INEJIRŌ ASANUMA
di Ferdinando Leonzio

26-01-2026 -

Inejlro Asanuma ha pagato con la vita la sua fedeltà agli ideali di un Giappone paci­fico, neutrale, democratico e socialista […] Avvocato, grande ora­tore, di taglia vigorosa, Asa­numa godeva di una vasta popolarità in tutto il Giappone […] in Asanuma han­no voluto sopprimere un co­raggioso combattente del socialismo, della pace e della indipendenza del proprio Paese.
(Fernando Santi)


I contatti tra la millenaria civiltà giapponese e la cultura occidentale, iniziati nel 1542 e sviluppatisi nel corso dei secoli seguenti, portarono, a partire dal 1853, alla fine dell'isolamento giapponese e della sua società feudale, rigidamente divisa in classi, e alla modernizzazione del Paese. Ispirandosi al modello capitalistico occidentale si cercò di modernizzare il Paese. Vennero adottate misure politiche atte a modificare la società giapponese in vari campi, quali quello legale, quello costituzionale e quello militare.

Intorno al 1870 fu avviata una notevole rivoluzione industriale: furono costruite strade e ferrovie, sviluppata l'industria tessile e quella dell'acciaio, fu creata la Banca del Giappone e molti giovani andarono a studiare in USA e in Europa. Inoltre le istanze liberali collegate alla civiltà occidentale cominciarono a favorire il sorgere di movimenti e partiti che guardavano alla nuova classe operaia legata all'industria e alla grande massa contadina della popolazione giapponese [1].

Dunque le classi dirigenti, allarmate, corsero ai ripari, limitando la validità del modello occidentale ai soli aspetti scientifici e tecnici. Per il resto si adoperarono per costruire uno stato centralizzato, intollerante di ogni dissenso, al vertice del quale stava l'imperatore [2]. Tale situazione comportò anche il consolidarsi di un acceso nazionalismo che, ribellandosi all'imperialismo occidentale in Asia, ne costruì però uno proprio, occupando la Corea, Taiwan, la Manciuria.
In questo clima di profondi cambiamenti, caratterizzati dalla lotta fra tradizione e modernità, fra aspirazioni sociali delle masse proletarie e difesa dei propri privilegi delle classi dominanti, tra socialismo e nazionalismo, si svolsero la vita e l'azione politica di Inejirō Asanuma.

Inejirō Asanuma nacque nell'isola giapponese di Miyake-jima, facente parte del Comune di Tokyo, il 27 dicembre 1898, ma ben presto rimase solo, essendo la madre morta di parto e il padre, per malattia, a soli 42 anni. Finite le scuole medie, si iscrisse all'Università di Waseda, nella facoltà di Scienze Politiche ed Economia:

Il mio desiderio di studiare alla Waseda nasceva da un'attrazione giovanile per l'idea che si trattasse di un'istituzione libera, fondata dal marchese Okuma Shigenobu con l'obiettivo dell'indipendenza accademica e della libertà di ricerca, in ribellione alla burocrazia militare dell'epoca. Era un periodo in cui le idee democratiche erano in ascesa sulla scia della Prima Guerra Europea. Da studente, iniziai a studiare democrazia e socialismo. {…}.
Ardenti di entusiasmo giovanile, gli studenti perseguivano l'ideale di costruire una società socialista all'insegna del motto "andare tra la gente". Entrammo in contatto con il movimento operaio e contadino e ci impegnammo in attività pratiche attraverso i legami con la Federazione Giapponese del Lavoro e l'Unione Giapponese degli Agricoltori. Per quanto riguarda il movimento operaio, ero interessato al movimento sindacale dei minatori e visitavo spesso le miniere di Ashio. [3]


Si laureò nel 1923, ma non lasciò l'attività politica e sindacale, nonostante gli scontri con il clima nazionalista-imperiale di allora, come ricorderà anni dopo:

Sono stato trattenuto innumerevoli volte. Sono stato portato via perché mi sono rifiutato di obbedire all'ordine di interrompere un discorso, e sono stato arrestato mentre partecipavo a una manifestazione durante una vertenza sindacale. Oggi, quando vado in campagna, a volte incontro poliziotti che mi arrestavano e mi dicono cose come: "Prima ti arrestavo spesso, ma ultimamente penso anche che il Partito Socialista sia il migliore, e ora sono un tifoso del partito".

