IL VALORE DELLA SCUOLA PUBBLICA
di Sergio Castelli

25-01-2026 -

Nel recente provvedimento finanziario per l'anno 2026 si stanziano risorse per contributi alle famiglie di studenti che frequentano le scuole “private”. Fratelli d'Italia giustifica la scelta del governo sostenendo che si tratta di un modo per riconoscerne il ruolo sociale di questi enti. L'attuale prospettiva elitista altera la percezione della realtà, trascurando l'importanza cruciale delle scuole pubbliche come fondamenta del sistema educativo. La protesta del MOIGE.

La legge di bilancio per l'anno 2026 prevede l'introduzione del "buono scuola", rivolto alle famiglie con un ISEE fino a 30.000 euro. Questo bonus, fino a 1.500 euro a studente, è destinato a coloro che frequentano scuole paritarie, sia medie che il primo biennio delle superiori. Pertanto, all'interno dei fondi stanziati per l'istruzione, è stata inserita una misura specifica, fino a 20 milioni di euro, a sostegno delle scuole private. In concreto, ciò significa che le famiglie con un reddito inferiore alla soglia stabilita riceveranno un beneficio economico se iscriveranno i propri figli a una scuola paritaria, mentre non sarà previsto alcun sostegno economico per chi sceglierà la scuola pubblica.

Esponenti del centrodestra hanno definito questa iniziativa una "battaglia di libertà", descrivendola come un passo significativo verso una piena «libertà di scelta educativa» così Maurizio Lupi, deputato alla Camera e leader di “Noi moderati”. Curioso è l'utilizzo del termine “libertà”, che implica la rimozione di un ostacolo o di un vincolo. In sostanza, affermare «voglio iscrivere mio figlio a una scuola privata» implica avere la possibilità economica di farlo; questa libertà esiste solo nella misura in cui una famiglia se lo può permettere.

Essendo una scuola privata, l'iscrizione è una scelta libera ma non un diritto. Il diritto fondamentale è quello all'istruzione, garantito dalla scuola pubblica. Pertanto, che lo Stato offra bonus non per il diritto allo studio bensì per favorire la libertà di optare per scuole private, spesso frequentate da un'élite privilegiata, solleva non pochi dubbi.

Non esiste una giustificazione plausibile per questa decisione. Le scuole private non rappresentano un diritto universale né un vero miglioramento rispetto a quelle pubbliche. Anzi, la qualità dell'insegnamento in tali istituti è spesso bassa, con docenti sottopagati e carichi di lavoro che superano di gran lunga quelli della scuola pubblica.

Non si parla, di fatto, di istituzioni che incarnano l'eccellenza accademica accessibile su base meritocratica, condizioni che eventualmente giustificherebbero borse di studio dedicate. Il contesto diventa ancor più paradossale considerando che le scuole private beneficeranno anche dell'esenzione dal pagamento dell'IMU. Una misura decisamente discutibile, considerando che si tratta pur sempre di enti privati. Fratelli d'Italia giustifica questa scelta sostenendo che si tratti di un modo per riconoscerne il ruolo sociale. Ma quale sarebbe questo ruolo sociale? E in base a quale logica tale contributo dovrebbe essere premiato con l'esenzione da una tassa applicata a qualunque altro istituto privato?

A maggior ragione, l'esenzione non dovrebbe essere contemplata per attività con scopo di lucro, come chiarito inequivocabilmente dalla Cassazione.

Il Movimento Italiano Genitori (MOIGE, associazione di promozione sociale, indipendente e priva di orientamenti religiosi, che opera per promuovere e salvaguardare i diritti dei genitori e dei minori in ambito sociale, economico, culturale e ambientale) arriva ad affermare che nel sistema scolastico italiano persiste da oltre 25 anni una discriminazione legata alle scuole private, identificata nell'obbligo di pagare per iscriversi a queste ultime: un'idea quantomeno discutibile. Far riferimento alla discriminazione in questo contesto appare una forzatura, poiché implica mettere sullo stesso livello le scuole pubbliche e private. Tuttavia, tali realtà non possono essere considerate equivalenti; anzi, le scuole private dovrebbero assumere un ruolo subordinato rispetto a quelle pubbliche, per garantire uniformità nell'educazione e una didattica il più possibile libera da influenze religiose o ideologiche.

La questione viene perfino ribaltata: le scuole private vengono presentate come il massimo obiettivo da raggiungere, quasi fosse indispensabile aspirarvi, mentre la scuola pubblica viene ridotta al ruolo di un semplice ripiego, riservato ai "comuni mortali". Questa visione elitista distorce la realtà, ignorando il ruolo fondamentale delle scuole pubbliche come pilastri del sistema educativo.

Se davvero si volesse promuovere la libertà nell'istruzione, sarebbe più opportuno destinare risorse economiche alle famiglie con difficoltà finanziarie, indipendentemente dal tipo di scuola in cui decidono di iscrivere i propri figli. È importante ricordare che la scuola pubblica non è completamente gratuita: libri, dispositivi tecnologici, gite scolastiche, tirocini e altre attività spesso rimangono fuori dalla portata di molte famiglie. Questo impatta negativamente sul percorso educativo e sulla crescita degli studenti. La vera libertà consiste nel poter offrire ai propri figli tutte le opportunità di apprendimento e partecipazione necessarie, piuttosto che fornire un supporto economico esclusivamente per iscrivere i bambini nelle scuole private.




Fonte: di Sergio Castelli