Putin di ricreare l’impero russo, Xi Jinping di imporre la sua egemonia. Ad accelerare l'erosione dell'ordine mondiale guidato dagli Stati Uniti hanno contribuito in modo decisivo le politiche adottate da Donald Trump.
Questa nuova epoca presenta alcune sorprendenti somiglianze con il mondo dell’inizio del 20esimo secolo, dove allora come ora i grandi problemi era nazionalismo, populismo, immigrazione, terrorismo. Di quel mondo conosciamo il tragico epilogo. Anche oggi, come allora, tensioni e conflitti sono in aumento. Due americani su cinque temono una guerra con la Cina; in Cina, temono una guerra con gli USA. In Ucraina la guerra è una realtà.
Se i programmi di Cina e Russia turbano gli europei, sono però soprattutto le mire espansionistiche di Trump ad inquietarli, le ragioni che accampa affermando di essere nel giusto - a suo avviso paesi e popoli possono essere comprati e venduti -, le minacce di usare la forza militare nei confronti di un alleato del Trattato: la Danimarca. Atteggiamenti che forniscono una giustificazione a Mosca e Pechino per agire come credono nei confronti di Taiwan e dell’Ucraina.
Il futuro delle relazioni transatlantiche dipende da come evolverà questa crisi nei prossimi mesi. Per l'Europa, il problema Groenlandia ha il potenziale per diventare molto più di una semplice fase nel lento deterioramento delle relazioni con gli Stati Uniti. Con la crescente inaffidabilità degli Stati Uniti, i leader europei devono gettare le basi per un'Europa indipendente, disposta ad assumersi la responsabilità della propria difesa e di quella del continente. Non sarà facile conciliare gli imperativi di sicurezza con le aspettative di welfare, ma è ormai imperativo che i leader europei superino la loro riluttanza nel creare un meccanismo di difesa comune.