Sensibile alle tematiche sociali, fin dagli anni universitari aveva studiato il socialismo estero, per cui si avvicinò al movimento operaio e contadino giapponese e nel 1925 aderì al neonato Partito Contadino-Laburista (FLP). Era questo un partito socialista creato per impulso dell'Unione Contadina Giapponese dopo l'emanazione della legge sul suffragio universale maschile che concedeva il diritto di voto a tutti i maschi dal 25° anno in poi; l'FLP si proponeva di riunire in un solo partito tutti i gruppi del movimento operaio operanti nel Paese. Dopo una fase preparatoria durata alcuni mesi, il 1° dicembre 1925 si tenne la conferenza di fondazione, che elesse presidente del partito Sugiyama Motojiro (1885-1964) e segretario generale Inejirō Asanuma. L'FLP divenne allora titolare di un singolare primato, credo mai superato nel mondo. Dopo due ore la dirigenza fu convocata dalla polizia che le notificò il provvedimento di scioglimento del partito da parte del ministro degli Interni, in quanto considerato… una minaccia per l'ordine pubblico e la sicurezza!

Successivamente troviamo Asanuma impegnato nel Partito Laburista-Contadino, fondato il 1° marzo 1926 come continuazione dell'FLP e avente un programma avanzato di emancipazione politica, sociale ed economica del proletariato [4] e poi tra i fondatori del Partito Laburista-Contadino Giapponese (JLFP), sorto il 9 dicembre 1926 da una scissione del Partito Socialista Popolare [5] e dissoltosi due anni dopo (dicembre 1928). Nello stesso anno 1928 Inejirō sposò l'attivista socialista Kyōko [6].
Nel 1932 aderì al Partito Socialista di Massa (SMP) [7], un partito di sinistra moderata e nel 1933 fu eletto nel Consiglio Comunale di Tokio, dove rimase fino al 10 aprile 1946.
Nel 1936 fu eletto, per l'SMP, alla Camera dei Rappresentanti, di cui fece parte dal 21 febbraio 1936. L'SMP, col suo 4,66 % e 18 deputati su 466 era l'unico raggruppamento di sinistra presente in parlamento. Nel febbraio 1937 la Camera fu sciolta e furono indette nuove elezioni per il 20 aprile dello stesso anno. Asanuma venne rieletto e il suo partito raddoppiò la sua rappresentanza, passando al 9,10 % e a 37 deputati. Asanuma rimase in Parlamento fino alla sua naturale scadenza del 30 aprile 1942 [8].
Intanto importanti avvenimenti caratterizzavano la politica giapponese.
1 - Il 6 novembre 1937 venne firmato tra il Giappone nazionalista, la Germania nazista e l' Italia fascista il Patto anti-Comintern, diretto contro l'Internazionale Comunista e in concreto contro l'Unione Sovietica, visto il sostegno che questa dava alla Cina, con cui il Giappone era in guerra.
2 - Il 27 settembre 1940 venne firmato a Berlino, fra le stesse tre potenze dell'Asse (Germania, Giappone, Italia) il Patto Tripartito, un'alleanza militare con cui esse miravano a dividersi le sfere di influenza e a collaborare in caso di attacco da parte di potenze non ancora in guerra (in concreto USA e URSS).
3 - Il 12 ottobre 1940, su iniziativa del primo ministro Fumimaro Konoe, venne costituita l'Associazione di Assistenza al Governo Imperiale, un'organizzazione politica che assorbiva tutti gli altri partiti e mirava alla costruzione di un “Nuovo Ordine” [9], cioè di uno Stato totalitario fascistoide, guidato da un partito unico capace di superare ogni dialettica, in nome degli antichi ideali e dello spirito giapponese: in realtà, tutto sommato, in sostegno del militarismo al potere.
4 - Il 7 dicembre 1941 il Giappone, che nel luglio precedente aveva occupato l'Indocina francese, senza preventiva dichiarazione di guerra, attaccò, per via aerea, distruggendola quasi per intero, la flotta statunitense ancorata a Pearl Harbor (Hawaii) e occupando successivamente varie colonie occidentali in Asia: Filippine (USA), Malesia e Birmania (Regno Unito) Indonesia (Olanda).
La guerra divenne allora veramente mondiale [10].

Che cosa faceva nel frattempo il deputato Asanuma in un clima che nulla aveva a che vedere con il socialismo? Considerata la scarsezza delle fonti in proposito, possiamo avanzare qualche ipotesi abbastanza attendibile. Considerato che in quel clima dominato dallo spirito guerresco da samurai era assai pericoloso dissociarsi pubblicamente e ufficialmente, in quanto ciò poteva significare fare una fine simile a quella di Jean Jaurés o di Giacomo Matteotti, all'inizio egli trovò un filo di coerenza tra il suo acceso antimperialismo contro gli occidentali che avevano assoggettato gran parte dell'Asia e quello realmente praticato dal governo imperiale.
Ma ben presto, specialmente dopo l'inizio della guerra, dovette fare i conti con l'aggressività del militarismo nipponico, che ben poco aveva a che vedere col tradizionale antimperialismo socialista. Cadde perciò in crisi e alla prima occasione ruppe i fili “parlamentari” che ancora formalmente lo legavano al regime. L'occasione si presentò in occasione delle elezioni per il rinnovo della Camera dei Rappresentanti, fissate per il 30 aprile 1942, in piena guerra [11]. Asanuma rifiutò di candidarsi a quelle elezioni, non certo perché volesse ritirarsi dalla politica, ma probabilmente perché si rese conto che la sua visione politica socialista era assai diversa da quella totalitaria praticata dal bellicoso e aggressivo regime monarco-militarista.

Il Giappone fu l'ultima delle potenze dell'Asse ad arrendersi, in seguito alle bombe atomiche sganciate dagli USA su Hiroshima e Nagasaki il 6 e il 9 agosto 1945. Fu l'imperatore, in un discorso alla radio, tenuto il 15 agosto 1945, ad annunciare la resa del Giappone [12].

Il Giappone fu perciò occupato dall'esercito americano, che gli impose sostanziali riforme, quali la perdita di tutte le sue conquiste, l'introduzione della libertà di culto, una costituzione democratica per trasformare lo Stato in una monarchia costituzionale, controllata dal parlamento.
Nei mesi successivi alla guerra il partito unico “Associazione per il sostegno dell'Autorità Imperiale” si sciolse e nella Dieta vennero a formarsi tre grandi partiti, il Partito Liberale, il Partito Progressista e il Partito Socialista, al quale aderirono principalmente i deputati eletti nel 1937 nelle liste dell'ex Partito Socialista di Massa.

Nell'ottobre successivo l'imperatore Hirohito nominò Primo Ministro Kijuro Shidehara, un indipendente ex ministro degli Esteri, il quale dopo due mesi sciolse la Camera dei Rappresentanti ed indisse le prime elezioni del dopoguerra per il 10 aprile 1946. Furono quelle anche le prime elezioni in cui poterono votare le donne, 39 delle quali furono elette [13].

Vincitore risultò, col 24,36 % e 141 deputati su 468 il Partito Liberale e Primo Ministro divenne (22-5-1946) il moderato Shigeru Yoshida che attuò una riforma agraria [14] e ripristinò la libertà sindacale (vietata durante la guerra). Fu anche approvata, come voluto dagli americani, una Costituzione democratica [15].
Il Partito Socialista Giapponese, guidato da Katajama Tetsu, aveva ottenuto il 17,90 % ed eletto 93 deputati, fra cui Inejiro Asanuma, rispuntato fuori dopo alcuni anni di forzato silenzio.

Il Partito Socialista Giapponese (PSJ) era stato fondato (o rifondato se si conta il Partito Socialista (PS) costituitosi nel 1906 e sciolto un anno dopo) subito dopo la fine della guerra per impulso di vecchi militanti delle preesistenti organizzazioni proletarie[16], la cui attività era stata limitata o coartata dai governi militaristi, specialmente durante la guerra.
Il 7 ottobre 1945 aveva avuto luogo una conferenza preparatoria per la fondazione del nuovo partito, alla presenza di oltre 200 partecipanti [17].
Il 2 novembre 1945 nacque ufficialmente il PSJ, con l'adesione di 15 parlamentari. Segretario generale sarà eletto Kataiama Tetsu, affiancato da un Comitato Esecutivo di 17 membri (di cui 4 appartenenti alla sinistra del partito) e favorevole alla creazione di uno Stato democratico monarchico e decisamente orientato verso lo sviluppo del socialismo, come simbolicamente indica l'emblema del partito.

Alle elezioni del 25 aprile 1947 il PSJ si classificò al primo posto col 26,23 % e 143 deputati su 468 [18]. Toccò perciò al leader socialista Katamaja Tetsu formare il nuovo governo (24-5-1947/10-3-1948) [19]. Successivamente i socialisti furono estromessi per lunghi anni dal potere, che sarà gestito ininterrottamente, fino al 1993, dal Partito Liberal Democratico.
Intanto la rissosità, “naturale” per la sua formazione libertaria, del movimento socialista, portò ad una contrapposizione sempre più vivace all'interno del PSJ, tra riformisti e marxisti [20], tra destra e sinistra interne, tanto che nelle elezioni del 1949 il PSJ precipitò al 13,50 % e 48 deputati. Asanuma fu comunque rieletto.

A fare esplodere le tensioni interne, provocando una vera e propria scissione fra le due componenti, fu la questione del trattato di pace. Il Trattato di S. Francisco (USA), firmato l'8 settembre 1951 ed entrato in vigore il 28 aprile 1952 pose fine al regime di occupazione ed il Giappone riacquistò la sua sovranità. Come condizione per la fine dell'occupazione gli USA imposero tuttavia anche il “Trattato di sicurezza tra Stati Uniti e Giappone”, firmato lo stesso giorno, in base al quale il Giappone consentiva agli USA di mantenere nel suo territorio, anche dopo la fine dell'occupazione, proprie truppe, che potevano essere utilizzate senza consultare il governo giapponese: in pratica un'alleanza squilibrata, in cui il Giappone aveva un ruolo decisamente inferiore. Questo trattato suscitò in Giappone vaste opposizioni, in particolare nel PSJ. Le due ali socialiste, benché concordi nel valutare negativamente il trattato, differivano però sul tipo di opposizione da adottare, se più o meno energica. Si arrivò così alla scissione, che diede vita a due diversi partiti:
il Partito Socialista Giapponese di Destra, (leader Jōtarō Kawakami[21]) e il Partito Socialista Giapponese di Sinistra (leader Mosaburō Suzuki [22]). Asanuma aderì al primo, del cui Comitato Esecutivo fece parte. In parlamento fu sempre rieletto.

Curiosamente, da separati, i due partiti ottennero piú voti e seggi che da uniti, pur rimanendo entrambi all'opposizione [23].
Il 13 ottobre 1955, anche perché solo se uniti avrebbero potuto fronteggiare l'imminente fusione tra Liberali e Democratici [24], i due partiti socialisti si riunificarono, eleggendo presidente Mosaburō Suzuki e segretario generale Ineijro Asanuma [25]. Nell'aprile 1957 Asanuma, a capo di una delegazione del PSJ visitò la Cina popolare [26], dove incontrò varie personalità, compreso Mao Tse-tung, e assieme al presidente dell'istituto per gli affari esteri cinese firmò un appello per un Patto di sicurezza nel Pacifico: I contrastanti blocchi militari in Asia debbono essere gradualmente eliminati con la creazione di un Patto di sicurezza collettivo fra Cina, Giappone, Unione Sovietica, Stati Uniti e altre nazioni del pacifico.[27]

La riunificazione socialista fu ben accolta dall'elettorato giapponese, visto che il ricostituito Partito Socialista Giapponese, alle elezioni del 22 maggio 1958 balzò al 32,94 % con 166 deputati su 467. La convergenza fra i due partiti, Partito Socialista Giapponese e Partito Comunista Cinese, sul superamento della politica dei blocchi contrapposti, fortemente sostenuta da Asanuma, da sempre ostile all'imperialismo, continuò anche in seguito, tant'è che il leader del PSJ nel 1959 compì una seconda visita in Cina, con la quale l'intesa fu rafforzata. Pare che tale convergenza sia stata visibilmente sottolineata dal fatto che all'attracco dell'aereo, al ritorno in Giappone, Asanuma indossasse una giacca maoista.
Bastò questa stupidaggine per scatenare contro di lui l'ira rabbiosa del fanatismo nazionalista ed antisocialista, mai del tutto estirpato in Giappone.
Infatti, proprio in quel periodo, si stavano svolgendo trattative tra Giappone e USA per il rinnovo, per 10 anni, del “Trattato di sicurezza” del 1951, il cui progetto si presentava più “equilibrato” del precedente, in quanto inseriva l'obbligo di difesa reciproca tra USA e Giappone, in caso di attacco esterno, e quello di consultazione del governo nipponico per i movimenti di truppe americane in Giappone. Esso però significava anche l'inserimento definitivo del Giappone nell'area di influenza americana e nel clima di guerra fredda di allora.
Tali prospettive urtavano con le tendenze neutraliste presenti non solo nella sinistra giapponese, ma anche in alcuni ambienti conservatori. Ne seguirono movimenti di piazza e la formazione, nella primavera 1959, di un coordinamento chiamato ANPO [28].
La preoccupazione che il Giappone potesse essere coinvolto in un conflitto nucleare favorì il crescere di manifestazioni popolari, a volte sfociate in violenti tumulti. In questa accesa contrapposizione si inserì anche l'azione socialista e neutralista di Asanuma, che suscitò qualche critica anche nella destra estrema del suo partito, accesamente anticomunista, che non approvava la sua concordanza con la Cina di Mao e le sue critiche agli USA [29].
Essa infatti si staccò dalla “casa madre” tanto faticosamente costruita e nel gennaio 1959 costituì un proprio partito: il moderato Partito Democratico Socialista (PDS) [30]. Esso, sempre più avviato verso il centro, obiettivamente contribuì a rompere l'unità socialista e a rafforzare il monopolio liberaldemocratico del potere in Giappone.

Il trattato, approvato col solo voto della maggioranza parlamentare, fu comunque firmato il 19 gennaio 1960 ed entrò in vigore il 23 giugno dello stesso anno, non senza lasciare strascichi di vario genere. Soprattutto aumentarono le tensioni fra sinistra e destra.

Asanuma, soprannominato il “contadino della parola”, per le sue notevoli capacità oratorie, e “la locomotiva umana”, per la sua corpulenza e per la sua voce potente, si era impegnato molto nella battaglia contro il Trattato e per la neutralità del Giappone e per questo godeva di larga stima tra i lavoratori, che lo ammiravano anche per la sua generosità e per il suo stile di vita frugale, che lo faceva vivere in un piccolo appartamento. Egli era ormai una figura carismatica del socialismo nipponico, capace di tenere unite le sue componenti di sinistra, di centro e di destra:

Poiché il Partito Socialista è un partito di massa, è naturale che a volte ci siano discussioni tra sinistra e destra. Tuttavia, dobbiamo stare attenti a non rimanere rigidamente legati alle fazioni di sinistra e di destra. […] Intendo dedicare ogni sforzo alla realizzazione dell'unità del Partito Socialista, che sostengo da tempo. Sulla base di questa convinzione, mi sono impegnato a dirigere il partito. […]. Tuttavia, quando si agisce all'interno di un'organizzazione di massa, si decide una politica unitaria. Se tutti aderiscono alla politica decisa al congresso, non ci saranno conflitti o divisioni. Poiché il congresso è deciso dalla volontà delle masse, qualsiasi decisione presa al momento è inevitabile.

Ma i nazionalisti, gli imperialisti e la destra in generale lo odiavano e tramavano contro di lui.

Il 12 ottobre 1960, in vista delle elezioni politiche del successivo 20 novembre, Asanuma partecipò ad un dibattito politico, trasmesso in diretta TV, con i presidenti del partito liberaldemocratico e di quello socialdemocratico [31]. Mentre Asanuma stava svolgendo il suo intervento, un giovane diciasettenne [32], Otoya Yamaguchi, studente di estrema destra [33], balzò improvvisamente sul podio e colpì brutalmente il leader socialista con una spada da samurai [34], prima all'addome e poi al torace.
Asanuma, assassinato di fronte all'intera nazione, morì prima di raggiungere l'ospedale.
Tra il pubblico c'erano numerosi giornalisti e fotografi, tra cui Yasushi Nagao (1930-2009), che scattò alcune foto del momento dell'aggressione. Una di queste, divenuta famosa in tutto il mondo, gli varrà il Premio Pulitzer per la Fotografia 1961.

Seguirono inutili proteste popolari per la inadeguata sicurezza fornita ad Asanuma.
Pietro Nenni inviò il seguente telegramma alla Direzione del Partito Socialista Giapponese: “Esprimovi dolore indignazione solidarietá Partito Socialista Italiano et incitamento continuare lotta comune. Nenni.” [35]
Il 2 novembre 1960 Yamaguchi, dopo aver scritto sulla parete della sua cella “Sette vite per il mio paese [36]. Viva Sua Maestà Imperiale, l'Imperatore!”, fece a strisce un lenzuolo, traendone una corda rudimentale con la quale si impiccò ad una lampada.

Le elezioni del 20 novembre 1960, rispetto a quelle del 1958, registrarono un calo del Partito Socialista Giapponese, a causa della recente scissione della sua ala destra [37], raggiungendo, sotto la guida del segretario generale Saburō Eda (1907-1977), il 26,23 % ed eleggendo 145/467 deputati.

La svolta “centrista” interna, propugnata da Eda, scatenò nuove lotte intestine, che provocarono un continuo calo di seggi alla Camera dei Rappresentanti. Il PSJ perciò nel 1996 si sciolse, costituendo (19-1-1996) il Partito Socialdemocratico (SDPJ), suo erede e membro dell'Internazionale Socialista.



  1. Tra la fine del 1800 e l'inizio del 1900 sorsero in Giappone varie associazioni di orientamento socialista, tra cui l'Associazione per lo studio del socialismo, nata nel 1898 e rinominata, nel gennaio 1900 Associazione Socialista. Nel maggio 1901 fu fondato il Partito Socialista, favorevole al disarmo, alla soppressione della Camera Alta e al suffragio universale, e per questo sciolto dopo appena due giorni. Dal 1903 al 1906 operò la Società della Gente Comune, socialista e pacifista (era contro la guerra russo-giapponese), largamente influenzata dalla socialdemocrazia tedesca di allora. Il 24 febbraio 1906 sorse un nuovo Partito Socialista, caratterizzato dalla contrapposizione tra parlamentaristi e anarchici, messo fuori legge dal governo un anno dopo.
  2. La censura arrivò a proibire perfino la traduzione in giapponese non solo di Marx e di Engels, ma anche di scrittori come Emile Zola e Lev Tolstoj.
  3. Questo corsivo e i seguenti sono tratti da scritti autobiografici di Asanuma, pubblicati in volume nel 2012 dalle edizioni Kindle.
  4. Questo partito sarà sciolto l'11-4 1928.
  5. Il Partito Socialista Popolare era stato fondato quattro giorni prima (5-12-1926). Esso proveniva dall'ala destra del Partito Laburista-Contadino ed era anticapitalista, anticomunista e antifascista. Sarà sciolto il 1°-7-1932.
  6. Kyōko Asanuma (1904-1981) nel dopoguerra fu un'esponente del Partito Socialista Giapponese e nel 1960, dopo l'assassinio del marito, fu eletta nel suo stesso collegio alla Camera dei Rappresentanti.
  7. Il Partito Socialista di Massa era nato il 24 luglio 1932 dalla fusione tra il Partito di Massa Socialista e il Partito di Massa Nazionale dei Lavoratori e dei Contadini. Fu sciolto il 6-7-1940.
  8. La Dieta Nazionale, organo legislativo del Giappone, è composta dalla Camera dei Rappresentanti (= deputati, attualmente 465), e dalla Camera dei Consiglieri, prima del 1947 detta “dei pari” (= senatori, attualmente 247). La prima è eletta ogni 4 anni. La Camera dei Consiglieri (dai poteri ridotti, come la Camera dei Lord inglesi) è rinnovata per metà ad ogni elezione.
  9. Esso ricorda, in qualche modo, lo “Stato Nuovo”, autoritario e corporativo, instaurato nel 1933 in Portogallo da Salazar.
  10. Il 22 giugno 1941 la Germania nazista aveva aggredito l'URSS, seguita poi da Italia, Ungheria, Romania, Finlandia, Slovacchia, Bulgaria e Croazia.
  11. Risultati:381 seggi su 466 furono ottenuti dall'unico partito riconosciuto, l'Associazione per il sostegno all'Autorità Imperiale. Gli altri 85 andarono a indipendenti.
  12. La resa fu formalizzata il 2-9-1945, con la firma dell'Atto di resa da parte dei plenipotenziari giapponesi. Da allora il potere passò agli occupanti americani, nella persona del loro capo, il generale Douglas MacArthur.
  13. Un ruolo importante nel movimento socialista giapponese ebbero sempre le donne, dagli esordi ai tempi attuali, come, ad esempio, Kikue Yamakawa (1890-1980), scrittrice e una delle fondatrici dell'Associazione dell'Onda Rossa, un'organizzazione di donne socialiste, e Mizuho Fukushima (n.1955), avvocato, ex ministro e presidente (2003-2013 e 2020) del Partito Socialdemocratico del Giappone (erede del PSJ), prima donna a guidare un partito politico in Giappone.
  14. Nella riforma agraria ruolo importante ebbe il funzionario del Ministero dell'Agricoltura Hiro Wade (1903-1967), autorevole esponente del PSJ.
  15. Il testo della nuova Costituzione fu predisposto dagli occupanti americani (13-2-1946), presentato dal Governo nipponico (6-3-1946), approvato dalla Camera Alta (6-10-1946) e dalla nuova Camera dei Rappresentanti eletta il 10-4-1946 (7-10-1946), promulgata dall'imperatore (3-11-1946). Esso entrò in vigore il 3-5-1947, sostituendo la prima Costituzione giapponese, "concessa" dall'imperatore l'11-2-1889.
  16. Federazione giapponese del Lavoro, Partito degli Operai e Contadini del Giappone, Partito nazionale delle masse operaie e contadine, Partito di Massa.
  17. Per i dettagli del processo di formazione del Partito Socialista Giapponese si veda: Gustavo Cutolo Storia politica del Giappone contemporaneo, vol. 1°, Università degli Studi di Napoli "L'Orientale", 2012, pagg. 147-150.
  18. Il Partito Liberale ottenne il 26,73 % e 131 seggi; il Partito Democratico il 25,44 % e 124 seggi.
  19. Si trattava di un governo di coalizione col Partito Democratico.
  20. Si verificava in una certa misura una curiosa analogia col socialismo italiano, dal 1947 diviso tra socialisti e socialdemocratici e spesso sballottato tra scissioni e confluenze, in un clima che Pietro Nenni definì l'orgia delle scissioni.
  21. Jōtarō Kawakami (1889-1965), docente e avvocato, era stato eletto nella Dieta alle prime elezioni con suffragio universale maschile del 1928 e poi a quelle del 1936, rimanendo in parlamento fino alla morte. Quando il partito si riunificò ne divenne segretario generale.
  22. Mosabur Suzuki (1893-1970), laureato in economia politica, giornalista, pacifista, fu consigliere comunale di Tokio nel 1937, deputato nel 1946, segretario del PSJ nel 1949 e presidente nel 1951. Nel 1955 divenne presidente del partito riunificato.
  23. Elezioni del 6-10-1952: PSJ destra: 11,63 % e 57 seggi; PSJ sinistra: 9,62 % e 54 seggi. Elezioni del 19-4-1953: PSJ destra 13,52 % e 66 seggi; PSJ sinistra: 13,05 % e 72 seggi. Elezioni del 27-2-1955 PSJ destra: 16,86 % e 67 seggi; PSJ sinistra: 15,35 % e 89 seggi.
  24. Di fronte al “pericolo” socialista, il 15-11-1955 il Partito Liberale e il Partito Democratico, entrambi nazional-conservatori, si unificheranno, costituendo il Partito Liberal Democratico (PLD). Il tutto secondo uno schema già verificatosi in Francia e in Italia.
  25. Il 23-3-1960 Asanuma sarà eletto presidente del PSJ, succedendo a Mosaburō Suzuki.
  26. Dopo l'invasione giapponese (1937-1945) e la successiva guerra civile tra nazionalisti e comunisti (1945-1949), i quali ultimi si imposero nel territorio continentale, il 1° ottobre 1949 era stata proclamata la Repubblica Popolare Cinese, con leader Mao Tse-tung. I nazionalisti di Chiang Kai-shek fuggirono a Taiwan, dove si stabilì il loro governo. Entrambi gli Stati, Repubblica Popolare Cinese (Mao) e Repubblica di Cina (Chiang) sostenevano di essere il legittimo rappresentante dell'Intera Cina.
  27. In l'Unità del 23-4-1957.
  28. Consiglio popolare per la prevenzione della revisione del Trattato di sicurezza.
  29. Gli USA allora riconoscevano, come unica Cina, la Repubblica Cinese di Chian Kai-shek, seppure ridotta a Taiwan e ad altre sole minori. Asanuna era invece per il riconoscimento della Repubblica Popolare Cinese guidata da Mao Tse-tung.
  30. Il PDS nel 1994 si fonderà con altri gruppi, dando vita al Nuovo Partito del Progresso, che si dissolverà nel 1997. Una parte di esso confluirà nel Partito Democratico, sorto nel 1996.
  31. Rispettivamente Ikeda Hayato e Nishio Suehiro.
  32. Era nato il 22-2-1943.
  33. Yamaguchi era stato membro del "Partito patriottico del grande Giappone".
  34. La scelta dell'arma sottolineava l'esaltazione ultraconservatrice e reazionaria del giovane assassino.
  35. Riportato dall'Avanti! del 13-10-1960. Nello stesso giornale, oltre alla cronaca di quanto avvenuto, apparve un corsivo di Fernando Santi, da cui sono tratte le frasi sotto il titolo. Secondo il giornale socialista italiano il tragico episodio avvenne alle 14,37 (ora locale).
  36. Riferimento alle ultime parole di un samurai del XIV secolo.
  37. Il Partito Democratico Socialista ottenne l'8,77 % e 17/467 deputati.



Fonte: di Ferdinando Leonzio